Entro il 31 dicembre 2026 i 7.900 Comuni italiani dovranno gestire gli atti di nascita, matrimonio e decesso attraverso l’Archivio Nazionale dello Stato Civile. Il progetto, finanziato con quasi 50 milioni di euro del PNRR, è ormai entrato nella fase decisiva. Per completarlo, però, non basta che la piattaforma funzioni: occorre migliorare il modo in cui amministrazione centrale, partner tecnologici, software house e operatori comunali lavorano insieme.
L’Archivio Nazionale dello Stato Civile (ANSC) è uno dei progetti più importanti della trasformazione digitale italiana. Sostituisce i registri cartacei utilizzati fin dall’Unità d’Italia e riunisce in un’unica piattaforma, gestita dal Ministero dell’Interno, gli atti che accompagnano i momenti fondamentali della vita dei cittadini: nascita, matrimonio, cittadinanza e morte. Con la circolare del 30 giugno 2025, il Ministero dell’Interno ha reso obbligatoria l’adesione di tutti i Comuni entro la fine del 2026. Non si tratta quindi di una scadenza riservata agli addetti ai lavori, ma di un passaggio che riguarda l’intero Paese.
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Stato civile digitale, dalla sperimentazione alla fase nazionale
La sperimentazione avviata con un numero ridotto di Comuni pilota ha dimostrato che la piattaforma funziona e che la strada intrapresa è quella giusta. Ora, però, arriva il passaggio più complesso: estenderla a tutto il territorio nazionale. È in questa fase che il coordinamento tra amministrazione centrale, partner tecnologico e produttori dei gestionali comunali deve diventare più stabile ed efficace. Le software house associate ad AssoSoftware, che servono la quasi totalità dei Comuni italiani, stanno riscontrando alcune difficoltà operative che è utile affrontare apertamente. Non sono problemi riconducibili ai singoli fornitori, ma nodi che riguardano il modo in cui un grande progetto pubblico viene aggiornato e portato in produzione.
Il nodo della governance dei rilasci ANSC
Il primo riguarda la gestione dei rilasci. È naturale che una piattaforma giovane evolva rapidamente. Proprio per questo, però, servono una programmazione condivisa, una roadmap sufficientemente stabile, tempi di preavviso adeguati e una documentazione tecnica disponibile prima che le modifiche entrino in funzione. Quando un nuovo controllo applicativo viene introdotto senza che siano state diffuse le relative specifiche, le software house finiscono per scoprirlo attraverso i messaggi di errore segnalati dai Comuni. E, nel frattempo, l’attività degli uffici rischia di bloccarsi, con conseguenti rallentamenti per i cittadini, con ritardi nella registrazione o nel rilascio di atti di nascita, matrimonio, decesso e cittadinanza. Poiché si tratta di documenti pubblici con valore legale, un problema tecnico può finire per incidere sull’esercizio di diritti fondamentali.
Nel repository pubblico del progetto su GitHub risultano aperte centinaia di segnalazioni. Il dato non dimostra necessariamente una fragilità della piattaforma, ma segnala la difficoltà di un sistema di assistenza e tracciamento che oggi riceve più richieste di quante riesca a chiuderne.
Documentazione tecnica e continuità operativa per i Comuni
Il secondo nodo riguarda la continuità della documentazione. Le software house lavorano sulla base di contratti e livelli di servizio concordati con i Comuni. Per rispettarli devono sapere con sufficiente anticipo quali funzioni cambieranno e in quali tempi. Negli ultimi mesi alcune funzionalità sono state temporaneamente disattivate e successivamente riprogettate, senza che la documentazione necessaria fosse sempre pubblicata con tempestività. Si tratta di interventi che possono essere necessari, ma l’adeguamento dei gestionali richiede settimane di lavoro e deve quindi essere programmato insieme a chi dovrà realizzarlo.
Segnalazioni delicate e diritti dei cittadini
Il terzo nodo è la rapidità con cui vengono prese in carico le segnalazioni più delicate. Alcune riguardano questioni di particolare rilievo giuridico e costituzionale. È il caso dell’adeguamento applicativo richiesto dopo la pronuncia della Corte costituzionale sul riconoscimento della doppia maternità, segnalazione aperta da oltre otto mesi. Questioni di questo tipo non possono essere trattate come richieste ordinarie, perché incidono sui diritti dei cittadini e sulla possibilità, per gli ufficiali di stato civile, di applicare correttamente la legge.
C’è poi un principio generale che AssoSoftware sostiene da tempo e che è stato recepito anche dall’articolo 46 sulla semplificazione degli adempimenti amministrativi che richiedono l’utilizzo di soluzioni software. La norma stabilisce che schemi funzionali, specifiche tecniche, componenti software e ambienti di test debbano essere messi a disposizione degli operatori del settore con congruo anticipo.
Stato civile digitale, perché l’organizzazione conta quanto il codice
Queste osservazioni non mettono in discussione né il valore del progetto né l’impegno degli interlocutori istituzionali. ANSC rappresenta una conquista importante. Ma, a pochi mesi dalla scadenza, la qualità dell’organizzazione conta ormai quanto quella del codice.
Per accompagnare tutti i Comuni dentro il nuovo sistema entro la fine del 2026 serve un salto di qualità: una gestione concordata dei rilasci, documentazione tecnica pubblicata in anticipo e un tavolo permanente che riunisca il Dipartimento per la Trasformazione Digitale, il partner tecnologico, le associazioni delle software house e gli operatori demografici di ANUSCA. AssoSoftware è pronta a contribuire, a nome delle proprie associate, alla costruzione di questo modello. Non si tratta di rallentare il progetto, ma di organizzare meglio l’accelerazione necessaria per portarlo a termine.
I quasi 50 milioni di euro del PNRR destinati ad ANSC e, soprattutto, la fiducia dei cittadini negli atti che certificano i passaggi essenziali della loro vita meritano questo sforzo comune.
ANSC come modello di collaborazione tra PA e industria del software
La trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione ha prodotto i risultati migliori quando l’industria del software è stata coinvolta non soltanto come esecutore tecnico, ma come partner nella progettazione dei processi. ANSC può diventare un esempio anche sotto questo profilo. I prossimi mesi diranno se saremo capaci di compiere insieme questo ultimo passaggio.













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