Nell’ambito dell’attuale contesto socio-economico, l’abbattimento delle barriere informative ha assunto una notevole rilevanza non solo per le imprese, ma anche e soprattutto per gli enti del terzo settore che, attraverso la riduzione delle asimmetrie informative, diventano non solo beneficiari passivi delle misure agevolative e finanziarie previste dalla legge, ma anche protagonisti nella governance dei servizi grazie sia alla riduzione del gap di competenze, sia all’ampliamento della possibilità di accesso ai dati ed alle informazioni.
L’obiettivo dell’abbattimento delle barriere informative è inoltre coerente con la nuova prospettiva di comunicazione pubblico-istituzionale che incide sensibilmente sul rapporto tra istituzioni ed enti del terzo settore. Essa si manifesta nell’alveo delle due configurazioni possibili della predetta relazione che sono quelle della sussidiarietà orizzontale e verticale.[1]
Indice degli argomenti
Barriere informative e comunicazione pubblico-istituzionale
Si tratta di una visione comunicativa ben descritta da Romano in un suo contributo, quando parla del passaggio all’ipertesto, nel quale afferma che: “La comunicazione con il passaggio dal testo all’ipertesto – informazioni inserite in codici elettronici e multi percorso – non è più asimmetrica ad utilità irripetibile e rigida, ma bidirezionale con scambio partecipativo circolare e reticolare nelle molteplici opportunità differenziate offerte dallo spazio virtuale comune”.[2]
Dalle osservazioni di Romano si possono mutuare importanti elementi per l’accesso alle informazioni quali la “bidirezionalità con scambio partecipativo”, la “circolarità” e “la reticolarità” che sono specificazioni del più ampio concetto di “reciprocità”.
Esso sottende non solo all’obiettivo dell’abbattimento delle barriere informative, ma anche allo stesso rapporto tra istituzioni ed enti del terzo settore.
Tali considerazioni rilevano l’importanza di tale obiettivo e dello sviluppo di uno spazio virtuale più simmetrico che rappresenta la ratio del legislatore comunitario, prima, e di quello nazionale, dopo, nello sviluppare ed implementare programmi come la Next Generation EU ed il PNRR, attuativo del primo, nel quale vengono configurate misure che vanno in tale direzione.[3]
PNRR e Terzo settore: le misure per ridurre le asimmetrie
Stando al PNRR occorre rilevare che, in merito all’obiettivo dell’abbattimento delle barriere informative e della riduzione delle asimmetrie nel Terzo settore, il piano prevede sostanzialmente due misure di cui la prima è la Missione 1 – Digitalizzazione ed Innovazione, la seconda è la Missione 5 Inclusione e Coesione.
All’interno di tali missioni sono previsti specifici strumenti quali M1C3 – Digitalizzazione e accessibilità, e M5C2 – inclusione e servizi territoriali.
Il primo prevede lo stanziamento di circa 115 milioni di euro per supportare la transizione digitale di enti culturali e creativi diretti non solo a pubbliche amministrazioni ma anche ad enti del terzo settore.[4]
Altra direttrice, che caratterizza la missione 1, è quella di migliorare le piattaforme pubbliche nazionali ed il loro livello di trasparenza. In merito, il piano prevede investimenti destinati allo sviluppo di sistemi digitali integrati per la PA dediti a ridurre le asimmetrie informative tra Stato ed enti locali/sociali, con ciò agevolando la rendicontazione e l’accesso ai bandi tramite portali dedicati. Sotto il profilo formativo inoltre il PNRR prevede interventi finalizzati a contrarre il mismatch di competenze digitali e a migliorare la capacità interpretativa dei dati da parte degli operatori del terzo settore. Questo al fine di infondere una maggiore consapevolezza utile per la partecipazione ai processi decisionali.[5]
La riduzione delle asimmetrie informative non viene solo perseguita dal piano attraverso una maggiore accessibilità ai dati, ma anche mediante la promozione e l’agevolazione per lo sviluppo di esperienze tra enti del terzo settore e PA che sono più comunemente note con i termini di co-progettazione e co-programmazione.
Si tratta di schemi partecipativi che si reggono sul principio di reciprocità e che implicano una condivisione continua di dati e obiettivi, propensa all’eliminazione del divario informativo solitamente generato da modelli a “compartimenti stagni”.[6]
Missione 5, inclusione e servizi territoriali
Prendendo in considerazione la Missione 5 del PNRR, aspetto rilevante del suo contenuto è il rapporto tra l’inclusione sociale ed i servizi territoriali al quale il piano dedica la macro-voce codificata con M5C2. Con essa garantisce una copertura finanziaria di oltre 1,25 miliardi di euro.
La misura del piano intende configurare un quadro reale delle esigenze delle persone fragili quali anziani, diversamente abili, senza fissa dimora, aumentando l’accessibilità ai dati per gli enti che operano nell’ambito dell’assistenza sociale.
A tale priorità si unisce quella della standardizzazione dei processi pubblici digitali che il piano intende favorire proprio per offrire agli ETS delle procedure uniformi e trasparenti su tutto il territorio nazionale.[7]
I riflessi sulla concorrenza dell’abbattimento delle barriere informative
L’abbattimento delle barriere informative nell’ambito del terzo settore genera effetti rilevanti sul regime concorrenziale nel quale si trovano ad operare tali enti. Infatti l’accessibilità ai dati, la standardizzazione delle procedure e le esperienze di co-programmazione e di co-progettazione incidono marcatamente sulla logica concorrenziale, segnando il passaggio da un ambiente altamente competitivo, ad un contesto di “amministrazione condivisa”.[8]
Esso si sviluppa grazie sia alla transizione dalla competizione alla cooperazione, tra i vari attori coinvolti nelle iniziative del terzo settore, sia al fenomeno del c.d. Level Playing Field, ossia il livellamento del terreno di gioco.
L’approdo ad un ambiente cooperativo, anziché competitivo, è sostanzialmente garantito dallo sviluppo delle esperienze di co-progettazione e co-programmazione favorite dal PNRR e che sono disciplinate dall’art. 55 del Codice del Terzo Settore. Esse sostanzialmente portano ad una riduzione del conflitto tra gli ETS che, invece di competere sul costo dei progetti nel contesto di un bando di contributi, collaborano con la PA per definire bisogni ed interventi. La cooperazione porta inoltre a valorizzare e razionalizzare le risorse evitando sprechi e duplicazioni inefficienti.[9]
Per ciò che riguarda il Level Playing Field, l’abbattimento delle barriere informative porta ad una riduzione del vantaggio competitivo basato sulla concentrazione delle informazioni in mano di pochi ETS.
Questo avviene grazie ad una maggiore simmetria delle informazioni garantita da un più ampio accesso ai bandi su portali, la cui interoperabilità e standardizzazione riducono le barriere all’entrata permettendo anche ai piccoli enti di accedere alle medesime iniziative alle quali possono accedere i grandi gruppi.[10]
RUNTS e trasparenza del mondo non profit
A fronte di questa apertura, le PA possono verificare le caratteristiche e le capacità degli ETS grazie ad una più ampia trasparenza del mondo non profit, garantita dal Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS), che permette agli enti pubblici di superare le criticità di valutazione dovute ad asimmetrie informative e scegliere gli enti sulla base di competenze verificate.
Il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS), operativo dal 23 novembre 2021 costituisce le fondamenta della Riforma del Terzo Settore, ex D.lgs. 117/2017[11], ridisegnando il ruolo stesso della PA che passa dall’essere un ente meramente burocratico a vero e proprio gatekeeper virtuoso.
Questa nuova veste vede infatti gli enti pubblici impegnarsi nel controllo sostanziale, nella promozione della trasparenza e nella creazione di una collaborazione strutturata tra enti pubblici ed Enti del Terzo Settore (ETS).
Per ciò che riguarda il controllo sostanziale e la qualificazione, la PA non deve limitarsi a registrare gli enti non profit, ma deve verificare la presenza di requisiti fondamentali agendo da filtro per assicurare che solo le organizzazioni con fini reali di utilità sociale abbiano accesso ai benefici previsti dalla legge.
Per tale motivo l’iscrizione al RUNTS ha efficacia costitutiva, da ciò deriva non solo una serie di benefici di cui possono fruire le organizzazioni iscritte, ma anche e soprattutto una serie controlli quali la natura non profit, la democraticità dell’ente, lo statuto, l’assenza di scopo di lucro e la prevalenza delle attività solidaristiche.
Si tratta di una vera e propria attività di vigilanza dalla quale emerge un flusso di dati che non fa altro che aumentare la trasparenza e la pubblicità del settore grazie alle annotazioni sul RUNTS che è un registro pubblico e telematico.
Esso inoltre viene integrato dalla più ampia visibilità dei dati generali, di libera consultazione, dai quali chiunque può informarsi sulla composizione degli organi sociali, sulle attività svolte e sui bilanci degli enti.
Questi ultimi devono essere redatti e depositati annualmente, assieme all’eventuale bilancio sociale, rendendo tracciabile l’utilizzo delle risorse, specialmente se derivanti da contributi, erogazioni liberali o dal 5×1000. Tale assetto porta anche ad aumentare la trasparenza fiscale in quanto con i controlli e la pubblicità dei dati viene garantito il rapporto tra l’agevolazione fiscale, prevista e concessa, e l’effettiva vocazione non profit dell’ente beneficiario.
Efficienza allocativa e nuovi segmenti di intervento
L’accessibilità, anche da parte delle PA, a più ampi giacimenti di dati le porta a migliorare la selezione degli ETS che avviene sulla base della qualità dei servizi prestati e dell’impatto sociale.
Ciò porta ad aumentare anche l’efficienza allocativa. Questo perché si riduce la probabilità che le PA incorrano in situazioni di “selezione avversa” che le induce a scegliere, nei bandi, ETS che propongono progetti low cost legati ad una qualità di servizi alquanto discutibile. Il contenuto della Missione 1 stimola inoltre gli ETS a competere sull’innovazione dei servizi e sulla loro qualità piuttosto che sul costo delle proposte progettuali.[12]
L’abbattimento delle barriere informative porta inoltre ad una più ampia disponibilità di dati relativi ai bisogni territoriali che permette agli operatori del terzo settore di individuare nuovi segmenti d’intervento per poi specializzarsi in servizi specifici quali, per esempio, quelli di telemedicina, inclusione per diversamente abili etc. In tali attività gli ETS hanno la possibilità di agire da first mover[13] in quanto si trovano ad operare in un contesto che è in via di sviluppo (nuove necessità del territorio) e dove la concorrenza è minore e il bisogno è più alto.
I riflessi sulla catena di valore del terzo settore
L’abbattimento delle barriere informative e la digitalizzazione previsti dal PNRR genera sulla catena di valore degli ETS un effetto accelerante dell’efficienza misurabile non solo in termini di profittabilità, ma anche di impatto sociale che si riverbera su tutti gli anelli della catena.
In particolare, considerando le attività primarie, si può rilevare come la raccolta di dati e di risorse permette di ridurre l’asimmetria informativa, mappare i bisogni locali, ed ottimizzare sia l’assunzione di volontari, sia la raccolta fondi.
Considerando l’attività operativa, la digitalizzazione dei flussi e dei processi consente di passare dall’erogazione di un servizio standardizzato, a quella di un servizio personalizzato. Esempi sono la telemedicina, le piattaforme di assistenza domiciliare che riducono i tempi di attesa ed i relativi costi operativi aumentando al contempo la qualità del servizio percepita dal fruitore finale.[14]
Dal lato degli ETS la presenza del RUNTS non solo aumenta la trasparenza a beneficio delle PA, ma sviluppa la brand reputation degli enti iscritti in tale registro diventando pertanto un potente strumento di marketing sociale.
Allo stesso modo la comunicazione digitale dell’impatto sociale rende gli ETS più attrattivi nei confronti dei donatori e partner istituzionali.
Passando ad esaminare l’attività di supporto ai servizi, occorre osservare che l’accesso facilitato ai bandi, la digitalizzazione e la standardizzazione dei flussi e dei processi, riduce i costi di transazione e i tempi amministrativi che l’ETS deve sostenere per l’ottenimento dei finanziamenti.[15]
Tali benefici possono ottenersi solo se l’ente attiva un processo di sviluppo tecnologico il cui onere trova copertura finanziaria nel PNRR che lo trasforma da “costo necessario” a driver di innovazione (es. uso di algoritmi per prevedere il disagio sociale).
Sotto il profilo del capitale umano, occorre osservare come l’abbattimento delle barriere informative, nonché la necessità di gestire ed interpretare enormi giacimenti di dati, porta a sviluppare nuove competenze e professionalità come quella della data analyst sociale, del digital manager, aumentando di conseguenza il valore del capitale intellettuale presente nell’ETS.[16]
Impatto sociale ed efficienza degli ETS
La disamina degli effetti, finora sondati, sulla catena di valore hanno come comune denominatore quello di un incremento dell’efficienza su ogni anello considerato che, in estrema sintesi, si manifesta sull’aumento del valore dell’output realizzato dall’ETS.
Questo, a differenza di un’impresa tradizionale, non consiste nella crescita del profitto, bensì nell’aumento dell’impatto sociale. Infatti in tale contesto l’efficienza viene misurata in termini dell’aumento delle persone che beneficiano di un servizio e di riduzione degli sprechi informativi.
Questo perché la catena di valore di un ETS se inizialmente origina e si sviluppa all’interno dell’ente, la sua evoluzione la porta a crescere anche all’esterno assumendo una connotazione territoriale laddove si integra con quella della PA o di altri ETS con i quali sviluppa un sistema unico di welfare.
I riflessi sul benessere
L’abbattimento delle barriere informative comporta benefici sia a livello di sistema sia a livello di singoli enti non profit. Per ciò che riguarda la prima categoria occorre evidenziare come l’intero settore viene segnato da un importante cambiamento della sua struttura in quanto passa dall’essere un insieme di “isole informative” (alle quali corrispondono i singoli ETS) ad un ecosistema integrato caratterizzato da importanti qualità quali:
- la legittimazione sociale, che avviene tramite lo sviluppo di una maggiore trasparenza garantita dal RUNTS e dalla rendicontazione digitale sociale. Ciò aumenta la fiducia dei cittadini ed attira investimenti privati, ampliando al contempo la platea dei possibili finanziamenti destinati al settore;
- stabilità di lungo periodo, dal momento che le decisioni all’interno del settore vengono ponderate secondo una logica che si basa sui big data. Ciò lo porta ad essere meno esposto alle fluttuazioni politiche e più capace nel dimostrare in modo obiettivo il proprio valore. Ciò avviene per esempio con l’implementazione di indicatori quali il Social Return on Investment (SROI)[17], garantendosi quindi continuità delle risorse;
- crescita dimensionale, nel senso che la rimozione delle barriere informative porta allo sviluppo di aggregazioni e reti di impresa, facendo aumentare il peso contrattuale del settore e la sua influenza nei processi decisionali.
Per ciò che riguarda i singoli enti la riduzione delle asimmetrie informative porta a contrarre lo stress gestionale ed a focalizzare meglio i propri obiettivi.
A ciò si aggiunge il miglioramento della liquidità dell’ente in quanto un più ampio e tempestivo accesso alle informazioni relative ai pagamenti ed ai flussi di cassa dei progetti PNRR porterebbe ad una riduzione delle crisi di liquidità.
Sotto il profilo del benessere organizzativo l’effetto positivo, che porterebbe la riduzione delle barriere informative, consiste nel fatto che lavoratori ed operatori lavorerebbero in un contesto più nitido dove gli stessi saprebbero cosa fare e conoscerebbero meglio le motivazioni della loro attività. Questo ridurrebbe il burnout ed aumenterebbe il senso di appartenenza.
Infine sotto il profilo competitivo gli enti beneficerebbero di un vantaggio reputazionale dettato dal fatto che le organizzazioni non profit riuscirebbero meglio a comunicare il proprio operato attirando talenti, partner più qualificati ed investimenti con ciò creando un circolo virtuoso di crescita.
Note
[1] GOTTI C., ARCURI A., Cosa c’è nel PNRR per il terzo settore, in https://www.pandorarivista.it/articoli/cosa-ce-nel-pnrr-per-il-terzo-settore/
[2] ROMANO L. Piano di comunicazione e nuovo linguaggio multimediale: l’esperienza di un triennio di comunicazione a Salerno, in https://culturaprofessionale.interno.gov.it/FILES/docs/1260/instrumenta33_06_romano.pdf
[3] BERGAMO G., Next Generation EU un test per una nuova governance europea in MATTARELLA B.G., FIORENTINO L., CARDONE M., (a cura di), La gestione del recovery plan. Le amministrazioni pubbliche tra esigenze di riforma e problemi operativi, in Quaderni della Rivista Amministrazione in Cammino, Agosto 2021, pp. 51-70
[4] BALDASSARRI M., PNRR, riforme strutturali e impatto sulla crescita italiana, in Centro studi sull’economia reale Osservatorio Recovery Plan, 2021 https://www.osservatoriorecovery.it/pnrr-riforme-strutturali-e-impatto-sulla-crescita-italiana/
[5] BERGAMO G., Next Generation EU un test per una nuova governance europea, op. cit. p. 53.
[6] BALDASSARRI M. PNRR, riforme strutturali e impatto sulla crescita italiana, op. cit.
[7] FERRAIUOLO G., PNRR e correzione delle asimmetrie territoriali, in Rivista AIC, n. 3/2022, https://www.rivistaaic.it/images/rivista/pdf/3_2022_18_PNRR_Ferraiuolo.pdf
[8] ARENA, L’Amministrazione Condivisa, in Diritto Amministrativo – Università di Trento, maggio 2003.
[9] Forum Terzo Settore & Openpolis, Il PNRR, le politiche sociali ed il Terzo settore, 2023 pp. 12-18 e pp. 45-52.
[10] STIGLITZ J. The Contributions of the economics of information to Twentieth Century Economics, in Quarterly Journal of Economics Vol.115, n.4/2000, pp.1441-1478
[11] DECRETO LEGISLATIVO 3 luglio 2017, n. 117, https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-07-03;117
[12] SHELANSKI H., Information, Innovation, and Competition Policy for the Internet, University of Pennsylvania Law Review, 2013 p. 1664.
[13] Il termine “first mover” (pioniere) è stato mutuato dalla ricerca di Chandler sul capitalismo manageriale statunitense. Un’azienda raggiunge questo status effettuando un triplice investimento, diventando la prima ad assicurarsi vantaggi competitivi rispetto ai rivali. In sostanza, i first mover sono coloro che investono inizialmente nella distribuzione e nella ricerca, assumendo e formando manager in grado di anticipare le mosse delle aziende concorrenti, costringendole così ad affrontare costi e rischi maggiori per ottenere vantaggi competitivi simili. Inoltre, costruiscono un team manageriale per massimizzare i vantaggi delle economie di scala e della diversificazione. Una volta raggiunto lo status di first mover, un’azienda può crescere più facilmente. Infatti, i vantaggi che i first mover possiedono rispetto alle altre aziende sono sostanziali: hanno affrontato le inefficienze nei processi produttivi, eccellono nella gestione delle consegne puntuali e soddisfano le esigenze specifiche dei propri clienti. Gli ulteriori vantaggi associati all’essere first mover sono particolarmente rilevanti nei settori tecnologicamente complessi, dove queste aziende eccellono nella creazione di centri di ricerca e nella formazione di tecnici. Sono anche le prime a comprendere le caratteristiche e le complessità dei nuovi prodotti. Questo vantaggio viene ulteriormente consolidato attraverso il rilascio di brevetti. Nell’ambito del modello di Chandler, l’applicazione del concetto di triplice investimento al settore sanitario implicherebbe il miglioramento della qualità e delle prestazioni dei servizi, il raggiungimento di un’allocazione più efficiente delle risorse sanitarie e l’innovazione delle pratiche gestionali all’interno delle organizzazioni (Cfr. CHANDLER A.D. JR La mano visibile. La rivoluzione manageriale nell’economia statunitense. Ed. Franco Angeli Milano 1981)
[14] SYUHADA M. The value of information Sharing in a Multi-Echelon Supply Chain 2014
[15] BHARADWAJ A. S. et al., Digital business strategy, Vol. 37 n.2/2013,
[16] BONANI G. P., La sfida del capitale intellettuale, FrancoAngeli, Milano 2002, p.88.
[17] LETTIERI E., ISELLA L., ONOFRIO R., SROI Methods for Impact Assessment in Economy of Wellbeing, in ANDREONI G., MAMBRETTI C., Digital Health Technology for Better Aging, Research for Development, 2021 pp. 245-266.












