Tecnologia e potere

Ricchezza concentrata, diritti più fragili: ecco il conto dell’innovazione



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L’ossequio dei giganti tech alla politica è “tiatro”: una facciata utile a mantenere i meccanismi che aumentano ricchezze e influenza dei pochi. La conseguenza è un mondo più povero e conflittuale, dove diventa “necessaria” una stretta planetaria sulle libertà civili

Pubblicato il 12 gen 2026

Marco Calamari

consulente in ambito privacy e Computer Forensics



big tech distopia

Il rapporto tra concentrazione della ricchezza e libertà rappresenta uno degli snodi cruciali del nostro tempo. Un recente fatto di cronaca internazionale ha riportato alla luce questa correlazione, già analizzata dalla letteratura distopica del Novecento, che oggi si manifesta attraverso il controllo delle tecnologie informatiche.

Un fatto di cronaca che risveglia antiche profezie

Questo fatto di cronaca ha stupito persino Cassandra, che alle cose strane ed alle guerre c’è abituata fin da piccola. E la propria reazione “a pelle”, unita ad alcuni commenti che ha sentito nella sua cerchia di amicizie e conoscenze, l’hanno convinta che, nel suo piccolo, doveva esternare nuovamente sul tema. Quale tema? Quello esposto ne “La logica dell’Impero“, che parlava di perdita delle libertà in Italia e nella Rete, e nella più recente “Logica degli Imperi“, che parlava di perdita delle libertà per l’azione, in campo geopolitico, delle attuali tre superpotenze, paragonandole alla situazione analoga di “1984”.

Le origini letterarie: Heinlein prima di Orwell

Ambedue sono ispirate dal romanzo del 1941 “Logica dell’Impero” di Robert A. Heinlein. Sì, scritto prima di “1984” che è del 1949. Quindi i 24 intrepidi lettori non si meraviglieranno certo se Cassandra dovrà oggi abusare più del solito di citazioni letterarie.

Chiave di lettura del romanzo è il fatto che le libertà civili (almeno apparenti) ed il tenore di vita sono variabili tra loro proporzionali, e che una diminuzione del tenore di vita si riequilibra inevitabilmente con una perdita delle libertà civili.

Quindi la concentrazione della ricchezza in poche mani – Oxfam stima che il top 1% abbia aumentato la propria ricchezza di oltre 33,9 trilioni di dollari dal 2015 – provocando una diminuzione generalizzata del tenore di vita, causa inevitabilmente una diminuzione delle libertà, che nel romanzo arriva fino al ripristino della schiavitù de facto.

La profezia di Cassandra: tre anni e oltre

Il suddetto recente fatto di cronaca, avvenuto grazie ad una supremazia tecnologico-militare, ha reso attuali questi fatti già noti, e portato molte persone ad esternare la speranza che nel futuro, particolarmente tra tre anni, le cose possano migliorare.

Oggi quindi Cassandra, nel suo ruolo di profetessa di sventure, farà del suo meglio, affermando invece che le cose peggioreranno non solo per tre anni, ma anche dopo. E questo accadrà non perché l’attuale livello libertario voluto dai capi di stati grandi sia bassissimo, ma perché manca una condizione necessaria al mantenimento delle libertà, e cioè un corretto uso delle tecnologie, principalmente di quelle a base informatica. Non in termini di peculiarità come la profilazione delle persone, ma della ridistribuzione del reddito diretto (profitto) ed indiretto (risparmio e maggiore produttività) causato dalle nuove tecnologie stesse.

Il dilemma: causa o effetto della repressione tecnologica

Non si tratta di capire se la mancanza generalizzata di un desiderio di libertà, sempre più comune nelle società “occidentali”, sia la causa o l’effetto dell’uso delle tecnologie informatiche a fini di repressione e di condizionamento sociale.

La Storia Futura è in divenire, e se una cosa Cassandra ha imparato sui libri, è proprio che la storia passata è scritta e va solo studiata e capita, e che invece, almeno in parte, “Il futuro non è fissato. Il solo destino è quello che ci creiamo noi.”, come diceva John Connor. Ma il destino può essere previsto, sia con la ragione che con il dono della profezia, e questi tempi rendono facili, ed assolutamente coincidenti nel risultato, ambedue i metodi.

Il vero potere: finanza contro politica

Parafrasando V “Cosa sta succedendo? Di chi è la colpa?” Ecco, il motivo primo di tutte le questioni non è l’uso che la politica (posto che ancora lo possa fare) sta facendo delle tecnologie; no, è piuttosto quello che la finanza sta facendo delle tecnologie. O meglio, quello che l’interazione della finanza con le tecnologie provoca, con solamente un beneplacito della politica.

Il teatro dell’ossequio: quando i tech-giganti fingono sudditanza

“Ma — diranno il 24 informatissimi lettori — mai come oggi i grandi della tecnologia sono ossequiosi alla politica. Che le tecnologie siano asservite alla politica è reso esplicito dai fatti, sia recenti che meno, incluso quello che Cassandra oggi sottointende.

La risposta si può riassumere in un’altra citazione, questa volta di Montalbano ” E’ tutto un tiatro“.

Gli ossequi fatti all’autorità politica di turno sono semplicemente uno dei doveri che i consigli di amministrazione hanno assegnato ai loro ricchissimi frontman. E questo al solo fine di mantenere ben attivi i fenomeni che portano ad aumento delle rispettive ricchezze, e ad una sempre crescente concentrazione finanziaria e di potere nelle mani dei pochi, soliti noti.

Dal controllo nazionale al potere transnazionale

Ecco, il nocciolo del problema è qui. La concentrazione della ricchezza causa l’avviarsi del mondo verso un periodo di povertà e di conflitti, caldi o freddi che siano, e rende perciò indispensabile una contrazione planetaria delle libertà civili. Il passaggio dei poteri effettivi dagli stati nazionali agli stati non nazionali, come descritto in “Neuromante”, ed incarnato, nella saga di Alien, dalla Weyland-Yutani, è una “profezia” che la fantascienza ha vaticinato ben prima di noi, profeti di mestiere.

La sottrazione logica del potere e la via del riscatto

È semplicemente logico che i controllori delle tecnologie, man mano che acquistano capacità e potere, lo sottraggano alla politica, conservandola solo come utile facciata. E non è guardando alla politica che si potrà prevedere, e magari contrastare, l’avviarsi del mondo verso un’involuzione delle libertà e del tenore di vita. Bisogna guardare prima alle tecnologie, che, quando sono controllate dagli individui e non concentrate in centri di potere, possono essere strumenti di progresso e di libertà; l’uso che prevalentemente se ne fa oggi è invece la loro negazione.


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