Per anni il quantum computing è rimasto confinato nei laboratori di ricerca, alimentando aspettative talvolta eccessive e scetticismo altrettanto diffuso. Ma il 2026 si profila come l’anno della svolta: sfruttando principi fisici come la sovrapposizione e l’entanglement, i sistemi quantistici stanno dimostrando di poter risolvere specifici problemi con velocità irraggiungibili persino per i supercomputer classici.
La domanda, dunque, non è più “se” il quantum computing avrà un impatto, ma “quando” e soprattutto “come” organizzazioni pubbliche e private dovranno adattarsi.
Per la pubblica amministrazione italiana, già impegnata nelle sfide del PNRR e della transizione digitale, comprendere queste dinamiche oggi significa non trovarsi impreparati domani.
Vediamo dunque le sette tendenze che definiranno il panorama dal 2026.
Indice degli argomenti
Crittografia quantum-safe: l’urgenza della sicurezza post-quantistica
Questo è forse il punto più critico. I computer quantistici minacciano gli standard crittografici attuali come RSA ed ECC, fondamentali per la sicurezza di dati sensibili, comunicazioni governative, servizi bancari, identità digitali.
Adottare la crittografia post-quantistica richiede anni di pianificazione, test, migrazione. Chi ritarda rischia l’esposizione futura di dati raccolti oggi ma decriptabili domani. Iniziare almeno a pensarci è fondamentale. Non è allarmismo, è risk management elementare.
Sistemi a temperatura ambiente: abbattere le barriere tecnologiche
Uno dei limiti più evidenti del quantum computing attuale è la necessità di raffreddamento estremo (vicino allo zero assoluto). Nuovi approcci basati su ioni intrappolati e qubit fotonici stanno riducendo questa dipendenza.
Sistemi operativi a temperatura ambiente ridurrebbero drasticamente costi e complessità infrastrutturale.
Quantum-as-a-service: il cloud democratizza il calcolo quantistico
IBM, AWS, Microsoft, Google: i giganti del cloud stanno riflettendo sull’accesso pay-as-you-go ai loro sistemi quantistici. Il quantum computing diventerà un nuovo campo di battaglia competitivo tra cloud provider.
Questa democratizzazione è un’opportunità strategica. Senza investimenti hardware proibitivi, le amministrazioni e i privati potranno sperimentare, testare applicazioni pilota, sviluppare competenze interne. Il modello as-a-service abbassa drasticamente le barriere d’ingresso, rendendo il quantum computing accessibile anche a comuni di medie dimensioni o enti con budget limitati.
Ed ora alcune tendente più speculative ma dal potenziale impatto.
Quantum computing utile: dai laboratori ai risultati misurabili
La fase delle dimostrazioni spettacolari sta lasciando spazio a quella dei casi d’uso concreti. Nel 2026, settori come finanza, logistica e farmaceutica potranno vedere applicazioni tangibili: ottimizzazione di portafogli finanziari, simulazioni molecolari complesse per lo sviluppo di nuovi farmaci, efficientamento delle supply chain.
Questa tendenza apre scenari interessanti anche nella PA. Pensiamo all’ottimizzazione delle reti di trasporto pubblico locale, alla pianificazione energetica territoriale o alla gestione emergenze. Gli investitori privilegiano sempre più aziende che dimostrano valore di business misurabile, non solo promesse tecnologiche. Anche la PA dovrà imparare a distinguere l’innovazione reale dal semplice marketing tecnologico.
Quantum AI: quando intelligenza artificiale incontra meccanica quantistica
L’incontro tra quantum computing e intelligenza artificiale rappresenta forse la convergenza più dirompente. Nel 2026 o successivi, l’addestramento di modelli di machine learning e large language model potrebbe ridursi da settimane a ore, con consumi energetici drasticamente inferiori.
Questa accelerazione non è un dettaglio tecnico: ridefinisce i tempi e i costi dello sviluppo di sistemi AI avanzati. Per una PA che inizia a sperimentare con l’AI generativa. come stiamo vedendo in diversi progetti pilota italiani, comprendere questa traiettoria è fondamentale per pianificare investimenti futuri e competenze necessarie.
Workflow ibridi: integrare quantum e computing classico
La vera rivoluzione non sarà “quantum vs classico”, ma l’integrazione intelligente tra i due paradigmi. Dal 2026, i processori quantistici gestiranno compiti di ottimizzazione e simulazione, mentre computer classici e AI continueranno a occuparsi dei carichi di lavoro ordinari.
Questo approccio ibrido è cruciale da considerare. Significa che non servirà sostituire completamente l’infrastruttura esistente, ma integrarla strategicamente. Le amministrazioni potranno beneficiare di vantaggi quantistici per problemi specifici (ottimizzazione budget, pianificazione risorse) senza dipendere interamente da hardware ancora costosissimo e complesso.
Quantum computing fault-tolerant: verso l’affidabilità produttiva
Uno dei maggiori ostacoli al quantum computing pratico è sempre stato l’elevatissimo tasso di errore dei qubit. Ma nei prossimi anni, le tecniche di correzione errori e algoritmi resistenti al rumore dovrebbero finalmente scalare oltre i laboratori di ricerca.
Quantum computing “fault-tolerant” significa applicazioni production-ready, affidabili quanto i sistemi tradizionali. È il prerequisito per qualsiasi adozione seria in contesti critici come la sanità pubblica, la gestione delle infrastrutture o i servizi finanziari dell’amministrazione.
Prepararsi oggi al futuro quantistico di domani
Il 2026 si configura come punto di svolta: il quantum computing inizia a passare da curiosità a capacità concreta. Le organizzazioni, pubbliche e private, che inizieranno a sperimentare oggi, a costruire workflow ibridi, a preparare la sicurezza post-quantistica, saranno quelle meglio posizionate per catturare valore e gestire rischi.
Per la pubblica amministrazione italiana, già impegnata nella complessa transizione digitale del PNRR, il quantum computing può sembrare un’ulteriore complicazione che si somma anche all’AI. Ma è esattamente il contrario: è un’opportunità per fare un salto tecnologico, per posizionarsi all’avanguardia invece di inseguire.
Non si tratta di “pianificare ed eseguire” secondo logiche rigide, ma di “immaginare ed esplorare”. Il quantum computing richiede esattamente questo mindset: sperimentare oggi per comprendere, sviluppare competenze, identificare casi d’uso significativi.
Chi aspetta certezze assolute potrebbe trovarsi impreparato davanti a un cambiamento fondamentale nella potenza di calcolo disponibile e nella sicurezza dei dati. Il futuro quantistico non è una previsione lontana: è una realtà che inizia a bussare alla porta. Meglio saperlo per prepararsi all’accoglienza consapevole.

















