Nelle aziende italiane, soprattutto nelle PMI e nelle organizzazioni che hanno iniziato ad adottare strumenti generativi in modo rapido, la policy sull’intelligenza artificiale viene ancora troppo spesso concepita come un documento di igiene digitale, cioè come un insieme di divieti elementari, di richiami generici alla privacy e di raccomandazioni di buon senso sull’uso dei chatbot, quando invece ciò che oggi occorre è una vera architettura di governo, capace di distinguere tra uso consumer e uso enterprise, tra protezione del dato e protezione del know-how, tra adozione di strumenti esterni e costruzione di sistemi interni, e soprattutto tra automazione utile e delega implicita del giudizio.
le regole necessarie
AI in azienda, gli errori da evitare per non perdere il controllo
Una policy AI aziendale non può limitarsi a vietare l’uso improprio dei chatbot o a tutelare la privacy. Per governare davvero l’intelligenza artificiale servono regole su know-how, provider, sistemi interni, digital twin, responsabilità e processi decisionali sensibili
CEO di PUPAU.ai, Autore “Mind Breach”, Lead Auditor ISO 42001 e advisor sull’adozione responsabile dell’AI

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