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Esoscheletri e intelligenza artificiale: come cambiano lavoro e salute



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Gli esoscheletri, robot indossabili che supportano o potenziano il movimento, stanno passando dai laboratori a lavoro e sanità. L’IA interpreta postura e intenzione motoria tramite sensori e adatta l’assistenza in tempo reale, migliorando sicurezza e fluidità ma aprendo anche questioni etiche e organizzative

Pubblicato il 20 gen 2026

Sandro Brignone

Laboratorio di simulazione del comportamento e robotica educativa "Luciano Gallino" – Dipartimento di Filosofia e Scienze dell'Educazione – Università di Torino

Maria Adelaide Gallina

Laboratorio di simulazione del comportamento e robotica educativa "Luciano Gallino" – Dipartimento di Filosofia e Scienze dell'Educazione – Università di Torino

Renato Grimaldi

Laboratorio di simulazione del comportamento e robotica educativa "Luciano Gallino" – Dipartimento di Filosofia e Scienze dell'Educazione – Università di Torino

Silvia Palmieri

Laboratorio di simulazione del comportamento e robotica educativa "Luciano Gallino" – Dipartimento di Filosofia e Scienze dell'Educazione – Università di Torino



esoscheletri

Negli ultimi anni gli esoscheletri – veri e propri robot indossabili (Wearable Robotics) che sostengono o potenziano il movimento umano – sono passati dai laboratori di ricerca ai contesti produttivi, sanitari e sociali. La loro diffusione rappresenta un’evoluzione tecnologica e una vera trasformazione culturale del modo in cui pensiamo al corpo, alla forza lavoro e alla salute.

L’esoscheletro è un’estensione delle capacità fisiche e si colloca al crocevia tra ingegneria, ergonomia e responsabilità etiche. Negli esoscheletri moderni l’intelligenza artificiale serve soprattutto a interpretare i movimenti dell’utilizzatore tramite sensori, prevedere l’intenzione motoria e regolare automaticamente l’assistenza.

Algoritmi di machine learning analizzano in tempo reale postura, sforzo e traiettorie, adattando la forza erogata e migliorando fluidità e sicurezza. L’intelligenza artificiale permette dunque di personalizzare l’uso del dispositivo, riconoscere situazioni di rischio e ottimizzare progressivamente il funzionamento, rendendo l’esoscheletro un supporto dinamico e collaborativo.

Esoscheletri nel mondo del lavoro: obiettivi e contesti d’uso

Nel mondo del lavoro, gli esoscheletri sono stati introdotti per ridurre il carico muscolare e i rischi biomeccanici associati a mansioni ripetitive o di sollevamento. Le aziende li utilizzano soprattutto in settori come la logistica, l’automotive, l’edilizia e l’agroalimentare, dove i disturbi muscoloscheletrici rappresentano una delle principali cause di assenza dal lavoro.

Esoscheletri attivi: forza aggiuntiva, sensori e adattamento

Ve ne sono di due tipi. Gli esoscheletri attivi utilizzano motori e batterie per fornire forza aggiuntiva e assistere direttamente il movimento; grazie a sensori e algoritmi si adattano all’utente ma sono più pesanti e complessi.

Esoscheletri passivi: molle, leve e supporto senza motori

Gli esoscheletri passivi, invece, non hanno motori e sfruttano molle, elastici e leve per ridurre il carico su muscoli e articolazioni e mirano a sostenere la schiena, le spalle o gli arti superiori, senza generare movimento; sono più leggeri, semplici ed economici, ma offrono un’assistenza meno potente. Ovviamente entrambi i tipi vanno indossati correttamente e in molti casi adeguati alla conformazione fisica dell’utente mediante calibrazioni.

Impatto sociale: tra sicurezza, produttività e governance

Dal punto di vista sociale, l’introduzione di esoscheletri modifica la percezione stessa del lavoratore. Se da un lato essi promettono maggiore sicurezza e minor fatica, dall’altro rischiano di essere interpretati come strumenti per aumentare la produttività, spingendo i corpi oltre i limiti naturali. Per evitare che l’esoscheletro diventi un semplice amplificatore di richieste sempre più gravose, è necessario prevedere una governance partecipata che coinvolga lavoratori, medici del lavoro, ergonomi e responsabili della sicurezza.

Esoscheletri in sanità: riabilitazione e recupero funzionale

Sul fronte della salute, gli esoscheletri presentano potenzialità notevoli. La riabilitazione neuromotoria, in particolare, sta beneficiando dell’uso di esoscheletri robotici capaci di supportare la deambulazione e favorire il recupero funzionale dopo traumi, ictus o patologie degenerative. In questi casi, l’obiettivo non è soltanto la mobilità assistita, ma la stimolazione neurale attraverso movimenti guidati e ripetitivi. L’impatto psicologico di tali dispositivi è spesso significativo: il paziente sperimenta una maggiore autonomia, riduce la dipendenza dagli operatori sanitari e, in alcuni casi, recupera la possibilità di camminare in modo stabile.

Esoscheletri Mate-XT (a sinistra) e Mate-XB (a destra) di Comau, vengono indossati da partecipanti all’evento “Esoscheletri e salute” che ha visto coinvolti studenti e studentesse del corso di laurea in Infermieristica e dell’Istituto Tecnico Industriale “Artom” di Asti, professionisti sanitari e aziende del territorio [Foto R. Grimaldi].

Corpo, tecnologia e dati: nuove vulnerabilità e nuove inclusioni

La società nel suo complesso si trova così a dover riflettere su un concetto nuovo di corporeità. Gli esoscheletri rendono labile il confine tra ciò che è biologico e ciò che è artificiale. Indossare un esoscheletro significa affidare parte del proprio movimento a un sistema meccanico o elettronico che richiede manutenzione, raccolta e interpretazione di dati.

Questo introduce nuove forme di vulnerabilità: guasti tecnici, dipendenza operativa, raccolta di informazioni sensibili sui movimenti o sulla salute dell’utilizzatore. Al tempo stesso, apre scenari di inclusione per persone con limitazioni motorie o per lavoratori che, grazie al supporto meccanico, possono continuare a svolgere attività altrimenti precluse.

Esoscheletri come parte di una strategia ergonomica più ampia

L’adozione di esoscheletri può essere un’opportunità per promuovere ambienti di lavoro più sicuri e inclusivi, ma solo se accompagnata da valutazioni approfondite del rischio, investimenti nella formazione e monitoraggi continui degli effetti a lungo termine.

L’introduzione di tecnologie indossabili non dovrebbe sostituire interventi ergonomici tradizionali, come l’ottimizzazione delle postazioni o l’automazione di compiti particolarmente gravosi. Gli esoscheletri devono essere considerati un tassello di una strategia più ampia, non un rimedio a tutto tondo.

Politiche pubbliche e ricerca: norme, linee guida e dati di lungo periodo

Anche le politiche pubbliche sono chiamate a svolgere un ruolo attivo. Normative chiare sull’omologazione dei dispositivi, linee guida sull’uso in sicurezza e incentivi alle sperimentazioni controllate, potrebbero favorire una diffusione responsabile. Non abbiamo ancora dati validati sulle conseguenze dopo anni di utilizzo continuato. La ricerca dovrà inoltre concentrarsi sul rapporto tra esoscheletri e invecchiamento della forza lavoro, un tema cruciale per società che vedono crescere l’età media dei lavoratori e parallelamente la necessità di mantenere elevati standard di produttività.

Digital divide e immaginario del lavoro: rischi di nuove disuguaglianze

È importante, infine, riconoscere che gli esoscheletri stanno contribuendo a ridefinire l’immaginario collettivo del lavoro. Si tratta anche di garantire che queste innovazioni non creino un nuovo digital divide tra chi ha accesso ai dispositivi e chi ne è escluso, tra chi migliora la propria salute e chi è costretto a utilizzarli per reggere ritmi sempre più intensi.

Governare l’innovazione per il benessere collettivo

Gli esoscheletri rappresentano dunque un punto di svolta. Se integrati con una visione di lavoro sostenibile e di salute centrata sulla persona, possono contribuire a ridurre gli infortuni, favorire il reinserimento lavorativo e ampliare le possibilità di autonomia per molte categorie di cittadini.

Ma necessitano di un adeguato quadro normativo e culturale, attualmente al di sotto dello sviluppo di questi robot indossabili. Occorre governare l’innovazione, riconoscendo nella tecnologia non un fine, ma uno strumento al servizio del benessere collettivo.

Riferimenti bibliografici

Thakur N., Luong C., Han C.Y. (2022), An Approach to Investigate Public Opinion, “Views, and Perspectives Towards Exoskeleton Technology”, arXiv:2205.09151.

Sadowski J. (2014), Exoskeletons in a disabilities context: the need for social and ethical research, “Journal of Responsible Innovation”, Vol. 1, No. 2, 214–219.

Ralfs L., Hoffmann N., Glitsch U., Heinrich K, Johns J., Weidner R. (2023), Insights into evaluating and using industrial exoskeletons: Summary from the Exo@Work project, “International Journal of Industrial Ergonomics”, Vol. 97.

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