Sull’euro digitale la pressione sulle istituzioni, in particolare il Parlamento europeo, aumenta. È cruciale che il Parlamento e il Consiglio adottino il regolamento istitutivo dell’euro digitale, atteso entro l’estate. Senza questo atto normativo la Banca Centrale Europea (BCE) non può operare. Poi verrà il progetto pilota di 12 mesi a partire dall’estate 2027 e infine, dal 2029, l’emissione dell’euro digitale nell’area della moneta unica[1].
Nel mondo ci sono molte iniziative di moneta digitale della banca centrale (CBDC) e con due modelli opposti si confronta il progetto di euro digitale. Gli Stati Uniti, abbandonando studi e prove sviluppati dalla Federal Reserve (FED), con la seconda amministrazione Trump bloccano totalmente lo sviluppo del dollaro digitale, puntando sullo sviluppo dei sistemi di pagamento privati e degli stablecoin ancorati al dollaro. Trump ha promesso di rendere gli Stati Uniti la “capitale mondiale delle criptovalute” e la sua personale ricchezza, perseguita coinvolgendo figli e soci in affari, dipende sempre più dalle criptovalute[2].
Sono tali i conflitti di interesse “senza vergogna”[3] (la famiglia ha sviluppato la sua moneta digitale, il terzogenito del Presidente va da Xi Jinping con il cappello in mano per ottenere benefici per le aziende di famiglia etc. etc.), che è difficile trovare il razionale delle scelte americane. Ma esso c’è ed è semplice: i privati fanno le innovazioni che rafforzeranno il ruolo del dollaro nel sistema finanziario e monetario internazionale.
L’altro modello, quello cinese, punta sullo sviluppo dello yuan digitale per quattro ragioni:
- completare l’adozione di conti di deposito e di pagamenti digitali da parte di una quota di popolazione ancora scoperta, quella delle zone interne;
- controllare i pagamenti dei cittadini (e quelli delle zone interne, come il Xinjiang sono sotto ossessiva osservazione come minoranza islamica);
- limitare il ruolo dei sistemi privati di pagamento (come Alipay e Wechat);
- rafforzare la posizione dello yuan nel sistema finanziario e dei pagamenti internazionali.
Il governatore della Banca Popolare Cinese (PBOC) è stato esplicito: nel suo discorso del giugno 2025 al Forum di Lujiazui, Pan ha inserito lo yuan digitale (e-CNY) nella visione cinese di un “sistema monetario internazionale multipolare”, avvertendo che in tempi di tensione geopolitica “la valuta dominante a livello globale tende a essere strumentalizzata o usata come arma”. Queste osservazioni del governatore chiariscono l’importanza che, negli ambienti non-occidentali ha la questione della trasformazione in armi degli strumenti finanziari e della moneta, come dimostra in modo brillante il recente libro di Edward Fishman[4].
Tra questi due modelli, entrambi opachi per diverse ragioni, si muove quello europeo, caratterizzato, al confronto, da una trasparenza cristallina e dall’opposizione delle banche commerciali. Speriamo anche che non sia un vaso di vetro tra due vasi di bronzo.
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I due livelli dell’euro digitale
Il modello europeo è a due livelli: la BCE emette e garantisce l’euro digitale, mentre le banche commerciali e i fornitori di servizi di pagamento fungono da distributori al dettaglio, gestendo portafogli digitali, interfacce utente e relazioni con i clienti. L’euro digitale funziona come una “banconota elettronica”, emessa direttamente dalla banca centrale, ma accessibile attraverso un ecosistema di intermediari.
Lo studio commissionato a PwC e recentemente aggiornato, rafforza la reazione delle banche commerciali contro la proposta[5]. La maggior parte dei costi di implementazione ricadrebbe sulle banche commerciali, con costi totali stimati tra i 18 e i 30 miliardi di euro, dovuti principalmente agli aggiornamenti tecnici di app, sportelli automatici, terminali POS e sistemi di back-end. Questo è il modello a due livelli: il pubblico beneficia del denaro garantito dalla BCE, ma l’onere infrastrutturale ricade sulle istituzioni private. In quale misura? È questo l’oggetto del contendere tra banche commerciali e BCE.
Vi è un sostanziale parallelismo con l’approccio americano pre-Trump: anche il dollaro digitale proposto dalla Federal Reserve prevedeva una distribuzione attraverso le banche commerciali, preservando il ruolo attuale degli intermediari finanziari, prima che l’ordine esecutivo di Trump e poi l’Anti-CBDC Surveillance State Act bloccassero completamente questa strada, lasciando campo libero alle stablecoin private (e, geopoliticamente, alla Cina).
Ciò che rende significativo l’aspetto geopolitico del CBDC è il contrasto di traiettoria: la Cina sta costruendo un’infrastruttura internazionale per i pagamenti digitali in modo sistematico e paziente, mentre gli Stati Uniti hanno attivamente precluso la propria strada verso una CBDC (lasciando campo libero alle stablecoin private in dollari, che servono interessi diversi). L’Europa, invece, sta ancora discutendo i quadri giuridici mentre le sue banche calcolano costi di implementazione nell’ordine delle decine di miliardi.
Caratteristiche dell’euro digitale
I fornitori di servizi di pagamento non potranno addebitare ai consumatori alcuni servizi necessari, come l’apertura e la chiusura di conti, l’esecuzione di transazioni di pagamento in euro digitali o il finanziamento e il prelievo di fondi dai portafogli in euro digitali. Le banche e i fornitori di servizi di pagamento (PSP) distribuiranno i portafogli digitali e potranno addebitare solo i costi dei servizi a valore aggiunto che svilupperanno a partire dall’infrastruttura di base.
Questa è un’importante differenza strutturale rispetto agli attuali conti bancari, dove le commissioni di gestione sono diffuse in tutta l’eurozona ed è un primo punto di attrito tra BCE e banche commerciali. Veniamo ora all’altro punto di attrito: il limite massimo di detenzione di euro digitali. L’intervallo in discussione è compreso tra 500 e 3.000 euro a persona. Su richiesta dei co-legislatori, la BCE ha analizzato gli effetti sulla stabilità finanziaria di ipotetici limiti di detenzione compresi tra 500 e 3.000 euro a persona, sia in uno scenario di business-as-usual sia in uno scenario di estrema fuga verso beni rifugio. Le valutazioni più recenti indicano una cifra tra 3.000 e 4.000 euro a persona, ma il limite massimo definitivo sarà stabilito dalla BCE all’interno di un intervallo definito dal Consiglio.
Il limite di detenzione è il parametro più controverso a livello politico, perché determina la pressione che l’euro digitale esercita sui depositi delle banche commerciali. Collegare un portafoglio in euro digitali a un conto corrente bancario consentirebbe agli utenti di effettuare pagamenti superiori al limite di detenzione, coprendo istantaneamente qualsiasi eventuale differenza senza dover prefinanziare il portafoglio. Si potrebbero pagare 5.000 euro anche se il portafoglio ne contiene solo 3.000, con la differenza prelevata automaticamente dal conto corrente collegato.
La BCE non applicherebbe commissioni di transazione e coprirebbe i costi del sistema e dell’infrastruttura in modo simile al contante, costi oggi finanziati dal signoraggio ovvero dalla “vendita” delle nuove monete messe in circolazione. L’Eurosistema prevede di eliminare completamente le commissioni di sistema e di elaborazione, ovvero le commissioni che Visa e Mastercard attualmente addebitano agli esercenti. Gli esercenti continuerebbero a pagare alcune commissioni al proprio PSP per i servizi a valore aggiunto, ma il costo principale della rete verrebbe eliminato. Anche questo è motivo di preoccupazione delle banche commerciali che paventano la riduzione dei propri margini di intermediazione.
L’attrito tra BCE e banche commerciali
Le conclusioni a cui giunge l’aggiornamento dello studio PwC sono fortemente preoccupate per i costi degli investimenti e della manutenzione dei sistemi nuovi di cui le banche stesse debbono dotarsi per gestire l’euro digitale: esso non è un semplice add-on all’infrastruttura esistente, per cui le banche hanno confermato le proprie stime di costo originali, rilevando che:
· la carta fisica dell’euro digitale richiede nuovi software, protocolli e certificazioni;
· gli ATM richiedono modifiche complesse al backend, anche in assenza di requisiti rigidi sulle funzionalità NFC/QR code;
· i terminali POS richiedono aggiornamenti software e una nuova certificazione specifica per gestire le transazioni in euro digitale.
“In conclusione, le ipotesi e le stime dello Studio originale sono state riconfermate e l’ordine di grandezza estrapolato di 18 miliardi di euro in costi di cambiamento per le banche al dettaglio dell’area euro rimane realistico”.
Questi costi coprono la realizzazione di software completamente nuovi e specifici per l’euro digitale, una nuova architettura di sicurezza, crittografia, protocolli di messaggistica e processi di certificazione, che devono prima essere definiti dal gestore dello schema e adottati dai fornitori di servizi dell’euro digitale.³ Le banche dovranno adattarsi e implementarli, senza poter semplicemente riemettere le proprie carte esistenti.
Allo Studio PwC originale (giugno 2025) la BCE ha risposto formalmente in ottobre 2025 con un proprio documento tecnico, nel quale contesta la metodologia PwC, in particolare sulle sinergie di mercato e di gruppo[6]. La BCE stima che i costi per le banche sarebbero compresi tra 4 e 5,8 miliardi di euro.
La differenza da 3 a 4,5 volte tra le due stime (18 mld vs 4-5,8 mld) è dovuta quasi interamente al grado di sinergie ottenibili: la BCE ritiene che l’outsourcing e la condivisione di infrastrutture ridurranno drasticamente i costi; le banche rispondono nel documento di marzo 2026 che queste sinergie di mercato sono incerte, premature e che l’outsourcing sposta i costi senza eliminarli.
Il confronto si svolge in parallelo al trilogo legislativo. Si prevede un voto in commissione ECON entro il 23 giugno 2026, seguito dall’approvazione definitiva in plenaria nel mese di luglio. La posta in gioco sui costi è anche negoziale: le banche usano il dato dei 18 miliardi per ottenere nel regolamento maggiore flessibilità implementativa e un modello di compensazione più favorevole.
Silenzi e paradossi dell’euro digitale
Nella figura che segue abbiamo riportato gli strati tecnologici e di servizio necessari per il funzionamento dell’euro digitale. Il dizionario degli acronimi aiuta a capire il significato anche tecnologico degli stessi.
Se l’euro digitale venisse distribuito prevalentemente tramite app su smartphone – con il telefono che funge da wallet – una parte rilevante dei costi di front-end ricadrebbe sui produttori di app (banche, fintech, PSP) piuttosto che sull’infrastruttura fisica. Il costo marginale di aggiungere una funzionalità a un’app esistente è enormemente inferiore a quello di ricertificare una rete di ATM o di POS fisici. Su questo il documento PwC è stranamente silenzioso, ma lo è anche il documento BCE. Una parte dei costi di sistema rimarrebbero: se l’utente pagasse in euro digitali con lo smartphone, la banca deve comunque connettersi alla Digital Euro Service Platform (DESP, Livello 0 in blu), gestire un nuovo tipo di conto segregato dalla raccolta bancaria ordinaria, implementare i nuovi protocolli di autenticazione e sicurezza specifici dello schema, adattare i sistemi di riconciliazione e anti-riciclaggio (livello 1 in verde). Dalla figura emerge comunque un significativo silenzio che caratterizza sia la posizione della BCE sia quella delle banche commerciali.

Figura 1. Schema degli stack tecnologici e funzionali dell’euro digitale.
Infatti, nessuno dei due campi (BCE / banche) ha interesse ad enfatizzare questo aspetto: se la distribuzione avvenisse principalmente via smartphone, i veri gatekeeper diventerebbero Apple e Google, che controllano NFC, i sistemi operativi mobili e gli store applicativi (livello 2, riquadro centrale in rosso). La BCE perderebbe sovranità distributiva – che è invece uno degli obiettivi dichiarati del progetto – a favore di due aziende non europee. È il paradosso dell’euro digitale come strumento di sovranità: per essere usabile richiede infrastrutture di terzi non rientranti nel perimetro della sua sovranità.
Per questo il Rulebook insiste sulla carta fisica e sugli ATM: sono l’unico canale che rimane sotto controllo europeo end-to-end. Il costo di quell’infrastruttura fisica è in parte il prezzo della sovranità distributiva: più l’euro digitale dipende dagli smartphone, meno è sovrano e più riproduce le dipendenze che vorrebbe eliminare.
Conclusioni
La realizzazione dell’euro digitale ha dei costi che ricadono sulle banche commerciali. La loro dimensione è oggetto di confronto tra le banche e la BCE: si tratta anche di una mossa tattica per spuntare condizioni più favorevoli da parte della banche nel processo di implementazione della valuta digitale. Ma vi sono due aspetti che non sono approfonditi né dall’una parte né dall’altra.
Il primo riguarda la capacità dell’euro digitale di offrire un nuovo terreno di sviluppo per l’innovazione tecnologica nel sistema dei pagamenti: se l’euro digitale favorisce le transazioni su smartphone, una parte dei costi determinati dall’aggiornamento degli ATM verrebbe eliminata dai nuovi sistemi di rete. Ma questo sviluppo, che sarà inevitabile nel prossimo futuro, se da un lato ridurrà i costi di adeguamento delle vecchie reti di pagamento, dall’altro favorirà l’espansione in Europa del predominio di gatekeeper come Google ed Apple, con un importante effetto perverso della scelta politica mirata a restituire sovranità monetaria all’Europa.
Il secondo aspetto trascurato, anche in ragione della sua natura strettamente politica, riguarda il “decoupling” a livello finanziario e monetario tra Stati Uniti ed Europa. L’era Trump volge al tramonto e gli Stati Uniti dovranno leccarsi le ferite a lungo. Trump lascerà la scena internazionale con una Cina più forte che mai in termini assoluti e soprattutto in termini relativi. Occorre, quindi, valutare il senso strategico, in quella prospettiva, di frantumare ulteriormente il sistema di pagamenti costruito dai paesi occidentali negli ultimi decenni. Non sarebbe più saggio far evolvere il sistema verso una maggior integrazione tra Europa e Stati Uniti?
Dizionario dell’euro digitale
| AML | Anti-Money Laundering | Insieme di norme e procedure bancarie per prevenire il riciclaggio di denaro. |
| API | Application Programming Interface | Interfaccia che permette a sistemi software diversi di comunicare tra loro. L’euro digitale userebbe API per connettere le banche alla DESP. |
| ATM | Automated Teller Machine | Sportello bancomat. Richiede modifiche backend significative per supportare transazioni in euro digitale. |
| BCE | Banca Centrale Europea | Istituzione che emette e gestisce l’euro. Nel progetto euro digitale è emittente, gestore dello schema e supervisore della DESP. |
| CBDC | Central Bank Digital Currency | Valuta digitale emessa direttamente da una banca centrale. L’euro digitale è la CBDC dell’area euro. |
| DESP | Digital Euro Service Platform | Piattaforma BCE per il regolamento delle transazioni in euro digitale. Calcola le commissioni e gestisce il settlement in moneta di banca centrale. |
| DMA | Digital Markets Act | Regolamento UE sui mercati digitali (2022) che obbliga i gatekeeper (Apple, Google) ad aprire l’accesso a funzioni come NFC. |
| DORA | Digital Operational Resilience ActReg | Regolamento UE sulla resilienza operativa digitale del settore finanziario. Genera requisiti di outsourcing rilevanti per l’euro digitale. |
| EACB | European Association of Co-operative Banks | Associazione europea delle banche cooperative. Co-committente dello studio PwC sui costi dell’euro digitale. |
| EBF | European Banking Federation | Federazione bancaria europea. Co-committente dello studio PwC sui costi dell’euro digitale. |
| ECON | Economic and Monetary Affairs Committee | Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento Europeo. Esamina la legislazione sull’euro digitale. |
| ERPB | Euro Retail Payments Board | Organo consultivo BCE che riunisce domanda e offerta nei pagamenti al dettaglio in euro. |
| ESBG | European Savings and Retail Banking Group | Gruppo europeo delle casse di risparmio e banche al dettaglio. Co-committente dello studio PwC. |
| IAD | Independent ATM Deployer | Operatore indipendente (non bancario) che gestisce ATM. Gestisce circa il 20% degli ATM in Europa, quota in crescita. |
| IPS | Institutional Protection Scheme | Schema di protezione istituzionale: accordo tra banche cooperative o casse di risparmio che le lega mutuamente. Rilevante per il calcolo delle sinergie di gruppo nello studio PwC. |
| KYC | Know Your Customer | Procedura di identificazione e verifica dell’identità del cliente. Obbligatoria per l’onboarding sull’euro digitale. |
| LSI | Less Significant Institution | Istituzione meno significativa nel framework SSM della BCE. Supervisione affidata alle banche centrali nazionali. |
| MiCA | Markets in Crypto-Assets | Regolamento UE sulle cripto-attività (2023). Definisce il regime delle stablecoin private concorrenti dell’euro digitale. |
| NFC | Near Field Communication | Tecnologia di comunicazione a corto raggio (pochi cm) usata per i pagamenti contactless. L’accesso NFC su iPhone è controllato da Apple, su Android da Google. |
| POS | Point of Sale | Terminale di pagamento presso l’esercente. Richiede aggiornamenti software e nuova certificazione per accettare pagamenti in euro digitale. |
| PSP | Payment Service Provider | Prestatore di servizi di pagamento (banche, fintech, istituti di pagamento). Nel progetto euro digitale sono gli intermediari tra BCE e utenti finali. |
| PSD2/3 | Payment Services Directive 2/3 | Direttive UE sui servizi di pagamento. PSD2 ha introdotto open banking e autenticazione forte (SCA); PSD3 è in corso di approvazione. |
| QR | Quick Response code | Codice bidimensionale leggibile da smartphone. Alternativa al NFC per pagamenti mobile; non controllato da Apple/Google, quindi canale aperto e sovrano. |
| SCA | Strong Customer Authentication | Autenticazione forte del cliente: requisito PSD2 per i pagamenti digitali. Applicabile anche all’euro digitale. |
| SI | Significant Institution | Istituzione significativa nel framework SSM: supervisione diretta BCE. Le 114 SI consolidate sono il nucleo dell’estrapolazione PwC (9 mld su 18 totali). |
| SmartPOS | Smart Point of Sale | Terminale POS evoluto basato su Android, con funzionalità app e touchscreen. Più flessibile ma più complesso da certificare dei terminali tradizionali. |
| SoftPOS | Software Point of Sale | Software che trasforma uno smartphone o tablet in terminale contactless tramite NFC, senza hardware dedicato. Adatto per piccoli esercenti. |
| SSM | Single Supervisory Mechanism | Meccanismo di vigilanza unico BCE, che classifica le banche in SI e LSI. Usato come base per l’estrapolazione dei costi nell’euro digitale. |
[1]) Mario Dal Co, Euro digitale, la via alla sovranità monetaria dell’Europa, Agenda Digitale, 13 aprile 2026.
[2]) Zachary B. Wolf, Trump is primed to cash in on the crypto gold rush he’s helping create, CNN Politics, Sep. 3, 2025.
[3]) Sylvan Lane, Trump family crypto company applies for banking charter, The Hill, 01/07/26
[4]) Edward Fishman, Chokepoints, American Power in the Age of Economic Warfare, 2025.
[5]) PwC, Digital Euro Cost Study, 2026, commissionato dalle associazioni bancarie EBF, EACB, ESBG rappresenta un aggiornamento dello studio dallo stesso titolo, svolto nel giugno 2025.
[6]) European Central Bank, A view on recent assessments of digital euro investment costs for the euro area banking sector, October 2025.












