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Movimento a 5 stelle: avanguardia nella teoria delle reti e delle complessità

di Valerio Eletti, università La Sapienza

06 Dic 2012

A differenza di quanto contestano molti, non c’è contraddizione tra esaltazione del processo democratico in rete e ferrei vincoli di vertice da parte del Movimento 5 Stelle (vedi ukase di Casaleggio e Grillo). E’ in realtà il risultato una visione nuova, non lineare, ricca di sviluppi nel futuro immediato e a medio termine, appunto “regole locali semplici e rigide per favorire l’evoluzione complessa del sistema” (cfr. Barabasi, Link, Einaudi 2002).  

Dal punto di vista delle teorie delle reti e della complessità, infatti, dando regole chiare e rigide a livello locale (come quelle tanto discusse per quanto riguarda la selezione dei candidati on line) si permette a un sistema reticolare di evolversi su pattern visibili a priori nel loro insieme (seppure non prevedibili nel dettaglio). 

In conclusione, sarà interessantissimo sia vedere come si adatterà “il sistema complesso politica” ad azioni di questo genere, particolarmente efficaci per raggiungere e attivare quelle soglie critiche che caratterizzano i bivi storici dei sistemi complessi adattativi, sia condividere e confrontare questa riflessione con chi si interessa non solo di agenda digitale ma anche di approccio sistemico alle reti sociali e biologiche.  

A chi studia le teorie della complessità interessa il fatto che per la prima volta la rete viene usata con una consapevolezza nuova: sarà rivelatore vedere a che cosa porta questa consapevolezza, l’uso di strumenti nuovi: non solo Internet e i social network, ma anche e soprattutto l’approccio sistemico bottom-up e contemporanemente top-down degli organizzatori: un esperimento alla Wikipedia, ma all’ennesima potenza… citando Frankenstein Junior: “si .. può .. fare”. 

  • vanni nastari

    mi occupo di telecomunicazioni anche nell’area dati dal 1980.
    Il nostro sistema di mail si chiamava notice e viaggiava sulle vecchie strutture di time sharing in start/stop.
    Ben venga quindi una democrazia digitale per sostituire quella esausta che viviamo tutti i giorni.
    La mia perplessità è che non è lo strumento il problema ma le persone.
    Basta andare ad una riunione di condominio per rendersi conto che il consenso e il buon senso spesso sono al di fuori della nostra logica.
    Il processo di maturazione non sarà breve ma almeno avremo ridotto la carta.

    grazie

  • valerio eletti

    in effetti nelle telecomunicazioni la tecnologia ha fatto passi incredibili, come nella chirurgia e in altri settori di alta specializzazione. Il problema assume aspetti qualitativamente diversi quando i progressi tecnologici riguardano tutta o quasi la società, come nel caso del Web 2.0 (e a breve del Web 3.0 come scrivo nei miei articoli qui, su agendadigitale.eu): allora si innescano fenomeni di diffusione reticolare di comportamenti e idee (memi) che fanno co-evolvere il sistema e il suo contesto in maniera imprevedibile: e in queste fasi di transizione turbolenta le due forze motrici più significative sono la cooperazione e il conflitto: la prevalenza dell’uno o dell’altra può far percorrere allo stato del sistema un ramo diverso del bivio degli eventi… staremo a vedere: come giustamente lei dice, l’unica consapevolezza è che “il futuro sta succedendo qui ora”.

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