Elezioni 2022

Imprese e lavoro, basta promesse da marinaio: serve una visione di lungo periodo

Molte sono le aspettative di lavoratori e aziende in vista delle elezioni, con speranze e timori per le scelte che il nuovo Governo sarà chiamato a fare per supportare il nostro Paese: flat tax, incentivi sulle nuove assunzioni, vere semplificazioni burocratiche e fiscali, ecco i punti principali su cui riflettere

14 Set 2022
Nicola Testa

Presidente U.NA.P.P.A. Unione Nazionale Professionisti Pratiche Amministrative

italia_digitale

Ci accingiamo ad andare al voto e come sempre è tempo di richieste e di promesse, poi spesso mancate. Le aspettative dei lavoratori, è poco importante in quale forma o declinazione lo siano, sono molte: supporto nella difficoltà, semplificazione, in questo momento sussidi per superare la crisi energetica che porta le bollette alle stelle, molti elementi che ogni giorno sentiamo indicare nella campagna elettorale piena di promesse, forse “da marinaio”.

Nulla di diverso chiedono le imprese che svolgono un ruolo sociale e come tali dobbiamo aiutarle ad affrontare il prossimo futuro perché producono lavoro e ricchezza. Dobbiamo ad esempio cambiare come Paese l’impostazione che abbiamo dove l’impresa è sempre considerata il marcio, il male assoluto. L’impresa costruisce benessere e senza di essa il Paese muore. Lo diciamo a chi fa della guerra all’impresa il proprio motto.

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Perché andare a votare

Facile che anche in questa occasione vinca il partito dell’astensione, quella platea, enorme, che potrebbe cambiare le sorti scontate di una elezione che ancora oggi non emerge e declina di assumere la propria responsabilità. Milioni di persone che per disillusione, scontento, pregiudizio verso la politica preferiscono non votare, lasciando le redini del Paese in mano a vincitori che rappresentano solo una parte del Paese. Tradotto, non votare è un favore allo status quo, un dispetto che facciamo a noi stessi e nulla di più.

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Un primo richiamo pertanto dobbiamo farlo a noi cittadini, andare a votare è un dovere non una facoltà. È un diritto che abbiamo guadagnato col sangue e per questo va tutelato a tutti i costi e non va dato mai per scontato. Tra l’altro, un punto di vista personale, aver diminuito il numero dei parlamentari è stato un errore e ci accorgeremo di ciò il giorno dopo l’elezione. Da ora daremo maggiore responsabilità ad ogni parlamentare e vedremo se sarà degno della nostra fiducia. È stata una scelta degli italiani e come tale va accettata.

Il punto sulla Flat tax

Tra le richieste che il nostro mondo avanza alcune rivestono un carattere molto importante. Unappa rappresenta “Agenzie di Pratiche Amministrative” esperti nella gestione di pratiche burocratiche, in particolare per le aziende. Nutriamo fortissimi dubbi sulla “Flat tax” anche se concordiamo che bisogna aiutare la crescita, non possiamo farlo alimentando nanismo imprenditoriale e concorrenza sleale e non cambia la sostanza se da 65.000 euro andiamo a 100.000 euro o altro. L’errore è di fondo, se flat tax deve essere per tutti o per nessuno. Tra l’altro nessuno si pone il dubbio che in comparti a bassa marginalità, come spesso sono quelli del lavoro di micro imprese e professionisti, la differenza tra pagare una imposta e non pagarla interviene direttamente sul prezzo della prestazione.

Impossibile non valutare questo aspetto che di fatto crea discriminazione? Vedete nel nostro settore a parità di fatturato con un collaboratore, chi offre lavoro sarà discriminato e perdente nella competizione verso un cliente. Pertanto il danno è appunto anche una spinta a rimanere piccoli, a non il messaggio che diamo è no crescere perché non ti conviene. Se parliamo di aiuti, troviamo altre formule sulle quali saremmo disponibili a lavorare. In un sistema ove la partita iva è in molti casi speculativa, perché si obbliga, persone a prenderla per poter lavorare, forse un incentivo all’assunzione di lungo periodo potrebbe dare una prima soluzione a questo problema che è presente e non si può far finta di non vedere.

Incentivi per le nuove assunzioni

Saremmo invece favorevoli a incentivi ad esempio sulle nuove assunzioni cioè a vedere capitalizzato lo sforzo che il Paese fa stanziando dei denari, favorendo così l’occupazione. Sono certo che nel nostro settore, se ci fosse questa possibilità e la facilità di poter usare tale risorsa, ci sarebbe un aumento di occupazione; tra l’altro stabile perché la competenza si costruisce con il tempo e proprio per questo la stabilità è uno degli elementi che caratterizzano il nostro settore. Liberare risorse da destinare a nuova occupazione e non ad abbattere tasse per pochi privilegiati.

Il libretto previdenziale

Così come una nuova battaglia che riteniamo sia giusta e che avvieremo come Unappa e come ColapNazionale coordinamento delle professioni a cui partecipiamo, è quella previdenziale, con la richiesta di istituire un “Libretto Previdenziale” un nuovo sistema che si adegui ai tempi, uniformando aliquote da pagare e rendimenti che ogni persona avrà a fine carriera. Oggi non è così, abbiamo aliquote diverse per settori, ad esempio la Gestione Separata dove si paga più di ogni altra che avrà riconoscimento pensionistico diverso. A nostro avviso 100 euro versati devono rendere per tutti i lavoratori allo stesso modo. Basta differenze di aliquota e di rendimento futuro.

Non si capisce perché un commerciante versa una aliquota diversa dall’artigiano, e l’artigiano diversa dalla Gestione Separata, ogni lavoratore è uguale dal punto di vista della previdenza. In particolare quando sappiamo che avremo sempre più lavori mobili, una volta subordinati, domani autonomi, tra un anno imprenditori e magari dopo dieci anni ritorno ad essere subordinato, per questo è necessario adeguare la previdenza a questo nuovo modello lavorativo uscendo dai moloc che abbiamo costruito per ingraziarci questa o quella categoria. Oggi abbiamo situazioni dove per assurdo chi paga di più avrà di meno e questo non è più concepibile. La previdenza è un bene che dobbiamo tutelare assolutamente, ma va rivisto in un’ottica di uniformità. Certo per questa proposta dovremmo avere un legislatore, una forza politica coraggiosa, che sia in grado di superare i veti e che sappia, perciò, guardare al futuro. Serve capacità di visione che ad oggi in tutte le proposte sul campo non leggiamo in realtà.

L’eliminazione della doppia imposizione Inps

Così come chiediamo l’eliminazione della doppia imposizione Inps quella gabella che si paga per essere soci, non di un multinazionale che ha sede in un paradiso fiscale o ha strumenti per difendersi, ma un socio di una micro impresa dove l’imprenditore si sporca le mani con il proprio collaboratore e spesso non arriva, lui, a fine mese. Siamo il Paese dove si paga sul reddito che produci e questo è giusto, ma contestualmente anche sulla quota di partecipazione societaria e questo è assurdo e già alcune sentenze hanno tentato di fare chiarezza ma ad oggi non si è così sicuri di poter evitare questa gabella quando sia avvia una attività.

L’auspicio: una versa semplificazione

In ultimo da professionisti che ogni giorno si occupano di gestire pratiche amministrative, burocratiche, una Semplificazione vera che certamente non porti all’anarchia, ma con efficacia semplifichi procedure spesso ostiche anche per professionisti che di mestiere fanno i semplificatori e questo anche sul fronte fiscale. Semplificazione che non temiamo, anzi consideriamo fonte di nuove opportunità come categoria. A tal proposito chiediamo che chiunque arrivi a Governare non perda tempo e avvii le attività previste dai vari decreti di semplificazione, tra l’altro richiesta come riforma ai fini del PNRR. Si dia corso fattivamente ai luoghi di confronto con le “associazioni professionali” che l’ultimo DL Concorrenza ha introdotto – grazie alla nostra attività di rappresentanza che ha visto accettare alcune nostre proposte di emendamento – tra i soggetti che devono partecipare attivamente all’attività di reingegnerizzazione dei processi. Organizzazioni che spesso vengono dimenticate nella discussione.

Superamento poi dei codici Ateco quando si tratta di bandi o sussidi vari, codici che seppur importanti e atti a definire le attività, che hanno anche riflessi importanti sul piano fiscale, in molti casi non sono più adeguati ai tempi e vanno rivisti, attività che in realtà va detto stiamo portando avanti con gli organismi competenti, ma non vorremmo si dimenticasse poi l’importanza di questo intervento.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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