La guida

Arriva l’Euro digitale: ecco a cosa servirà e come funzionerà

Parte la fase biennale di progettazione per adottare l’Euro digitale, moneta in forma elettronica che dovrebbe affiancare gli attuali metodi di pagamento: approfondiamo ogni aspetto, dagli obiettivi all’infrastruttura

15 Ott 2021
Alessandro Mastromatteo

Avvocato, Studio Legale Tributario Santacroce & Partners

europa digitale

Ha preso il via una fase biennale di analisi progettuale per l’adozione dell’Euro digitale, con l’obiettivo di introdurre una moneta in forma elettronica cui avrebbero accesso cittadini e imprese per effettuare pagamenti giornalieri in modo rapido, semplice e sicuro, così come con le banconote ma in forma digitale. Vediamo di cosa si tratta e lo stato dell’arte.

Euro digitale, gli obiettivi

Come indicato dalla Banca Centrale Europea con comunicato stampa del 14 luglio 2021, l’euro digitale si affiancherebbe al contante, senza sostituirlo tanto che l’Eurosistema continuerà a emettere contante in ogni caso. È di tutta evidenza come una strategia complessiva europea per i pagamenti nell’era digitale rivesta un ruolo fondamentale per non solo soddisfare la sempre maggiore richiesta proveniente dal mercato, esasperata soprattutto a causa della situazione di emergenza epidemiologica Covid-19, ma anche la sovranità dell’Unione Europea a fronte di mezzi di pagamento elettronici sempre più diffusi quali le criptovalute.

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Fondamentale è avere presente infatti come l’euro digitale risulti completamente diverso come natura e struttura operativa dal meccanismo e dalla sostanza propria delle cripto-valute gestite da soggetti privati, non garantite da una istituzione pubblica e con un prezzo volatile. In quest’ottica, analogamente al contante, l’euro digitale rappresenterebbe infatti un credito nei confronti della banca centrale non presentando di conseguenza alcun rischio – di liquidità, di credito o di mercato.

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L’impatto dell’euro digitale

L’euro digitale rappresenterebbe un volano per l’innovazione stimolando la concorrenza: garantire, da parte degli operatori, la possibilità di fornire prodotti che includono l’accesso all’euro digitale, permetterebbe di incrementare la loro competitività a fronte dei giganti tecnologici globali nel settore dei servizi finanziari e di pagamento.

L’euro digitale inoltre, laddove a completamento della fase biennale di analisi – in partenza a ottobre 2021 – se ne dovesse decidere l’adozione, sarebbe innanzitutto garantito da una banca centrale finendo per assicurare alcune caratteristiche essenziali quali facilità di accesso, solidità, sicurezza, efficienza, rispetto della privacy e aderenza alla normativa.

Le caratteristiche

Le caratteristiche di un euro digitale saranno definite sulla base delle preferenze degli utenti e delle indicazioni tecniche di commercianti e intermediari. La definizione delle modalità operative per l’euro digitale così come la sua distribuzione a commercianti e cittadini saranno i principali aspetti indagati, unitamente agli impatti sul mercato che deriverebbero da una sua adozione e alle modifiche da apportare, ove necessarie, alla legislazione europea in materia.

A completamento della fase di indagine, si deciderà se avviare o meno lo sviluppo dell’euro digitale e, in caso di risposta positiva, si procederà alla realizzazione di possibili soluzioni da sottoporre a test, in collaborazione con banche e società che potrebbero fornire la tecnologia e i servizi di pagamento. La BCE evidenzia tuttavia come, sin da ora e sulla base delle sperimentazioni condotte, non sono state rilevate particolari limitazioni tecnologiche all’emissione di un euro digitale.

Euro digitale e privacy

Le caratteristiche che tale moneta avrà trovano un importante e fondamentale rilievo nel rapporto con la disciplina della protezione dati personali: come evidenziato da Fabio Panetta, membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea in un post pubblicato in data 14 luglio 2021 il quale, pur evidenziando come “i servizi di pagamento digitali e online offerti dagli intermediari privati comportano benefici in termini di comodità, rapidità ed efficienza delle transazioni”, sottolinea anche come “al tempo stesso, essi possono generare rischi sotto il profilo della privacy, della sicurezza e dell’accessibilità delle operazioni”, mentre l’euro digitale “essendo offerto dalla banca centrale – che non ha l’obiettivo di trarre profitto dall’utilizzo dei dati personali degli utenti – l’euro digitale tutelerebbe la privacy dei cittadini, proteggendola dallo sfruttamento delle informazioni a fini di lucro e da intrusioni ingiustificate. Una governance solida, trasparente, conforme alla normativa europea sulla protezione dei dati garantirà che le informazioni sugli utenti siano accessibili soltanto alle autorità preposte al contrasto di attività illecite quali il riciclaggio di denaro o il finanziamento del terrorismo”.

A cosa servirà l’Euro digitale

Cittadini e imprese, infatti, potrebbero utilizzare tale moneta elettronica per effettuare pagamenti giornalieri in modo rapido, semplice e sicuro, analogamente a quanto accade con le banconote ma in formato digitale. Come evidenziato dalla BCE nel Rapporto su euro digitale pubblicato il 2 ottobre 2020, l’euro digitale sarà effettivamente non tanto una forma di investimento quanto un vero e proprio mezzo di pagamento. A tal fine, due sono le possibilità individuate in via alternativa: da un lato, limitare l’ammontare di euro digitali che un individuo può detenere, evitando così grandi spostamenti di depositi bancari verso la banca centrale.

Dall’altra introdurre una remunerazione penalizzante – sotto forma ad esempio di un tasso d’interesse negativo – per depositi di euro digitali superiori ad certa soglia (con indicazione, per il momento a titolo di esempio, di 3.000 euro). Allo stesso tempo, occorre individuare anche l’infrastruttura di gestione dell’euro digitale, muovendo dal presupposto che le banche centrali non dispongono di una rete di sportelli: le banche potrebbero svolgere la funzione di distributori, come avviene per i contanti, da ritirare attraverso i distributori automatici ATM. In questo modo, allo sportello fisico di una filiale di un istituto bancario ovvero attraverso l’home-banking si potrà decidere di aprire un conto corrente presso la stessa banca oppure chiedere alla banca di aprire un conto in euro digitali emessi dalla banca centrale.

L’infrastruttura

Quanto agli approcci tecnici e organizzativi l’infrastruttura back-end sottostante per l’offerta di un euro digitale potrebbe essere accentrata con un modello cd. diretto (nel quale tutte le operazioni registrate presso la banca centrale) oppure parzialmente decentrata cd. modello mediato (con alcune responsabilità attribuite agli utenti e/o agli intermediari vigilati, rendendo così possibile un euro digitale al portatore). La principale differenza fra i due modelli risiede nel ruolo svolto dal settore privato: nel modello diretto gli intermediari vigilati costituiscono semplici punti di accesso, assumendo invece nel modello mediato una funzione più rilevante, fra cui quella di agenti di regolamento.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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