Al presidente Usa Donald Trump è bastato firmare un provvedimento che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto solo colpire un gruppo di Antifascisti americani a Portland, ma nella realtà ha spento il server di Autistici / Inventati (A/I).
Si tratta di una piattaforma di volontariato digitale per la tutela dei cyber diritti e della libera informazione che dal 2001 forniva 16mila caselle di posta italiane e che è finita nella lista nera dell’OFAC (Office of Foreign Assets Control), un’agenzia del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, adibita ad applicare le sanzioni economiche e commerciali contro paesi, organizzazioni e individui ostili.
“”La vicenda di Autistici/Inventati è un precedente molto grave. Una designazione amministrativa statunitense, priva di un accertamento giudiziario italiano o europeo di attività illecite da parte del collettivo, ha prodotto conseguenze tali da costringerlo a sospendere i servizi, utilizzati anche da associazioni, giornalisti, ONG e operatori umanitari”, ha commentato ad AgendaDigitale.eu Brando Benifei, europarlamentare italiano: “Per questo ho presentato, insieme a colleghi di diversi gruppi politici, un’interrogazione prioritaria alla Commissione. L’Europa deve chiarire i fatti e impedire che sanzioni extraterritoriali possano neutralizzare infrastrutture digitali europee senza garanzie, proporzionalità e controllo giurisdizionale“.
Infatti, come ha scritto su X Marco Cappato, politico e attivista italiano, qui è in gioco la sovranità digitale europea: “Questo caso deve farci riflettere su come gli USA possano calpestare lo stato di diritto con un semplice tratto di penna, e poi sulla totale assenza di sovranità digitale europea”.
Ecco perché, dal momento che “gli spazi liberi per la comunicazione digitale sono sotto attacco”, dice ad Agendadigitale.eu Tatiana Bazzichelli, direttrice del Disruption Network Lab di Berlino.
Indice degli argomenti
Il caso di Autistici / Inventati: l’origine dell’editto di Trump
Come nella teoria della complessità, elaborata dal matematico e meteorologo Edward Lorenz nel 1972, in cui sorge la domanda se un battito d’ali di una farfalla in Brasile possa causare un tornado in Texas, è successo che un editto di Trump, lanciato negli Usa contro gli Antifa americani, sia riuscito a staccare la spina alle comunità del dissenso in Italia. Ma la designazione amministrativa di Washington ha generato impatti immediati su un conto corrente italiano e un dominio registrato in Francia, nel totale silenzio dell’Europa.
Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha inserito il collettivo italiano Autistici/Inventati nella lista dei terroristi globali (SDGT) il 26 agosto 2026. Secondo le ricostruzioni, gruppi legati all’area “Antifa” americana (come Rose City Antifa di Portland) avrebbero sfruttato le infrastrutture digitali per organizzare azioni e diffondere informazioni. Ci sono altri precedenti di sanzioni, risalenti a qualche mese fa, contro collettivi tedeschi e greci.
Secondo le autorità statunitensi (in particolare l’Office of Foreign Assets Control e il Segretario di Stato Marco Rubio), il server italiano avrebbe offerto strumenti di comunicazione cifrata, email e hosting a organizzazioni radicali o ritenute violente, tra cui i network antifascisti che operano nella città statunitense.
Con un semplice memorandum esecutivo e un tratto di penna, l’amministrazione statunitense ha ampliato la definizione di “minaccia alla sicurezza nazionale” fino a includere gli Antifa americani, i cui contenuti erano ospitati sui server di Autistici / Inventati, il collettivo costretto a chiudere i battenti dopo le sanzioni del governo USA.
Se “oggi la casella spenta è quella di un centro sociale, domani sarà quella di chi avrà scritto la cosa sbagliata sul server sbagliato”, secondo Giulio Cavalli, scrittore e autore teatrale.
Chi è Autistici / Inventati
Da 25 anni A/I, ente del Terzo settore, fornisce servizi di hosting gratuiti senza log, liberi dal controllo delle Big tech.
Autistici/Inventati è una piattaforma italiana che da dal 2001 dà voce a chi non ha voce, offrendo server autogestiti, email protette, blog e strumenti di comunicazione sicura ad associazioni, collettivi dell’area antifascista, antimilitarista, movimenti ecologisti e testate di informazione dal basso a livello globale.
Ma ora, dopo l’editto di Trump, il server è finito nell’elenco degli Specially Designated Global Terrorist.
Tommaso Tozzi: “Decentrare il digitale è una questione di libertà di espressione”
La vicenda dell’editto governativo statunitense che ha causato la chiusura del server di attiviste/i per la libertà di espressione digitale Autistici/Inventati apre il vaso di Pandora della necessità di “autonomia digitale”.
L’editto governativo statunitense ha causato la chiusura di un server
internet di movimento italiano che aveva centralizzato una serie di servizi digitali a supporto dell’attività di una miriade di associazioni di cui alcune anche statunitensi: il servizio che ospitava migliaia di mailbox, blog e mailing-list garantiva la libertà di espressione senza rilevamenti analitici delle proprie attività (log).
La mappa concettuale, realizzata da i repubblicani statunitensi dimostra come in realtà era diventata intollerabile una voce troppo libera e scomoda rispetto agli odierni standard statunitensi.
L’immediata cancellazione del dominio autistici.org e il repentino blocco del conto corrente bancario da parte di Banca Etica (aggravato dal successivo sequestro, fino a prova contraria illegittimo, dei beni economici dell’associazione che, ad oggi, non ne può rientrare in possesso) sono state le cause principali della decisione del collettivo di gestione di Autistici/Inventati di chiudere le attività (per ora consultabile in parte su Archive.org), anche per non pregiudicare i diritti delle libertà personali delle tantissime individualità e collettività che ne usufruivano.
Il nome Autistici
Per chi si scandalizzasse del termine autistici: questo non aveva nessuna intenzione di dileggiare persone neuro-divergenti, ma rivendicare la propria attitudine ad una certa neuro-divergenza di carattere politico che poteva arrivare a comportamenti estremi di utilizzo della tecnologia come quello di levare le lettere alla tastiera per dimostrare di poterla utilizzare a memoria; per chi non conosce il progetto Archive.org è importante sapere che possiede un tool di conservazione del web anche passato e non più esistente noto come Wayback Machine che magari vi tornerà comodo per “resuscitare” alcuni dei link di questo articolo che potrebbero essere censurati a breve.
Perché ce ne occupiamo e perché ci dobbiamo preoccupare tutti
Quello di Autistici/Inventati non è il primo caso che l’amministrazione Trump vuole mettere a tacere, ma è un tentativo di eliminazione sistematica della dissidenza politica, che rischia di essere normalizzata.
Andando in ordine di tempo abbiamo assistito a ordini esecutivi sanzionatori, a cui non è possibile in alcun modo appellarsi, prima contro una fantomatica organizzazione “Antifa”, poi contro Francesca Albanese, in seguito contro i giudici della Corte Penale Internazionale, ancora contro Palestine Action e infine contro Autistici/Inventati.
C’è da chiedersi a chi toccherà dopo. Chi sarà il prossimo bersaglio.
Ciò per cui è accusato il gruppo Autistici/Inventati non è di aver
commesso degli atti di tipo terroristico, bensì l’aver creato servizi di posta elettronica, mailing list e blog e spazio web garantendo che ciò non producesse tracce di identificazione degli utenti all’interno del server.
Lo scopo del gruppo era di tutelare la privacy dei propri utenti all’interno del proprio server. L’unico strumento possibile per la tutela della propria
privacy è il diritto all’anonimato. Giornalisti, omosessuali, perseguitati
politici da regimi oppressivi, hanno spesso la necessità di coprire la propria identità per poter esprimere liberamente le proprie opinioni.
In questa categoria rientra sicuramente oggi anche l’antifascismo e
l’antimilitarismo: essere pacifisti oggi significa trovarsi nel rischio di
entrare in rotta di collisione ed essere perseguitati dai governi di Stati in
guerra.
Fra Big tech e spade di Damocle
Non è più possibile dipendere da pochi Grandi Fratelli (tutti statunitensi) per potersi garantire un minimo sindacale di agibilità comunicativa e politica in ambito digitale.
Una manciata di AI generative, due motori di ricerca, un solo sistema di
geo-posizionamento satellitare, un solo sistema bancario (Swift): tutto
sotto controllo statunitense, una “spada di Damocle” che potrebbe cadere pesantemente sulla testa di chiunque abbia posizioni scomode
rispetto al pensiero o alla politica dominante, non solo dell’amministrazione statunitense.
Italian Crackdown: il caso A/I ha un precedente
L’attacco ad Autistici/Inventati ha un precedente: l’attacco repressivo, nell’era delle BBS: il caso Italian Crackdown.
Nel 1994, lo sviluppo digitale lasciava già intravedere le sue opportunità economiche di speculazione finanziaria oltreoceano e aveva bisogno di imprimere un segnale di normalizzazione dell’attività di miriadi di BBS (Bulletin Board System) attive sul territorio italiano.
Come Gruppo di lavoro sulla comunicazione Strano Network in quell’occasione riuscimmo a rispondere con una serie di iniziative, a
cominciare da un famoso convegno al Centro per l’arte contemporanea
“Luigi Pecci” di Prato che ci consentì, in qualche maniera, di continuare a supportare quella tipologia di telematica indipendente che poi avrebbe visto la nascita di internet e quindi dei server di movimento come Isole nella Rete (Ecn.org).
A seguire un fiorire di hackmeeting e hacklab, che sono ancora “in movimento”, come dimostra l’affollatissimo ultimo hackmeeting che si
è svolto a Firenze, stessa città del primo del 1998 (anche qui l’etimologia, il significato dei termini, è importante perché l’origine del significato “hack” indica una trovata innovativa per risolvere un problema ed è stata solo una campagna mediatica ad attribuirgli in seguito un valore negativo).
Ancora oggi la proposta che viene dalla rete di collettivi e individualità , che è stata colpita da questa fortissima azione repressiva, è all’insegna
della decentralizzazione e di un maggiore legame con il territorio, così
come è stato agli inizi con Strano Network che aveva sede al CSA Ex-
Emerson di Firenze, o con il LOA, la cui sede era presso il Laboratorio Studentesco Occupato Bulk di Milano, oppure con Avana BBS ed i suoi stretti legami con Radio Onda Rossa e il Forte Prenestino di Roma, ma
anche con il siciliano Freaknet e le sue collaborazioni con i locali centri di restauro delle tecnologie digitali obsolete.
Perché decentralizzare
Anche oggi, come allora, si torna a respirare un gran clima di attenzione rispetto alla “telematica libera” e forse l’iniziativa repressiva statunitense non sta ottenendo l’effetto desiderato.
Ci si immagina di vedere gli squadroni della morte della polizia di frontiera (ICE) aggirarsi magicamente oltre-confine per mortificare ed eliminare le persone dal colore sbagliato, ma l’effetto che tale minaccia sta producendo è assai diverso, in Italia e non solo.
L’attuale oligopolio di controllo del digitale si sta diffondendo dal “movimento” alla società civile rende necessaria, a livello europeo, l’autonomia digitale (o sovranità digitale europea): servono motori di ricerca, intelligenze artificiali generative, circuiti bancari per i pagamenti elettronici, sistemi di geo- posizionamento satellitare a livello europeo, per non essere più così dipendenti dalle direttive d’oltreoceano.
L’autonomia digitale europea
È inaccettabile che una letterina governativa americana abbia delle
conseguenze così disastrose rispetto a un’associazione culturale italiana no profit, nell’assordante silenzio delle istituzioni e della politica italiana, mentre risulta sempre più evidente la condizione di soffocante e silente assoggettamento.
Quello che auspichiamo e chiediamo non è del tutto utopistico: anche solo a livello software stiamo assistendo a una serie di iniziative imprenditoriali e di sviluppo di software libero, già prese in seria considerazione da sempre più Paesi europei (Germania, Francia eccetera) consapevoli che essere “autonomi” sul digitale è una questione strategica di sopravvivenza.
Il salto di qualità che va fatto, e che potrebbe vedere l’università,
politecnici e accademie protagoniste in prima fila, è quello di costruire prototipi di servizi digitali alternativi.
Se non ora, quando
Tutto questo mentre l’insicurezza sociale invade la quotidianità di tutti noi nelle strade, nei posti di lavoro e nella soddisfazione dei bisogni primari (mangiare e avere un tetto sopra la testa e non solo per chi è
“studente fuori sede”).
Questo succede mentre personaggi di rilievo come il Papa o Bill
Gates (non proprio facilmente etichettabili come “antagonisti” o “antifa”) si preoccupano a gran voce di un futuro collettivo messo in discussione dalle AI generative.
Tutto ciò accade mentre il disagio giovanile fa registrare record
statistici impressionanti: uno su tutti i recenti 17 (diciassette) ricoveri per atti di auto-lesionismo e tentati suicidi tra minori registrati in un solo
fine-settimana a Firenze.
Ciò accade mentre assistiamo a una piramidizzazione sociale ed
economica paurosa, per cui interi settori (compresi quello della stampa e dei media digitali) lottano contro la concorrenza spietata delle AI
assistendo a un depauperamento economico sociale che si traduce in
stipendi sempre più poveri, posti di lavoro sempre più difficili da trovare,
ma al tempo stesso profitti sempre più alti per chi governa i processi
produttivi digitali e le poche infrastrutture digitali che usiamo quotidianamente.
Dunque se non ora quando?
Se non ora quando alimentare la presa di coscienza di un cambiamento
necessario che vada nella direzione di un’autonomia digitale (ma anche
di pensiero) quanto mai indispensabile per la sopravvivenza di noi
tutti?
Tommaso Tozzi, Ferry Byte e Stefano Sansavini
L’intervento a gamba tesa di Banca Etica: il ricorso di A/I contro la chiusura del conto
Banca Etica, dove l’associazione aveva il conto corrente per le sottoscrizioni, ha deciso di chiudere il conto corrente dell’associazione di A/I. Ha dichiarato di temere ritorsioni Usa sulle carte di credito americane, emesse per i propri clienti. Matteo Flora, esperto di cyber security e noto divulgatore digitale con il podcast “Ciao Internet”, ha definito Banca Etica, “Manca etica”. Ma l’istituto bancario dice di aver consultato l’ABI e le associazioni di categoria, e di aver dovuto correre ai ripari per salvare la propria operatività.
Banca Etica ha parlato di risk management e di obbligo di congelamento dei fondi, di cui però non vi sarebbe traccia nelle comunicazioni di Banca d’Italia che invece invita gli istituti bancari a rivolgersi all’helpdesk europeo sulle sanzioni.
Intanto il collettivo di Autistici / Iventati respinge gli effetti della caccia alle streghe della Casa Bianca contro il presunto “movimento Antifa“. E ha fatto ricorso al Tribunale di Pisa contro la decisione di Banca Etica di chiudere il conto di A/I. Decisione, presa per timore delle “sanzioni secondarie” (che avrebbero perfino potuto escludere l’istituto dal sistema finanziario globale, secondo la Banca), che ha congelato i fondi e ha impedito di trasferirli altrove.
Con il ricorso, l’avvocato Fausto Gianelli, legale del collettivo informatico Autistici/Inventati, chiede “il ripristino della piena operatività” del conto corrente, tuttora congelato o, in alternativa, “il trasferimento del saldo su un conto di nostra indicazione”.
Cosa sono le sanzioni dell’OFAC e i precedenti
Le sanzioni dell’OFAC hanno in precedenza colpito Francesca Albanese, relatrice speciale ONU sui territori palestinesi, ed alcuni membri e giudici della Corte Penale Internazionale (CPI), per le loro indagini e opinioni su Israele.
In genere il governo secreta la maggior parte delle prove sostanziali dell’OFAC, secondo Shayana Kadidal, legale del Center for Constitutional Rights di New York, dove segue, da oltre un ventennio, le battaglie legali contro gli abusi commessi all’insegna della sicurezza nazionale.
Questa volta, il domino digitale, innescato dall’editto di Trump, ha silenziato Autistici/Inventati (A/I).
Con una sola firma presidenziale, le realtà inserite nelle black-list costringono le multinazionali del web (dai provider di hosting e domini ai server DNS) a staccare la spina, spegnendo e oscurando i loro nodi.
La sentenza della Corte di Giustizia europea
La sentenza n. 84/26 della Corte di Giustizia europea dell’11 giugno 2026 stabilisce un principio fondamentale a tutela dei consumatori e contro l’estensione extraterritoriale delle sanzioni statunitensi in Europa.
Secondo la Corte di Giustizia europea, le banche europee non possono negare o chiudere automaticamente un conto corrente a un cittadino per il solo fatto che sia inserito in una “lista nera” degli Stati Uniti (come l’elenco OFAC).
Perché la vicenda deve destare preoccupazione
“Le sanzioni imposte dal Dipartimento di Stato americano contro il collettivo Autistici/Inventati, che da 25 anni ha fornito ad attivisti e a molte altre persone piattaforme e strumenti per l’autodifesa digitale e canali di comunicazione indipendenti, costituiscono un precedente che dovrebbe preoccupare”, spiega Tatiana Bazzichelli.
“Le recenti sanzioni sembrano essere una conseguenza di una repressione sistematica in atto su scala globale – considerando che lo scorso luglio il Dipartimento di Stato degli Usa ha riunito governi di tutto il mondo per affrontare «l’ascesa del terrorismo politico di estrema sinistra come minaccia transnazionale», secondo le loro stesse parole. È necessario aprire un dibattito non solo in Italia, ma anche a livello internazionale, su come tutelare infrastrutture digitali libere e indipendenti e prevenire che situazioni analoghe possano accadere di nuovo”.
Il timore è che questo caso possa costituire un precedente, diventando “il primo tassello di una catena di sanzionamenti o procedimenti penali all’interno degli Usa”, come riporta Shayana Kadidal nell’intervista su Domani.
L’assenza di sovranità digitale europea, il vero vulnus
Il caso Autistici/Inventati non è solo una lezione sui pericoli che corre lo stato di diritto in occidente, dove Trump ed Elon Musk hanno anche sostenuto l’ascesa di AfD in Germania e di tutti i partiti sovranisti, omofobi, pro Putin e contro il rule of law in Europa.
Questa vicenda è anche una lezione per noi europei, dove grida vendetta l’assenza di una sovranità digitale europea.
Un ente del Terzo settore con sede a San Giuliano Terme, in provincia di Pisa, che deve subire una decisione amministrativa, adottata a Washington, “obbligando” banche, gestori di domini e fornitori di servizi (infrastrutture private che, per paura delle sanzioni, anticipano le decisioni) a spegnere un servizio, ha trovato un silenzio assordante a Bruxelles.
Il motivo è semplice: l’assenza di sovranità digitale europea. Anche un intermediario, come una banca, impegnata a contestare apertamente le misure di Trump, potrebbe dover mettere in stand by un rapporto commerciale, pur di evitare di mettere a repentaglio i servizi destinati a migliaia di altri clienti.
La sovranità digitale non significa solo saper produrre semiconduttori, aggiudicarsi terre rare, elaborare modelli di intelligenza artificiale o archiviare i dati su cloud e server europei. Ma la sovranità digitale europea consiste nella possibilità di impedire che una decisione di uno Stato straniero interferisca su uno Stato membro della Ue, stabilendo, senza passare dal controllo europeo, chi abbia il diritto di comunicare, ricevere denaro via swift o continuare ad operare nello spazio digitale dell’Unione.
Altrimenti, invece della sovranità europea, entriamo nell’era della sudditanza americana.
Per questo motivo, assume vitale importanza l’interrogazione prioritaria dell’europarlamentare Brando Benifei alla Commissione europea, per fare subito chiarezza e offrire gli strumenti giusti a tutti gli stakeholder in casi simili che potrebbero diventare il “new normal” durante la presidenza Trump.






















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