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Direttore responsabile Alessandro Longo

Forum pa 2017

Ecco la PA che ci serve per uno sviluppo sostenibile della società

di Carlo Mochi Sismondi, FPA

22 Mag 2017

22 maggio 2017

Nessuno dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 può essere raggiunto senza una pubblica amministrazione più moderna. Ecco i quattro principi da tenere a mente. Se ne parlerà da domani a Forum PA 2017

Domani si apre a Roma Forum PA 2017. Si svolgerà dal 23 al 25 maggio nell’avveniristico Palazzo dei Congressi “La nuvola” progettato da Fuksas, che ospita così la sua prima grande manifestazione. Alla vigilia sono quasi 30.000 le pre-iscrizioni ai convegni per oltre 12.000 visitatori unici attesi (+20% rispetto allo scorso anno). Tema dell’anno è l’Agenda 2030 e il ruolo di una PA moderna e digitale per raggiungere gli ambiziosi obiettivi di sostenibilità che questa comporta.

Noi siamo ottimisti, ma non siamo sognatori ingenui: il legame tra la trasformazione digitale e uno sviluppo equo e sostenibile della nostra società, che sia rispettoso delle persone e non lasci indietro nessuno, non è necessitato. È un obiettivo politico da perseguire con tenacia e coerenza ad ogni livello: quello dei cittadini, quello delle aziende, quello della ricerca e, naturalmente e a maggior ragione, quello dell’amministrazione pubblica. Nessuno dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile può essere raggiunto infatti, né in 13 anni né mai, senza una pubblica amministrazione “responsive”, flessibile, veloce, vicina ai cittadini ed alle aziende, con una grande capacità omeostatica di adattarsi ai complessi e mutevoli bisogni di una società in rapidissima evoluzione. In questo contesto la trasformazione digitale non è una tra le tante opzioni, è l’unico ecosistema in cui questa PA che vogliamo può svilupparsi.

Molto è stato già progettato, e lo vedremo in questi tre giorni; moltissimo è già a portata di mano perché la tecnologia corre veloce, ma non tutto quello che ci eravamo proposti è già in cantiere. Restano sacche di arretratezza, trincee fatte di faldoni di carta, giungle normative in cui nascondersi per far finta di cambiare, ma senza ripensare i processi, al massimo dando loro una ritoccata e una spolverata di informatica.

Per cambiare davvero, per intraprendere la strada necessaria della disruptive innovation che cambia i paradigmi, dobbiamo però necessariamente immaginare percorsi nuovi. Ci sono, tra gli altri, alcuni passaggi per noi ineludibili, che costituiranno altrettanti punti focali del Forum PA 2017

  • Rifiutare decisamente la bufala che si possa fare una rivoluzione senza soldi e definire invece con chiarezza l’ammontare delle risorse in persone, professionalità e investimenti finanziari da destinare a poche e definite priorità; ma per spendere bene va radicalmente cambiato il modo in cui ora le amministrazioni comprano l’innovazione, sia essa un cloud, un progetto complesso ed integrato, un sistema informativo, un servizio avanzato. Finché continueremo a trattare questi servizi allo stesso modo delle commodity o del cemento ci stiamo raccontando una favoletta.
  • Introdurre giovani e nuove professionalità tecniche nell’amministrazione. Il recentissimo decreto legislativo sul pubblico impiego, approvato proprio all’apertura di questo Forum PA, apre la strada a questa possibilità, ma ci vuole una forte volontà politica ed il coraggio di dire forte che gli impiegati pubblici in Italia non sono troppi. Sono invece troppo vecchi, troppo poco qualificati per i compiti che adesso servono, mal distribuiti e, spesso, mal diretti da una dirigenza scelta molte volte non per merito. Accanto alle nuove assunzioni, necessarie, va fatta formazione, formazione e ancora formazione a chi è nell’amministrazione, creando ambienti di apprendimento continuo e dove lo smart working non voglia dire telelavoro, ma un modo smart di lavorare.
  • Cogliere con coraggio quel che la tecnologia ci mette già a disposizione. Pensiamo all’analisi euristica e predittiva dei dati, alla comunicazione integrata, all’approccio sistemico alla sicurezza (citata ormai milioni di volte e così poco praticata), alla moderna delivery dei servizi su mobile, ad una gestione attenta ed ecosostenibile di datacenter fortemente ridotti di numero e accresciuti in qualità
  • Infine ci vuole coerenza e persistenza negli sforzi. I progetti di cui si sia studiata attentamente la fattibilità, per cui si sia riconosciuta la necessità e la priorità, per cui si siano stanziate le risorse devono avere tempi certi e monitoraggio continuo. La tragicomica storia di alcuni “grandi” progetti come la carta d’identità elettronica o l’anagrafe unica dovrebbero farci riflettere e mostrarci come non si fa.

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