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Artemis II: la tecnologia italiana nella missione lunare Nasa



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Con Artemis II, la NASA vuole tornare sulla Luna non solo per effettuare esplorazioni superficiali, ma come supporto e tappa intermedia per future missioni nello spazio profondo, a partire da Marte. Ecco quanto vale la space economy e qual è la tecnologia digitale targata Italia ed Europa che ha consentito questa nuova avventura nello spazio

Pubblicato il 10 apr 2026

Mirella Castigli

Giornalista pubblicista



Artemis II: la tecnologia digitale italiana ed europea dietro alla nuova missione lunare della NASA
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Il rientro di Artemis II sarà la fase più pericolosa dell’intera missione, ma, in attesa dell’ammaraggio nell’Oceano Pacifico al largo di San Diego, in California, degli astronauti Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen, facciamo il punto sulla space economy e sulla tecnologia digitale italiana ed europea dietro alla nuova missione lunare della NASA.

Lanciata in orbita il 2 aprile dalla Florida, su una colonna di fumo bianco, Artemis II è riuscita a sorvolare la faccia nascosta della Luna, superando il record di distanza dal nostro pianeta, conseguito nel 1970 dall’Apollo 13. Ha infatti raggiunto i 406.771 chilometri dalla Terra. Ha inoltre osservato e fotografato la Terra sorgere da dietro la Luna come non accadeva ad alcun essere umano da oltre mezzo secolo.

“La NASA con il programma Artemis vuole ritornare sulla luna dopo il programma Apollo. L’obiettivo in questo caso è differente: costruire una base lunare stabile e garantire una lunga permanenza umana sul suolo lunare”, commenta Carlo Negri, direttore Osservatorio Space Economy.

Ma dietro a record, emozioni e risultati scientifici, ecco quanto vale il mercato spaziale e qual è la tecnologia digitale targata Italia ed Europa che ha consentito questa nuova avventura nello spazio.

NASA's Artemis II Live Mission Coverage (Official Broadcast)

Artemis II: ecco la tecnologia targata Italia ed Europa a bordo di Orion

Artemis II ha senza dubbio un pregio, in un periodo buio dominato da guerre e crescenti tensioni geopolitiche. Al momento riporta la scienza in auge, dopo anni di polarizzazione anti scientifica, anche se il New York Times è giunto a chiedersi se abbia ancora senso spendere tanti soldi nelle missioni spaziali, quando gli americani vorrebbero che la Nasa, su cui l’opinione pubblica rimana alta, investisse maggiormente su ambiti di interesse più pratico (come per esempio, affrontare asteroidi pericolosi e cambiamenti climatici) invece di mandare nuovamente gli astronauti a imprimere le loro impronte sul suolo lunare.

Ma la missione di Artemis II non ha fatto alcun allunaggio. Tuttavia gli astronauti hanno compiuto una missione che rappresenta un test delle future missioni spaziali.

Se il rientro di sabato 11 aprile avverrà con successo, innanzitutto Artemis II validerà lo scudo termico reingegnerizzato per funzionare in condizioni estreme su una capsula moderna.

“Nelle ultime settimane il programma Artemis e le strategie della NASA hanno subito delle variazioni”, spiega Carlo Negri: “Per esempio, è stato sospeso il progetto Lunar Gateway, che avrebbe dovuto essere una stazione spaziale in orbita lunare per costruire la base sul satellite terrestre. La NASA ha quindi rivisto le missioni successive per costruire la base lunare senza questa infrastruttura“.

Infatti, sebbene all’inizio sia stata immaginata come un passaggio fondamentale dell’esplorazione nello spazio profondo, la stazione Lunar Gatwey, dopo i drastici tagli di Trump ai programmi della NASA, ormai è vista come un tassello superfluo del programma lunare. Per questo motivo l’Italia deve rivedere il suo contributo.

Il contributo europeo per Orion e il ruolo dell’Italia

La missione Artmis II aveva immaginato il Gateway come base di transito, una sorta di rifugio e laboratorio in orbita cislunare per astronauti e non come un presidio permanente, ma una tappa intermedia, in prossimità della Terra, come sulla Stazione spaziale internazionale, dove beneficiare della possibilità di proteggersi dal campo magnetico (dal momento che, allontanandosi dalla Terra, crescono fortemente le radiazioni che provengono dal Sole e dallo spazio profondo), in modo da agevolare l’esplorazione umana nello spazio a distanza sempre maggiore, verso Marte.

“Già in Artemis 2 l’Europa ha avuto un ruolo chiave come dimostra il contributo con l’European Service Module di Orion. L’Italia, in particolare, deve consolidare la propria posizione evitando la perdita di moduli originariamente previsti per il Lunar Gateway (come HALO), che avranno potenzialmente ricadute anche su nuove iniziative infrastrutturali lunari annunciate da NASA (per esempio Ignition e basi permanenti sulla Luna)”, spiega Carlo Negri.

“Il plasma che a 40.000 km/h avvolgerà la capsula Orion, nella fase di rientro nell’atmosfera terrestre, raggiungerà i 2.800°C, una temperatura che sfiora il doppio di quella che serve per fondere l’acciaio“, illustra Sara Pastor, responsabile dei programmi lunari dell’Esa (European Space Agency). Poiché lo scudo termico ha già una volta subito una crepa, ora dovrà compiere il suo dovere di proteggere i quattro astronauti nella fase più pericolosa dell’ammaraggio.

“L’Europa ha contribuito a realizzare il Modulo di servizio europeo (European Service Module, ESM), sviluppato sotto la responsabilità dell’ESA. L’ESM fornisce propulsione, energia elettrica, acqua, ossigeno e controllo termico alla capsula. Di fatto, costityisce il ‘cuore operativo delle risorse‘ del veicolo durante il viaggio verso la Luna”, racconta Sara Pastor.

“Senza questo modulo di servizio europeo, Orion non avrebbe potuto portarew a termine le sue missioni. L’ESA ha in passato fornito il modulo per Artemis I e consegnato i 3 ESM usati per le missioni Artemis II – III e IV. In aggiunta altri due moduli sono in produzione per le missioni successive, consolidando così una presenza stabile e unica nel programma”, conclude Sara Pastor.

Il ruolo dell’Italia dopo la sospensione del Gateway

“Il contributo italiano per il ritorno sulla Luna si inserisce in un sistema industriale integrato e ampio: Thales Alenia Space realizzerà il modulo abitativo multiuso MPH chiave per garantire la presenza stabile sulla luna; Telespazio è capofila di Moonlight, programma dell’ESA per le telecomunicazioni e navigazione lunare, interoperabile con quello della NASA; o ancora, è opportuno citare la missione congiunta ASI/NASA LuGRE (Lunar GNSS Receiver Experiment) con il ricevitore realizzato della società vicentina Quascom”, spiega Carlo Negri.

La Space economy: un mercato da un trilione di dollari

Artemis II della NASA ha riportato in auge la “Luna-mania” con la pagina web dove la NASA ha raccolto le foto più emozionanti della missione, già tagliate in verticale per usarle come sfondo dello smartphone.

Ma al di là del folklore, la missione ha focalizzato l’interesse sulla Space economy, che non è più una promessa tecnologica, ma rappresenta uno dei mercati più competitivi a livello mondiale.

Il mercato spaziale si attestava l’anno scorso sui 613 miliardi di dollari, con un incremento annuo del 7,8%. Ciò lo rende uno dei campi più dinamici dell’economia globale.

Il settore ha archiviato gli ultimi quindici anni, registrando una crescita senza quasi ininterruzioni, confermandosi come uno dei campi più resilienti di fronte agli ottovolanti dei cicli economici globali.

La spesa pubblica vale ancora 135 miliardi di dollari, guidata dagli Usa e in seconda e terza posizione, rispettivamente, da Cina, Giappone e da un’Europa in cui pesa la frammentazione degli investimenti. Segno che il piano Draghi avrebbe ottimi risultati anche in questo piano.

Ma il volano della crescita non sono più le agenzie governative, ma il motore è la componente commerciale, che oggi traina il 78% del mercato.

Ad animare l’ecosistema industriale della Space Economy sono dunque player privati, piattaforme digitali e nuovi modelli di business.

In questo quadro, “l’Italia ha da sempre dimostrato una capacità industriale anche di stampo innovativo, come dimostra più in ampio il numero di brevetti relativi alla Space Economy detenuti da attori italiani che ha registrato una crescita del 91% tra i periodi 2000–2011 e 2012–2022, un valore superiore a quello osservato a livello mondiale”, evidenzia Carlo Negri.

In questo scenario, “l’Italia, grazie anche al ruolo delle istituzioni e dell’ASI, potrà certamente avere voce in capitolo per la nuova esplorazione spaziale”, conclude il direttore dell’Osservatorio Space Economy che il 20 aprile rilascerà il nuovo report con i dati aggiornati sul mercato spaziale.

Secondo recenti proiezioni, il settore potrebbe superare la soglia del primo trilione di dollari tra il 2032 e il 2033, per poi attestarsi a 1,8 trilioni entro il 2035. A trainare l’espansione sarà l’integrazione sempre più stringente tra dati satellitari ed intelligenza artificiale, destinata a spingere il mercato dei servizi digitali che si fondano sulle informazioni che provengono dallo spazio.

E Artemis II con la sua tecnologià ha fornissimo un’ingente mole di dati spaziali. Ma la vera sfida si gioca nell’orbita bassa terrestre (LEO), dove gareggiano le grandi costellazioni satellitari per la connettività globale e dove l’Europa dovrà dire la sua per rafforzare la propria autonomia strategica.

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