In un Paese in cui, come indicato dall’Italy Digital Decade 2025 Country Report, meno della metà della popolazione possiede competenze digitali di base, la priorità è puntare alla formazione digitale. Solo creando nuove competenze, da zero o con specifiche attività di upskilling e reskilling, si potrà garantire la competitività del tessuto produttivo italiano sul lungo periodo.
Un divario che iniziative come Opening Future, il progetto congiunto per lo sviluppo delle competenze digitali promosso da Google Cloud, Intesa Sanpaolo e TIM Enterprise prova a ridurre anche attraverso le attività promosse con l’Opening Future Hub di Torino, che offre percorsi senza costo su dati, Cloud e AI rivolti a scuole, startup e PMI.
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Formare per competere: la sfida digitale del tessuto produttivo italiano
In Italia la trasformazione digitale è frenata da un deficit di competenze che continua a pesare sul potenziale di crescita del sistema produttivo, che riguarda sia i cittadini sia le imprese. Il digital gap, evidenziato dall’Italy Digital Decade 2025 Country Report, riguarda, oltre alle persone che hanno un basso livello di istruzione, anche i giovani. Mentre sul fronte delle imprese, il 70,2% delle PMI ha raggiunto un livello base di digital intensity, ma solo l’8,2% di esse hanno adottato soluzioni di Intelligenza Artificiale.
Dunque, il quadro nazionale evidenzia una base ancora insufficiente di alfabetizzazione digitale diffusa, con divari che si stratificano lungo tre linee: territorio, professioni e generazioni. Dove il capitale umano digitale è più debole, le imprese fanno più fatica ad adottare strumenti di gestione dei dati, piattaforme cloud, automazione dei processi e soluzioni di cybersecurity, e di conseguenza restano più esposte a inefficienze operative, rischi informatici e minore capacità di attrarre filiere e investimenti.
Parallelamente, il divario professionale separa chi lavora in contesti già digitalizzati da chi è impiegato in mansioni a bassa intensità tecnologica o in microimprese senza strutture ICT, dove l’innovazione resta episodica e dipendente da fornitori esterni. È qui che la competenza digitale diventa direttamente produttività: saper usare strumenti di collaborazione, analisi e gestione documentale riduce tempi e costi, migliorando qualità e tracciabilità, abilitando decisioni basate su dati e non su intuizioni. Saper progettare processi digitali, governare identità e accessi, comprendere logiche di sicurezza e compliance trasforma il cloud, anche in chiave di cloud sovrano e controllo del dato, da semplice infrastruttura a piattaforma per innovare prodotti, servizi e modelli di business.
Ridurre il divario digitale: il ruolo dei programmi sul territorio
Il divario, però, non si misura soltanto a livello nazionale, perché si consolida nei contesti locali, dove scuole, imprese, amministrazioni e comunità partono da bisogni e dotazioni molto differenti. Una città universitaria con distretti industriali già orientati all’export ha necessità formative diverse rispetto a un’area interna con PMI frammentate e scarsa disponibilità di competenze ICT, così come un istituto tecnico può esprimere una domanda di laboratori e docenze specialistiche molto diversa da quella di un liceo o di un Centro di Formazione Professionale (CFP).
È per questo che i programmi territoriali sono essenziali: portano la formazione davvero dove serve, riducendo barriere di accesso (tempo, distanza, costi), intercettando pubblici che difficilmente entrano nei canali tradizionali e adattando contenuti e metodologie alle filiere locali. Ma l’elemento decisivo è l’incontro tra scuola e impresa, due mondi che in Italia spesso restano paralleli: quando invece si connettono, attraverso laboratori congiunti, progetti su casi reali e aggiornamento dei docenti con il contributo delle aziende, si attivano ecosistemi di innovazione che accelerano sia l’occupabilità dei giovani sia la capacità delle PMI di sperimentare.
In questa logica, la formazione crea linguaggi comuni, diffonde cultura della sicurezza e del dato, rende più rapida l’adozione di cloud e servizi digitali e, soprattutto, trasforma la transizione tecnologica in un percorso condiviso, sostenibile e competitivo.
Opening Future: un progetto per creare le competenze digitali con scuole e aziende
Opening Future si propone come una risposta operativa e misurabile a questi fronti critici. Si tratta di un programma nato nel 2021 da un’iniziativa di Google Cloud, Intesa Sanpaolo e TIM Enterprise, che si propone di accelerare la trasformazione digitale attraverso percorsi di formazione ed eventi senza costo, pensati per rendere accessibili competenze digitali concrete e spendibili sul lavoro.
L’idea di fondo è strategica: se la tecnologia corre più veloce delle persone, il divario si amplia, se invece la formazione viene avvicinata alle persone e alle organizzazioni, diventa un moltiplicatore di competitività, soprattutto per il tessuto delle PMI. I tre partner agiscono come attori complementari: Google Cloud fornisce la competenza e l’esperienza necessarie per sfruttare al meglio piattaforme dati, cloud e Intelligenza Artificiale, TIM Enterprise contribuisce con competenze industriali, infrastrutture e capacità di execution sul territorio (anche attraverso hub e centri di innovazione), Intesa Sanpaolo mette a sistema rete, presidio locale e connessione con l’economia reale, facilitando l’aggancio tra fabbisogni di imprese e offerta formativa.
Il principio chiave è la democratizzazione delle competenze su dati, cloud e AI. Le aree di intervento coprono l’intera filiera della formazione: studenti e scuole, per rafforzare le basi, giovani e università, per collegare formazione e domanda di lavoro, e ancora startup, per accompagnare la crescita con strumenti digitali scalabili, oltre ovviamente alle PMI, per abilitare upskilling e reskilling e trasformare l’investimento tecnologico in risultati di business.
Cosa fa Opening Future con l’hub di Torino per scuole, startup e PMI
Alle Officine Grandi Riparazioni di Torino, Opening Future ha la sua sede. È dove si traduce la promessa della formazione digitale in un luogo operativo: una “piazza digitale” dove l’innovazione non resta confinata nei convegni, ma prende forma in attività ricorrenti e pratiche. Qui si alternano laboratori hands-on, workshop tematici, sessioni di mentorship e percorsi strutturati che aiutano pubblici diversi a orientarsi e lavorare su competenze oggi decisive come cloud, dati e intelligenza artificiale.
Per le scuole, l’hub è soprattutto un ponte verso le professioni del digitale: introduce studenti e docenti a linguaggi, strumenti e scenari concreti, con momenti di alfabetizzazione su cloud e AI affiancati da attività che rendono “tangibili” concetti complessi attraverso progetti e sperimentazioni guidate. Un esempio di questo tipo di progettualità ha coinvolto gli studenti universitari in un hackathon dedicato al mondo delle infrastrutture dei datacenter, che sono alla base della digitalizzazione e dell’addestramento di modelli di intelligenza artificiale. I partecipanti, divisi in gruppi, si sono sfidati mettendo in pratica le loro capacità di programmazione software e hardware su componenti reali.
Per le startup, invece, il baricentro è la crescita: coaching, mentoring e networking diventano leve per affinare il modello di business, validare casi d’uso e accedere a risorse tecnologiche utili a scalare, dentro un ecosistema che facilita incontri e collaborazioni. Durante i tre incontri ospitati presso l’Opening Future Hub, che hanno coinvolto oltre 70 startuppers, numerosi founders di successo hanno condiviso le loro esperienze, gli errori commessi e le azioni intraprese per far crescere il proprio prodotto o servizio.
Per le PMI l’approccio è pragmatico: percorsi per capire dove cloud e AI possono generare valore nei processi, lettura dei casi d’uso più replicabili, strumenti per impostare una roadmap di trasformazione e ridurre l’incertezza che spesso blocca gli investimenti. Il valore dell’hub sta anche nella sua fisicità: un ambiente dove persone e tecnologia si incontrano, si formano e sperimentano insieme, ad esempio attraverso i workshop live di Shetech, dedicati a sostenere e accelerare l’imprenditoria femminile. E Torino, per storia industriale e vocazione all’innovazione, rappresenta una cerniera naturale tra manifattura, nuove imprese e mondo digitale.
Articolo realizzato in partnership con Google Cloud, Intesa Sanpaolo e TIM Enterprise















