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La guida

Regime forfettario: cos’è, come accedere e novità 2020 (tornano i minimi?)

Un regime agevolato pensato per i soggetti IVA che non hanno grandi volumi d’affari: il forfettario nel 2020 potrebbe essere soggetto a modifiche secondo quando previsto nella bozza alla Legge di bilancio. Vediamo in cosa consiste questo regime e le novità

24 Ott 2019
Nicoletta Pisanu

Giornalista


Regime forfettario: tutto quello che bisogna sapere su questo regime fiscale agevolato, con le novità per il 2020. Infatti, la bozza della legge di bilancio 2020 prevede misure che impatteranno su questo strumento, addirittura si preannuncia la sua eliminazione.

La decisione è spinta dal desiderio di ridurre l’evasione fiscale. Tuttavia, la situazione a ottobre 2019 è poco chiara e le opinioni politiche al riguardo sono contrastanti: è emersa infatti la volontà di conservarlo, nonostante quanto espresso nel documento, a tutela dei piccoli contribuenti.

Regime forfettario 2020, le novità

Nel documento programmatico di bilancio, la bozza della Legge di bilancio 2020 trasmessa a Bruxelles, veniva espressa la volontà del Governo di eliminare il regime forfettario in favore di un regime analitico anche per i soggetti autonomi di ridotte dimensioni. In particolare, nella bozza viene spiegato che (al fine di evitare abusi) non sarà istituita la flat tax per i redditi compresi tra 65.000 e 100.000 euro, come invece si ipotizzava di fare. In più, si spiegava nel documento, si preannunciava un ritorno al “regime dei minimi”, con regime analitico per determinare il reddito e premiale in caso di adozione della fatturazione elettronica, con parametri che prevedono un massimo di 20.000 euro di spesa personale e 20.000 euro in beni strumentali. Il limite di reddito imposto è di 30.000 euro (mentre al 2019 era 65.000 euro e l’ipotesi era alzare la soglia a 100.000 euro). Se si supera quella cifra annua, bisogna cambiare regime fiscale.

Tuttavia, a fine ottobre 2019 la situazione è ancora in divenire e nulla è definito. Il 23 ottobre 2019 il ministro degli Esteri Luigi Di Maio – ex ministro del Lavoro nel primo Governo Conte – intervistato dai giornalisti a Bastia Umbra ha dichiarato che le partite Iva sono “la nuova classe operaia” e che in quanto tale, soprattutto quelle con reddito più basso, vanno tutelate in quanto “categoria debole”. Il ministro Di Maio ha anche commentato che non verrà eliminato il regime forfettario, come invece sembra emergere dalla bozza della Legge di bilancio, perché appena un anno prima era stata introdotta l’aliquota vantaggiosa del 15%. Gli ultimi mesi dell’anno saranno dunque cruciali per capire la direzione che si intraprenderà nel 2020.

Da chiarire ovviamente anche l’eventuale obbligatorietà di utilizzare la fattura elettronica da parte dei contribuenti parte del regime forfettario. Nel 2019 infatti, anno in cui dal primo gennaio è entrato in vigore l’obbligo di fattura elettronica B2B, questa categoria era esentata dal suo utilizzo, ma la situazione potrebbe cambiare – sempre che questa tipologia di regime rimanga con le sue caratteristiche inalterate.

Regime forfettario, che cos’è e chi può accedere

Il forfettario è un regime agevolato per i soggetti IVA di dimensioni ridotte, che non abbiano grandi volumi d’affari. È pensato per non gravare troppo con le tasse sugli operatori che hanno guadagni limitati. Infatti, secondo le regole della tassazione riportate dall’Agenzia delle entrate su disposizione della Legge di bilancio 2019, il requisito fondamentale per rientrare in questa tipologia di regime è il limite dei 65.000 euro di guadagni annuali. Entro questa soglia, possono far richiesta per questo regime agevolato i soggetti che:

  • Iniziano ex novo un’attività e prevedono di ottenere ricavi non superiori alla soglia dei 65.000 euro
  • Lavoratori che già esercitano e che nell’anno precedente rispetto alla richiesta di rientrare nel forfettario non abbiano conseguito guadagni superiori a quel limite.
  • Soggetti che svolgono attività con codici Ateco diversi e che hanno guadagni inferiori al limite previsto, considerando la somma dei compensi ottenuti da tutte le attività svolte.

Cause di esclusione dal regime forfettario

Come spiegato dall’Agenzia delle entrate, non possono avere accesso al regime forfettario le persone fisiche che godono del forfettario per determinare il proprio reddito o sono in regimi IVA speciali, oltre ai non residenti in Italia – ma fanno eccezione i residenti in Stati dell’UE che producano almeno il 75% del loro reddito in Italia. Sono esclusi anche quei soggetti che svolgono soprattutto attività di cessione di fabbricati, mezzi di trasporto nuovi o terreni destinati a essere edificati.

Non possono avere regime forfettario neppure i soggetti che partecipano in contemporanea a società di persone, imprese familiari o associazioni di professionisti. Sono escluse anche le persone fisiche la cui maggior parte del lavoro è svolta per datori con cui avevano rapporti nei precedenti due periodi d’imposta o per soggetti riconducibili comunque a tali datori di lavoro. Ovviamente, è escluso chi ha guadagni superiori ai 65.000 euro: nel momento in cui si arrivi a guadagnare tale cifra, sarà necessario cambiare regime fiscale.

Regime forfettario quante tasse si pagano

Con il regime forfettario, si determina l’imponibile considerando il coefficiente di redditività della propria attività (disponibile online) all’ammontare dei compensi ottenuti. Da tale valore poi si possono dedurre i contributi obbligatori. Al reddito così calcolato, si applica l’imposta del 15% che sostituisce Irap, imposta sui redditi, addizionali comunale e regionale.

Ci sono oltretutto possibilità di ulteriori riduzioni dell’imposta dal 15% al 5% nel primo quinquennio di attività, ma solo se nel triennio precedente non si è lavorato, se il lavoro svolto non è prosecuzione di attività già svolte in forma di lavoro autonomo o da dipendente, così come se si prosegue un’attività che era stata svolta da un altro e il totale dei compensi dell’anno d’imposta passato supera il limite economico stabilito dalla legge.

Differenze con il regime ordinario

Il regime cosiddetto ordinario si impone attualmente a contribuenti con redditi superiori ai 65.000 euro. Si paga l’Iva, attualmente l’aliquota è al 22%, l’Irpef e le addizionali. È un regime considerato “costoso” per le tasse da versare, consigliato a chi ha introiti elevati. Il regime forfettario è stato introdotto proprio per agevolare i piccoli contribuenti, che non devono così gestire i tanti adempimenti richiesti dal regime ordinario.

Regime forfettario vs Regime dei minimi

Il regime dei minimi era un regime fiscale, attualmente non più in vigore, che dal 2015 è stato assorbito dall’attuale regime forfettario. Il regime era accessibile da coloro che prevedevano di avere un reddito annuo entro i trentamila euro e prevedeva che il contribuente non dovesse registrare le fatture, né dichiarare e versare l’Iva. Per il contribuente c’era l’obbligo di conservare le fatture in progressione numerica. Non prevedeva un’aliquota forfettaria, a differenza del regime forfettario che l’ha assorbito.

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