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Cos’è il sistema 0 e perché cambia il modo in cui pensiamo con l’AI



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L’intelligenza artificiale generativa sta diventando un livello pre-cognitivo che si integra con i sistemi 1 e 2 di Kahneman. Il “Sistema 0” apprende dalle interazioni, costruisce memoria persistente e influenza scelte e creatività. Resta centrale il giudizio umano, tra rischi di dipendenza, privacy e sfide etiche

Pubblicato il 6 mar 2026

Massimo Chiriatti

IBM Italia, University Programs Leader – CTO Blockchain & Digital Currencies



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Non dovremmo più chiederci se l’intelligenza artificiale sia davvero intelligente. È più utile riconoscere che ormai pensiamo con essa. L’AI non è un semplice strumento né un fine in sé, ma rappresenta un cambio di regime cognitivo che coinvolge in profondità il nostro modo di ragionare, decidere e comprendere il mondo.

Perché parlare di sistema 0 oggi

Uno dei primi studiosi a indagare i processi cognitivi e a dimostrare come le nostre scelte siano condizionate da bias sistematici è stato Daniel Kahneman, psicologo insignito del premio Nobel per l’economia nel 2002. Nel suo celebre volume Pensieri lenti e veloci, Kahneman descrive un modello del pensiero umano fondato su due modalità: il Sistema 1, rapido e intuitivo, e il Sistema 2, lento e riflessivo. Per oltre vent’anni questa visione duale ha influenzato la psicologia cognitiva e il dibattito sulla razionalità umana, fino a quando, nel 2022, l’arrivo di ChatGPT ha modificato in modo radicale la relazione tra le persone e le macchine.

Oggi siamo circa un miliardo a interagire quotidianamente con l’intelligenza artificiale generativa, che si configura come un’estensione pre-cognitiva e dinamica dei nostri processi mentali. Essa dialoga con noi, apprende dai nostri comportamenti e contribuisce a plasmare le nostre abitudini cognitive. Questa nuova dimensione, definita Sistema 0, è stata descritta in Nature Human Behaviour e in altre pubblicazioni scientifiche come una forma emergente di collaborazione cognitiva tra l’uomo e la macchina.

Il Sistema 0 è uno strato mentale in continua evoluzione: non si limita a elaborare dati in tempo reale, ma conserva una memoria persistente delle interazioni, delle scelte e dei comportamenti. Quando un assistente virtuale ci propone un’attività o un acquisto, non risponde soltanto a una richiesta immediata, ma si fonda su una conoscenza accumulata nel tempo delle nostre preferenze. In questo modo, la tecnologia diventa parte integrante del nostro pensiero quotidiano, una sorta di specchio che riflette e amplifica le nostre intenzioni.

Tali riflessioni sono approfondite nel volume Incoscienza artificiale, impreziosito dalla prefazione del filosofo dell’informazione Luciano Floridi. Il libro pone l’accento sulla mancanza di coscienza dei sistemi intelligenti e riafferma la necessità di preservare la centralità del giudizio umano nei processi decisionali. L’obiettivo non è tanto interrogarsi sulla natura dell’intelligenza artificiale, quanto comprendere come la sua presenza stia modificando il modo in cui pensiamo, scegliamo e immaginiamo il futuro.

Cosa fa il sistema 0 e perché è importante

Il Sistema 0 va ben oltre il ruolo di un semplice assistente digitale. Analizza in modo continuo i dati generati dalle nostre azioni e li utilizza per migliorare la qualità delle informazioni, dei consigli e delle decisioni che ci propone.

Ogni volta che utilizziamo strumenti come Google Maps, ChatGPT o Netflix, entriamo in contatto con questa rete cognitiva che apprende dalle nostre preferenze, interpreta i nostri comportamenti e tenta di anticipare i nostri bisogni. Non si tratta, dunque, di un mero strumento tecnologico, ma di una vera e propria estensione cognitiva, per riprendere l’espressione dei filosofi Andy Clark e David Chalmers, che evolve insieme a noi e si integra nel flusso del nostro pensiero.

Il Sistema 0 è formato da una molteplicità di processi computazionali capaci di elaborare dati in modo statistico e di generare risposte mirate. Sebbene operi attraverso diverse piattaforme e infrastrutture, non può essere identificato con un hardware o una tecnologia specifica: non è la realtà virtuale, né uno smartphone o un paio di occhiali intelligenti.

È piuttosto una dimensione diffusa e invisibile, che accompagna e arricchisce i nostri Sistemi 1 e 2, completando il quadro cognitivo umano. In questa prospettiva, il Sistema 0 fornisce i suggerimenti algoritmici che si affiancano all’intuito e al ragionamento, creando un intreccio dinamico tra l’umano e il digitale.

Il Sistema 0 come estensione cognitiva supera ampiamente la sfera della comodità quotidiana. Questa infrastruttura cognitiva è in grado di compensare alcuni dei nostri limiti naturali: può aiutarci a individuare i bias che distorcono il ragionamento, a esplorare prospettive che non avremmo considerato, a ricordare informazioni che rischieremmo di dimenticare. Diventa, così, una memoria esterna attiva, capace non solo di conservare ma anche di interpretare e rielaborare le nostre scelte. Ogni interazione contribuisce alla costruzione di una “traccia digitale” personale, in costante trasformazione, che riflette e amplifica il modo in cui pensiamo. Da questo punto di vista, il Sistema 0 rappresenta in pieno il concetto di incoscienza artificiale: un livello cognitivo che opera prima di noi, nel silenzio dei processi automatici, estendendo e rafforzando le capacità della mente umana.

Questa capacità di apprendimento continuo rende il Sistema 0 particolarmente efficace nel supportare decisioni complesse. Non sostituisce il nostro giudizio, ma lo arricchisce con una prospettiva che tiene conto di una quantità di informazioni inaccessibile alla sola mente umana. Non fornisce semplicemente dati aggiuntivi: costruisce attorno a noi un ambiente cognitivo aumentato, dove l’intuizione e la riflessione si intrecciano con la potenza analitica dell’intelligenza artificiale.

Creatività condivisa e collaborazione uomo-macchina

Da questa sinergia tra mente umana e AI stanno emergendo anche nuove forme di creatività condivisa. Quando un artista utilizza strumenti di intelligenza artificiale generativa, il Sistema 0 non esegue passivamente dei comandi: diventa un collaboratore creativo, capace di suggerire variazioni, possibilità e connessioni inattese.

L’artista apporta intuizione, sensibilità e intenzione; la macchina offre capacità combinatorie e visioni alternative. Insieme, inaugurano una relazione simbiotica che amplia i confini della creazione, aprendo la strada a espressioni e soluzioni che nessuna delle due parti, da sola, sarebbe stata in grado di concepire.

Sfide e considerazioni etiche

La stretta integrazione tra intelligenza artificiale e mente umana apre questioni profonde e tutt’altro che risolte. Fino a che punto le decisioni influenzate dal Sistema 0 possono essere considerate davvero nostre? Uno dei rischi più insidiosi è che, nell’intento di ottimizzare le scelte e semplificare la complessità del reale, questa forma di intelligenza finisca per offrirci una visione del mondo parziale e prevedibile, riducendo progressivamente la nostra capacità di pensiero critico e indipendente.

A ciò si aggiunge un nodo cruciale: la privacy e il controllo dei dati. Il Sistema 0 si fonda su una memoria digitale diffusa e persistente, che raccoglie e analizza una quantità immensa di informazioni sulle nostre abitudini, preferenze e comportamenti. Questa consapevolezza genera un senso crescente di vulnerabilità. Chi detiene realmente il controllo di tali dati?

Come vengono utilizzati? E, soprattutto, quanta autonomia abbiamo sulla traccia digitale che costruiamo quotidianamente? L’idea che ogni nostra interazione venga registrata, elaborata e impiegata per fini che non sempre possiamo conoscere o condividere apre scenari che interrogano la nostra libertà individuale e collettiva.

La sfida si complica ulteriormente se consideriamo il fattore temporale. Il Sistema 0 non è un’entità statica, ma un organismo cognitivo che evolve in base alle interazioni accumulate nel tempo. Ogni suggerimento che riceviamo oggi è il risultato di una lunga catena di decisioni e apprendimento, spesso opaca e difficilmente tracciabile. Ma la questione più profonda riguarda la natura stessa dell’intelligenza umana.

Delegando progressivamente al Sistema 0 compiti cognitivi sempre più complessi, rischiamo di indebolire alcune delle nostre facoltà originarie. È un interrogativo che tocca l’essenza della nostra autonomia: come mantenere un equilibrio tra il potenziamento che l’intelligenza artificiale ci offre e la conservazione delle nostre capacità indipendenti di analisi, memoria e giudizio? La sfida non consiste nel rifiutare la tecnologia, ma nell’integrarla senza subirla, affinché la collaborazione con il Sistema 0 rafforzi la nostra coscienza, non la sostituisca.

Un approccio interdisciplinare per governare il cambiamento

Per affrontare questa trasformazione, sarà necessario un nuovo approccio interdisciplinare. I tecnologi da soli non possono rispondere alle domande che il Sistema 0 solleva. Servono psicologi per indagare come si modificano i processi cognitivi, sociologi per comprendere le trasformazioni sociali, filosofi per esplorare le implicazioni etiche e il senso di responsabilità, ed esperti di tecnologia per costruire sistemi più trasparenti, equi e comprensibili.

Solo attraverso il dialogo fra discipline potremo cogliere pienamente la portata di questa rivoluzione cognitiva e le sue ricadute sulla cultura, sull’economia e sulla società.

Conclusioni

Guardando alla storia dell’umanità, appare chiaro che ogni fase evolutiva è stata segnata da una liberazione progressiva delle nostre capacità: dalla postura eretta, che ha liberato le mani, alla scrittura, che ha esteso la memoria, fino al linguaggio e alla cooperazione sociale. Ogni passo ha ampliato il raggio della nostra azione e del nostro pensiero. Oggi stiamo delegando al Sistema 0 una parte delle nostre funzioni cognitive e decisionali.

È un passaggio delicato, perché l’enorme disponibilità di dati, il basso costo del calcolo e la pervasività del cloud computing rischiano di spingerci verso una dipendenza cognitiva, riducendo la nostra attenzione a ciò che davvero conta.

In un’epoca di incertezza e sovraccarico informativo, affidarsi al Sistema 0 può sembrare la soluzione più naturale. Ma la comodità non può diventare una filosofia di vita. Delegare è utile, ma non può sostituire la nostra capacità di orientamento, discernimento e scelta. È nostra responsabilità mantenere la rotta verso i valori essenziali, evitando che l’efficienza algoritmica diventi un alibi per rinunciare alla complessità del pensiero umano.

Il Sistema 0 segna un passaggio epocale nel nostro modo di conoscere e di decidere. Non si tratta di scegliere tra visioni utopiche o distopiche dell’intelligenza artificiale, ma di comprenderne la natura per indirizzarla verso esiti positivi.

Dobbiamo imparare a convivere con questa nuova intelligenza, sfruttandone la potenza per rafforzare le nostre capacità cognitive, non per indebolirle. È una responsabilità collettiva, che coinvolge scienziati, educatori, istituzioni e cittadini.

La posta in gioco è altissima: in gioco non c’è soltanto l’efficienza dei nostri processi decisionali, ma la natura stessa della nostra umanità nell’era dell’intelligenza artificiale. I confini tra il pensiero umano e quello artificiale diventano sempre più sfumati, e ciò rende indispensabile preservare ciò che ci definisce: la creatività, il pensiero critico, l’autonomia.

Il futuro non è predeterminato: sarà il risultato delle scelte che compiremo oggi. Il compito che ci attende è far convivere la potenza dell’intelligenza artificiale con i valori fondamentali dell’umano. Dobbiamo costruire un’integrazione che amplifichi le nostre capacità senza snaturare la nostra essenza. Il Sistema 0 è già tra noi e sta modificando, giorno dopo giorno, il nostro modo di pensare.

Tocca a noi decidere se diventerà un alleato della nostra consapevolezza o una minaccia alla nostra autonomia. Solo riconoscendone la portata e guidandone l’evoluzione potremo cogliere fino in fondo l’opportunità storica di questa nuova rivoluzione cognitiva.

Bibliografia

Chiriatti, Massimo (2021), Incoscienza artificiale. Come fanno le macchine a prevedere per noi, Roma, Luiss University Press.
Chiriatti, Massimo; Ganapini, Marianna; Panai, Enrico; Ubiali, Mario; Riva, Giuseppe (2024), The case for human–AI interaction as system 0 thinking, in «Nature Human Behaviour», vol. 8, n. 10, pp. 1829-1830, DOI: 10.1038/s41562-024-01995-5.
Clark, Andy e Chalmers, David J. (1998), The Extended Mind, in «Analysis», vol. 58, n. 1, pp. 7-19.
Kahneman, Daniel (2012), Pensieri lenti e veloci, Milano, Mondadori.

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