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Innovazione digitale in Sanità: più investimenti e un nuovo modello di cura e assistenza

L’investimento in ICT è una soluzione obbligata per la Sanità italiana, l’unica in grado di modernizzare il sistema per metterlo in grado di reggere l’impatto della crescita della domanda, fermando il circolo vizioso in atto di progressivo decadimento di qualità ed efficienza. Per l’innovazione del sistema l’ICT da sola non è però sufficiente: serve un nuovo modello di cura e assistenza integrato e intelligente

Pubblicato il 03 Lug 2014

Chiara Sgarbossa

Direttrice dell’Osservatorio Life Science Innovation, Politecnico di Milano

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Innovazione digitale in Sanità: più investimenti e un nuovo modello di cura e assistenza

In un Sistema Sanitario tra i meno costosi d’Europa (3.012 dollari di spesa sanitaria pro capite, oltre un terzo inferiore alla media dell’area Euro), nel Paese più vecchio del continente, dove la qualità delle prestazioni sanitarie erogate è sensibilmente inferiore rispetto alla media europea, l’innovazione digitale della Sanità italiana oggi è un percorso obbligato.

Il livello attuale di dotazione e investimento in tecnologie, tuttavia, ci vede oggi arretrati e significativamente lontani dai Paesi che dovrebbero rappresentare per noi un benchmark, e il risultato degli appelli di questi anni al suo incremento sembra essere stato modesto: la “spesa” tecnologica – parliamo di spesa perché non si può purtroppo parlare di una logica di investimenti – ha continuato a essere tagliata, al pari o più delle altre voci, e ad essere gestita in un’ottica frammentata e locale di pura automazione dell’esistente.

Lo dimostrano i dati allarmati che emergono dalla Ricerca 2014 dell’Osservatorio ICT in Sanità (School of Management, Politecnico di Milano), in cui si evidenzia una riduzione di circa il 5% della spesa complessiva allocata alla digitalizzazione della Sanità italiana nel 2013, che si è ulteriormente contratta rispetto ai già preoccupanti livelli del 2012 raggiungendo quota 1,17 miliardi di euro nel 2013 (1,1% della spesa sanitaria pubblica, corrispondente a 19,72 € per abitante). In particolare, la spesa ICT è così ripartita tra i diversi attori del SSN:

· 800 milioni di € rappresentano la spesa sostenuta dalle strutture sanitarie, con una riduzione dell’11% rispetto alla spesa 2012 (895 milioni di €), che era già in calo rispetto a quella del periodo precedente (oltre 900 milioni di €);

· 295 milioni di € sono spesi direttamente dalle Regioni, con un aumento del 5,4% rispetto alla spesa del 2012 (pari a 280 milioni di €);

· 60 milioni di € sono spesi dagli oltre 47.000 Medici di Medicina Generale (pari a 1.276 € per medico), con un aumento del 11% rispetto al 2012, dove la spesa era di 54 milioni di € (pari a 1.146 € per medico).

· 19 milioni di € è la spesa ICT del Ministero della Salute.

A discapito dell’interesse più volte manifestato dai decisori e dagli attori chiave del sistema circa la rilevanza e la necessità di procedere a una rapida modernizzazione del settore Salute attraverso gli investimenti in innovazione digitale, non sembra che tali propositi siano stati rispettati. Anzi, si assiste a un’ulteriore contrazione della spesa ICT complessiva, che riguarda soprattutto le strutture sanitarie, che per la prima volta negli ultimi anni hanno visto ridursi nel 2013 sia gli investimenti (-26%) che le spese correnti (-4%) in tecnologie digitali. E la situazione non è destinata a migliorare nel prossimo futuro, in quanto oltre la metà delle aziende coinvolte nella ricerca prevede per il 2014 un taglio generalizzato sia di spese sia di investimenti, a seguito della Spending Review.

L’ICT, questa ICT, così non basta! Se si vuole difendere il Sistema Sanitario pubblico, ciò che serve è una vera e profonda riforma del modello di cura e assistenza: l’investimento in nuove tecnologie deve quindi essere concepito nel quadro del passaggio a un nuovo modello integrato e intelligente, uno “Smart Care System”, in grado di prendersi carico dei pazienti nelle fasi acute e a livello ospedaliero così come nell’assistenza domiciliare e sociale, con una governance condivisa dell’innovazione in cui l’ICT abiliti la collaborazione tra i diversi attori.

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