la nuova consultazione

SPC3, dieci proroghe e una revoca: la connettività della PA riparte da zero



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Dopo dieci proroghe, Consip ha revocato SPC3 e avviato una nuova consultazione. La futura gara dovrà aggiornare tecnologie, sicurezza e criteri competitivi, aprendosi a fibra, FWA e satelliti senza ripetere gli errori che hanno appesantito la connettività della PA italiana

Pubblicato il 31 ago 2026



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A fine giugno 2026 Consip ha revocato in autotutela la gara SPC (Sistema Pubblico di Connettività) ed. 3 — sette lotti per un valore complessivo di 3,156 miliardi di euro, destinati a connettività, telefonia fissa, sicurezza e supporto specialistico per la Pubblica Amministrazione (PA) — dopo dieci proroghe in poco più di un anno dalla pubblicazione del bando. Subito dopo, l’amministrazione ha aperto una nuova consultazione di mercato, questa volta centrata su connettività e telefonia fissa, propedeutica al nuovo Accordo Quadro che dovrà sostituire gli attuali Contratti Quadro SPC ed. 2, tenuti in vita da proroghe legislative fino al 31 dicembre 2026, ma inevitabilmente oggetto di ulteriori estensioni.

Un anno di proroghe e la revoca: una storia italiana

Il bando di SPC ed. 3 venne pubblicato il 15 aprile 2025 (GUUE S 74/2025). Da quel momento la procedura entra in un ciclo di dieci proroghe successive, pubblicate tra giugno 2025 e maggio 2026, che spostano progressivamente il termine di presentazione delle offerte fino al 30 giugno 2026. Il 26 giugno Consip revoca la gara in autotutela, quattro giorni prima della scadenza: la seduta pubblica di apertura delle buste, calendarizzata per il 1° luglio, non si terrà mai.

Le motivazioni della revoca si articolano su più piani concorrenti, sintetizzati nella tabella che segue. Sul piano normativo, l’entrata in vigore dei DPCM del 30 aprile e del 2 ottobre 2025 — quest’ultimo esteso anche ai servizi di telefonia mobile 4G/5G — introduce, in attuazione della legge 90/2024, obblighi di cybersicurezza non recepiti dalla lex specialis di SPC3. Sul piano regolatorio, le Linee Guida ACN del 3 novembre 2025 traducono in punteggio tecnico il criterio premiale sulla provenienza geografica delle tecnologie, anch’esso incompatibile con l’impianto originario della gara. Sul piano del contenzioso, un operatore del settoreha impugnato dapprima il bando (16 maggio 2025) e poi le Linee Guida ACN insieme ai due DPCM (17 dicembre 2025), affiancando una segnalazione all’AGCM (9 febbraio 2026). Sul piano del mercato, infine, Consip rileva sia un consolidamento della copertura infrastrutturale legato ai piani sulla banda ultralarga, sia una crescita del ruolo degli operatori di minori dimensioni, in particolare locali: dinamiche che, nella lettura di Consip, spostano il baricentro dell’interesse pubblico verso una maggiore tutela della concorrenza rispetto al momento della pubblicazione della gara. A fronte di questo quadro, Consip esclude la via di una semplice rettifica della documentazione con ulteriore proroga, giudicata insufficiente a recepire le modifiche strutturali necessarie, anche perché il tempo già trascorso renderebbe a rischio, sul piano procedurale, il rispetto dei termini massimi previsti dall’Allegato I.3 al d.lgs. 36/2023: da qui la decisione di bandire una gara ex novo.

Tab . 1 – Le motivazioni della revoca di SPC3

AmbitoMotivazione / evidenzaImplicazione per SPC Connettività
NormativoSopravvenienza dei DPCM 30/04/2025 e 02/10/2025 su cybersicurezza dei contratti informatici strategici, estesi a telefonia mobile 4G/5GIntegrazione di elementi essenziali di cybersicurezza nella nuova lex specialis, ancora condizionata dall’esito dei ricorsi pendenti
RegolatorioLinee Guida ACN (03/11/2025) sul criterio premiale di provenienza geografica, non recepibili senza modifiche strutturaliTraduzione in punteggio tecnico da bilanciare con l’esigenza di non restringere la platea dei concorrenti
ContenziosoDue ricorsi al TAR Lazio (16/05/2025 e 17/12/2025) da parte di un operatore, entrambi pendenti; segnalazione AGCM (09/02/2026)Incertezza normativa non ancora risolta: rischio di riproposizione del contenzioso sulla nuova gara
Di mercato – infrastrutturaleConsolidamento della copertura nazionale e ampliamento delle reti fisse ad alta e ultra-larga capacità (piani BUL)Modello wholesale-only per le sedi PA già raggiunte da fibra ottica realizzata con fondi pubblici
Di mercato – concorrenzialeCrescita del ruolo degli operatori di minori dimensioni, con particolare riferimento al territorio localeLotti e requisiti dimensionati per favorire la partecipazione di operatori locali; apertura tecnologica a FWA e satellitare GEO/LEO
ProceduraleRischio di superamento dei termini massimi di procedura (Allegato I.3, d.lgs. 36/2023) con un’ulteriore prorogaScelta di bandire una gara ex novo anziché prorogare ulteriormente SPC3

Fonte: analisi PTS su atto di revoca CONSIP, 2026

Il vero costo dei ritardi ricade, tuttavia, sulla stessa PA. I Contratti Quadro di SPC ed. 2, tenuti in vita da successivi Milleproroghe, restano validi fino al 31 dicembre 2026 — termine che, con la consultazione appena aperta e i tempi tecnici di una nuova gara, difficilmente potrà coincidere con il subentro dei nuovi aggiudicatari, rendendo scontata un’ulteriore proroga tecnica. Nel frattempo, le amministrazioni continuano a operare su condizioni economiche e tecnologiche negoziate anni prima del consolidamento della banda ultralarga e della diffusione di FWA e satellitare — proprio le determinanti di mercato invocate da Consip a giustificazione della revoca.

La parabola storica: da SPC1 a SPC2, il caso Tiscali e il paradosso dello sconto

Il Sistema Pubblico di Connettività nasce nel 2006: la prima edizione (SPC1), aggiudicata a Fastweb come fornitore principale e a BT Italia su una quota minoritaria, resta in vigore fino al 25 maggio 2017 grazie a proroghe tecniche. La seconda edizione (SPC2) viene bandita per un valore massimo di 2,4 miliardi di euro su sette anni. Il 28 aprile 2015 Consip ufficializza l’aggiudicazione a Tiscali, con un’offerta di circa 265 milioni di euro — ribasso medio ponderato dell’88,96%, la cui legittimità è confermata dal TAR Lazio il 22 aprile 2016. BT Italia e RTI Vodafone-Ericsson accettano di adeguarsi al prezzo del vincitore, dando luogo a una spartizione dell’Accordo Quadro nella misura del 60% a Tiscali e del 20% ciascuno agli altri due; i ricorsi di Fastweb e TIM contro l’aggiudicazione vengono respinti, per TIM anche in appello dal Consiglio di Stato (2017).

Il ribasso dell’89%, però, va contestualizzato: Tiscali costruì il proprio listino con una strategia opposta a quella di Fastweb in SPC1 — costi di accesso molto bassi, banda garantita più cara — cosicché un’amministrazione che avesse replicato in SPC2 la stessa configurazione di SPC1 avrebbe potuto spendere di più, non di meno. Il ribasso “spettacolare” era quindi in larga parte un effetto della base di calcolo usata per valutare l’offerta, non una riduzione omogenea dei costi reali; il risparmio effettivo dipendeva dalla capacità di ciascun ente di ottimizzare la configurazione in adesione. Sarebbe interessante condurre un’analisi oggettiva sui costi realmente sostenuti dalle amministrazioni pubbliche in questi anni, a perimetri omogenei ovviamente.

A ciò si somma un secondo elemento, di natura strutturale: come rilevato dall’AGCM in un successivo provvedimento (istruttoria C12354), l’aggiudicazione al prezzo più basso senza verifica ex ante della capacità tecnica, finanziaria e infrastrutturale del concorrente permise a Tiscali di vincere con un’offerta che l’azienda non era verosimilmente in grado di onorare. Nel gennaio 2017 Tiscali cede infatti a Fastweb il ramo d’azienda “Tiscali Business” — comprensivo del contratto SPC — per 32,5 milioni di euro: è di fatto Fastweb, sconfitta in gara due anni prima, a subentrare come effettivo erogatore del 60% del contratto.

Non finisce però qui. I Contratti Quadro SPC2, sottoscritti il 23 maggio 2016, restano in vigore ben oltre la loro durata naturale di 84 mesi grazie a proroghe successive, l’ultima fissata dai Milleproroghe al 31 dicembre 2026. Infine, nel 2021 TIM subentra a BT Italia nella propria quota per effetto dell’acquisto del ramo di azienda.

In parallelo, su binari distinti da SPC, la telefonia fissa “generalista” della PA passa dalla Convenzione Telefonia Fissa 5 (Fastweb), mentre la telefonia mobile segue le edizioni successive della relativa Convenzione: l’ultima gara rettificata nel novembre 2025 per scorporare, del 20% circa, le amministrazioni rappresentate nel CISR (Comitato Interministeriale per la Sicurezza della Repubblica) verso un’iniziativa dedicata è stata aggiudicata il 24 luglio 2026 a Fastweb per 264,7 milioni di euro, con un ribasso dell’11,3% sulla base d’asta di 298,5 milioni.

La nuova consultazione: perimetro, tecnologie, implicazioni

Il 30 giugno 2026 Consip apre la consultazione di mercato “SPC Connettività”. Il titolo stesso segna una discontinuità rispetto a SPC3: si parla esplicitamente di “servizi di connettività e telefonia fissa”, mentre sicurezza e supporto specialistico — pur ancora oggetto di quesiti nel questionario — vengono presentati come ambiti in fase di possibile riperimetrazione, da “ottimizzare… anche in relazione ad altre gare Consip di sicurezza”. Se confermato in fase di bando, lo scorporo ridurrebbe la complessità e la dimensione di ciascun lotto rispetto ai sette di SPC3, con potenziali benefici in termini di partecipazione — coerentemente con l’obiettivo, dichiarato nell’atto di revoca, di favorire gli operatori di minori dimensioni.

Sul piano tecnologico, la consultazione chiede al mercato di aggiornare i parametri prestazionali già previsti in SPC3 (banda minima garantita, classi di servizio, ritardo, jitter, disponibilità) estendendoli sistematicamente a FWA e satellitare, sia GEO sia LEO — quest’ultimo assente dalle edizioni precedenti — come link primario o di backup, anche in modalità pay-per-use. Vengono inoltre approfonditi i servizi aggiuntivi SD-WAN/SASE e Layer-2, con attenzione a schemi di pricing e trend di mercato. Un elemento di novità strutturale riguarda le aree già raggiunte da fibra ottica pubblica nell’ambito dei piani BUL: per le sedi PA ivi ricomprese, la nuova iniziativa prefigura un modello di utilizzo dell’infrastruttura basato su servizi wholesale-only — una scelta che, riconoscendo l’infrastruttura già realizzata con fondi pubblici, potrebbe aprire più agevolmente il mercato agli operatori locali rispetto al modello integrato di SPC3.

La consultazione introduce infine due ambiti del tutto nuovi rispetto alle edizioni precedenti: la connettività a supporto di soluzioni Artificial Intelligence as a Service (AIaaS, requisiti di banda, prioritizzazione del traffico, resilienza per workload intensivi) e gli scenari di Edge Computing, con relative esigenze di nodi distribuiti e architetture ibride. Si tratta di elementi coerenti con l’evoluzione di SPC verso una piattaforma abilitante, più che di semplice fornitura di connettività.

Le implicazioni di mercato sono duplici. Da un lato, il riferimento a satellitare, FWA e wholesale-only abbassa le barriere tecnologiche e infrastrutturali all’ingresso, favorendo potenzialmente una platea più ampia di fornitori, inclusi quelli locali. Dall’altro, i nuovi requisiti su AI e cybersicurezza richiedono capacità tecniche e di investimento che restano appannaggio prevalente dei grandi operatori nazionali. Il disegno finale della gara sarà dunque decisivo nel determinare se la nuova SPC Connettività riuscirà davvero a coniugare le due esigenze.

Conclusioni: le lezioni da SPC2 e le condizioni per una gara realmente competitiva

La storia di SPC offre più di un insegnamento. Il primo riguarda i criteri di aggiudicazione: l’esperienza Tiscali ha dimostrato che un ribasso nominale elevato, calcolato su un paniere di riferimento che non riflette le configurazioni effettivamente richieste dalle amministrazioni, non garantisce un risparmio reale — e che l’assenza di una verifica ex ante della capacità tecnica, finanziaria e infrastrutturale del concorrente espone la PA al rischio concreto di un aggiudicatario incapace di erogare il servizio, con conseguente necessità di soluzioni di ripiego. Per SPC Connettività, questo si traduce nell’esigenza di requisiti di partecipazione e di verifica tecnica proporzionati ma stringenti, che scoraggino offerte opportunistiche senza però erigere barriere improprie per gli operatori più piccoli.

Il secondo insegnamento riguarda la trasparenza informativa. Gli operatori interpellati nella consultazione — inclusi quelli di minori dimensioni o non ancora presenti su SPC — si trovano strutturalmente svantaggiati rispetto ai fornitori uscenti, che dispongono di anni di piani dei fabbisogni raccolti direttamente dalle amministrazioni aderenti e delle relative configurazioni contrattuali di dettaglio: un’asimmetria informativa che, se non colmata da un accesso più ampio e strutturato a dati aggregati su consistenze, fabbisogni tipo e trend di adesione, rischia di tradursi in un vantaggio competitivo permanente per gli incumbent, a prescindere dal disegno formale della gara. Una maggiore trasparenza su questi dati — coerente con l’obiettivo dichiarato di massima partecipazione — appare quindi condizione tanto necessaria quanto la revisione dei criteri tecnici.

Il terzo insegnamento è più strutturale e guarda al mercato oggi. Il consolidamento della banda ultralarga e la crescita degli operatori locali, esplicitamente richiamati nell’atto di revoca, offrono a Consip l’opportunità di tradurre in scelte di disegno concreto — modelli wholesale-only nelle aree già cablate, apertura a satellitare e FWA, lotti dimensionati in modo da non precludere la partecipazione di realtà territoriali — quello che finora è rimasto un obiettivo dichiarato più che realizzato. Resta però un nodo aperto e da chiarire definitivamente, quello dei servizi cyber. La credibilità della nuova iniziativa si misurerà, in ultima analisi, sulla capacità di Consip di bilanciare questi tre fronti — rigore tecnico-economico, apertura competitiva, certezza dei tempi — meglio di quanto sia riuscita a fare nell’ultimo anno e mezzo.

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