L’attuale economia dei dati è caratterizzata da una marcata asimmetria di potere. Le grandi piattaforme digitali dispongono delle risorse tecnologiche, finanziarie e organizzative necessarie per controllare i flussi informativi e orientarne l’utilizzo secondo i propri interessi. Al contrario, cittadini, piccole e medie imprese e organizzazioni della società civile dispongono di strumenti limitati per negoziare le modalità di utilizzo dei propri dati. Sebbene regolamenti come il GDPR, il Digital Markets Act e il Data Governance Act abbiano introdotto importanti tutele, persistono significativi squilibri che ostacolano una distribuzione equa del valore generato dai dati.
Queste criticità non riguardano soltanto il rapporto tra grandi imprese e piccoli operatori economici. L’eccessiva frammentazione normativa e le restrizioni nello scambio dei dati limitano anche lo sviluppo di progetti di interesse pubblico, come la ricerca scientifica, la sanità digitale e l’innovazione amministrativa. Di conseguenza, una parte consistente del potenziale sociale dei dati rimane inutilizzata.
In risposta a tali problematiche sono nate le cooperative dei dati, organizzazioni ispirate ai principi storici del movimento cooperativo e, per superarne i limiti, si propone il modello di governance del cooperativismo documediale.
Indice degli argomenti
Il contesto
Nell’economia digitale contemporanea i dati rappresentano una delle risorse più strategiche per la creazione di valore economico e sociale. Essi consentono di migliorare l’efficienza dei sistemi, incrementare la produttività, sviluppare nuovi servizi e valorizzare gli asset esistenti. A differenza delle risorse tradizionali, il valore dei dati cresce con il loro riutilizzo in contesti differenti, rendendoli un elemento fondamentale per l’innovazione e la collaborazione tra soggetti pubblici e privati.
L’ecosistema dei dati coinvolge tre attori principali: il soggetto interessato (data subject), cioè la persona o l’organizzazione cui i dati si riferiscono; il detentore dei dati (data holder), che conserva e gestisce l’infrastruttura digitale nella quale essi sono archiviati; e l’utilizzatore dei dati (data user), che impiega tali informazioni per finalità economiche, scientifiche o sociali. Questi ruoli non sono fissi e possono sovrapporsi: un’impresa può essere contemporaneamente detentrice e utilizzatrice dei dati, oppure diventare essa stessa soggetto interessato quando i dati riguardano le proprie attività.
Cooperative dei dati e governance del valore digitale
Come le cooperative tradizionali, quelle dei dati hanno rappresentato uno strumento per riequilibrare le disuguaglianze generate dal capitalismo industriale, le cooperative dei dati mirano a democratizzare la gestione delle informazioni digitali.
Una cooperativa dei dati agisce come intermediario tra i diversi soggetti coinvolti nello scambio dei dati, garantendo maggiore trasparenza, partecipazione e controllo collettivo. Attraverso modelli di governance condivisi e infrastrutture tecnologiche dedicate, i membri possono decidere congiuntamente come utilizzare i propri dati, con quali finalità e a quali condizioni.
Esperienze concrete, come le cooperative dedicate alla gestione dei dati sanitari, dimostrano che questo modello può favorire la ricerca scientifica e l’innovazione senza compromettere i diritti dei cittadini. Inoltre, le cooperative possono svolgere il ruolo di gestori del consenso, offrendo ai membri strumenti più efficaci per controllare l’accesso ai propri dati e riducendo la dipendenza dalle grandi piattaforme digitali.
I limiti
Nonostante questi vantaggi, le cooperative dei dati incontrano ancora numerosi ostacoli. Sul piano giuridico, la presenza di normative nazionali e settoriali differenti rende difficile la creazione di un quadro operativo comune. Sul piano tecnologico, esse devono adottare infrastrutture in grado di garantire sicurezza, interoperabilità, scalabilità e rispetto dei principi cooperativi. Infine, sul piano economico, molte cooperative faticano a individuare modelli finanziari sostenibili, poiché non dispongono delle risorse e della capacità di attrarre investimenti tipiche delle grandi imprese tecnologiche.
Questi limiti mostrano come le cooperative dei dati, pur rappresentando un importante passo avanti verso una governance più democratica, non siano ancora sufficienti a realizzare pienamente il potenziale economico e sociale dei dati digitali. Da questa constatazione nasce la proposta del cooperativismo documediale, che mira a superare tali difficoltà attraverso una diversa concezione ontologica del dato.
Dal dato alla documentalità nel cooperativismo documediale
Per superare i limiti delle cooperative dei dati, gli autori propongono una nuova prospettiva teorica fondata sul concetto di documentalità, elaborato da Maurizio Ferraris. Secondo questa teoria, i dati non devono essere considerati semplicemente come informazioni, ma come oggetti sociali che contribuiscono a costruire e organizzare la realtà sociale.
I dati come oggetti sociali e capitale documediale
La teoria della documentalità sostiene che la società esiste grazie ai documenti che registrano accordi, azioni e relazioni tra individui e istituzioni. Un documento non coincide necessariamente con un supporto cartaceo: qualsiasi mezzo capace di registrare un’azione o un accordo – inclusi i sistemi digitali – può svolgere questa funzione. Un certificato di nascita, una patente di guida, un contratto elettronico o una ricevuta digitale non si limitano a descrivere una situazione, ma contribuiscono a renderla socialmente valida.
Anche i dati digitali possiedono questa duplice natura. Da un lato svolgono una funzione informativa, poiché descrivono eventi, comportamenti o caratteristiche degli individui; dall’altro esercitano una funzione performativa, in quanto producono effetti concreti nella società, influenzando decisioni amministrative, processi economici, sistemi sanitari e servizi digitali. Un pagamento elettronico, ad esempio, non rappresenta soltanto la registrazione di una transazione, ma costituisce la prova della sua esecuzione e può essere utilizzato successivamente per molteplici finalità.
Interpretare i dati come documenti permette quindi di comprenderne il valore sociale ed economico in modo più completo rispetto all’approccio tradizionale, che li considera prevalentemente come informazioni. Il valore dei dati non deriva esclusivamente dalla loro esistenza, ma dall’interazione continua tra soggetti interessati, detentori e utilizzatori dei dati. Tutti questi attori contribuiscono alla produzione del cosiddetto capitale documediale, ossia una nuova forma di ricchezza fondata sulla registrazione delle attività sociali nel mondo digitale.
Il modello del cooperativismo documediale
Il cooperativismo documentale è un modello di governance che integra i principi storici della cooperazione con la concezione ontologica dei dati come oggetti sociali. L’obiettivo non è soltanto proteggere la privacy o favorire lo scambio delle informazioni, ma garantire una gestione dei dati orientata al benessere collettivo, alla sostenibilità sociale e alla distribuzione equa del valore generato.A differenza delle cooperative dei dati tradizionali, il cooperativismo documediale considera il valore dei dati come il risultato di una co-creazione tra tutti gli attori coinvolti. Di conseguenza, anche i benefici economici e sociali dovrebbero essere redistribuiti in modo proporzionato ai contributi forniti dai diversi partecipanti.
Questo approccio rafforza inoltre i principi promossi dall’International Cooperative Alliance, quali partecipazione democratica, autonomia, cooperazione tra organizzazioni, educazione dei membri e attenzione alla comunità. La governance dei dati non viene quindi concepita come una semplice questione tecnica o giuridica, ma come un processo sociale che coinvolge cittadini, imprese, istituzioni pubbliche e comunità scientifiche.
I vantaggi
Dal punto di vista operativo, il cooperativismo documediale favorisce una maggiore interoperabilità tra settori diversi, poiché adotta una definizione unitaria dei dati valida indipendentemente dal contesto applicativo. Tale impostazione rende più semplice la collaborazione tra organizzazioni pubbliche e private, facilita la condivisione sicura dei dati e migliora la scalabilità dei progetti basati sui dati.
Anche la scelta delle tecnologie risulta più coerente. Strumenti come blockchain, infrastrutture decentralizzate, sistemi di gestione del consenso e ambienti interoperabili trovano una giustificazione teorica nella concezione documediale dei dati, poiché consentono di garantire trasparenza, sicurezza, responsabilità e controllo condiviso.
Infine, il cooperativismo documediale affronta il problema della sostenibilità economica. Considerando il valore sociale ed economico dei dati come aspetti inseparabili, questo modello offre una base più solida per sviluppare meccanismi di remunerazione equi e incentivi capaci di favorire la partecipazione dei cittadini, senza compromettere la capacità delle imprese di innovare e creare valore.
Cooperativismo documediale per una governance equa dei dati
L’economia dei dati rappresenta una delle principali trasformazioni del XXI secolo, ma le attuali forme di governance mostrano limiti significativi nella gestione del valore prodotto dalle informazioni digitali. Le cooperative dei dati costituiscono un importante tentativo di riequilibrare i rapporti tra cittadini, imprese e istituzioni, ma incontrano ancora difficoltà giuridiche, tecnologiche ed economiche che ne limitano l’efficacia.
Il cooperativismo documediale propone di superare tali criticità attraverso una diversa comprensione della natura dei dati. Considerandoli come oggetti sociali e risorse documediali, esso riconosce che il loro valore nasce dall’interazione tra molteplici soggetti e che tale valore deve essere governato secondo principi di equità, partecipazione democratica e sostenibilità.
Questa prospettiva amplia il ruolo delle cooperative, trasformandole da semplici intermediari dello scambio dei dati a istituzioni capaci di promuovere innovazione, inclusione sociale e sviluppo economico responsabile. In tal modo, il cooperativismo documediale offre un quadro teorico e operativo più adeguato per affrontare le sfide della società digitale, favorendo una governance dei dati che coniughi tutela dei diritti individuali, interesse pubblico e creazione condivisa di valore.
Note
[1] Questo studio è stato condotto nell’ambito del progetto “WEBFARE” (n. FISA2022-00908), finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca attraverso il programma FISA 2022 (D.D. n. 1405 del 13/09/2022 – Fondo Italiano per le Scienze Applicate (FISA)).
Il contenuto del presente manoscritto riflette esclusivamente le opinioni e le posizioni degli autori, e il Ministero non può essere ritenuto responsabile delle stesse. ↩
[2] https://www.linkedin.com/in/pauldin-lawrence-1b62262a7/ ↩















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