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Video Game Therapy per ragazzi con DSA: un ponte tra scuola e autostima



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La Video Game Therapy® usa il linguaggio dei videogiochi per lavorare su cognizione, emozioni e autostima nei ragazzi con DSA. Un metodo clinico strutturato che può dialogare con scuola, famiglia e specialisti per sostenere apprendimento, motivazione e inclusione

Pubblicato il 18 giu 2026

Francesco Bocci

Psicologo, Psicoterapeuta ad orientamento Adleriano, esperto in psicologia dei videogiochi

Erika Di Sano

Psicologa ed abilitata alla Video Game Therapy



DSA nei bambini
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C’è un’immagine che chi lavora con studentesse e studenti con DSA conosce bene: un ragazzo seduto in classe, che fatica a seguire, che si guarda intorno e si chiede perché per gli altri sembra tutto più facile. Non è pigrizia, non è mancanza di impegno. Eppure, spesso, è lui stesso il primo a convincersi di non essere abbastanza intelligente. Questa sensazione di inadeguatezza, se non affrontata tempestivamente, rischia di trasformarsi in una profezia che si autoavvera, minando profondamente la fiducia in se stessi e nelle proprie capacità. Il senso di frustrazione cresce giorno dopo giorno, alimentato da un confronto continuo e spesso impietoso con i coetanei, che sembrano procedere senza sforzo lungo un percorso che per lui è irto di ostacoli.

DSA, riconoscere la diversità per valorizzarla

Questa convinzione è forse il danno più profondo che un sistema scolastico non preparato può infliggere a un bambino o a un adolescente con Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Perché la realtà è un’altra: i ragazzi con DSA non hanno un problema, hanno un funzionamento diverso. E la diversità, se riconosciuta e valorizzata, è una risorsa. Il cervello di un ragazzo con DSA elabora le informazioni in modo differente, spesso mostrando spiccate abilità in aree come la creatività, il problem solving visuo-spaziale e il pensiero laterale. Purtroppo, la scuola tradizionale, fortemente incentrata sulla letto-scrittura e su metodi di valutazione standardizzati, fatica a cogliere e a premiare queste intelligenze divergenti.

È in questo contesto che la Video Game Therapy (VGT) si propone come uno strumento innovativo e concreto. Si tratta di un approccio terapeutico strutturato che usa il linguaggio che gli adolescenti già parlano, quello dei videogiochi, per lavorare su cognizione, emozioni e autostima. Con l’obiettivo di tenerli dentro la scuola, non fuori. La VGT® non si limita a “far giocare” i ragazzi, ma utilizza il medium videoludico come un ponte per raggiungere il loro mondo interiore, offrendo uno spazio sicuro in cui sperimentare, fallire e rialzarsi senza il peso del giudizio che spesso li opprime nella vita reale.

Il Protocollo VGT®: un metodo, non una “giocata”

Portare un figlio a una sessione di Video Game Therapy® non è come lasciarlo giocare in sala d’attesa. Non è un parcheggio, e non è nemmeno un premio. È un metodo clinico strutturato, con obiettivi precisi e un terapeuta formato che accompagna attivamente il processo. Il terapeuta, in questo caso il Video Game Therapist, non è un semplice osservatore, ma un co-giocatore e un facilitatore che guida l’esperienza, aiutando il ragazzo a dare un senso a ciò che accade sullo schermo e a collegarlo alle sue dinamiche interne.

La differenza rispetto al semplice giocare sta tutta nel “come” e nel “perché”. Il colloquio psicologico tradizionale è uno strumento potente, ma non funziona allo stesso modo per tutti. Per alcuni ragazzi, soprattutto in età evolutiva, sedersi di fronte a uno specialista e parlare di sé può essere difficile, a volte persino bloccante. Il videogioco abbassa quella soglia. Crea un canale comunicativo più naturale, meno frontale, dentro il quale il ragazzo comincia a mostrarsi: come reagisce alla frustrazione, come pianifica, come si comporta quando perde o quando vince. Attraverso l’avatar, il ragazzo può proiettare le proprie paure, i propri desideri e le proprie sfide, permettendo al terapeuta di accedere a un materiale clinico ricco e autentico, che difficilmente emergerebbe in un setting tradizionale.

Il concetto chiave è quello di “stato di flow”, teorizzato dallo psicologo Mihály Csíkszentmihályi: una condizione di coinvolgimento totale nell’attività, in cui il tempo sembra sospeso e le difese si abbassano. È in quello spazio che il video game therapist lavora. Non sul gioco, ma sulla persona. Sulle emozioni, sulle strategie cognitive, sull’immagine che la persona ha di sé. Con l’obiettivo di costruire competenze che poi si trasferiscono fuori dallo schermo, nella vita reale e nella scuola. Durante lo stato di flow, il cervello è altamente recettivo e plastico, rendendo l’apprendimento e l’elaborazione emotiva molto più efficaci. Il terapeuta sfrutta questo momento per introdurre nuove prospettive, incoraggiare la riflessione e promuovere il cambiamento.

DSA a scuola: quando la fatica diventa invisibile

Immaginate una scena qualunque: un ragazzo si alza, va alla lavagna, scrive convinto. I compagni lo correggono. Lui torna al posto in silenzio. Oppure un’altra: un insegnante, esausto dopo ore di lezione, dice “non è così difficile!” e lo studente, con una lucidità disarmante, risponde “si metta lei al mio posto”. Queste scene non raccontano né un insegnante cattivo né uno studente pigro. Raccontano un disallineamento: tra il modo in cui la scuola trasmette le conoscenze e il modo in cui alcuni cervelli le elaborano. Questo disallineamento genera una fatica invisibile, un dispendio di energie enorme che spesso non viene riconosciuto né compreso da chi sta intorno.

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento, che includono dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia, sono sempre più diffusi nella popolazione scolastica. Non sono deficit di intelligenza. Sono differenze nel funzionamento neurologico che rendono alcune attività, come leggere, scrivere o fare calcoli, significativamente più faticose. Il problema non è il ragazzo. È che spesso il sistema non è attrezzato per incontrarlo a metà strada. La rigidità dei metodi didattici e la mancanza di strumenti compensativi adeguati trasformano la scuola in un percorso a ostacoli, dove il ragazzo con DSA si sente costantemente sotto esame e inadeguato.

Le conseguenze di questo disallineamento non sono solo scolastiche. Anni di frustrazioni accumulate, di voti bassi nelle materie scientifiche, di correzioni pubbliche davanti ai compagni, producono qualcosa di più profondo e duraturo: un’immagine di sé danneggiata. “Non sono abbastanza intelligente.” “Le cose difficili non fanno per me.” Queste convinzioni, una volta radicate, diventano il vero ostacolo. E sono anche il principale motore della dispersione scolastica. Nel peggiore dei casi, sono convinzioni che non vanno più via e che influenzano il corso dell’intera vita. Il rischio è quello di sviluppare un senso di impotenza appresa, una condizione in cui il ragazzo smette di provare perché è convinto che ogni sforzo sarà inutile.

Videogiochi d’azione, dislessia e apprendimento

È qui che la ricerca scientifica offre una prospettiva nuova e, per certi versi, sorprendente. Studi condotti da gruppi di ricerca internazionali, tra cui quelli dell’Università di Padova, dimostrano che i videogiochi d’azione, i cosiddetti Action Video Games, migliorano significativamente le abilità di lettura nei bambini dislessici, in alcuni casi più dei trattamenti tradizionali. I meccanismi coinvolti riguardano l’attenzione visuo-spaziale, la capacità di spostare rapidamente il focus da uno stimolo all’altro e la sincronizzazione multisensoriale: tutte funzioni che i giochi d’azione allenano in modo naturale e continuo. L’azione frenetica e la necessità di prendere decisioni rapide in un ambiente virtuale stimolano le reti neurali coinvolte nell’attenzione e nella percezione, favorendo una maggiore fluidità nella lettura e una migliore comprensione del testo.

Anche sul fronte della discalculia la tecnologia videoludica sta aprendo strade nuove. Strumenti come NeurekaNUM, sviluppato con il supporto dell’Università di Barcellona, utilizzano l’intelligenza artificiale per personalizzare il livello di sfida matematica, mantenendo lo studente sempre nella propria zona di sviluppo prossimale, quel punto di equilibrio tra ciò che sa già fare e ciò che può imparare con il giusto supporto, senza cadere nella frustrazione. Questi serious games trasformano l’apprendimento della matematica da un’attività arida e ansiogena a un’esperienza ludica e gratificante, dove l’errore non è una colpa, ma un’opportunità per migliorare.

Quello che accomuna questi approcci è una logica precisa: usare il coinvolgimento naturale del gioco per rendere il cervello più ricettivo all’apprendimento. Creare le condizioni neurologiche ed emotive perché affrontare la difficoltà diventi possibile. La Video Game Therapy® si inserisce perfettamente in questo filone, offrendo un quadro teorico e metodologico solido per integrare l’uso dei videogiochi nella pratica clinica e riabilitativa.

La dimensione emotiva della VGT®

C’è un momento, in una sessione di Video Game Therapy®, che chi lavora con questa metodologia conosce bene. È il momento in cui un ragazzo supera un livello difficile, trova la strategia giusta, risolve un problema che sembrava impossibile. E si ferma. E si guarda intorno come a dire: “Aspetta. Ce l’ho fatta.” Quell’istante di trionfo, per quanto virtuale, ha un impatto reale e profondo sulla psiche del ragazzo. È un’iniezione di autostima, una dimostrazione tangibile della propria efficacia.

Per un ragazzo con DSA che ha collezionato anni di frustrazioni scolastiche, quel momento ha un peso specifico diverso. È una crepa nell’immagine limitante che si era costruito di sé. La prima prova concreta che le cose possono andare diversamente da come immaginava. In quel momento, il ragazzo sperimenta il potere di influenzare l’ambiente circostante, un’esperienza fondamentale per contrastare il senso di impotenza e rassegnazione che spesso accompagna i DSA.

La Video Game Therapy® lavora esattamente su questo. Il videogioco offre un ambiente in cui l’errore viene elaborato e trasformato in apprendimento. Si riprova, si aggiusta la strategia, si cresce dal tentativo precedente. Il terapeuta, in questo contesto, è una guida che accompagna il ragazzo a capire come funziona: come ragiona, come reagisce alla pressione, dove trova risorse che ancora deve scoprire. Attraverso il dialogo e la riflessione condivisa, il terapeuta aiuta il ragazzo a trasferire le competenze acquisite nel gioco alla vita reale, promuovendo una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie potenzialità.

Quando si comincia a capire il proprio funzionamento, qualcosa cambia in modo visibile. La motivazione aumenta. Il compito rimane lo stesso, ma ci si avvicina a sé stessi. Questa consapevolezza, costruita dentro il “cerchio magico” del gioco, si trasferisce in classe, nei rapporti con i compagni, nel modo in cui si affronta una verifica o un momento di difficoltà. Il ragazzo impara a gestire l’ansia, a tollerare la frustrazione e a perseverare di fronte agli ostacoli, sviluppando una resilienza che gli sarà preziosa in ogni ambito della vita.

È questo il valore aggiunto della VGT®: la capacità di trasformare un’esperienza di gioco in un’esperienza di crescita. Attraverso le difficoltà, valorizzandole come punto di partenza. Il videogioco diventa così uno specchio in cui il ragazzo può riflettersi, scoprendo non solo i propri limiti, ma anche le proprie inaspettate risorse.

L’impatto della VGT® sulle funzioni esecutive

Un aspetto cruciale su cui la Video Game Therapy® interviene è lo sviluppo e il potenziamento delle funzioni esecutive. Queste abilità cognitive di ordine superiore, che includono la memoria di lavoro, la flessibilità cognitiva e il controllo inibitorio, sono spesso compromesse nei ragazzi con DSA. I videogiochi, in particolare quelli che richiedono pianificazione strategica e adattamento rapido a situazioni mutevoli, offrono una “palestra” ideale per allenare queste funzioni. Attraverso sfide progressive e feedback immediati, il giocatore è costantemente stimolato a elaborare nuove strategie, a memorizzare pattern complessi e a inibire risposte impulsive. Questo allenamento cognitivo, mediato dal divertimento e dal coinvolgimento emotivo, si traduce in un miglioramento tangibile delle capacità di autoregolazione e di problem solving, competenze fondamentali non solo per il successo scolastico, ma per la vita in generale.

Uno dei punti di forza dei videogiochi, e di conseguenza della Video Game Therapy®, è la gestione del feedback. A differenza del contesto scolastico, dove il feedback può essere percepito come un giudizio definitivo e punitivo, nel videogioco il feedback è immediato, formativo e orientato al miglioramento. Quando il giocatore sbaglia, il gioco gli fornisce le informazioni necessarie per capire l’errore e lo incoraggia a riprovare. Questo meccanismo riduce l’ansia da prestazione e promuove un atteggiamento proattivo nei confronti dell’apprendimento. Il ragazzo impara che l’errore non è un fallimento, ma una tappa necessaria nel percorso verso il successo. Questa nuova prospettiva, interiorizzata attraverso l’esperienza ludica, può essere poi trasferita in ambito scolastico, aiutando lo studente ad affrontare le difficoltà con maggiore resilienza e determinazione.

La VGT® a scuola: da strumento clinico a risorsa educativa

C’è una verità che ogni insegnante conosce, anche se non sempre è facile ammetterla ad alta voce: tenere studentesse e studenti seduti ai banchi per sei ore consecutive è impossibile. E pretendere che apprendano tutti allo stesso modo, con gli stessi tempi e gli stessi strumenti, lo è ancora di più. Per i ragazzi con DSA, questa impossibilità è semplicemente amplificata. La scuola, così come è strutturata oggi, rischia di diventare un ambiente ostile per chi ha un funzionamento neurodivergente.

Quello che la ricerca e la pratica clinica ci dicono è che il fare, il coinvolgimento attivo, è una delle leve più potenti per stimolare l’apprendimento. Soprattutto per chi fatica con i canali tradizionali. La Video Game Therapy® porta dentro questa logica: mette il ragazzo al centro di un’esperienza attiva, in cui agisce, decide, sbaglia, corregge e cresce. L’apprendimento non è più un processo passivo di ricezione di informazioni, ma un’esplorazione attiva e partecipata, in cui il ragazzo è protagonista del proprio percorso di crescita.

Integrare la VGT® nel contesto scolastico non significa stravolgere i programmi o ignorare i vincoli burocratici reali a cui i docenti devono rispondere ogni giorno. Significa trovare spazi possibili. Uno sportello pomeridiano dedicato, un progetto sperimentale in collaborazione con specialisti esterni, un percorso di formazione per i docenti che voglia aprire uno sguardo nuovo sulla didattica inclusiva. La figura dello psicologo scolastico, sempre più presente nelle scuole italiane, rappresenta un punto di ingresso naturale per questo tipo di approccio. Lo psicologo può fungere da ponte tra il mondo clinico e quello scolastico, facilitando l’introduzione di metodologie innovative come la VGT® e supportando i docenti nella loro implementazione.

I Piani Didattici Personalizzati, che la normativa già prevede per gli studenti con DSA, offrono una cornice dentro cui strumenti come la VGT® potrebbero trovare una collocazione riconosciuta. Inserire la VGT® all’interno del PDP significherebbe riconoscere ufficialmente il suo valore terapeutico e riabilitativo, garantendo al ragazzo un supporto adeguato e personalizzato.

Perché questo accada, sarebbe utile creare occasioni di confronto e formazione che permettano a docenti e specialisti di dialogare, condividere strumenti e costruire insieme percorsi più inclusivi. La scuola e la clinica, quando collaborano, moltiplicano le possibilità per ogni studente. È fondamentale superare la frammentazione degli interventi e promuovere una presa in carico globale del ragazzo, in cui scuola, famiglia e specialisti lavorino in sinergia verso un obiettivo comune.

A quell’insegnante stanco, che ci crede ma si sente solo, vale la pena dire una cosa semplice: non si tratta di fare di più, ma di fare diversamente. E spesso, fare diversamente incontra finalmente i ragazzi dove sono. La VGT® offre agli insegnanti uno strumento in più per raggiungere i propri studenti, per motivarli e per aiutarli a scoprire il piacere di imparare.

Il ruolo della famiglia e della comunità educante

Il coinvolgimento della famiglia è un elemento cruciale per il successo della Video Game Therapy®. I genitori, spesso disorientati e preoccupati per le difficoltà dei figli, possono trovare nella VGT® uno strumento per comprendere meglio il loro mondo e per stabilire una comunicazione più profonda ed empatica. Il terapeuta lavora a stretto contatto con la famiglia, fornendo indicazioni e strategie per supportare il ragazzo anche a casa, trasformando il videogioco da potenziale fonte di conflitto a occasione di condivisione e crescita. È fondamentale che i genitori comprendano che il tempo trascorso a giocare, se inserito in un percorso terapeutico strutturato, non è tempo perso, ma un investimento sul benessere e sullo sviluppo del proprio figlio.

Oltre alla famiglia, l’intera comunità educante deve essere coinvolta in questo processo di cambiamento. Insegnanti, educatori, psicologi e istituzioni devono lavorare in sinergia per creare un ambiente inclusivo e supportivo, in cui ogni ragazzo possa sentirsi accolto e valorizzato per le proprie specificità. La Video Game Therapy® può diventare un catalizzatore per questa trasformazione, offrendo un linguaggio comune e uno strumento concreto per promuovere l’inclusione e il successo formativo.

La speranza è un metodo

C’è una cosa che vale la pena dire chiaramente, a chi lavora con i ragazzi, a chi li cresce e a chi li insegna: la situazione è sempre recuperabile. Anche quando sembra che si sia perso troppo tempo, anche quando i voti sono bassi da anni, anche quando il ragazzo stesso ha smesso di crederci. Il cervello è plastico, la motivazione può tornare, e le risorse ci sono, spesso solo da scoprire. La neuroplasticità ci insegna che il cervello è in grado di modificarsi e di creare nuove connessioni neurali in risposta all’esperienza, a qualsiasi età.

La dispersione scolastica non è un destino. È il risultato di bisogni rimasti troppo a lungo senza risposta. E la risposta, quando arriva nel modo giusto, produce cambiamenti reali. La VGT® rappresenta una di queste risposte, un approccio innovativo e promettente che può fare la differenza nella vita di molti ragazzi.

La Video Game Therapy® è uno strumento serio, fondato su evidenze scientifiche e su una pratica clinica strutturata, che permette di raggiungere i ragazzi attraverso un linguaggio che già conoscono e che già amano. Di lavorare su cognizione, emozioni e autostima in un contesto che abbassa le difese e apre al cambiamento. Non si tratta di una bacchetta magica, ma di un percorso impegnativo che richiede tempo, costanza e la guida di un professionista esperto.

La Video Game Therapy® è un campo in continua evoluzione, che si arricchisce costantemente di nuove scoperte scientifiche e di innovazioni tecnologiche. L’avvento della realtà virtuale e della realtà aumentata, ad esempio, apre scenari inediti per la riabilitazione e il potenziamento cognitivo, offrendo esperienze immersive e altamente personalizzabili. Inoltre, lo sviluppo di serious games sempre più sofisticati e mirati permette di intervenire in modo specifico su diverse aree di difficoltà, dalla lettura al calcolo, dall’attenzione alle funzioni esecutive.

Quello che non dobbiamo dimenticare, nella complessità dei protocolli e delle diagnosi, è una cosa semplice e preziosa: i ragazzi, per fortuna, continuano a parlare con gli adulti. Continuano a cercarci. Il nostro compito è esserci, ascoltarli, accompagnarli e aiutarli a trovare la direzione giusta. Con gli strumenti migliori che abbiamo a disposizione. Dobbiamo essere pronti ad accogliere le loro sfide, a comprendere il loro linguaggio e a valorizzare le loro potenzialità.

E oggi, tra quegli strumenti, c’è anche il joystick. Un oggetto apparentemente banale, ma che nelle mani giuste può trasformarsi in una chiave per aprire porte che sembravano chiuse per sempre. Smettiamo di dare la colpa ai videogiochi e iniziamo a considerarli per quello che possono essere: potenti alleati nella crescita e nello sviluppo dei nostri ragazzi. La sfida è aperta, e la Video Game Therapy® ci offre gli strumenti per affrontarla con successo, restituendo speranza e motivazione a chi l’aveva perduta.


Bibliografia

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