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AI ed energia, il doppio nodo della politica industriale europea



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La politica industriale europea si confronta con un doppio vincolo: garantire energia abbondante e accessibile e sostenere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. AccelerateEU, reti elettriche, rinnovabili, data center e investimenti diventano i punti decisivi per la competitività dell’Europa e dell’Italia

Pubblicato il 6 mag 2026

Mario Dal Co

Economista e manager, già direttore dell’Agenzia per l’innovazione



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La comunicazione AccelerateEU è la risposta della Commissione al conflitto in Medio Oriente e alla chiusura dello Stretto di Hormuz.

Il documento ricorda i passi avanti compiuti dall’Europa per ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e quindi dalle importazioni. Vedremo come sono stati compiuti ed in particolare chi non li ha compiuti, all’interno dell’Unione.

Diversificazione energetica e fragilità geopolitica europea

La guerra in Ucraina, l’instabilità politico-militare dell’area del Golfo e la imprevedibilità o, meglio, la assoluta non affidabilità dell’amministrazione americana rendono assai fragile il quadro economico e politico in cui l’Europa è costretta a muoversi, pena la paralisi e la crisi delle sue istituzioni.

La diversificazione è andata avanti per quanto riguarda le fonti, con uno spostamento verso le rinnovabili (figura 1) e anche per quanto riguarda la provenienza delle materie prime fossili ed in particolare il gas (figura 2). Diversificare vuol dire – come insegnano i gestori di fondi di investimento – ridurre il livello dei rischi sistemici.

Il picco di importazioni di fonti primarie del 2022 fu determinato dall’invasione russa dell’Ucraina. Dal 2022 in avanti la riduzione della “bolletta” è dovuta per due terzi alla riduzione del prezzo e per un terzo alla contrazione delle quantità domandate: a fronte di una riduzione del 51% della spesa le quantità si sono ridotte del 15%. Per questo motivo l’Europa rimane con una dipendenza elevatissima dalle importazioni di fonti fossili, ancora oggi superiore al 58%, contro il 24% della Cina e il 37% dell’India. L’effetto più importante nella modificazione della composizione delle importazioni è la sostituzione di parte del gas naturale pompato dai gasdotti (GN) con quello trasportato dalle metaniere allo stato liquido (GNL) e questo è il risultato dello spostamento delle forniture di gas dalla Russia agli Stati Uniti, che si legge nella figura 2.

Gli spostamenti non riducono in modo adeguato la dipendenza dell’Europa: dipendere meno dalla Russia e più dagli Stati Uniti, di questi tempi, è davvero un vantaggio? L’impatto delle crisi internazionali è eloquente: 24 miliardi aggiuntivi per le fonti fossili da marzo 2026 a causa del conflitto in Medio Oriente rappresentano un aumento di costo sull’anno precedente del 7%.

Stretta da questi impatti catastrofici, la Commissione rivede criticamente l’abbandono del nucleare: “Credo che abbandonare quella fonte di energia affidabile e a basse emissioni sia stato un errore strategico”.

Queste fragilità dell’approvvigionamento energetico europeo si uniscono alla incompiutezza del mercato europeo dell’energia, all’obsolescenza delle sue reti di distribuzione e all’incompletezza di quelle di trasmissione. Lo sviluppo insufficiente delle rinnovabili, la stasi e lo smantellamento del nucleare, la carenza della rete di trasmissione europea, l’obsolescenza della rete di distribuzione rendono l’Europa esposta in modo critico alla tempesta energetica che si sta sviluppando nel Golfo e in Europa. E c’è un convitato di pietra, minaccioso anche se silente (per ora): la fame di energia dell’intelligenza artificiale (AI).

AccelerateEU e la competitività industriale

Preso atto di queste fragilità l’Europa emana AccelerateEU: “I prezzi dell’elettricità in Europa sono strutturalmente troppo alti. Questo è un problema di enorme importanza. Perché un’elettricità a prezzi accessibili non è importante solo per il costo della vita dei nostri cittadini, ma è anche decisiva per la nostra competitività industriale. Le industrie del futuro si baseranno su un’elettricità a prezzi accessibili. La robotica e l’intelligenza artificiale guideranno la prossima ondata di innovazione e produttività in tutti i settori industriali”. AccelerateEU affronta i problemi non con nuovi interventi normativi ma spingendo sull’accelerazione dei processi autorizzativi e di implementazione degli investimenti.

Gli assi principali del piano

Gli assi principali del piano sono i seguenti.

  • Coordinamento immediato tra Stati membri al fine di realizzare il riempimento coordinato degli stoccaggi gas, rilascio straordinario di scorte petrolifere.
  • Protezione dei consumatori dai picchi di prezzo: le misure suggerite agli Stati membri per proteggere consumatori e industria includono: schemi temporanei di supporto al reddito, energy voucher, riduzione delle accise sull’elettricità per le famiglie vulnerabili e cambio di fornitore.
  • Accelerazione della produzione pulita domestica. Questo è l’asse più sostanziale. La Commissione fissa l’obiettivo di aumentare la capacità rinnovabile installata ogni anno a 100 GW, con procedure di autorizzazione accorciate a un massimo di due anni in tutta Europa entro fine 2026.
  • Il nucleare torna in primo piano: la Commissione ha adottato la SMR Strategy il 10 marzo 2026, con un’investment guarantee da 200 milioni per accelerare lo sviluppo dei Small Modular Reactors.
  • Modernizzazione dell’infrastruttura di rete: il Grids Package. Il documento chiede di chiudere le negoziazioni legislative sul Grids Package entro estate 2026, con digitalizzazione e approvazioni tacite per i progetti PCI/PMI.
  • Potenziare la rete di trasmissione creando gli Energy Highways, otto corridoi strategici: da Helsinki a Cipro, dal Baltico alla penisola iberica, questi otto corridoi strategici ricevono priorità politica elevata, finanziamenti accelerati e permitting fast-track.
  • Esenzione da VIA per repowering: la Commissione ha proposto modifiche legislative che consentono agli Stati di esentare i progetti di repowering di reti, storage e rinnovabili dalla valutazione di impatto ambientale, citando i ritardi pluriennali che questi iter producono.

Perché la rete elettrica è centrale per AI ed energia

L’insistenza sulle reti è una novità importante rispetto alla dominante attenzione sulla generazione: la disponibilità di energia non è solo il risultato della sola capacità di generazione; è anche il risultato della capacità di pronto richiamo-attivazione delle centrali, di trasmissione dalle centrali alle cabine di distribuzione e da queste ai singoli consumatori. Ed è qui che il nesso tra energia e AI si fa stringente.

L’Europa ha fatto buoni passi avanti sul cammino delle rinnovabili: oggi sono il 47% della generazione, con quasi dieci punti di aumento in soli quattro anni. Si deve andare avanti e, come vedremo, anche qui la questione è prevalentemente normativa: la regolazione è lo strumento o – se si preferisce – il collo di bottiglia di ogni politica industriale europea.

Nel 2024, oltre settanta terawattora (TWh) di energia da fonti rinnovabili sono rimasti indisponibili a causa delle strozzature nella rete europea: una produzione pari al consumo dell’intera Austria per un anno, con un costo di compensazione pari a quasi nove miliardi di euro. Inoltre i tempi di autorizzazione e quindi di attuazione dei progetti sia nella generazione sia nella rete sono eccessivamente lunghi. Occorre ammodernare la trasmissione tra centrali e cabine primarie e la distribuzione tra queste ultime e il consumatore finale. La rete intelligente è un’impellente necessità.

Nel 2024, progetti di energia rinnovabile per un totale di 1.700 GW in 16 paesi europei erano bloccati nelle liste d’attesa per le connessioni, una cifra superiore di oltre sei volte alla capacità di generazione installata in Germania. Si tratta di un dato straordinario: il problema non è tanto costruire parchi eolici o pannelli solari, ma collegarli alla rete.

L’Europa si trova ancora ad affrontare un deficit di capacità transfrontaliera di 32 GW e processi di autorizzazione che possono richiedere fino a 17 anni.

Storicamente, le reti elettriche sono state progettate per flussi di elettricità unidirezionali. Il modello di generazione distribuita, in cui milioni di prosumer (famiglie, aziende agricole, PMI) consumano e immettono energia nella rete, richiede una gestione bidirezionale, intelligente e in tempo reale in ogni nodo della rete di distribuzione. La maggior parte della rete di distribuzione europea non è stata progettata per questo. Molte reti di distribuzione europee avranno più di 40 anni entro il 2030, sono prossime alla fine del loro ciclo di vita. Nuovi investimenti sono necessari.

La tecnologia per gestire in modo intelligente la generazione distribuita esiste ed è in fase di implementazione, ma in modo disomogeneo. L’operatore di trasmissione belga Elia ha sviluppato uno strumento basato sull’AI che riduce del 41% l’errore di previsione dello squilibrio di sistema, contribuendo a mantenere la stabilità della frequenza di rete con la crescente integrazione delle energie rinnovabili. L’azienda tedesca E.ON ha integrato l’AI per la manutenzione predittiva della rete. Si tratta di veri e propri leader.

AI per il sistema elettrico europeo

Tuttavia, il divario tra i paesi leader e quelli in ritardo è enorme. L’UE sta codificando i requisiti per l’AI nel settore energetico attraverso un approccio precauzionale e basato sul rischio, mentre gli Stati Uniti si affidano a standard definiti dall’industria: il divario transatlantico nell’approccio è evidente. La cautela normativa europea, pur comprensibile, rischia di rallentare proprio l’adozione dell’AI di cui ha bisogno per crescere dal punto di vista economico e tecnologico, della ricerca e della qualificazione delle risorse umane, ma anche per sviluppare la rete intelligente, che a sua volta è necessaria per fornire ad AI l’energia necessaria. Il nodo è doppio: se non lo si affronta nella sua complessità e nell’interazione tra problema energetico e crescita di AI, si rischia di rimanere prigionieri di una condizione di mancata crescita economica e di dipendenza geopolitica.

La Commissione europea ha introdotto il concetto di “spina dorsale digitale” per il sistema energetico europeo, alimentato da un nucleo di intelligenza intelligente che utilizza l’AI generativa, con l’obiettivo di integrare tutte le risorse decentralizzate e virtualizzate tramite l’IoT, creando un mercato multilaterale che colleghi produttori e consumatori. Si tratta ancora in gran parte di una tabella di marcia, non di una realtà.

Questo rappresenta il divario tecnologico più evidente in termini pratici. Affinché una singola abitazione dotata di pannelli solari possa rivendere l’energia in eccesso alla rete, sono necessari: contatori intelligenti, misurazione bidirezionale, segnali di prezzo in tempo reale, un gestore del sistema di distribuzione (DSO) in grado di gestire l’immissione variabile di energia e regole di accesso al mercato che consentano ai piccoli produttori di partecipare.

La Spagna ha registrato prezzi spot prossimi allo zero e persino negativi nel 2024, con conseguente limitazione della produzione di energia rinnovabile: una volatilità in gran parte attribuibile alla rapida espansione delle energie rinnovabili senza un corrispondente ammodernamento delle infrastrutture di accumulo e di rete. In altre parole, la rete non è letteralmente in grado di assorbire l’energia prodotta, nemmeno a prezzo zero. Non ha una adeguata intelligenza che le consenta di essere flessibile di fronte alle oscillazioni asincrone della generazione e della domanda.

Entro il 2050, si prevede che il 70% della produzione e dell’accumulo di energia rinnovabile sarà connesso alla rete di distribuzione. Per questo obiettivo occorre superare un problema gigantesco a livello di sistema elettrico continentale, poiché la distribuzione è la parte più obsoleta e meno digitalizzata del sistema elettrico.

La spesa annuale per le reti elettriche dell’UE dovrebbe superare i 70 miliardi di dollari nel 2025, il doppio rispetto a dieci anni fa, eppure gli investimenti non hanno tenuto il passo con la diffusione delle energie pulite, causando inefficienze, lunghe liste d’attesa per gli allacciamenti e difficoltà nel trasmettere l’elettricità rinnovabile a basso costo dalle regioni meridionali dell’UE alle aree ad alta domanda.

Tuttavia, l’assetto di controllo pubblico di molte società energetiche incide negativamente sulla loro capacità di finanziare i nuovi investimenti. Ciò accade per due motivi: la redditività delle aziende pubbliche è più bassa di quella delle aziende private e quindi il loro autofinanziamento inferiore, inoltre, la presenza dell’azionista pubblico spinge a politiche di dividendi che sottraggono margini di finanziamento dei nuovi investimenti e diminuiscono la propensione al rischio di impresa.

Per consentire una transizione efficace, gli investimenti annuali in infrastrutture nuove e modernizzate, unitamente alla digitalizzazione, dovrebbero raggiungere i 67 miliardi di euro dal 2025 al 2050, pari a circa lo 0,4% del PIL dell’UE, cifra potenzialmente riducibile a 55 miliardi di euro all’anno se le reti intelligenti e gli strumenti di flessibilità venissero implementati correttamente.

La Commissione europea ha risposto nel dicembre 2025 con il Pacchetto Reti Europee, mobilitando 584 miliardi di euro, individuando otto corridoi strategici per l’Autostrada dell’Energia, proponendo di semplificare le procedure di autorizzazione e promuovendo la digitalizzazione della rete. Ma oltre la metà dei progetti di trasmissione necessari entro il 2030 sono ancora in attesa di autorizzazione.

Il contrasto con la Cina è istruttivo e al tempo stesso sconcertante. La Cina ha investito 625 miliardi di dollari in energia pulita nel 2024, superando la spesa complessiva di Europa e Nord America, e, scelta fondamentale, a questi investimenti in energia pulita si aggiungono investimenti nelle infrastrutture di rete. La rete di trasmissione ad altissima tensione cinese è progettata per integrare vaste risorse rinnovabili e distribuire energia verde su migliaia di chilometri con perdite minime. L’Europa non dispone di un’infrastruttura di base equivalente.

La fame di energia dell’AI e il paradosso di Jevons

AI richiede la disponibilità di una matrice di risorse: competenze, investimenti, processori, capacità di calcolo, reti di connessione, dati, energia. Questa serie di risorse rappresenta in modo assai semplice il vettore di obiettivi della politica industriale europea. Per il nostro Paese il nodo da sciogliere è duplice: la politica industriale europea in materia di AI è incompiuta e quella nazionale pressoché priva di strumenti e di risorse. Mentre si discute del Digital Omnibus e della strategia europea che, sia pur in ritardo e timidamente risponde alle sollecitazioni del rapporto Draghi con i primi passi in direzione della semplificazione normativa e regolamentare, l’urgenza della situazione politica internazionale ci pone davanti la questione cruciale. Quale che sia l’esito nei prossimi due anni del processo di semplificazione, che dovrebbe dare ossigeno alle aziende europee che si cimentano nello sviluppo dell’AI, rimane il rischio incombente sull’Europa, e gravissimo per l’Italia in particolare, della disponibilità di energia per lo sviluppo di AI. Nello sviluppo di AI l’energia è uno dei principali fattori abilitanti: disponibilità e prezzo sono decisivi.

La straordinaria riduzione del ricorso all’energia per unità di prodotto ossia per produrre un token, ossia un’unità logica (ad esempio una frase) da parte dei modelli di AI generativa (figura 3) sembrerebbe poter contenere l’espansione della domanda di energia di AI. Nei due anni dal 2022 al 2024 il costo per milione di token si riduce di 280 volte, mentre l’efficienza dell’HW aumenta del 40% all’anno. Infine il dato più impressionante, diffuso di Nvidia: il suo processore Blackwell presentato a marzo 2024 e distribuito a partire dal 2025 (chip B200), destinato all’inferenza dei grandi modelli LLM, utilizza 45.000 volte meno energia rispetto al processore Pascal del 2016.

Nvidia cita questo numero per indicare la traiettoria esponenziale di miglioramento dell’efficienza energetica dell’hardware esponenziale. Ogni nuova generazione – A100 (2020), H100 (2022), B200 (2024) – porta un miglioramento di 3-5 volte rapporto prestazioni/watt. Sembrerebbe che la fame di energia dovuta allo sviluppo e alla diffusione di AI sia saziata da questi strepitosi miglioramenti: non è così.

Anche se oggi ogni token richiede molta meno energia che nel 2016 o nel 2022, la quantità totale di token prodotti è cresciuta talmente in fretta da far aumentare comunque il consumo elettrico aggregato dei data center AI – il classico paradosso di Jevons.

Si prevede che i data center dedicati al calcolo AI richiederanno 7 mila miliardi di dollari di investimenti entro il 2030, con un fabbisogno energetico che raddoppierà o addirittura triplicherà entro il 2026, a dimostrazione dell’imponente infrastruttura necessaria a fronte del calo dei prezzi dell’inferenza. La figura 4 dimostra come, nonostante l’impressionante aumento di efficienza energetica, AI continui nei prossimi anni a richiedere più energia.

L’Italia tra opportunità e strozzature

L’Italia si trova in una posizione geografica strategica che sta attirando attenzione crescente. I data center non inseguono più solo i luoghi dove il digitale è già maturo: cercano spazio, disponibilità energetica, connessioni veloci, approdi internazionali. Genova e Palermo si candidano come snodi strategici insieme a Barcellona e Creta, in un ecosistema interconnesso che rafforza il Sud Europa nel traffico globale dei dati.

Secondo IDA, il mercato dei data center italiani è pronto a triplicare la capacità installata, passando dai 287 MW del 2024 a oltre 1 GW nel 2028 per raggiungere i 2 GW nel 2031. La spesa per costruzione e allestimento supererà i 21,8 miliardi di euro nei prossimi cinque anni.

I colossi globali del cloud – AWS, Microsoft, Google – hanno aperto o stanno aprendo progetti cloud in Italia (Milano, Torino, Roma). Microsoft ha avviato il progetto “Ambizione Italia” con oltre un miliardo di euro, aprendo regioni Azure e finanziando programmi di formazione digitale.

L’Italia è anche inserita nella rete europea delle AI Factories: fra le prime sette AI Factories selezionate da EuroHPC a dicembre 2024 c’è anche l’Italia (insieme a Finlandia, Germania, Grecia, Lussemburgo, Spagna e Svezia).

La Strategia Nazionale per l’Intelligenza Artificiale 2024-2026 prevede: un Fondo Nazionale Innovazione – Vertical AI da 300 milioni in equity e quasi-equity per startup deep-tech early stage tramite CDP Venture Capital; bandi PNRR fino all’80% per progetti AI applicata; voucher PMI “AI Ready” da Invitalia fino a 40.000 euro; fondi FSC e POR regionali per Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte.

Il giudizio degli esperti è critico: gli interventi sono tardivi e non competitivi rispetto ad altri paesi europei come Francia e Germania, che riescono ad attrarre grandi investimenti privati dall’estero. Solo in un mese Microsoft ha annunciato 3,2 miliardi in Germania e Google ha scelto Parigi per un centro di ricerca AI con 300 scienziati.

Ma è il nodo energetico italiano il collo di bottiglia più critico. La domanda energetica legata ai data center in Italia aveva già raggiunto circa 55 GW a luglio 2025, con oltre il 70% concentrato tra Lombardia e Piemonte, ma le richieste di connessione alla rete sono esplose: Terna ha registrato oltre 342 richieste di connessione.

I nuovi carichi legati a GPU e calcolo ad alte prestazioni richiedono densità energetiche fino a venti volte superiori rispetto ai data center tradizionali.

I data center commerciali occupano oggi poco più di 1.200 unità lavorative a tempo pieno, con una stima di quasi 6.000 entro il 2029. Ma senza competenze locali solide il rischio è di dipendere dall’estero anche per professionalità strategiche. Il Programma Strategico Nazionale per l’AI include bandi per la ricerca fondamentale in machine learning, NLP, visione artificiale, edge-AI e ragionamento simbolico, con 1,8 miliardi PNRR per ricerca competitiva, e misure per rafforzare le eccellenze esistenti e prevenire la fuga di cervelli. La fuga si previene in un solo modo: pagando meglio i ricercatori nell’università e nelle imprese.

AccelerateEU, AI ed energia: il nodo finale

Il documento AccelerateEU intende coordinare e sveltire una serie di strumenti importanti, senza nuovi interventi normativi: un riconoscimento dell’eccessivo fardello che le norme europee rappresentano in particolare per lo sviluppo di AI e per il dispiegamento degli investimenti nell’energia. Un passaggio decisivo sarà il Grids Package: se il Parlamento e il Consiglio riusciranno davvero a chiudere la negoziazione entro l’estate 2026 – come chiede la Commissione – si tratterebbe di un’accelerazione legislativa senza precedenti nel settore energetico.

Se non verrà sciolto il doppio nodo della semplificazione nel campo dell’AI e della semplificazione nel campo dell’energia, l’Europa, e l’Italia in particolare, resteranno intrappolate e rimarranno ai margini della cascata di innovazioni che AI produrrà nei prossimi anni. La interconnessione tra i due aspetti è duplice: l’energia è essenziale per lo sviluppo di AI, e AI è essenziale per gestire la nuova rete intelligente necessaria a distribuire l’energia prodotta dai prosumer, i punti distribuiti sul territorio dove produttori/consumatori si collegano in modo bidirezionale alla rete.

Note


[1]) Directorate-General for Energy, AccelerateEU – Energy Union – affordable and secure energy through accelerated action, 22 April, 2026.

[2]) Leticia Batista Cabanas, Elisabeth Heinz, EU energy mix: Crisis pushes balance on nuclear, renewables and security, EuroNews, 28/04/2026.

[3]) Ursula Von Der Leyen, discorso 10 marzo 2026 al Nuclear Energy Summit.

[4]) OECD/World Bank (2024), Dividend payments by state-owned enterprises: Policies and practices, OECD Business and Finance Policy Papers, No. 44, OECD Publishing, Paris.

[5]) Il paradosso fu formulato da William Stanley Jevons, uno dei padri dell’economia moderna nel in: The Coal Question; An Inquiry Concerning the Progress of the Nation, and Probable Exhaustion of Our Coal Mines, Macmillan and Co., 1865. Jevons contrastava l’opinione comune che il miglioramento dell’efficienza nell’ utilizzo del carbone, avrebbe ridotto i consumi e quindi salvaguardato le riserve minerarie. Sosteneva che tanto più efficiente diventava il suo utilizzo, tanto più si sarebbe diffusa la sua applicazione e tanto più rapidamente si sarebbero esaurite le riserve minerarie: “qualunque cosa produca un aumento di efficienza nell’utilizzo del carbone, che diminuisca il costo del suo utilizzo, tende ad aumentare in modo diretto il valore del mot20ore motore a vapore, e ad aumentare i campi della sua applicazione…E’ una totale confusione di idee credere che un utilizzo più economico di u combustibile porti ad una riduzione del suo utilizzo: E vero il contrario”, cap. VII.

[6]) Dion Harris, Sustainable Strides: How AI and Accelerated Computing Are Driving Energy Efficiency July 22, 2024, https://blogs.Nvidia.com/blog/accelerated-ai-energy-efficiency/

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