La dipendenza tecnologica europea da fornitori statunitensi non è certo una novità. Per anni l’Europa ha preferito affidarsi a tecnologie già preconfezionate, piuttosto che investire in soluzioni proprietarie. Ciò che è cambiato in questi mesi, come ha dimostrato il blocco imposto a giugno dal governo Usa ad Anthropic, è la nuova consapevolezza che acquistare una tecnologia o pagarne la licenza non equivale a possederne il controllo. Al contrario, l’accesso può essere revocato in qualsiasi momento con qualsiasi fornitore soggetto a una giurisdizione terza, producendo conseguenze operative immediate sul business.
Per le aziende, il dubbio nei confronti dei propri fornitori non è più relativo soltanto all’affidabilità del servizio, ma anche a chi può interromperlo e con quali strumenti. Vale la pena chiedersi, a questo punto, se il costo di investire in tecnologia europea o direttamente controllata sia davvero superiore a quello di dipendere da soluzioni che possono essere disattivate senza preavviso.
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Giurisdizione tecnologica e dipendenza digitale europea
Per decenni abbiamo scelto la tecnologia sulla base di tre criteri: cosa fa, quanto costa e quanto è affidabile. Il paese di origine del fornitore, e soprattutto l’ordinamento giuridico a cui il fornitore risponde, costituivano un mero dettaglio amministrativo e certamente non un fattore di rischio.
La componente geopolitica è invece entrata a forza nell’equazione decisionale, mentre la sovranità tecnologica, intesa come la capacità di un’azienda di mantenere operative le proprie funzioni critiche a prescindere da decisioni unilaterali prese in una giurisdizione terza, non è una posizione ideologica, ma una condizione operativa da quantificare.
La misura, per l’Europa, è impietosa: tre operatori americani (Amazon Web Services, Microsoft Azure e Google Cloud) controllano circa il 70% del mercato cloud europeo, mentre la quota complessiva dei fornitori continentali è scesa sotto il 15%, da circa il 29% del 2017.[1] Un rapporto del Parlamento europeo pubblicato nel dicembre 2025 stima che l’Unione dipenda da paesi extra-UE per oltre l’80% di prodotti, servizi, infrastrutture e proprietà intellettuale in ambito digitale.[2] Nell’intelligenza artificiale la concentrazione è ancora più marcata: a gennaio 2026 oltre l’80% degli utenti europei di chatbot si affidava a un solo prodotto statunitense.[3]
Questi numeri non descrivono solo una dipendenza commerciale, ma anche un rischio di sicurezza nel momento in cui le tecnologie possono essere limitate in modo arbitrario dal paese che ne detiene la giurisdizione.
Il caso Anthropic e la giurisdizione delle IA
A giugno 2026 Anthropic ha rilasciato i suoi due modelli più avanzati, con destinazioni d’uso distinte: Claude Fable 5 è stato distribuito pubblicamente con protezioni rafforzate, mentre Claude Mythos 5, con minori protezioni, è stato riservato a un numero ristretto di organizzazioni selezionate nell’ambito del Progetto Glasswing, dedicato alla cybersecurity difensiva.[4]
Il 12 giugno 2026 il Dipartimento del Commercio statunitense ha applicato ai due modelli controlli sulle esportazioni con effetto immediato, invocando ragioni di sicurezza nazionale, e vietandone l’uso a tutti i cittadini stranieri, dentro e fuori dagli Stati Uniti, inclusi i dipendenti stranieri dell’azienda. Non potendo verificare la nazionalità degli utenti in tempo reale, Anthropic ha scelto l’unica strada praticabile disattivando entrambi i modelli per chiunque[5] e creando un precedente storico: per la prima volta un’azienda leader del settore si è trovata a dover disattivare un modello già distribuito pubblicamente in seguito a un ordine federale.[6]
L’innesco tecnico della vicenda è dipeso dal report di alcuni ricercatori di Amazon che sono stati in grado di individuare un metodo per aggirare le protezioni di Fable 5, inducendolo a identificare vulnerabilità software e, in un caso, a produrre codice che ne dimostrava lo sfruttamento.[7]
La motivazione ufficiale, tuttavia, si è dimostrata debole: innanzitutto, la vulnerabilità segnalata non era esclusiva, al contrario, le stesse capacità potenzialmente offensive sono presenti anche in altri modelli di frontiera, a partire da GPT-5.5, ma nessun altro fornitore ha ricevuto una richiesta analoga di disattivazione.[8]
Inoltre, il criterio adottato era tecnicamente inefficace, in quanto, se una tecnologia è realmente pericolosa per la sicurezza nazionale, discriminare in base al passaporto anziché su criteri operativi (clearance di sicurezza, certificazioni, appartenenza a strutture specifiche) non ne riduce affatto il rischio.
Il contesto dell’intervento statunitense
Infine, è rilevante notare sia il contesto dei rapporti tra le parti che la tempistica: Anthropic aveva già rifiutato di consentire l’uso dei propri modelli per la sorveglianza interna e per lo sviluppo di armi completamente autonome, e nel marzo 2026 aveva citato in giudizio il Dipartimento della Difesa dopo essere stata classificata dal Pentagono come rischio per la catena di fornitura.[9] Nello stesso periodo l’azienda aveva avviato il percorso verso la quotazione in borsa, anticipando il concorrente principale, OpenAI. Sottrarre al mercato il suo modello di punta ha certamente avvantaggiato il concorrente, pur garantendo ad Anthropic una visibilità pre-IPO che nessuna campagna avrebbe potuto acquistare.
La vicenda si è comunque risolta rapidamente: il 26 giugno il governo ha autorizzato il ripristino di Mythos 5 per le sole organizzazioni statunitensi che gestiscono e difendono infrastrutture critiche, il 30 giugno ha revocato i controlli sulle esportazioni e dal 1° luglio Fable 5 è tornato disponibile a livello globale, con classificatori di sicurezza aggiornati e la proposta di un framework condiviso di settore per la valutazione del rischio di jailbreak.[10]
Sovranità tecnologica europea e continuità operativa
Il precedente di Anthropic ha dimostrato che un governo può privare qualsiasi soggetto non nazionale dell’accesso ad una tecnologia avanzata, senza preavviso, senza una giustificazione tecnica pubblica e indipendentemente da dove quel soggetto si trovi o da quale contratto abbia firmato.
Le reazioni istituzionali sono state immediate. Il portavoce della Commissione europea Thomas Regnier ha dichiarato che misure di questo tipo non dovrebbero risultare
discriminatorie verso i partner e che l’episodio conferma la necessità di rafforzare la sovranità tecnologica europea.[11] Il 7 luglio 2026, nell’Action Plan su cybersecurity e intelligenza artificiale, la Commissione ha ammesso esplicitamente che le capacità di frontiera sono sviluppate prevalentemente fuori dall’Unione e la loro disponibilità dipende da processi decisionali non trasparenti.[12]
Quattro conseguenze per le imprese
Per chi gestisce sistemi, le conseguenze pratiche sono quattro.
- Il rischio di indisponibilità dell’IA non è più una questione di competenza esclusivamente IT. Una funzionalità core può essere disattivata senza preavviso e senza possibilità di ricorso, il che la colloca nel perimetro della continuità operativa e della gestione del rischio d’impresa.
- La diversificazione dei fornitori smette di essere una best practice e diventa un requisito. Concentrare i propri servizi su un unico fornitore, o su fornitori soggetti alla stessa giurisdizione, non è più un rischio teorico.
- La giurisdizione delle risorse di calcolo conta quanto le loro prestazioni. I cloud regionali offrono una protezione reale, ma solo nella misura in cui il fornitore resta effettivamente in grado di erogare il servizio quando la casa madre riceve un ordine.
- Le tecnologie sotto controllo diretto tornano nell’equazione economica. Modelli in house, soluzioni open source e infrastrutture proprietarie hanno costi differenti e spesso superiori, ma il costo dell’indisponibilità improvvisa di uno strumento critico va valutato e contabilizzato dall’altra parte del bilancio.
La risposta europea alla dipendenza tecnologica
Il 3 giugno 2026 la Commissione ha presentato il Technological Sovereignty Package, che include tra l’altro il Cloud and AI Development Act. La norma introduce livelli di sovranità vincolanti per i fornitori cloud che trattano dati della pubblica amministrazione, trasformando la sovranità da posizione politica a requisito contrattuale nelle gare pubbliche.[13] Il mercato si sta già muovendo di conseguenza: secondo Gartner, la spesa europea per infrastrutture cloud sovrane passa da 6,9 miliardi di dollari nel 2025 a 12,6 miliardi nel 2026, con una crescita dell’83%.[14]
Il modello europeo tra capacità di calcolo e autonomia
Sul fronte dei modelli, il 19 giugno la Commissione ha assegnato la Frontier AI Grand Challenge al consorzio EUROPA, guidato dall’italiana Domyn insieme all’ente di ricerca Fraunhofer.[15] Il consorzio realizzerà un modello open source con capacità equivalenti ad almeno 400 miliardi di parametri, addestrato su infrastrutture EuroHPC e capace di operare in tutte le 24 lingue ufficiali dell’Unione. Il premio consiste nell’accesso fino al 2,5% dell’intera capacità di calcolo EuroHPC per un anno, una delle assegnazioni più consistenti mai concesse in ambito IA.[16]
La capacità autonoma resta una priorità
È un passo avanti reale, pur appoggiandosi anche a capitali extraeuropei e, nella fase iniziale, a infrastrutture non comunitarie. Una capacità autonoma richiederà comunque qualche anno per diventare operativa, mentre il rischio che le tecnologie oggi in uso vengano gestite in modo arbitrario dalla giurisdizione che le controlla resta immediato.
Note
[1] ISPI, Europa digitale: la sfida per la sovranità, maggio 2026: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/europa-digitale-la-sfida-per-la-sovranita-234715 ↩
[2] Parlamento europeo, rapporto sulle dipendenze informatiche e software europee, dicembre 2025, citato in: https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/16/cloud-sovrano-europa-big-tech-usa-notizie/8293505/ ↩
[3] ISPI, Europa digitale: la sfida per la sovranità, cit.: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/europa-digitale-la-sfida-per-la-sovranita-234715 ↩
[4] Anthropic, Progetto Glasswing: https://www.anthropic.com/glasswing ↩
[5] Anthropic, Access to Claude Fable 5 and Mythos 5: https://www.anthropic.com/news/fable-mythos-access ↩
[6] The Guardian, 13 giugno 2026: https://www.theguardian.com/technology/2026/jun/13/anthropic-disable-advanced-ai-models-us-government-order ↩
[7] Anthropic, Redeploying Claude Fable 5, 30 giugno 2026: https://www.anthropic.com/news/redeploying-fable-5 ↩
[8] Mashable: https://mashable.com/tech/anthropic-claude-fable-5-vs-openai-gpt-5-5; sulla presenza delle stesse criticità in GPT-5.5 si veda anche IAPP: https://iapp.org/news/a/the-anthropic-episode-probably-a-security-challenge-in-need-of-governance-certainly-not-europe-s-kill-switch ↩
[9] Al Jazeera, 1 luglio 2026: https://www.aljazeera.com/economy/2026/7/1/us-lifts-restrictions-on-powerful-ai-models-fable-mythos-anthropic-says ↩
[10] Anthropic, Redeploying Claude Fable 5, cit.: https://www.anthropic.com/news/redeploying-fable-5 ↩
[11] Euronews, 14 giugno 2026: https://www.euronews.com/my-europe/2026/06/14/us-export-controls-on-anthropic-should-not-be-discriminatory-eu-commission-warns ↩
[12] Tech Policy Press, Mythos and the Coming End of European Digital Sovereignty, 14 luglio 2026: https://www.techpolicy.press/mythos-and-the-coming-end-of-european-digital-sovereignty/ ↩
[13] Diritto e Giustizia, CADA e sovranità digitale europea: https://www.dirittoegiustizia.it/dettaglio/15879099/cada-e-sovranita-digitale-europea-verso-un-nuovo-principio-giuridico-di-autonomia-dagli-ordinamenti-extra-ue ↩
[14] Tom’s Hardware, dati Gartner: https://www.tomshw.it/business/sovereign-cloud-europa-83-percento-gartner-2026 ↩
[15] Commissione europea, Rappresentanza in Italia, 19 giugno 2026: https://italy.representation.ec.europa.eu/notizie-ed-eventi/notizie/la-commissione-assegna-al-consorzio-europa-il-frontier-ai-grand-challenge-2026-06-19_it ↩
[16] Teleborsa, 22 giugno 2026: https://www.teleborsa.it/News/2026/06/22/domyn-selezionata-dalla-commissione-europea-per-guidare-l-iniziativa-europea-frontier-ai-grand-challenge- ↩
205.html; si veda anche l’intervista a Uljan Sharka su Repubblica, 23 giugno 2026: https://www.repubblica.it/tecnologia/2026/06/23/news/domyn_costruira_il_modello_ia_europ eo_uljan_sharka_intervista-425429031/












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