Ogni poche settimane, ormai, la scena si ripete con la precisione di una liturgia: un grande laboratorio annuncia un nuovo modello linguistico, le slide mostrano grafici con barre appena più lunghe di quelle della generazione precedente, e quasi tutta la stampa — generalista e non — trasforma quel mezzo punto percentuale in più su un benchmark accademico in un titolo a nove colonne. Poi arrivano gli analisti finanziari, poi i consulenti, poi i decisori aziendali che chiedono ai propri CIO: «dobbiamo passare al nuovo modello?». La risposta onesta, quasi mai pronunciata, è che nessuno lo sa davvero, perché gli strumenti con cui misuriamo questi modelli non sono stati pensati per rispondere alle domande del business.
benchmark llm
AI in azienda, perché il modello più potente può essere la scelta sbagliata
Le classifiche dei modelli linguistici premiano differenze minime che dicono poco alle imprese. Una valutazione utile deve misurare prestazioni nei compiti reali, costi, sicurezza e possibilità di installazione interna. Spesso un modello più piccolo offre un equilibrio economico e operativo
CEO Intelligentiae s.r.l., manager esperto di innovazione, autore

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