Negli ultimi mesi una parte significativa della comunità scientifica che si occupa di intelligenza artificiale, scienze sociali e studi sulla disinformazione ha lanciato un allarme che, nella sua apparente tecnicità, contiene una questione eminentemente giuridica e democratica: la possibile emersione di “sciami di agenti di intelligenza artificiale“ capaci di infiltrarsi negli ecosistemi informativi digitali, simulare interazioni umane e alterare la formazione del consenso politico.
Il termine, mutuato dalla teoria dei sistemi multi-agente, sta ad indicare gruppi coordinati di IA in grado di apprendere, interagire e cooperare tra loro con finalità specifiche, orientate spesso alla persuasione e alla manipolazione informativa.
Indice degli argomenti
Dallo scenario ipotetico alla minaccia concreta per le elezioni
Tale fenomeno – che fino a pochi anni fa poteva essere collocato nelle ipotesi più ardite degli studi di guerra informazionale – si è progressivamente riconfigurato come scenario realistico e tecnologicamente fattibile, soprattutto alla luce dei recenti progressi dell’IA generativa, della sua capacità di produrre contenuti su larga scala e della progressiva agenticità dei nuovi modelli, sempre più dotati di memoria, pianificazione e capacità di navigazione sociale.
Il consorzio internazionale e l’allarme per le presidenziali 2028
Il dibattito è tuttavia esploso definitivamente quando un consorzio internazionale di ricercatori, tra cui l’attivista e premio Nobel per la pace Maria Ressa, l’ex ministro digitale di Taiwan Audrey Tang, studiosi di Harvard, Berkeley, Oxford, Cambridge e Yale, ha descritto sulle pagine di Science questa nuova “minaccia dirompente”, mettendo in guardia contro la possibilità che tali sciami possano essere dispiegati su vasta scala in occasione delle future tornate elettorali, fino a ipotizzare interferenze nelle presidenziali statunitensi del 2028.
Una nuova forma di influenza politica oltre la disinformazione
Non si tratterebbe, secondo tali analisi, della mera diffusione di notizie false o manipolate, ma di una forma qualitativamente nuova di influenza politica: sistemi artificiali capaci di imitare gli umani, inserirsi nelle conversazioni online, identificare i punti di vulnerabilità cognitiva e sociale delle comunità e sfruttarli con crescente precisione.
La novità perciò non è la falsità dei contenuti, ma la capacità delle entità non umane di comportarsi come soggetti della discussione pubblica, alterando insensibilmente le dinamiche della deliberazione democratica.
Il presupposto pre-giuridico della democrazia costituzionale
Per comprendere la portata politico-giuridica del fenomeno è necessario un passo ulteriore: la democrazia costituzionale contemporanea non si fonda esclusivamente su procedure elettorali, ma su un presupposto pre-giuridico essenziale, cioè sulla possibilità che il cittadino formi la propria volontà in modo libero, autonomo e relazionalmente autentico, dialogando con altri cittadini, partiti, movimenti e attori riconoscibili.
Quando l’arena pubblica diventa teatro computazionale
Se tali interazioni vengono progressivamente popolate da agenti artificiali che simula¬no consenso, dissenso, neutralità, entusiasmo o indignazione, la fisionomia stessa dell’arena pubblica muta profondamente.
Dal contenuto al contesto: il salto paradigmatico degli sciami
Alla luce di tale ricostruzione, si rende lapalissiano che la questione cruciale non è dunque se la disinformazione sia vera o falsa, ma se l’ambiente informazionale che precede il voto rimanga un luogo in cui soggetti umani si confrontano su posizioni pluralistiche, o se si trasformi in un teatro computazionale in cui la percezione del pluralismo è, almeno in parte, un output algoritmico, ed è proprio a partire da questa premessa che si può comprendere il salto di paradigma delineato dagli studi sugli sciami di IA: ciò che tali sistemi producono non è soltanto contenuto, ma contesto – non solo opinioni, ma sensazioni condivise di normalità, maggioranza, minoranza, consenso o isolamento. In altre parole, operano su quel livello intermedio (che potremmo definire sociale, psicologico, cognitivo) che prepara il terreno all’esercizio dei diritti politici.
Erosione della sovranità popolare nello spazio digitale
La crescente attenzione verso questi sciami segna quindi un salto di paradigma nelle forme di interferenza sui processi democratici che deve essere letto come fenomeno strutturale di erosione della sovranità popolare nello spazio informativo digitale.
Capacità agentiche: apprendimento e adattamento in tempo reale
Inoltre, il tratto realmente dirompente degli sciami, rispetto alle precedenti ondate di bot e troll farm, risiede nell’emergenza di capacità agentiche: questi sistemi infatti non si limitano a generare contenuti su input umano, ma sono programmati per osservare e/o adattarsi nel tempo, conducendo veri e propri esperimenti sociali in tempo reale, testando frame narrativi, registrando le reazioni degli utenti, raffinando progressivamente le strategie persuasive.
Asimmetria radicale tra cittadini e infrastrutture computazionali
Nelle simulazioni descritte dai ricercatori, sciami di agenti possono infiltrare un forum locale, inizialmente assumendo posizioni sfumate e costruendo credibilità relazionale, per poi convergere gradualmente su narrazioni che delegittimano le elezioni, normalizzano l’idea di annullare il voto o di rovesciare un esito sgradito.
L’asimmetria è pertanto radicale: da un lato cittadini che credono di dialogare con altri cittadini, dall’altro un’infrastruttura computazionale che apprende collettivamente e pianifica su orizzonti temporali lunghi, ottimizzando il rendimento persuasivo come se si trattasse di una campagna pubblicitaria, ma con oggetto non più il consumo, bensì l’orientamento politico e la fiducia nelle istituzioni.
Il nodo giuridico tra libertà di espressione e integrità democratica
È proprio su questo piano che si innesta un nodo giuridico di fondamentale importanza e che risiede nel bilanciamento fra libertà di espressione, libertà di associazione e tutela dell’integrità del processo democratico. Gli ordinamenti liberali hanno costruito una robusta diffidenza verso ogni intervento statale che limiti la circolazione delle idee politiche ma la premessa implicita era che i soggetti di tale scambio fossero esseri umani dotati di responsabilità e imputabilità.
Gli sciami di IA frantumano inevitabilmente questa premessa, introducendo un rumore normativo che rende opaca la riconducibilità del messaggio al suo vero regista: il cittadino non dialoga più con un avversario politico identificabile, ma con un mosaico di micro-interazioni orchestrate da attori magari transnazionali che rimangono nell’ombra.
Insufficienza delle categorie classiche di propaganda elettorale
In questo scenario la categoria classica dell’abuso di mezzi di propaganda elettorale appare insufficiente perché significa alterare la stessa architettura delle relazioni sociali da cui scaturisce l’opinione pubblica.
Infrastruttura regolatoria su tre livelli contro gli sciami
La risposta proposta dagli studiosi non si riduce quindi alla media literacy, ma delinea una infrastruttura di contro-potere regolatorio su tre livelli, che interseca direttamente le agende globali sull’AI Act, sul Digital Services Act e sulla governance multilivello dell’IA.
Da un lato difese lato piattaforma (come il monitoraggio continuo, audit di trasparenza, stress-test elettorali, strumenti client-side) dall’altro salvaguardie lato modello (watermarking, credenziali di provenienza, test di persuasione) e infine l’ipotesi di un osservatorio globale dell’influenza algoritmica in seno alle Nazioni Unite.
Il paradosso della sorveglianza per proteggere la democrazia
Tuttavia proprio la raffinatezza delle proposte mette in luce un paradosso inquietante e cioè che per proteggere la democrazia da infrastrutture opache di influenza algoritmica rischiamo di accrescere il potere di quelle stesse piattaforme e di quegli attori regolatori che operano, essi stessi, tramite tecniche di sorveglianza, profilazione e filtraggio.
Verso una costituzionalizzazione dello spazio informativo digitale
Il giurista è così chiamato non solo a elaborare divieti, ma a immaginare una costituzionalizzazione dello spazio informativo digitale, in cui poteri privati, poteri pubblici e poteri algoritmici siano bilanciati da contropoteri effettivi, trasparenza radicale e possibilità di contestazione. Il principio di uguaglianza del voto non può più essere inteso soltanto come parità aritmetica, ma deve incorporare una dimensione di eguaglianza informativa, analogamente, la libertà di manifestazione del pensiero deve distinguere tra parola umana e parola prodotta industrialmente da agenti artificiali che moltiplicano quasi all’infinito la capacità di un singolo attore di occupare lo spazio discorsivo.
Democrazia come regime di fiducia distribuita
Forse la riflessione più radicale imposta dagli sciami di IA è che la democrazia non è solo un insieme di procedure, ma un regime di fiducia distribuita, fiducia che gli interlocutori esistano davvero, che dietro un profilo vi sia una coscienza e non una strategia, che il dissenso sia espressione autentica e non simulazione computazionale. Se tale fiducia viene erosa da una proliferazione incontrollata di presenze artificiali, la tentazione opposta di ritirarsi in cerchie chiuse e in micro-democrazie omogenee rischia di dissolvere la sfera pubblica nel suo nucleo più essenziale e a quel punto la domanda non sarà più come regolare la disinformazione, ma se sia ancora possibile una cittadinanza condivisa nell’era delle identità sintetiche.
Il dilemma ultimo: democrazia umana o consenso fabbricato
E poiché ogni dilemma giuridico contiene sempre un dilemma visionario, l’interrogativo ultimo non può che essere: riusciremo a preservare un’idea di democrazia fondata sull’incontro tra esseri umani o accetteremo, senza quasi accorgercene, che la fabbricazione del consenso diventi il mestiere silenzioso delle macchine?














