questioni aperte

Lettera a Di Maio: 5 punti per il futuro di Industria 4.0

L’Italia è partita in ritardo su Industria 4.0 e non c’è, pertanto, altro tempo da perdere. Ecco 5 questioni su cui lavorare per non disperdere quanto fatto finora e porre le basi per il futuro, puntando su Competence center e digital innovation Hub, sulle Pmi e sui giovani, con una strategia condivisa per evitare sprechi

06 Giu 2018
Gianni Potti

Imprenditore della comunicazione e del digitale, Presidente Fondazione Comunica

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Caro Ministro Luigi Di Maio,

buon inizio sui tanti fronti dai quali molti di noi imprenditori aspettiamo segnali importanti che producano crescita per il nostro Paese e posti di lavoro.

Uno di questi fronti è quello di Industria 4.0, indicato dall’Europa e poi ripreso dall’Italia circa un anno e mezzo fa, con cinque anni di ritardo rispetto alle economie nordeuropee.

E’ giusto comunque dare atto al Ministro Calenda di aver riportato l’impresa al centro della discussione del Paese, ma molto di più si sarebbe potuto fare e si potrà fare in futuro. E non lo dico da ora perché è arrivato “il governo del cambiamento”. Infatti molte delle cose che qui scriverò le ripeto da almeno tre/quattro anni (per fortuna la rete non mente ed è tutto scritto).

Andare oltre  la leva dell’iperammortamento

Dunque. Intanto diciamo che ad oggi l’unica leva che funziona su Industria 4.0 è l’iperammortamento al 250%, dedicato al cambio dei macchinari e del software annesso, nelle aziende. Altro merito, sin qui, del Piano Governativo Industria 4.0 è la dissemination sull’argomento, ovvero si svolgono tante iniziative e convegni formativi sui territori, resta invece negativo sulla pratica attuazione e riultati ottenuti. Tutto il resto è quindi da fare, a partire dalla rete dei competence center, appena approvati in graduatoria. Quindi caro Ministro teniamo le cose buone e cambiamo rotta – presto e bene – su quanto c’è da fare!

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Mi spiego meglio. In Italia nel 2017 abbiamo registrato più del 10% in più di vendite di macchine utensili, rispetto all’anno prima. Ciò ci consente di dire indubbiamente che la prima leva che funziona su Industria 4.0 è l’iperammortamento al 250%, dedicato al cambio dei macchinari e del software annesso, nelle aziende. Provvedimento utilissimo per rigenerare il parco macchine del Paese, ma Industria 4.0 non può essere e non è solo una leva fiscale, è molto di più, è la trasformazione del sistema industriale europeo è la re-ingegnerizzazione del processo produttivo, è il ripensamento totale del rapporto prodotto/servizio. Questa la prima questione da risolvere, ovvero come stimolare, anche con incentivi e voucher la parte del processo produttivo della consulenza, del cloud, della sensoristica, dei social, del marketing, degli analitycs e big data, della cyber security e così via.

Collegare Competence center e Digital Innovation Hub

La seconda questione da risolvere: implementazione dei competence center e collegamento con i Digital Innovation Hub.

Fino ad oggi, sulle finalità del Digital Innovation Hub eravamo tarati su quanto interpretato dalla strategia “Digitising European Industry” considerando il DIH lo strumento operativo per indirizzare le imprese alle competenze disponibili (Centri di Competenza) e riportato nelle varie precedenti presentazioni MISE, in questo anno e mezzo, in termini di strategie di digitalizzazione sul territorio nazionale.Viceversa nel Bando MISE, pubblicato il 30 gennaio, dedicato ai Centri di Competenza ad alta specializzazione, il ruolo dei DIH è stato fortemente ridimensionato (vedi Art. 1 comma n) e Art. 3 comma 2)) creando – a mio avviso – diversi problemi a breve e nel lungo periodo. E mi spiego meglio. Dalla lettura del bando ed ora in assegnazione, di quanto dice la Commissione Europea sarà possibile chiarire la diversa interpretazione del ruolo dei DIH data dal MISE rispetto a quella consolidata a livello comunitario?

Obiettivo quindi: rendere coerenti i Competence Center, della ricerca specializzata e del primo trasferimento alle imprese, con i Digital Innovation Hub, luoghi diffusi nei territori dove si incontra la PMI con il mondo universitario e del digitale. I DIH devono diventare il contatto delle PMI con Industria 4.0 altrimenti non ci porteremo appresso il vero cuore produttivo dell’Italia.

Una strategia condivisa tra Governo, Regioni e Camere di commercio

La terza questione è come il piano Industria 4.0 si integra o potrà integrarsi, con Unione Europea, Regioni e Camere di Commercio.

Sto pensando sia ai PDI, questi nuovi punti di innovazione digitale delle Camere di Commercio, sia alla fitta rete di competenze sovrapposte rappresentate dalle singole Regioni, destinatarie dei veri grandi (in senso monetario) finanziamenti europei POR, FESR etc. Regioni che a mio avviso sono attori importantissimi nei territori, perché a diretto contatto delle imprese e delle partite dei fondi comunitari su innovazione e ricerca, oltre che su reti, filiere e distretti (a seconda delle casistiche).

Obiettivo quindi: costituire una cabina di regia del Governo con la Conferenza delle Regioni e le Camere di Commercio, per una strategia condivisa e soprattutto per evitare sovrapposizioni e sprechi.

Promuovere l’innovazione delle PMI

La quarta questione.  Il modello tedesco è fatto di risparmio (energetico, manutenzioni, tempistiche etc) e produttività. Ma è un modello, quello tedesco, trainato dalle grandi aziende, a servizio dei grandi gruppi. E si noterà che il piano italiano (iperammortamento e competence center) è tutto costruito intorno ai grandi gruppi multinazionali. Se invece guardiamo ai giapponesi scopriremo un tessuto più simile al nostro manifatturiero fatto di PMI, guardando al modello human technology oriented che rimette la tecnologia al servizio della persona. Le PMI – a mio parere – sono la chiave per raggiungere la crescita sostenibile di medio e lungo termine necessaria all’Italia. Come dice il primo ministro giapponese Shinzo Abe: “Le PMI sono la chiave per diffondere la quarta Rivoluzione Industriale in Giappone. Promuoveremo e supporteremo l’introduzione di IT e robot adatti ai bisogni di aziende di medie e piccole dimensioni in base alle condizioni aziendali di ogni impresa”. Si punta chiaramente ad una tecnologia dedicata alle persone e a vivere meglio le nostre città.

Coinvolgere i giovani

La quinta questione. Noi siamo tra quelli che ci credono e non mollano, convinti che politica assente o presente (certo sarebbe utile avere buona politica presente…) spetta a noi imprenditori il vero cambio di passo, e questo (magari lentamente, specie nelle PMI…) sta avvenendo! Noi imprenditori per primi siamo coscienti della rivoluzione contenuta nell’Industria 4.0. La prima rivoluzione digitale deve avvenire nelle teste di noi imprenditori e nelle competenze, con skill diversi e più elevati, con l’elemento umano al centro dell’Industria 4.0 . Decisivo in questo processo il coinvolgimento dei giovani, sapendo mescolare la naturale predisposizione dei giovani per il digitale con il profondo sapere che da sempre abbiamo nelle nostre imprese.

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