Ma la fragilità denudata di Facebook rivela anche la nostra - Agenda Digitale

Il down del big

Ma la fragilità denudata di Facebook rivela anche la nostra

Il down di Facebook/Whatsapp/Instagram è opportunità di riflessione. Riprendiamoci internet e le sue meravigliose promesse. Come in tutti i percorsi terapeutici, partiamo dalla consapevolezza della fragilità per trasformarla nella stella di una rinascita

05 Ott 2021
Alessandro Longo

Direttore agendadigitale.eu

Il guasto record, di sei ore, subito da Facebook e i suoi servizi (Instagram, Whatsapp) rivela, anche dalla natura delle sue cause, la fragilità intrinseca dei social e in generale di servizi che molti ormai identificano con internet stessa.

La fragilità tecnica è spia della precarietà di questo rapporto, tra noi (e la società) e loro. Ancora più a fondo, rivela quanto è fragile la società che poggia tanto delle sue dinamiche sui servizi delle big tech. 

Manco a farlo apposta, proprio oggi il Senato continua a mettere sulla griglia Facebook, accusato – da whistleblower e da inchieste giornalistiche – di avere danneggiato consapevolmente utenti e la società allo scopo di aumentare i profitti.

La natura tecnica dei disservizi Facebook/Whatsapp

Il down di Facebook è attribuito a sistemi alla base del funzionamento di internet e che interconnettono le varie risorse. Il down ha quindi causato disservizi anche ad altri servizi, ancora rivelando la natura interconnessa della rete.

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In particolare la causa del down sembra essere il BGP, o Border Gateway Protocol. Uno dei sistemi che internet usa per portare il traffico dove deve andare il più velocemente possibile. Il lavoro di BGP è quello di mostrare la strada ai dati e assicurarsi che sia il percorso migliore, fino al servizio.

Facebook aveva perso le istruzioni BGP che permettevano di raggiungere i loro server. Come se tutto il mondo Facebook fosse stato tolto dalla mappa di internet.

La fragilità dei social

Si evoca insomma, tecnicamente e praticamente, come sarebbe una internet primitiva, senza Facebook. Migliore o peggiore? Ma la domanda è mal posta. È anche colpa della società se ha permesso a Facebook e alle altre big tech di prendere un posto così importante da farci sentire la loro mancanza. Internet non doveva essere la terra del pluralismo di servizi, comunicazioni e opportunità?

Il down di Facebook ha creato problemi anche all’accesso ad app e servizi poggiati sul login universale Facebook (anche Google ha uno simile), denudando così anche la rete di rapporti di potere all’interno della rete e diramata tra molti servizi di terze parti. Una rete che fa capo a poche società.

A un livello più profondo, la fragilità dei social – rivelata tecnicamente e simbolicamente – è anche la nostra, di utenti e della nostra società, che tante dinamiche di potere ha affidato alle big tech. Le inchieste del Wall Street Journal (vedi sotto) ci confermano che la fragilità dei social è connessa alla nostra.

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Le big tech hanno ormai un ruolo pubblico – come le farmacie e i giornali – ma rispondono solo a esigenze di profitto, senza curarsi – nei fatti, mentre a parole sono bravissimi – delle esternalità negative. Un senatore americano in questi giorni li ha paragonati all’industria del tabacco.

Oppure si potrebbe dire: come l’industria petrolifera prima della sensibilità climatica.

Le big tech sanno che possono fare molto per ridurre le proprie esternalità, ma non riescono a sfuggire alle logiche di profitto, dominate come sono dagli azionisti. Chiedono ai governanti (l’ha fatto espressamente Mark Zuckerberg) di regolarle meglio per togliere loro le castagne dal fuoco; noi, a nostra volta, non siamo abbastanza consapevoli del problema. Proprio come quando a regnare erano le big oil e non si parlava diffusamente di cambiamenti climatici.

Riprendiamo internet

Riprendiamoci internet e le sue meravigliose promesse, ora in gran parte tradite. Come in tutti i percorsi terapeutici, partiamo dalla consapevolezza della fragilità per trasformarla nella stella di una rinascita.

Per fortuna le big tech ci stanno dando – proprio ora e ancora – occasione di cogliere fino in fondo la natura di questa fragilità. E delle sue conseguenze.

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