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il quadro

Fattura elettronica: i problemi da risolvere

Il progetto procede bene, in crescita, ma restano segnali di preoccupazione da parte di utenti, aziende e Pa. I fornitori si lamentano delle eccessive personalizzazioni e di rifiuti immotivati che arrivano dalle PA, le quali a loro volta sono ancora chiamate a stampare le fatture dai revisori di conti

31 Ago 2015

Irene Facchinetti, co-Direttore Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione Politecnico di Milano


Nel mese di giugno si è riscontrato un ulteriore incremento dei file fattura ricevuti dal Sistema di Interscambio, che hanno superato ampiamente la soglia dei 10 Milioni. Dato ancora più positivo quello relativo al tasso di scarto, che ha raggiunto nell’ultimo mese il minimo storico: l’8,48% contro il 9,65% nel mese di maggio e il 12,65% nel mese precedente. Aumenta, in generale, l’utilizzo – e la capacità di utilizzo – del Sistema di Interscambio da parte dei fornitori delle PA. Le Pubbliche Amministrazioni rispondono, proprio tramite SdI, ai propri fornitori in merito all’esito delle Fatture ricevute (in corrispondenza di oltre il 50% delle fatture). Il Sistema sembra quindi funzionare perfettamente e gli utenti – PA e fornitori – sembrano voler cogliere le opportunità che vengono loro offerte.

Sul campo, però, non mancano, dagli utenti, segnali di preoccupazione. Emergono dunque alcune criticità: a volte ancora legate al transitorio del cambiamento; altre volte, invece, più insidiose, che richiedono attenzione e, soprattutto, una gestione consapevole dell’intero ecosistema, per evitare che pratiche spiacevoli minino l’efficacia complessiva di un’innovazione che molto può dare, culturalmente quanto tecnologicamente, al nostro Sistema Paese.

Un primo tema è legato alle “personalizzazioni” – che le singole PA richiedono ai propri fornitori. Queste richieste “aggiuntive” ricorrono con maggiore frequenza tra le problematicità del “fare” Fatturazione Elettronica alla PA e solo a volte si dimostrano necessarie e “condivisibili”. Di conseguenza, risultano molteplici e differenti le richieste di “personalizzazione” particolari, con cui qualunque fornitore della PA deve confrontarsi. A volte viene richiesto di allegare un file Fattura in PDF o addirittura di inviare una copia cartacea (al solo scopo di conservare inalterato il processo di validazione tradizionale, evidentemente). Altre volte viene chiesto di inserire dati particolari o peculiari codifiche in alcuni campi (per esempio, indicazioni personalizzate sul luogo di destinazione della merce, una valorizzazione ad hoc del riferimento amministrativo o dei riferimenti all’ordine).

Non mancano poi le PA che, pur gestendo le Fatture Elettroniche, si vedono avanzare la richiesta, da parte dei revisori dei conti, di procedere alla stampa anche delle Fatture, da presentare congiuntamente a tutti gli altri documenti (ancora cartacei).

Infine, anche la pratica del rifiuto del documento che non riporta alcune informazioni (per esempio, CIG e CUP) merita di essere osservata: se è vero che rifiutare una fattura può avere valore “formativo” per il fornitore su come compilarla correttamente, è anche vero che una Fattura può essere rifiutata solo se fiscalmente non corretta (e CIG e CUP impattano sull’esigibilità della Fattura, non sul suo valore fiscale).

Alcuni di questi problemi sono monitorati e oggetto di attenzione per identificare il miglior modo per risolverli. Altri sono purtroppo sottovalutati: il percorso di cambiamento portato dalla Fatturazione Elettronica ha senso solo se avviene in modo completo, pervasivo e se mira a digitalizzare tutti i processi coinvolti nella fase di Fatturazione, non fermandosi alla sola dematerializzazione del documento Fattura.