i rischi

Generazione “always on”, le insidie del web 2.0 e il compito di scuola e famiglia

I nuovi media consentono relazioni, emozioni, scambio di informazioni senza precedenti, ma in questa nuova realtà ci si può imbattere in comportamenti e contenuti estremamente pericolosi. La scuola non basta a educare i ragazzi ai rischi del web: occorre una forte sinergia con le famiglie

Pubblicato il 17 Lug 2019

Antonio Guadagno

Ingegnere, consulente informatico, docente, formatore

AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti
smartphone-addiction1

Se è vero che non si può demonizzare la rete per le insidie che vi si annidano, è altrettanto vero che scuola e famiglia hanno il fondamentale compito di farne comprendere i pericoli ai ragazzi, per i quali i dispositivi mobili e i social media rappresentano un importante aspetto esistenziale.

Inutile essere inflessibili, per arrivare al punto è fondamentale il dialogo aperto e sincero.

Educare a un uso consapevole dei nuovi media

I nuovi media consentono relazioni, emozioni, scambio di informazioni senza precedenti rispetto al passato; in questa nuova realtà, complessa e ancora da scoprire completamente, ci si può imbattere in comportamenti e contenuti potenzialmente dannosi, anche perché i ragazzi, pur essendo molto “smanettoni”, sottovalutano o non riescono a cogliere i risvolti legati ai loro comportamenti.

Il Garante della Privacy, già nel 2014 (sembra un’eternità), aveva visto lungo: “Non esistono più barriere tra la vita digitale e quella reale, quello che succede on-line sempre più spesso ha impatto fuori da Internet, nella vita di tutti i giorni e nei rapporti con gli altri.
Proprio per questo nel mondo di Internet è necessario non perdere mai di vista il corretto rapporto tra le nuove forme di comunicazione sociale e la tutela della propria dignità e di quella degli altri”.

Come ha ultimamente evidenziato il Ministro Marco Bussetti, “La tecnologia deve essere un’alleata dell’apprendimento e della crescita dei nostri giovani”. Occorre allora “educare gli studenti a un uso consapevole e corretto di Internet e dei nuovi dispositivi tecnologici. Si tratta di componenti della loro quotidianità, devono imparare a riconoscere opportunità e pericoli, diritti e doveri legati al loro utilizzo”.

Una indagine* realizzata dal consorzio MIUR Generazioni Connesse ha messo in luce che:

  • Sette adolescenti su 10 sono iscritti ad un social network già prima dei 14 anni;
  • Un solo ragazzo su 16 risulta non essere “connesso” con nessun social;
  • Otto adolescenti su 10 utilizzano la chat con la famiglia, o, almeno, con uno dei genitori;
  • Quasi 4 giovani su 10 ammettono di non conoscere personalmente almeno la metà degli amici o dei “follower” che hanno sui social;
  • Il 68% dei giovani intervistati, almeno una volta, si è imbattuto in un profilo falso;
  • Il 25% non si è mai preoccupato della privacy dei propri dati online e il 29% se ne è interessato solo sporadicamente.

La scuola da sola non basta

E’ chiaro che la Scuola da sola non basta: occorre una forte sinergia con le famiglie. In tal senso i genitori devono sforzarsi di comunicare con i loro figli, evitando di adottare regole inflessibili e controproducenti; è fondamentale uno scambio reale e sincero sulle potenzialità e sui rischi di Internet.

Il cyberbullismo, di cui di seguito si analizzeranno alcune sfaccettature, è solo la punta di un iceberg; esistono alcune problematiche che non sono meno pericolose o invasive:

  • i siti pro-suicidio e i siti pro-anoressia e pro-bulimia,
  • i videogiochi e il gioco d’azzardo online,
  • la pedopornografia e l’adescamento online,
  • il sexting,
  • i rischi legati al commercio online,
  • la dipendenza da Internet.

Per fortuna esistono diversi progetti e collaborazioni che si propongono di affiancare sia le scuole che le famiglie. Ad esempio:

  • Generazioni Connesse” è un progetto che promuove strategie finalizzate a rendere Internet un luogo più sicuro per gli utenti più giovani, promuovendone un uso positivo e consapevole.
  • Vivi Internet, al meglio” è un corso redatto da Telefono Azzurro e Google per aiutare a fornire agli studenti suggerimenti e buone pratiche per navigare in rete consapevolmente.

Sia chiaro che non si deve assolutamente passare a una demonizzazione di Internet o dei social media.

E’ come se si volesse incolpare il motore a scoppio degli incidenti d’auto o prendersela con l’inventore della schedina perché esiste la ludopatia.

Cyberbullismo

E’ ormai noto che il termine “cyberbullismo” stia a indicare un insieme di azioni aggressive e intenzionali, eseguite singolarmente o in gruppo, utilizzando strumenti elettronici, con lo scopo di recare danno a una persona che non può facilmente difendersi.
In realtà tale tipo di violenza si può attuare in molteplici modi:

Cyberstalking: è, forse, il comportamento criminale tipico del cyberbullismo; tramite la rete vengono perpetuati atti offensivi e molesti in maniera insistente e intimidatoria, fino a portare la vittima addirittura a temere per la propria sicurezza fisica; è facilmente riscontrabile nell’ambito di relazioni molto conflittuali tra coetanei e soprattutto nel caso di rapporti sentimentali interrotti bruscamente.[2]

Flaming: scambio di messaggi pubblici violenti e volgari tesi a provocare una lite online o per deridere una persona.

Harassment: il molestatore invia ripetutamente, a una persona specifica, messaggi denigratori, offensivi, sgradevoli e a volte volgari, provocando disagio emotivo e psichico; simile al flaming, ma i messaggi sono privati.

Denigration: inviare o pubblicare pettegolezzi, dicerie o immagini compromettenti per danneggiare la reputazione della vittima.

Impersonation: violare l’account di qualcuno allo scopo di inviare messaggi o pubblicare post a suo nome per danneggiarne la reputazione o crearle problemi.

Outing and Trickery: consiste nella pubblicazione di materiale intimo e privato (outing) carpito ingannevolmente (trickery) grazie alla fiducia ottenuta nei confronti della vittima.

Exclusion: escludere intenzionalmente un utente da una cerchia virtuale (chat, forum, giochi interattivi) al fine di ridurne la popolarità. A volte si usa anche il verbo bannare e ha la finalità di punire il soggetto limitandone i collegamenti amicali.

Happy slapping: mentre una persona viene schiaffeggiata, altri riprendono la scena per poi diffonderla tramite i social; la vittima, oltre alla violenza fisica, deve sopportare anche quella morale a causa delle condivisioni.

Knockout Game: simile all’Happy slapping, consiste nel colpire violentemente qualcuno (anche uno sconosciuto) in un luogo pubblico con un pugno (Knockout) e successivamente pubblicare il filmato nei social network, con lo scopo di ottenere un gran numero di visualizzazioni, voti o commenti.

Cyberbashing: alla stessa stregua dei precedenti, si basa su una serie di molestie fisiche, anch’esse riprese e condivise sui social, con la possibilità anche di commentare o addirittura votare l’atto.

Stripnomination: consiste nel selezionare una persona destinata a spogliarsi in un luogo pubblico al fine di produrre un video da condividere sui social.

Baiting: è un comportamento che si focalizza sui neofiti all’interno di ambienti virtuali di gruppo, accanendosi con discussioni aggressive, insulti e minacce a causa di loro errori e insicurezze; in rari casi il fine è persuadere la persona prescelta addirittura a suicidarsi (suicide baiting).

Valuta la qualità di questo articolo

La tua opinione è importante per noi!

Partecipa alla community

guest

4 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

4
0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x