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Direttore responsabile Alessandro Longo

L'ANALISI

E-Fattura B2B, obbligare le aziende è inutile

di Irene Facchinetti, Direttore Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione del Politecnico di Milano

04 Apr 2017

4 aprile 2017

L’obbligo di fatturazione elettronica B2B sarebbe troppo invasivo per le imprese, meglio continuare con le semplificazioni e la trasparenza fiscale per incentivarle a percorsi di digitalizzazione che riguardino l’intero ciclo procure to pay

A due anni dall’obbligo di introduzione nelle relazioni tra le Pubbliche Amministrazioni e i propri fornitori, la Fatturazione Elettronica è oggi nuovamente sotto i riflettori: in un contesto diverso, quello del B2b. Il 31 marzo 2017, è bene sottolinearlo, non ha certamente segnato il termine entro cui le imprese potevano scegliere di fare “Fatturazione Elettronica B2b”, bensì il termine per instaurare, a partire dall’esercizio in corso, un nuovo rapporto – più trasparente e collaborativo – con l’Amministrazione Finanziaria. Le imprese che non hanno aderito, di fatto, hanno rinunciato alla possibilità per il 2017 – eventualmente esercitabile per il 2018 entro il 31 dicembre 2017 e per gli anni successivi con la medesima scadenza – di optare per il regime premiale di trasmissione dei dati delle fatture e dei corrispettivi, previsto dal Decreto Legislativo 127 dell’agosto del 2015. Rinunciando, così, per l’esercizio corrente, ai principali vantaggi fiscali previsti: rimborsi IVA prioritari e riduzione di due anni dei tempi di accertamento (nel caso di completa tracciabilità dei pagamenti per importi superiori a 30 euro).

Se la Fatturazione Elettronica tramite il Sistema di Interscambio – il “postino” digitale introdotto dal Legislatore per la veicolazione di fatture elettroniche alle Pubbliche Amministrazioni – è uno degli strumenti a disposizione dei contribuenti per realizzare il “nuovo” rapporto con l’Amministrazione Finanziaria, certamente il suo utilizzo non è precluso a tutte le altre imprese. A partire dal primo gennaio, infatti, il SdI è aperto alle relazioni tra privati: tutte le imprese, di fatto, hanno a disposizione un ulteriore strumento, che si aggiunge alle soluzioni (come l’EDI o i Portali B2b) che possono utilizzare da molteplici anni, per scambiare fatture in formato elettronico strutturato con i propri partner di business. Oltretutto, una qualsiasi impresa che decida di trasmettere e ricevere le proprie fatture attraverso il SdI, potrà godere del vantaggio di assolvere automaticamente l’obbligo di comunicazione dei dati, che saranno direttamente accessibili dall’Amministrazione Finanziaria.

Anche dopo il 31 marzo, quindi, le imprese potranno valutare se utilizzare il SdI come canale per la veicolazione delle proprie fatture – nel Tracciato FatturaPA – coinvolgendo i propri partner di business e sondando fattivamente la possibilità di instaurare con essi un dialogo digitale (e trasparente verso l’Agenzia delle Entrate). Un reale dialogo digitale che possa essere vantaggioso per tutte le controparti coinvolte: per il fornitore che ha così la possibilità di provare a uniformare il proprio ciclo attivo, di eliminare alcuni costi di trasmissione e di conservazione cartacea dei propri documenti fiscali; per il cliente che può attivare un processo di digitalizzazione del proprio ciclo passivo, ricevendo un flusso di dati che può integrare direttamente con i propri sistemi gestionali; per l’Amministrazione Finanziaria che riceve così i dati in un formato facilmente gestibile e riesce a effettuare controlli incrociati e mirati, oltre a instaurare un rapporto collaborativo e di servizio alle imprese.

Evidentemente – vista anche la limitata adesione da parte delle imprese – la scelta di fare Fatturazione Elettronica B2b non dipende però soltanto dagli incentivi fiscali (oltretutto, attualmente, non così significativi) messi in campo dal Legislatore. Se la fattura è certamente un documento fiscale – motivo per cui il Legislatore ha la possibilità di incidere – è anche, e soprattutto, un documento cardine di una relazione commerciale: caratterizzata da esigenze specifiche e variegate, dipendenti dal settore di appartenenza, dalla dimensione degli attori coinvolti, da determinate abitudini di pagamento ecc. Un percorso di introduzione della Fatturazione Elettronica e della completa Digitalizzazione del Ciclo Procure-to-Pay dipende necessariamente dalla capacità di cogliere e rispettare esigenze e peculiarità che caratterizzano ogni relazione commerciale. Proprio per questo, oggi la Fatturazione Elettronica – e, più in generale, la Digitalizzazione del Ciclo Procure-to-Pay – è diffusa principalmente in contesti di filiera o all’interno di ecosistemi in cui un’importante impresa ha potuto scegliere di trainare i propri partner di business. Nel 2015, sono circa 100.000 le imprese che hanno scambiato, tramite servizi EDI e Portali B2b, i principali documenti: all’interno di un tessuto economico quale quello italiano costituito da circa 5 milioni di Partite IVA, questa cifra è pari a solo il 2% delle imprese.

Guardando all’esperienza della Fatturazione Elettronica verso la PA, il Legislatore ha effettivamente dimostrato che tutti possono fare Fatturazione Elettronica. Sono oltre 900.000, infatti, le imprese che in due anni hanno inviato circa 60 milioni di fatture elettroniche alla PA tramite il SdI. Alla luce della prova di efficacia in termini di diffusione, sono molti a porsi la stessa domanda: sarebbe opportuno introdurre un obbligo di Fatturazione Elettronica anche nel B2b? A mio modo di vedere, l’obbligo non è la soluzione migliore per un’adozione consapevole e matura da parte delle imprese di soluzioni di Digitalizzazione: potrebbe innescare percorsi poco virtuosi e, in alcuni casi, addirittura “piegare” le imprese – in molti casi, le più piccole e deboli – che ancora non si sono attrezzate e preparate alla propria trasformazione digitale. Se l’obiettivo non è soltanto l’aumento del numero di utilizzatori, ma ottenere una pervasiva consapevolezza da parte delle imprese del valore del Digitale come leva competitiva, allora forse non è un intervento di imposizione “forte” ciò che serve. Il Legislatore può forse favorire le imprese, invece, nell’ottica di una maggiore semplificazione e sburocratizzazione: alcuni (timidi?) passi già sono stati compiuti in questa direzione, ma certamente si può fare ancora molto. E prevedere un piano ragionato di incentivi, è indubbio, potrebbe essere estremamente utile per una diffusione pervasiva a ogni livello, così che la Digitalizzazione (e, in particolare, la Digitalizzazione consapevole) non rimanga più affare solo per poche – e generalmente grandi – imprese.

Personalmente, continuo a vedere nella Fatturazione Elettronica uno stimolo significativo alla crescita digitale del Paese e alla crescita di competitività delle nostre imprese. Perché il Digitale significa un incremento in efficienza, una maggiore facilità di relazione, un’ottimizzazione dei processi dell’intero ciclo Procure-to-Pay. La Fatturazione Elettronica può rappresentare l’inizio di una trasformazione che può divenire realmente vitale per il nostro Paese: serve, però, la consapevolezza che la Fatturazione Elettronica non è importante solo per l’Amministrazione Finanziaria, bensì rappresenta un passo (di frequente il primo) per un percorso di evoluzione imprescindibile delle relazioni commerciali, vitale per ogni singola impresa.

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