Il mercato italiano del Venture Capital sta maturando. Un fatto e una constatazione che dietro di sé porta alcune conseguenze concrete, poco visibili nella quotidianità, ma che emergono con forza nel momento in cui ci si sofferma per un’analisi più dettagliata. E così i dati relativi agli investimenti dei Business Angel del 2025 restituiscono con forza e “rumore” quello che è un cambio di passo e di tendenza anche per quanto riguarda gli investitori: oltre la metà delle operazioni si concentra infatti in classi di investimento superiori ai 500 mila euro.
Allargando lo sguardo, i dati evidenziano anche come nel 2025 le operazioni comprese tra 500 mila e 2 milioni di Euro rappresentano complessivamente il 39% dei deal e cresce la quota dei round di grandi dimensioni, superiori ai 2 milioni di Euro, che raggiunge il 16% (il doppio rispetto all’8% registrato nel 2023). In totale i Business Angel italiani nel 2025 hanno investito circa 920 mln di euro in autonomia e in syndication con i fondi di Venture Capital, oltre il 22% in più rispetto all’anno precedente. Inoltre, nonostante le turbolenze e le incertezze che hanno toccato l’economia del nostro Paese, hanno mantenuto invariato il loro impegno in autonomia per sostenere le startup italiane, investendo un totale di circa 74 mln di euro
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I Business Angel e gli investimenti in startup italiane
Le crisi, le incertezze e le oscillazioni internazionali degli ultimi anni hanno avuto delle conseguenze importanti anche sul mercato italiano. Nonostante questo, l’impegno dei Business Angel in Italia a supporto di una filiera fondamentale come quella dell’innovazione non si è mai arrestato. I dati della Survey IBAN relativi al 2025 confermano questa tendenza: sono circa 920 infatti i milioni di euro investiti dai Business Angel italiani in autonomia e in syndication con i fondi di Venture Capital in startup, cifra in crescita del 22,3% rispetto alle rilevazioni dell’anno precedente.
Per ciò che riguarda le operazioni svolte unicamente da Business Angel, non includendo le operazioni di equity crowdfunding, le società target oggetto d’investimento nel corso del 2025 sono state 74, per un totale di 73,7 milioni di Euro investiti (in linea con i 74,5 nel 2024 e quasi il doppio rispetto ai 39,3 milioni investiti nel 2023). Un comportamento coerente con un processo di progressiva maturazione del mercato italiano dei Business Angel, nel quale emerge una maggiore strutturazione delle decisioni di investimento e una crescente propensione a operare in modo coordinato, anche attraverso Business Angel Network.
Le operazioni in syndication crescono nel 2025
L’81% delle operazioni monitorate dalla survey IBAN sono avvenute in syndication (73% nel 2024), continuando il trend rilevato negli anni precedenti che vede i Business Angel unirsi in cordate per aumentare l’apporto finanziario complessivo, ridurre i costi individuali di transazione e ridurre il rischio unitario in caso di insuccesso dell’operazione.
La media di Business Angel per deal cresce lievemente a 6 (rispetto ai 5 del 2024). Questa dinamica appare coerente con una composizione degli investimenti orientata verso deal di dimensione più elevata: si riduce in modo significativo la quota dei round di piccole dimensioni, con le operazioni inferiori a 50 mila Euro che rappresentano il 12% del totale (38% nel 2024). Al contrario, nel 2025 le operazioni comprese tra 500 mila e 2 milioni di Euro rappresentano complessivamente il 39% dei deal e cresce la quota dei round di grandi dimensioni, superiori ai 2 milioni di Euro, che raggiunge il 16% (in crescita rispetto al 15% nel 2024 e il doppio rispetto all’8% registrato nel 2023).
L’85% dei Business Angel non vuole diminuire gli investimenti in startup
Nell’incertezza è difficile programmare e scegliere di investire in maniera coraggiosa, ma da questo punto di vista i Business Angel italiani, forti anche di un mercato più definito e maturo, sembrano essere disposti a non tirarsi indietro nei confronti delle startup. Nel 2025, il 50% del campione della Survey dichiara di voler mantenere costante nei prossimi anni la quota di patrimonio dedicata all’investimento in startup, mentre il 35% manifesta l’intenzione di aumentarla e solo il 15% prevede una riduzione. Rispetto ai numeri del 2024 si può osservare un parziale recupero della propensione all’aumento della quota investita che si era fermata al 21%.
Le startup rimangono anche nel 2025 i target privilegiati dagli investitori per le loro operazioni rispetto agli investimenti Seed, con i valori che proseguono nel loro distanziamento dopo la quasi parità registrata nel 2022: nel 2025 i business angel hanno privilegiato le società in fase di startup (58%) rispetto a quelle in fase seed (42%). Nel 2025 si conferma quindi la preferenza per iniziative imprenditoriali che hanno già superato le primissime fasi di sviluppo. Un comportamento coerente con la fase di consolidamento del mercato dell’Angel Investing italiano, con la ricerca di un migliore equilibrio rischio–rendimento.
Business Angel italiani, ESG e impact investing
La Survey IBAN 2026 ha proseguito nell’analisi dell’importanza che i fattori ESG e di impact investing hanno per i business angel italiani, sia in fase di valutazione di un possibile investimento che poi nella scelta o meno di sostenere un progetto di impresa innovativa. Anche i risultati dell’ultima indagine confermano la centralità di tutti questi elementi. Nello specifico oltre la metà del campione interpellato dalla Survey, il 56%, applica criteri di valutazione ESG e/o di impact investing nel valutare le opportunità di investimento.
A questo dato si aggiunge un altro numero che conferma nuovamente come le tematiche ESG siano tenute in grande considerazione dagli investitori. Per il 45% del campione della Survey infatti si tratta di componenti determinanti nel momento in cui bisogna scegliere se effettuare o meno un investimento.
I settori di investimento scelti dai Business Angel nel 2025
Il settore di maggiore interesse per i business angel si conferma essere quello dell’ICT che negli ultimi otto anni è quello che ha beneficiato maggiormente degli investimenti. La composizione degli investimenti evidenzia una prevalenza delle Enterprise Technologies, che rappresentano il 64% delle operazioni, rispetto ai Digital consumer services (36%). Dietro quindi l’ICT che attira su di sé il 30% degli investimenti emerge una maggiore diversificazione settoriale degli investimenti rispetto alle rilevazioni degli ultimi anni: nello specifico, dietro all’ICT ecco l’Alimentare (14%), i Servizi finanziari (12%), la categoria Altri servizi (11%), l’Healthcare (9%) e i Beni di consumo che si attestano al 7%.








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