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Smartphone e social, veleno per i minori: gli studi parlano chiaro



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Un crescente corpus di nuove ricerche conferma il problema: ci sono danni alla salute e allo sviluppo dei minori a causa dell’uso prolungato e spesso incontrollato dei dispositivi digitali, in particolare per i social media. Facciamo un punto sulle evidenze fin qui e su cosa trarne

Pubblicato il 7 gen 2026

Carmelina Maurizio

Università degli Studi di Torino



smartphone minori

Smartphone e social fanno male ai minorenni. In varia misura e con qualche distinguo necessario, sembra ormai opportuno prendere atto di quanto viene dalla valanga di studi ormai disponibili.

In passato il tema aveva elementi dubbi e contrastanti nelle ricerche. Ora sempre meno.

Un fiume di nuove ricerche e articoli ormai segnala danni alla salute e allo sviluppo dei minori a causa dell’uso prolungato e spesso incontrollato dei dispositivi digitali.

L’allarme sembra insomma supportato dalle evidenze.

Proviamo, con un significativo beneficio di inventario, a presentare in modo non solo non esaustivo ma sicuramente non casuale e progressivo, alcune di queste ricerche, secondo i criteri che seguono: la rilevanza scientifica di chi ha svolto la ricerca e da chi è stata commissionata; l’epoca della ricerca, puntando su quelle recenti non solo nella pubblicazione, ma nel tempo in cui essa è stata svolta; la rilevanza internazionale, al fine di dare contezza dell’importanza della questione; il numero di partecipanti all’indagine e la loro età, considerando come priorità bambini e teenager; la rilevanza dei punti di vista originali e innovativi messi in luce.

“Spegni quel telefono!” Minori e smartphone cosa fare?

Studi sui danni degli smartphone e social per i minori

Le aree di interesse delle ricerche variano dall’analisi degli effetti dannosi sulla salute e lo sviluppo fisico e mentale, ai problemi educativi e sociali, ai nuovi fenomeni di dipendenza o di disturbi dell’apprendimento, alle misure di prevenzione e alle possibili soluzioni e andando ad individuare buone pratiche.

Sia a livello internazionale che nazionale la ricerca punta a sottolineare, dati campioni, metodi e numeri, come si tratti di una questione avvertita come sempre più urgente, anche se le soluzioni prospettate e le letture dei risultati continuano a essere variegate, con ripercussioni e dibattiti in ambito psicologico, pedagogico, medico.

Studio finlandese su minori e smartphone

Uno studio finlandese durato otto anni collega l’eccessivo tempo trascorso davanti agli schermi durante l’infanzia, soprattutto sui dispositivi mobili, a un aumento dello stress e della depressione tra gli adolescenti.

Gli adolescenti che trascorrevano in media cinque ore al giorno davanti agli schermi hanno mostrato picchi moderati ma significativi nei sintomi depressivi.

Le attività fisiche strutturate come gli sport di squadra hanno dimostrato di poter migliorare i risultati in termini di salute mentale, in particolare nei ragazzi.

Weill Corner Medical College

Un altro studio a cura del Weill Corner Medical College, in Manhattan, New York city, ha voluto esplorare le relazioni tra il tempo trascorso davanti allo schermo e l’ansia infantile e adolescenziale, la depressione, i problemi di comportamento/condotta e ADHD in particolare durante la pandemia. Sono stati analizzati i dati di 50231 bambini e adolescenti di età compresa tra 6 e 17 anni provenienti dagli Stati Uniti, analizzando la breve durata del sonno e l’ora di andare a letto irregolare sul rapporto tra il tempo trascorso davanti allo schermo e la mentalità del bambino e dell’adolescente salute e ADHD.

Il tempo trascorso passivamente davanti allo schermo (ad esempio la TV) ha avuto un impatto minore sulla salute mentale rispetto all’uso interattivo (ad esempio i social media, i giochi).

Sebbene le prove riguardanti le associazioni tra il SB (sedentary behaviour – comportamento sedentario) e salute mentale rimangono poco chiare, livelli elevati di tempo trascorso davanti allo schermo (Screen Time) sono stati associati a problemi di salute mentale nei giovani, con l’uso di Internet e dei social media che presenta le maggiori associazioni avverse. La maggior parte degli studi precedenti erano trasversali e solo pochi hanno utilizzato il SB valutato tramite dispositivo. L’uso frequente dei social media può prevedere un maggiore disagio psicologico tra i giovani nell’arco di 2 anni mentre il SB era inversamente associato all’iperattività nei giovani nell’arco di 4 anni.

Studio su Jama su social, smartphone, videogame e minori

Un nuovo studio rileva che la dipendenza dai social media, dai telefoni cellulari e dai videogiochi è legata a un rischio più elevato di pensieri e comportamenti suicidari.

Lo studio, pubblicato su JAMA (Journal of the American Medical Association) ha esaminato i dati di oltre 4.000 bambini provenienti da una ricerca longitudinale in corso che li ha seguiti per anni, a partire dai 9 ai 10 anni. È emerso che all’età di 14 anni, circa un terzo dei bambini era diventato sempre più dipendente dai social media, circa un quarto era diventato sempre più dipendente dal cellulare e oltre il 40% mostrava segni di dipendenza dai videogiochi.

Numeri chiave (Italia)

IndicatoreFascia d’etàValoreAnnoFonte
Ragazzi con almeno un profilo social11–19~85% (17–19: >97%)2023 (pubbl. 2024)Istat, Bambini e ragazzi 2023 Istat
Ragazzi continuamente online/ al telefono con amici (chat, chiamate, videochiamate)11–198,4%2023Istat, Bambini e ragazzi 2023 Istat
Ragazzi online o al telefono con amici più volte al giorno11–1940,3%2023Istat, Bambini e ragazzi 2023 Istat
Preadolescenti con almeno un account social11–1362,3%2025Save the Children (comunicato “Infanzia e digitale”) Save the Children Italia
Preadolescenti connessi con amici più volte al giorno / continuamente11–1331,3% / 5%2025Save the Children (comunicato “Infanzia e digitale”) Save the Children Italia
Bambini che usano lo smartphone tutti i giorni6–1018,4% → 30,2% (2018–19 vs 2021–22)2023 (dato su bienni precedenti)Save the Children, Atlante “Tempi digitali” (richiamato in comunicato) Save the Children Italia
Adolescenti con uso problematico dei social (criterio “a rischio” su scala validata)adolescenti (HBSC)13,5%2022 (pubbl. 2023)ISS–EpiCentro, HBSC 2022 “Uso dei social media” EpiCentro
Adolescenti che passano >4 ore al giorno con lo smartphone (uso non lavorativo)16–1764,5%2025Censis, 59° Rapporto (cap. Comunicazione e media) Censis
Famiglie con almeno un minore con accesso a Internet da casafamiglie con minori99,1%2024 (pubbl. 2025)Istat, Cittadini e ICT – 2024 Istat

EYES UP (EarlY Exposure to Screens and Unequal Performance) su smartphone, social e rendimento scolastico minori

Un recente studio tutto italiano EYES UP (EarlY Exposure to Screens and Unequal Performance ha indagato su quanto incide l’uso precoce dello smartphone e dei social media sul rendimento scolastico degli adolescenti, quando sarebbe opportuno far accedere i ragazzi al mondo digitale e cosa fanno i ragazzi con lo smartphone in mano.

Eyes Up è una ricerca scientifica pionieristica, utilizzando dati longitudinali raccolti su 6.609 studenti di classi seconde e terze di scuole secondarie di secondo grado in Lombardia. I dati presentati dal team di ricerca mostrano che gli studenti che aprono un profilo social in prima media ottengono punteggi mediamente più bassi nelle prove standardizzate di italiano e matematica rispetto a chi aspetta i 14 anni, il limite fissato dalla normativa europea.

L’uso precoce dei social network incide negativamente sulle competenze linguistiche e matematiche: gli studenti che iniziano a utilizzare i social prima dei 12 anni registrano un decremento nelle performance scolastiche rispetto a chi inizia a 14 anni. L’impatto negativo è trasversale ma più forte tra i ragazzi: la ricerca evidenzia che gli studenti maschi risentono maggiormente dell’uso precoce dei social, con un effetto più marcato sulla concentrazione e sulla capacità di mantenere buoni risultati in italiano e matematica. La ricerca ha anche analizzato il legame tra l’età di primo utilizzo di smartphone e social network e il rendimento scolastico, unendo le risposte degli studenti a un questionario con i loro risultati nei test INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo).

Università della Pennsylvania su smartphone e adolescenti

Uno studio dell’Università della Pennsylvania rivela che possedere uno smartphone è stato associato a depressione, obesità e mancanza di sonno nella prima adolescenza. Il campione comprendeva 10.588 partecipanti allo studio sullo sviluppo cognitivo del cervello degli adolescenti. I modelli di regressione logistica a effetti misti hanno testato le associazioni tra il possesso di uno smartphone e l’età del primo acquisto, segnalate dai caregiver, con depressione, obesità e sonno insufficiente all’età di 12 anni.

GoStudent su smartphone e minori

Il recente report di GoStudent, che ha coinvolto sei paesi europei (Austria, Germania, Spagna, Francia, Italia e Regno Unito) porta risultati più compositi.

Ha raccolto le opinioni di 5.859 genitori o tutori insieme ai loro figli e figlie, di età compresa tra i 10 e i 16 anni al momento del sondaggio, sono state inoltre considerate le risposte di 300 insegnanti.

Sebbene molti genitori temono l’impatto del tempo davanti allo schermo sui ragazzi, riconoscono anche l’importanza fondamentale dell’accesso agli strumenti digitali, soprattutto a scuola, per prepararsi adeguatamente alle sfide del mondo del lavoro moderno.

Le basi chimiche per il successo dei social

Di base molti esperti notano una crescente correlazione tra uso dei social e meccanismi di gratificazione che possono portare alla dipendenza (anche se sul punto non ci sono evidenze conclusive).

Ci sono diverse parti del cervello che sono rilevanti quando si parla di dipendenza, ma un fattore importante è che adottare comportamenti di dipendenza attinge alle parti del nostro cervello che controllano il sistema di ricompensa cerebrale.

Ci sono alcune sostanze chimiche nel cervello che possono sentirsi davvero bene quando vengono rilasciate. Ad esempio, la dopamina è un neurotrasmettitore che ci dà un senso di ricompensa o piacere. Mentre alcuni comportamenti, come leggere un libro o pensare a un ricordo positivo, possono portare a piccoli aumenti di dopamina, i comportamenti di dipendenza possono portare a un aumento maggiore di dopamina, il che significa che la persona si sente davvero bene.

Questa risposta è estremamente gratificante e le persone vogliono ripetere quel comportamento ancora e ancora; per i bambini che fanno uso di schermi che creano dipendenza, l’ondata di dopamina è molto più piacevole che affrontare qualsiasi fattore di stress, il che li rende sempre più propensi a ricorrere all’uso di schermi come meccanismo di difesa nel tempo.

Gli adolescenti e i ragazzi sono più vulnerabili a causa della combinazione del loro stadio di sviluppo neurologico e di tutti gli altri cambiamenti interni ed esterni che stanno vivendo (pressione accademica, gestione di appuntamenti e amicizie, cambiamenti fisici ed emotivi, ecc.). In questa fase, stanno costruendo l’indipendenza e iniziano sempre più a guardare ai coetanei per capire il loro posto nel mondo.

L’uso dello schermo –in particolare dei social media– fornisce all’utente piccole dosi di dopamina mentre scorre e interagisce con i contenuti digitali; gli adolescenti che sviluppano il cervello sono particolarmente sensibili a questo ciclo di ricompensa della dopamina e quindi il comportamento può essere facilmente rafforzato. Nel frattempo, essere offline e provare questa intensa paura di perdersi qualcosa sembra davvero avversivo, il che non fa altro che aumentare la voglia di tornare sul proprio dispositivo.

Il messaggio per educatori e regolatori

Se c’è un filo che attraversa studi diversi, contesti diversi e metodologie diverse, è che la discussione sta cambiando fuoco: non basta più contare le ore. Il tema che emerge con più insistenza è la qualità dell’esposizione – soprattutto quando è precoce – e il modo in cui l’uso si trasforma, per una quota non marginale di ragazzi, in un comportamento compulsivo che compete con sonno, movimento, relazioni e attenzione. In altre parole: non è solo “schermo sì o no”, ma quando, con che intensità, con quali contenuti e soprattutto con quale capacità di interrompere.

E questo sposta la responsabilità dal singolo ragazzo (o dalla singola famiglia) all’ecosistema: scelte di design delle piattaforme, norme, scuola, contesto sociale.

Per i regolatori, la conseguenza logica è smettere di trattare il tema come una questione privata o di buone intenzioni educative, e riconoscerlo come un problema di salute pubblica e di qualità dell’istruzione. Significa pretendere trasparenza su ciò che oggi è opaco: metriche di coinvolgimento, meccanismi di “aggancio”, notifiche e raccomandazioni che incentivano la permanenza continua. Significa anche fissare standard minimi, soprattutto per i minori: impostazioni di default meno aggressive, limiti più robusti alle dinamiche di rinforzo, tutele più stringenti su advertising e profilazione. In parallelo, servono investimenti pubblici nella ricerca indipendente e nella raccolta dati, perché il dibattito non può dipendere solo da studi isolati, né dalle letture – spesso interessate – di chi gestisce i canali dell’attenzione.

Per educatori e scuole, l’evidenza suggerisce un cambio di paradigma altrettanto netto: non basta “educare all’uso consapevole” se l’ambiente digitale è progettato per rendere difficile l’autocontrollo, soprattutto in età evolutiva. La scuola può fare due cose decisive. La prima è organizzativa: costruire spazi e tempi realmente protetti, in cui lo smartphone non sia un dispositivo sempre disponibile (non come punizione, ma come scelta di contesto, paragonabile al silenzio in biblioteca). La seconda è culturale: insegnare come funzionano le piattaforme, quali leve psicologiche usano, perché il feed “non è neutro”, e come riconoscere i segnali di dipendenza dall’uso – che la ricerca distingue dal semplice tempo davanti allo schermo. Questo richiede formazione degli insegnanti, strumenti per i genitori e, soprattutto, un raccordo stabile con pediatri e servizi di supporto psicologico: perché quando l’uso diventa fuga, insonnia, ritiro sociale o ansia, non siamo più nel campo del “buon proposito”, ma in quello dell’intervento.

Il messaggio, per chi decide politiche pubbliche e per chi quotidianamente educa, può essere sintetizzato così: ridurre il danno non significa demonizzare la tecnologia, ma disinnescare i meccanismi che trasformano un mezzo in un ambiente totalizzante. E questo si fa solo combinando regole chiare, contesti scolastici coerenti e alfabetizzazione critica, con la stessa serietà con cui si affrontano altri fattori di rischio che incidono su salute e sviluppo. In caso contrario, continueremo a produrre un paradosso: chiedere autodisciplina a ragazzi che vivono dentro sistemi progettati per sottrargliela

Bibliografia

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https://sip.it/2025/11/19/bambini-troppo-digitali-troppo-presto-ogni-ora-di-schermo-e-un-rischio-per-corpo-e-mente/
https://www.epicentro.iss.it/sorveglianza02anni/indagine-2022-esposizione-schermi
https://www.apa.org/news/press/releases/2025/06/screen-time-problems-children
https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.241657
https://www.addiction.news/2025-03-27-smartphone-overuse-childhood-fuels-teen-depression-anxiety
https://www.npr.org/sections/shots-health-news/2025/06/18/nx-s1-5436951/jama-screens-teens-addiction-suicide
https://www.benesseredigitale.eu/blog/news/eyes-up-i-risultati-dello-studio-sugli-effetti-della-sovraesposizione-digitale
https://publications.aap.org/pediatrics/article-abstract/157/1/e2025072945/200600/Screen-Time-and-Health-Outcomes-in-Children
https://news.weill.cornell.edu/news/2025/06/study-finds-addictive-screen-use-not-total-screen-time-linked-to-youth-suicide-risk
https://www.phillyvoice.com/screen-time-addiction-children-teens-mental-health-depression-anxiety/
https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1875952125001053
https://explodingtopics.com/blog/screen-time-for-teens
https://www.oecd.org/content/dam/oecd/en/publications/reports/20…-s-life-for-children-in-the-digital-age_c4a22655/0854b900-en.pdf
https://www.auxologico.it/sovraesposizione-bambini-schermi-tablet-smartphone
https://www.gostudent.org/it-it/blog/sorprendenti-statistiche-sul-tempo-trascorso-davanti-allo-schermo-aggiornato
https://www.slicktext.com/blog/2019/10/smartphone-addiction-statistics/
https://www.theguardian.com/society/2025/jun/18/teenagers-social-media-mobile-phones-video-games-mental-health
https://analesdepediatria.org/en-impact-screen-social-media-use-articulo-S2341287925002509
https://www.wsj.com/us-news/education/school-phone-ban-test-scores-66f8dab7

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