FWA di Open Fiber

Aree bianche, il Gigabit via radio non basta a chiudere il Piano BUL


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AGCOM approva il nuovo profilo FWA di Open Fiber fino a 1 Gbps. Un progresso utile, che però non rende il wireless equivalente alla fibra né sostituisce la verifica degli obblighi infrastrutturali previsti dal Piano BUL

Pubblicato il 10 set 2026

Luigi Gambardella

esperto di politiche del digitale



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FWA Open Fiber 1 Gbps




AGCOM approva il nuovo profilo FWA di Open Fiber fino a 1 Gbps nelle aree bianche. È un progresso tecnologico, ma non deve diventare il modo per confondere il miglioramento di un’offerta wholesale con il completamento degli obblighi infrastrutturali del Piano BUL.

Con la delibera n. 186/26/CONS, adottata il 22 luglio 2026 e pubblicata l’8 settembre, AGCOM ha approvato le condizioni tecnico-economiche del nuovo profilo a 1 Gbps del servizio “Open Stream FWA” di Open Fiber nelle aree bianche.

È importante chiarire subito che l’Autorità non sta modificando gli obblighi della concessione: il suo compito, in questo caso, riguarda l’approvazione delle condizioni dell’offerta wholesale su una rete beneficiaria di aiuti di Stato. Gli obblighi infrastrutturali discendono invece dai bandi e dalle convenzioni con Infratel e ricadono nell’ambito delle responsabilità del soggetto concedente e del MIMIT.

Open Fiber FWA 1 Gbps nelle aree bianche e obblighi del Piano BUL

Questa distinzione è essenziale, perché dal punto di vista tecnologico non vi è nulla di negativo nel fatto che una rete FWA possa offrire prestazioni migliori. Se Open Fiber è in grado di portare il proprio servizio radio fino a 1 Gbps, è giusto che gli operatori e gli utenti possano beneficiarne. Il problema nasce soltanto se un miglioramento dell’offerta commerciale finisce, nella comunicazione pubblica o nella valutazione complessiva del Piano, per confondersi con il raggiungimento degli obiettivi infrastrutturali originari.

Una cosa, infatti, è migliorare l’FWA dove l’FWA era previsto; un’altra sarebbe utilizzare progressivamente il wireless per compensare ciò che non è stato realizzato in fibra.

Il ruolo originario di FTTH e FWA nelle aree bianche

Il punto di partenza merita di essere ricordato. Le aree bianche sono state oggetto di uno dei più grandi interventi pubblici italiani nelle telecomunicazioni e l’offerta con cui Open Fiber si aggiudicò i tre bandi prevedeva la copertura di circa 7,9 milioni di unità immobiliari in FTTH e 1,6 milioni in FWA, rispettivamente circa l’83% e il 17% del totale. La fibra era quindi chiaramente l’ossatura del progetto, mentre il wireless rappresentava una componente minoritaria e complementare.

Proprio per questo oggi la domanda dovrebbe essere rivolta soprattutto a Infratel e al MIMIT: quante delle unità immobiliari interessate dal nuovo profilo a 1 Gbps appartengono alla componente FWA prevista originariamente, quante derivano da successive rimodulazioni e se vi siano state nel tempo riclassificazioni da FTTH a FWA. È questo il dato che permetterebbe di capire se siamo semplicemente davanti all’evoluzione tecnologica di una componente già prevista oppure a qualcosa di più significativo.

Perché FWA 1 Gbps e FTTH non sono la stessa infrastruttura

La questione è importante perché lo Stato non finanzia soltanto megabit: finanzia infrastrutture, e una connessione FWA pubblicizzata “fino a 1 Gbps” non diventa per questo tecnicamente equivalente a una FTTH.

Su questo punto bisogna però essere precisi. Anche una rete FTTH basata su GPON è una rete punto-multipunto e condivide capacità tra più utenti sull’albero ottico; sarebbe quindi sbagliato contrapporre una fibra completamente dedicata a una radio condivisa. La differenza sta nella quantità e nella qualità della capacità disponibile e, soprattutto, nella possibilità di farla evolvere. Una rete ottica può passare, ad esempio, a XGS-PON, che offre capacità nominale di 10 Gbit/s simmetrici sulla stessa infrastruttura ottica punto-multipunto, senza dover sostituire la fibra posata.

L’FWA deve invece confrontarsi con una risorsa molto più scarsa come lo spettro radio e con variabili che la fibra non incontra nello stesso modo: condizioni di propagazione, interferenze, distanza, capacità del settore radio e numero di utenti contemporaneamente serviti. La velocità di picco può quindi essere simile, ma non necessariamente lo sono la capacità disponibile nelle ore di maggiore traffico, la prevedibilità delle prestazioni e soprattutto la scalabilità nel lungo periodo.

È qui che il confronto basato soltanto sulla cifra “1 Gbps” rischia di diventare fuorviante. Un Gigabit di picco non descrive un’infrastruttura: descrive una possibile prestazione in determinate condizioni.

L’FWA è utile, ma non può diventare equivalente alla fibra

Questo non significa essere contrari all’FWA, che nelle zone rurali, nelle case isolate e nei territori nei quali scavare avrebbe costi sproporzionati può essere una soluzione efficiente e perfettamente razionale. Proprio perché è una tecnologia utile, però, non c’è alcun bisogno di farla apparire equivalente alla fibra in ogni sua caratteristica. Può avvicinarsi alla FTTH nella velocità offerta al cliente, ma resta diversa per disponibilità della risorsa trasmissiva, prevedibilità delle prestazioni e possibilità di crescita futura.

Il vero rischio è quindi un altro: che cambino progressivamente le metriche con le quali viene raccontato il risultato del Piano. Prima contavano le abitazioni da collegare, poi quelle raggiunte, poi quelle commercializzabili; domani potrebbe diventare sufficiente poter dichiarare una certa velocità, indipendentemente dalla tecnologia con cui viene fornita.

Sarebbe uno slittamento apparentemente tecnico, ma sostanziale, perché un grande progetto pubblico deve essere giudicato sulla base degli obiettivi per i quali è stato finanziato e degli impegni assunti nelle convenzioni, non sulla base delle tecnologie che successivamente consentono di offrire prestazioni migliori.

AGCOM, Infratel e MIMIT: due piani da tenere separati

Per questo occorre tenere nettamente separate due questioni. Da una parte c’è la decisione di AGCOM, che approva le condizioni tecnico-economiche di una nuova offerta wholesale FWA e che, sotto questo profilo, rappresenta semplicemente l’introduzione di un servizio più performante. Dall’altra c’è la verifica del rispetto degli obblighi infrastrutturali del Piano BUL, che spetta a Infratel e alle istituzioni responsabili della concessione.

Il primo può essere una buona notizia. Il secondo deve continuare a essere misurato sulla base degli impegni originari e delle loro successive, trasparenti modifiche.

Altrimenti rischiamo di arrivare a un paradosso: dopo anni trascorsi a finanziare la fibra nelle aree dove il mercato non voleva portarla, potremmo finire per considerare risolto il problema semplicemente perché, nel frattempo, la radio è diventata abbastanza veloce.

Il Gigabit è importante, ma scrivere “1 Gbps” su un’offerta non trasforma l’aria in fibra.

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