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Ipo di Anthropic rinviato: ecco i segnali di incertezza nel settore


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Il rinvio dell’IPO di Anthropic apre interrogativi sulla tenuta del suo modello di business. La nuova spinta di OpenAI, i concorrenti open-source e open-weight e l’allarme sui rischi dell’AI si confrontano con fatturato in accelerazione e aspettative di mercato ancora elevate

Pubblicato il 22 set 2026

Umberto Bertelè

professore emerito di Strategia e chairman degli Osservatori Digital Innovation Politecnico di Milano



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Il tanto atteso IPO di Anthropic previsto per il mese di ottobre, di cui sino a pochi giorni fa si parlava come del più grande della storia – con una valutazione di Anthropic stessa di 2 trilioni di $ – è stato rinviato e potrebbe svolgersi a novembre dopo le elezioni di mid term.

Non è un rinvio dovuto a banali considerazioni tecniche – va subito detto – ma ha cause più profonde, che potrebbero anche renderlo meno trionfale di quanto previsto sino a pochi giorni: cause alcune latenti da mesi, altre esplose solo negli ultimi giorni all’attenzione del mondo finanziario, di quello politico e geopolitico, dell’opinione pubblica in generale.

IPO di Anthropic rinviata: le tre cause della frenata

Tre le principali cause, come spiega bene FT in un suo articolo del 19 settembre (“Investors warn Anthropic could struggle to sustain revenues post-IPO – OpenAI’s resurgence, cheap rivals and safety fears test faith in durability of business model”) che mette addirittura in dubbio la capacità di tenuta nel tempo del business model di Anthropic,

il ritorno alla ribalta di OpenAI, una quasi “resurrezione” perché nei mesi scorsi essa sembrava aver ceduto definitivamente ad Anthropic (fondata come noto nel 2021 da un gruppo di suoi fuorusciti che ne contestavano la scarsa etica) la leadership nell’AI, che era stata sua sin dalla presentazione al mondo a fine 2022 di ChatGPT e dell’AI generativa;

la crescente concorrenza dei modelli “open”, soprattutto di quelli cinesi, che – per il basso costo e la maggiore flessibilità d’uso – sempre più vengono adottati dalle imprese anche statunitensi, in via esclusiva o in combinazione con i modelli più raffinati a seconda delle necessità;

i problemi di sicurezza che accompagnano l’uscita dei nuovi modelli AI sempre più potenti, che fanno addirittura parlare del rischio di “human extinction” o di “AI apocalypse” o (riprendendo il titolo di un noto film) di “robot apocalypse” e che fanno pensare alla necessità di un rallentamento dei ritmi di innovazione e di un controllo pubblico sulla sicurezza dei nuovi modelli stessi: come peraltro richiesto dal CEO di Anthropic Dario Amodei, a fronte del rischio di rivolta di una opinione pubblica già avversa all’AI negli US per il proliferare dei data center e per il rischio di sparizione di posti di lavoro (la cosiddetta “job apocalypse”).

OpenAI torna in corsa alla vigilia dell’IPO di Anthropic

“OpenAI’s GPT-6 Astra gains enterprise traction”, scrive Reuters in un suo articolo del 19 settembre (“Anthropic considers releasing new AI model ahead of IPO, sources say”), sottolineando come Astra – il nuovo modello lanciato da OpenAI a inizio settembre – stia destando un grande interesse nel mondo “corporate”, un mondo sinora dominato da Anthropic.

Un interesse visibile guardando al totale “enterprise AI spending”, ove Astra ha una quota del 13% contro l’8% di Claude Fable. Un interesse visibile guardando ai dati della piattaforma OpenRouter, molto utilizzata dagli sviluppatori per spostarsi da un modello AI a un altro, che mostrano come nell’ultima settimana i suoi utilizzatori abbiano passato più tempo sui modelli OpenAI che su quelli Anthropic: fatto che si verificava da almeno due anni e mezzo.

Sono fenomeni che potrebbero dipendere soprattutto dall’interesse – o anche solo dalla curiosità – di esplorare un nuovo modello, ma che Anthropic non deve e non intende sottovalutare: ragione per cui vuole lanciare un suo nuovo modello a monte dell’IPO, di cui deve ovviamente avere il tempo di testare in anticipo la sicurezza per evitare “incidenti” che potrebbero danneggiare anche pesantemente l’esito dell’IPO.

A vantaggio di Anthropic gioca comunque il fatturato, letteralmente moltiplicatosi rispetto allo scorso anno, che in termini annualizzati è pari ora a 65 miliardi di $ (contro i circa 40 di OpenAI) e che si ritiene possa a fine anno raggiungere o addirittura superare – sempre in termini annualizzati – la soglia dei 100 miliardi.

Mentre OpenAI, come noto, ha rinviato al 2027 il suo IPO, ma intende procedere a un nuovo aumento di capitale con una valutazione che vorrebbe salisse dagli attuali 852 miliardi (la cifra con cui a marzo raccolse 122 miliardi) agli 1,2 trilioni.

Modelli open e sostenibilità economica dell’IPO di Anthropic

“Una potenziale maggiore sfida per Anthropic e per le altre imprese che mettono a punto modelli di frontiera è data dalla crescente disponibilità di modelli AI “open-source” e “open-weight”, che allo stesso tempo riducono i costi dei “token” e permettono alle imprese che li utilizzano di costruirsi una propria infrastruttura AI invece che ricorrere ai modelli di imprese quali Anthropic o OpenAI”, scrive ancora Reuters.

Oppure, come ho accennato sopra, ricorrendo a tali modelli di frontiera – a integrazione della propria infrastruttura – solo quando strettamente necessario: nell’ottica, che sempre più guida le imprese nell’impiego dell’AI nel momento in cui il ricorso a essa diventa più strutturale, riassumibile nella frase spesso ripetuta “You don’t need to rent a Ferrari to go pick up your groceries”.

La spinta cinese e la distillazione dei modelli

Sono state imprese cinesi (DeepSeek la prima seguita da molte altre) – in parte ispirandosi a Meta – a introdurre massicciamente questi modelli, ricorrendo spesso (almeno così dicono le imprese di frontiera) alla tecnica della ”distillazione”, in sostanza a una sorta di “reverse engineering” in grado almeno in parte di ricostruire i modelli di frontiera.

Meta continua a operare con questa logica e Nvidia può essere considerata una nuova entrante, con la sua offerta di modelli “open” calibrati su diversi tipi di bisogni: “L’open source è fondamentale per rendere il calcolo accelerato ampiamente accessibile e utilizzabile in tutti i settori. Nvidia promuove e investe in piattaforme e modelli aperti per stimolare l’innovazione, far crescere gli ecosistemi e consentire alle aziende di integrare e distribuire l’IA con controllo e scalabilità”, si legge aprendo il sito https://opensource.nvidia.com/it-it/.

Il rischio di commoditizzazione dell’industria AI

L’avvicinamento delle prestazioni di questi modelli rispetto a quelli più sofisticati, che appare essere in corso, potrebbe esercitare una rilevante pressione sulla sostenibilità economica dell’“AI industry”, allargando in misura significativa le opzioni degli acquirenti finali e incrementando in tal modo la competizione.

Il rischio, visto con gli occhi degli “AI labs” di maggiore successo, è che si vada verso un processo di “commoditizzazione” (come peraltro più volte previsto dal CEO di Microsoft Satya Nadella): un rischio che potrebbe essere tanto più esaltato quanto più stringenti saranno le norme (con i relativi meccanismi di controllo e assunzioni di responsabilità nel caso di danni) che i diversi Stati – l’UE probabilmente nel nostro caso – introdurranno per garantire una maggiore sicurezza.

Sicurezza dell’AI e rischi di mercato per l’IPO di Anthropic

La lettura stamattina di alcuni dei principali giornali economici internazionali mi ha confermato nell’idea che il quadro è molto variegato.

Ricercatori sotto pressione e richieste di regole globali

FT parla dello stato d’ansia di chi opera nelle imprese AI di frontiera, un tema molto dibattuto qualche giorno fa in occasione delle dimissioni da Anthropic di un giovane ricercatore timoroso di contribuire a una “human extinction” che a suo avviso aveva una probabilità del 10% di verificarsi entro la fine del decennio se la messa a punto dei nuovi modelli AI di frontiera fosse continuata: “AI staff complain of mental toll over fears of threat to society – Top researchers at Aisi, OpenAI, Anthropic and Google DeepMind report burnout and stress over developing powerful AI”.

FT parla anche di un nuovo intervento di Sam Altman – “OpenAI joins call for US-led global AI standards – Chief executive Sam Altman will brief the UN Security Council this week following outcry over safety concerns” – sul tema della sicurezza e della necessità di regole condivise a livello mondiale, sulla traccia di quanto detto dal CEO di Anthropic più di una settimana fa: l’uno e l���altro oggetto di accuse di ipocrisia, dal momento che continuano a produrre nuovi modelli mentre sottolineano la loro crescente pericolosità.

C’è preoccupazione nella gente a fronte di queste notizie (soprattutto di quelle relative alle perdite di controllo da parte delle imprese di quanto stanno facendo i loro agenti AI, con l’episodio più clamoroso capitato proprio a OpenAI), ma non tali da impedire un livello record di acquisti di Muse, il nuovo agente AI personale messo a punto da Meta.

I mercati tra timori e nuovi record

E il mercato – di cui da più parti si prevedeva una forte caduta dopo l’intervento del CEO di Anthropic – non sembra particolarmente turbato:

“The Magnificent Seven Is Roaring Back, Fueled by Meta’s Rally – Surging tech shares lifted the Nasdaq composite to a record close, and left AI-safety fears in the dust”, è il commento di WSJ dopo che nella giornata di ieri (lunedì 21), con la spinta anche di una riduzione temporanea del prezzo del petrolio, c’è stato non solo un circa totale recupero delle perdite di diverse imprese tech lunedì 14, ma la crescita rilevante di alcune di essi: di Meta in primo luogo che ha visto la sua capitalizzazione crescere di 200 miliardi di $, ma anche di molte altre (la Fig. 1 riporta l’andamento recente delle Magnificent Seven).

La dipendenza globale dalla crescita dell’AI

Credo sia importante ricordare che l’AI ha fatto la fortuna di molte imprese, che in particolare – con il suo bisogno di chip – ne ha fatte crescere molte in valore nel comparto dell’hardware. Le imprese tech, tutte in qualche misura interessate all’AI, occupano ora le prime 9 posizioni per capitalizzazione a livello mondiale e 12 delle prime 13 (Saudi Aramco, l’unica non-tech in questo gruppo (essa opera come noto nell’oil & gas), è al decimo posto).

Sono 13 le imprese tech con una capitalizzazione superiore ai mille miliardi di $ (l’ultima entrata, AMD, ha superato la soglia ieri) e sono 21 – i due terzi circa delle top 31 a livello mondiale – quelle che valgono oltre 400 miliardi. È chiaro che una crisi dell’AI, per ragioni di sicurezza piuttosto che per eccesso di spesa e/o di indebitamento, potrebbe avere effetti rovinosi sulla intera economia mondiale.

La valutazione da 2 trilioni alla prova dell’IPO di Anthropic

È il punto di vista di un articolo di FT di ieri – “Lex in depth: Anthropic at $2tn isn’t far-fetched – There are several ways to crack the valuation nut. Some suggest the company may be worth far more” – che può apparire in forte contrasto con quello che ho citato all’inizio e che ho usato come traccia per molte mie considerazioni.

Da cosa nasce questo divario? “Ci sono molti modi per sbrogliare la matassa della valutazione”, dice giustamente la prima parte del sottotitolo dell’articolo:

• si può puntare l’attenzione sugli scenari futuribili, e il pessimismo in questo caso può prevalere (il “rischio bolla” è sempre alle porte);

• si può invece “misurare” Anthropic ponendola a paragone con le imprese tech che dominano la classifica attualmente, e in questo caso è comprensibile l’affermazione (riportata nella seconda parte del sottotitolo) che alcuni ritengono che essa possa valere anche molto più di 2 trilioni.

Se la data di novembre verrà confermata, e non vi saranno eventi straordinari o ulteriori rinvii nel frattempo, sapremo presto quale criterio di valutazione il mercato avrà adottato.

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