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Progetto “NERD?” riparte: AI e chatbot per portare più ragazze nelle STEM



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Il Progetto “NERD? Non è roba per donne?” di IBM coinvolge studentesse italiane nello sviluppo di progetti di intelligenza artificiale. L’iniziativa mira a colmare il divario di genere nelle discipline STEM attraverso formazione gratuita e mentoring. Ha già coinvolto 60.000 ragazze

Pubblicato il 9 feb 2026

Floriana Filomena Ferrara

IBM CSR Manager and Master Inventor



L’innovazione digitale nel Life Science: le priorità di investimento; metadominio Scienze della vita in Italia intelligenza artificiale e lavoro; Ecosistema salute, quando l’innovazione incontra l’investimento divario di genere nelle stem
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Con solo il 20,3% delle studentesse che sceglie percorsi scientifici e tecnologici, si rende necessaria un’azione concreta per invertire questa tendenza, non solo per questioni di equità, ma per garantire qualità e inclusività allo sviluppo tecnologico. In questo contesto nasce il Progetto “NERD? Non è roba per donne?” un’iniziativa che da quattordici anni lavora per avvicinare le giovani donne all’intelligenza artificiale.

Riparte il Progetto NERD: obiettivi e dimensione nazionale

L’edizione 2026 del programma probono guidato da IBM, che fa parte della campagna mondiale per colmare il divario di genere nelle discipline STEM (Science, tecnhology, Engineering, Mathematics) attraverso l’innovazione tecnologica, è partita da pochi giorni. Il progetto è rivolto alle studentesse italiane che vogliono mettersi in gioco con l’AI e sviluppare dei progetti nell’ambito dei 17 obiettivi proposti dall’Agenda ONU 2030. Si tratta della 14a edizione, che ha visto negli anni l’adesione e collaborazione con le maggiori Università italiane e numerose aziende e organizzazioni nazionali. Il Progetto NERD coinvolge studentesse del triennio finale della scuola secondaria, di tutti gli indirizzi, di secondo grado provenienti da tutta Italia, nessun Comune escluso, nessuna scuola ignorata, nessuna studentessa che vuole concedersi il beneficio del dubbio – “E se io fossi portata” – dimenticata. Insomma, viene data a tutte le studentesse la stessa opportunità di partecipare per sviluppare le competenze digitali sempre più richieste dal mercato del lavoro.

L’intelligenza artificiale come strumento di inclusione sociale

Quando parliamo di Intelligenza Artificiale, spesso i giovani immaginano che sia un unico grande sistema che si alimenta di dati, ma non si soffermano per capire come funziona.

L’AI è una disciplina che studia i sistemi che simulano alcune capacità della mente umana allo scopo di migliorare la qualità di vita degli esseri umani. La tecnologia è neutra, non è buona o cattiva, non ha preconcetti o deviazioni, quello che fa la differenza è quindi la componente umana e come essa è capace di interagire con la tecnologia.

L’AI svolge un ruolo cruciale. È la prima volta che una tecnologia ha il potere di trasformare la società promuovendo l’inclusione, può agire come un ponte, riducendo le distanze.

Ma affinché si possa raggiungere il potenziale inclusivo è essenziale che sia pensata, disegnata, progettata, sviluppata, implementata, addestrata, regolata e regolamentata prendendo in considerazioni le esigenze di tutti, indipendentemente dalla razza, dall’età, dal sesso, dalla religione, dall’orientamento sessuale e dall’appartenenza sociale. Insomma, bisogna prendere in considerazione una reale diversità di persone e contesti e costantemente monitorare perché un modello AI evolve nel tempo, così come le sue potenziali distorsioni rischiano di alimentare bias.

Perché la diversità nei team tecnologici è strategica

La sotto rappresentanza femminile, quindi, non è solo una questione occupazionale, la mancanza di diversità ai tavoli di lavoro rischia di perpetuare pregiudizi e visioni non inclusive. Promuovere il contributo femminile nell’AI non è una questione di equità, quote rosa, di femminismo, ma di qualità e affidabilità delle tecnologie.

Team composti da persone con attitudini e culture diverse producono sistemi più robusti, inclusivi e capaci di rispondere ai bisogni dell’intera società, così si costruiscono sistemi di qualità. Si, il ruolo delle donne non è marginale né accessorio: è strategico.

Storia dell’AI: dalle pioniere alla sottorappresentazione attuale

Tra l’altro forse non tutti sanno che l’informatica è donna, creata da Ada Lovelace nel XIX secolo. Ma i padri dell’AI sono sicuramente uomini. Il nome AI è nato il 31 Agosto 1955 coniato da 4 scienziati (McCarthy del Dartmouth College, Minsky di Harvard, Rochester di IBM e Shannon di Bell Telephone). E’ di Alan Touring il primo articolo “Ma le macchine possono pensare?” 1950. Per anni ci sono state poche donne nell’AI.

I numeri del divario di genere nelle università italiane

Secondo l’ultimo Rapporto Anvur, nelle università italiane persiste uno squilibrio nelle iscrizioni STEM con il 60,7% di uomini contro il 39,3% di donne. Lo conferma l’ultimo Rapporto CNEL-ISTAT, che evidenzia una scarsa presenza femminile nei corsi STEM: solo il 20,3% delle studentesse sceglie quest’area, contro il 39,9% degli studenti.

Le percentuali sono particolarmente basse in Informatica e ICT (15,1% donne) e Ingegneria (24%). A livello mondiale, il World Economic Forum registra che meno del 30% delle studentesse sceglie percorsi universitari scientifici.

Stereotipi e soluzioni: investire nella formazione femminile

Questo non dipende dalle capacità, ma spesso da stereotipi: non solo le donne non pensano di essere portate, ma anche gli uomini generalmente non si aspettano donne in questo campo.

E allora bisogna investire nella formazione delle donne nelle discipline STEM con programmi per studentesse e modelli femminili esperti in questa disciplina.

Come funziona il Progetto NERD: partner e struttura del programma

Il progetto NERD? creato in collaborazione con la professoressa Velardi, dell’Università La Sapienza, oggi conta una rete di partner come Intesa Sanpaolo, Generali, Enel, Inclusione Donna, Women at Business e il Centro ELIS. La nuova edizione, partita il 22 gennaio, culminerà a fine maggio con la premiazione dei progetti più innovativi.

Le vincitrici parteciperanno a un workshop intensivo di tre giorni organizzato da IBM e i partner industriali. Il percorso inizia con la certificazione del corso “Build your own chatbot” su IBM SkillsBuild, la piattaforma di formazione gratuita. Guidate dalle volontarie IBM, esperte di AI, vere role model nel mondo femminile le studentesse vengono incoraggiate ad appassionarsi al mondo STEM.

Le partecipanti creano gruppi e realizzano i loro assistenti virtuali innovativi, addestrano i loro chabot. NERD si rivela, quindi un progetto concreto, in cui possono dimostrare a sé stesse di poter essere capaci di realizzare progetti innovativi.

Risultati e certificazioni: l’impatto concreto sui percorsi formativi

Ad oggi sono state coinvolte circa 60.000 ragazze provenienti da oltre 2.000 scuole superiori italiane, registrando aumenti significativi nelle iscrizioni femminili alle facoltà STEM: dal 16% fino a punte del 40% in alcune delle università partner.

Le partecipanti acquisiscono crediti formativi validi come FSL (Formazione Scuola Lavoro) e CLIL (Content and Language Integrated Learning), oltre a certificazioni da inserire nel Curriculum dello Studente e nella piattaforma Unica.

Le università partner del progetto

Le università coinvolte Atenei aderenti: Piemonte Orientale, Aldo Moro (Bari), Politecnico di Bari, Camerino, Calabria, Genova, Milano Bicocca, Federico II (Napoli), Padova, Sapienza, Politecnico di Torino, Ca’ Foscari (Venezia), Verona, Udine, Cagliari, Firenze, G. D’Annunzio (Chieti-Pescara), Tor Vergata (Roma), Urbino Carlo Bo, Basilicata e Niccolò Cusano. Il Progetto NERD? aderisce al manifesto di Repubblica Digitale ed è patrocinato da Inclusione Donna. L’iniziativa è segnalata sul portale GICT, che promuove progetti italiani, europei e mondiali per ridurre il divario di genere nell’ICT.

Dataset e impatto: cosa rivelano i dati del progetto

Il progetto ha le spalle un dataset molto esteso dalla cui analisi possiamo asserire, che le giovani donne hanno capito che l’IA avrà un impatto sempre maggiore, perché gia da oggi sta prendendo forma e colori nella nostre vite professionali, private, nelle nostre quotidianità.

Questi dati raccolti ci hanno permesso di capire che in questo percorso, molte donne scoprono qualcosa di profondamente importante: l’urgenza del loro impegno in questa disciplina.

Dopo tutti questi anni, abbiamo rilevato che le ragazze che frequentano il progetto NERD? si appassionano e scelgono di iscriversi ad Università con indirizzi scientifici. Tantissime di loro sono entrate già nel mondo del lavoro, e sono brillanti professioniste italiane ed internazionali. Ed in particolare è emozionante incontrare nei corridoi di IBM giovani colleghe che in passato sono state studentesse del progetto NERD.

L’obiettivo finale: credere in se stesse oltre gli stereotipi

Concludendo, con il Progetto NERD?, si mettono a disposizione delle studentesse italiane prima di tutto la possibilità di incontrare le sue esperte, donne che sono la vera linfa vitale di questo progetto, le IBMvolunteers, ma anche le proprie tecnologie e competenze di ultima generazione affinché le studentesse si aprano alle materie tecnologiche e scientifiche con passione, superando stereotipi e incertezze. L’obiettivo finale è che le giovani donne trovino il coraggio di credere in se stesse, e possano sognare un futuro splendido….seguendo l’aforisma “Nihil difficile volenti” …”nulla è difficile se veramente lo vuoi”

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