L’Intelligenza Artificiale generativa promette di rivoluzionare la creatività umana, ma l’esperienza quotidiana con strumenti come ChatGPT e Gemini rivela una realtà ben diversa: risultati spesso lontani dalle intenzioni, costi energetici insostenibili e una preoccupante incapacità di comprendere le richieste degli utenti.
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Lo studente impreparato: la personalità dell’IA generativa
La personalità tipo dell’IA con cui ci si interfaccia sempre più, sia essa ChatGPT o Gemini o altro generatore di immagini, canzoni o video, si potrebbe paragonare a quella di uno studente delle medie superiori che cerchi di impressionare il prof in un’interrogazione blandendolo con lusinghe sull’arguzia delle sue domande allo scopo di coprire le lacune cui non si premura di far fronte con lo studio.
Uno studente che punti più sulla rapidità delle risposte che sulla loro precisione, sulla capacità di sintesi di dati messi giù in buon ordine più che sull’affidabilità dei dati stessi. Un tipetto dalla parlantina facile teso a spararle grosse per stordire l’interlocutore con effetti speciali e presunta conoscenza, messa in bella mostra così da distrarlo dalla misera banalità delle proprie conclusioni. L’abilità combinatoria degli elementi reperiti è tale da suscitare ammirazione in merito alla pronta esposizione di schemi e modelli, alla loro disposizione esteticamente accattivante, ma se si va a controllare bene il compito eseguito da questo finto secchione si scoprono lacune e travisamenti grandi come grattacieli.
Quando l’IA non capisce: l’esperimento con Gemini
Il divario tra il prompt (istruzione o richiesta data alla macchina per ottenerne una risposta o un compito eseguito) e l’esecuzione da parte dell’IA a volte è tale che, se si trattasse di un umano reale, si faticherebbe a trattenersi dallo sbottare in un’esclamazione inopportuna come: «Ma sei deficiente?!» A conforto di questa tesi riportiamo di seguito qualche esempio sperimentato personalmente. Il prompt inserito in Gemini era: «Mi creeresti un’immagine in 16:9 dell’interno di un autobus urbano moderno completamente vuoto, rivolta verso il conducente, ripresa centralmente in modo che si vedano i finestrini e fuori dai finestrini si vedano i palazzi di una strada di Parigi?» Ecco il risultato:

Ora, sorvolando sul fatto che l’immagine generata non è in 16:9 bensì in 1:1 e che la prospettiva non è rivolta al conducente, non inserito nell’immagine dall’IA, ribaltata invece in una ripresa da dietro del suo sedile vuoto, balza agli occhi la creatività del congegno nel riempire vuoti lasciati da un prompt evidentemente non abbastanza accurato. L’auto sulla destra infatti è di un’epoca non attuale, il che stride con l’espressa richiesta di un autobus moderno.
Si sarebbe dovuto avvisare che anche il paesaggio esterno all’autobus avrebbe dovuto essere moderno, o meglio ancora contemporaneo. Cosa cui si provvede scrivendo un prompt in merito che sarà soddisfatto solo dopo l’interpolazione improvvisa di un’immagine non pertinente: un palazzo arabesco in pieno sole, con una donna che passa nei suoi pressi.
In risposta alla perplessità per l’inspiegabile intromissione, Gemini si giustifica: «Ah, capisco! Mi scuso per la confusione. A volte, a causa di problemi tecnici o di cache, potrei non aver mostrato la versione modificata immediatamente. Sono contento che la seconda immagine sia quella corretta per le tue esigenze! Hai bisogno di aiuto con la stesura di un nuovo prompt per un’altra scena o per definire i dettagli di questa?» L’umano a quel punto replica: «Mi servirebbe anche il conducente». L’immagine che ne scaturisce è questa:

Si vede così un autista rivolto al fianco opposto del veicolo che guida senza guardare la strada, probabilmente grazie a un sistema di specchi, in un paesaggio che non è neanche più Parigi.
Le si fa notare che l’autista è situato nel posto sbagliato e che l’esterno non corrisponde più alla stessa città. Gemini allora fornisce un’immagine in cui l’esterno riprende Parigi, sì, ma l’autista è nella stessa identica posizione. Ci vorranno una trentina di altri tentativi per arrivare a costruire una scena simile a quella desiderata ma mai veramente azzeccata in tutti i dettagli, tra conducente che guarda verso l’interno mentre guida rivolto in avanti, veicolo che procede sulla sinistra come fosse a Londra e altre sciocchezze e imprecisioni degne di un alunno che non riesce a imparare dai propri errori.
Costi energetici ed economici: la vera bolla dell’IA
Ora, ogni immagine creata costa 15 centesimi di dollaro. Uno studio pubblicato sulla MIT Technology Review stima che una clip video di 5 secondi generata da Intelligenza Artificiale consumi energia elettrica pari a un’ora di microonde. Se moltiplichiamo queste stime per il numero di persone che se ne servono e se ne serviranno sempre più per ottenere risultati patinati e splendenti quasi mai corrispondenti alle intenzioni del richiedente, arriviamo a cifre di spesa immense al fine di ottenere misere performance che deviano più o meno sempre dalle direttive impartite. Insomma, perfino la gratuità di piattaforme messe a disposizione del pubblico al fine di raccogliere dati e allenare l’IA a performance sempre migliori hanno un costo elevatissimo per produrre risultati diversi da quelli richiesti, assecondando la dittatura involontaria della deficienza intrinseca allo strumento.
Tale deficienza, costituita da una patologica incapacità di tradurre il linguaggio in un’immagine o in un movimento corrispondenti, mette a dura prova l’umano che è indotto poi a cedere alle cosiddette allucinazioni del dispositivo artificiale e accoglierle come variazioni su un tema ormai abbandonato. La creatività dell’individuo viene così pervertita a costi non irrisori per condurre verso una creatività surrogata lontana da quella pensata in principio. Si finisce per accettare come inventiva l’incapacità di tradurre istruzioni in immagini, e si perde di vista l’intenzione fortemente umana in favore delle luccicanti soluzioni proposte dalla macchina.
La presunzione dell’Intelligenza Artificiale e i suoi limiti
Questo aumenta di certo la tolleranza umana ai cambiamenti senza migliorare però le performance di un insieme di apparente pensiero che si autodefinisce presuntuosamente: «la capacità di un sistema informatico di simulare abilità umane come apprendimento, ragionamento, problem-solving, percezione e creatività, analizzando grandi quantità di dati per riconoscere schemi e prendere decisioni autonome, con l’obiettivo di svolgere compiti complessi in modo simile (o superiore) a un essere umano, usando algoritmi che le permettono di migliorare con l’esperienza, rendendola centrale nella tecnologia moderna».
Una protesi tecnologica inefficace per la creatività umana
Sorge il sospetto che la temuta bolla economica dell’IA non stia tanto nella sopravvalutazione di investimenti che potrebbero non corrispondere al valore finale, quanto nell’attuale spirale di consumi e spese per esiti risibili e soprattutto aberranti rispetto alle intenzioni iniziali, giusto per finanziare la sua non ancora comprovata capacità di apprendimento.
L’esperienza fatta con l’IA finora ci porta a dedurre che, per ottenere qualcosa che ad altri possa apparire fenomenale, sia necessario non avere un’idea e lasciare che la macchina faccia tutto come le viene, o lasciar perdere l’idea iniziale per non spendere troppo al fine di realizzarne un blando barlume. In questo offre certo grandi opportunità a non creativi, cineamatori senza macchina da presa, poeti privi d’ispirazione e pittori che non sanno disegnare in cerca di nuove millanterie artistiche create a volontà da un’entità che fa tutto ciò che le pare. Anche solo attribuirsene il credito di co-autori suona miserevole.
L’Intelligenza Artificiale quale protesi tecnologica per le creazioni umane rischia di rivelarsi un sistema di vie alternative intraprese dalla macchina, che non sa comprendere o eseguire le istruzioni del fruitore e colma i vuoti della propria stupidità con soluzioni approssimate o totalmente improvvisate, accettate infine da un umano esasperato dalla pedissequa richiesta di descrizioni tanto minuziose quanto disattese.













