I data center sono diventati l’infrastruttura invisibile su cui poggia l’economia digitale. Senza di loro non esistono cloud computing, intelligenza artificiale, servizi data-driven. Ma la loro centralità ha un prezzo ambientale che sta crescendo rapidamente. Per dare un’idea: la International Energy Agency stima che nel 2024 i data center europei abbiano consumato circa 70 TWh di elettricità, e che a livello globale i consumi siano destinati più che a raddoppiare entro il 2030, passando da 415 a 945 TWh, trainati soprattutto dall’AI [1].
La Commissione europea, dal canto suo, calcola che le strutture europee assorbiranno il 10% dell’intera crescita dei consumi elettrici dell’Unione da qui al 2030 [2]. Numeri che spiegano perché la sostenibilità dei data center sia diventata una questione strategica per il successo della Twin Transition, la doppia transizione digitale e ambientale al cuore del Green Deal.
È in questo scenario che si inserisce la ricerca condotta nell’ambito del progetto GEOTWIN (“The Geography of the Twin Transition”), finanziato con fondi PRIN 2022 [3]. Insieme a Roberto Antonietti, Eleonora Di Maria e Leonardo Vargiu, abbiamo lavorato su tre fronti: un questionario rivolto ai provider europei, una mappatura georeferenziata di 2.202 data center in EU-27 e Regno Unito, costruita su DataCenterMap e integrata con i dati EDGAR ed Eurostat, e l’analisi dei contenuti di oltre 600 siti web tra il 2022 e il 2024. Ciò che emerge è una storia fatta di progressi importanti, ma anche di nuove sfide da affrontare con coraggio.
Indice degli argomenti
La buona notizia: sulle rinnovabili l’impegno è reale
La prima buona notizia è che l’impegno sul fronte energetico non è retorica. Oltre metà dei provider intervistati copre più del 60% del proprio fabbisogno elettrico con fonti rinnovabili, e un ulteriore 35% supera addirittura la soglia del 90% [3]. Non si tratta più di sperimentazioni isolate, ma di scelte industriali mature, che combinano sostenibilità e competitività. La traiettoria è confermata anche su scala continentale: secondo l’IEA, in Europa rinnovabili e nucleare arriveranno a coprire l’85% dell’elettricità aggiuntiva destinata ai data center entro il 2030 [1].
Anche il quadro normativo si sta consolidando. Con la revisione della Direttiva UE 2023/1791 (Energy Efficiency Directive) [4] e il successivo Regolamento Delegato 2024/1364 [5], tutti i data center europei con potenza IT installata pari o superiore a 500 kW sono tenuti a comunicare ogni anno una serie di indicatori al database europeo gestito dalla DG Energy.
La parte nascosta dell’impronta è la vera sfida
La seconda notizia è meno rassicurante. La vera sfida ambientale dei data center sta nella parte nascosta della filiera: le emissioni indirette di scope 3, quelle che si generano nella produzione di chip, server, gruppi di continuità, apparati di rete, e in tutta la logistica che porta alla costruzione e manutenzione di una struttura. Le emissioni embodied valgono circa il 23% dell’impronta complessiva dell’ICT, secondo stime pubblicate di recente [6], e questa quota crescerà man mano che la rete elettrica diventerà più pulita e gli impatti operativi caleranno. In base alla ricerca condotta nel data center dell’Università di Padova questa quota cresce fino all’80% nel caso di strutture che si alimentano esclusivamente ad energia rinnovabile [7].
Eppure solo una minoranza dei provider europei utilizza oggi metodologie avanzate come il Life Cycle Assessment per misurare davvero questi impatti, anche se quasi la metà del campione dichiara di averlo in sviluppo [3]. Lo stesso vale per indicatori più ampi come Water Usage Effectiveness, Carbon Usage Effectiveness, Energy Reuse Effectiveness, e per le pratiche di economia circolare: gestione dei rifiuti elettronici, recupero delle materie prime critiche, biodiversità. L’uso dell’acqua merita un’attenzione particolare. Questa risorsa sta diventando sempre più critica: basti pensare che la produzione dei chip richiede grandi quantità di acqua senza impurità [8,9] e che i soli data center statunitensi hanno consumato direttamente 1,7 miliardi di litri di acqua al giorno [10].
La geografia conta, più di quanto pensiamo
Il terzo elemento riguarda la dimensione territoriale. La distribuzione dei data center europei mostra una concentrazione marcata: Germania, Regno Unito, Francia e Paesi Bassi ospitano i cluster più grandi, e la sola Germania pesa per il 16,9% del totale [3]. A livello sub-nazionale, le densità più elevate si registrano in aree metropolitane o regioni: Île-de-France, Noord-Holland, Darmstadt, Lombardia (Milano), Stoccolma, Madrid, Eastern–Midland in Irlanda.
Un risultato meno scontato è che i data center non nascono dove si emette di più. La loro distribuzione non coincide con la mappa delle emissioni di gas serra: le scelte di localizzazione seguono logiche basate su connettività, capacità della rete elettrica, disponibilità di energia rinnovabile, condizioni climatiche favorevoli al raffreddamento. La sostenibilità, insomma, non è un elemento accessorio ma una lente sempre più importante per interpretare strategie territoriali e industriali.
L’Italia, da questo punto di vista, è un late comer in rapida accelerazione.
Comunicazione della sostenibilità: un capitolo da scrivere
Infine, la comunicazione è un capitolo tutto da scrivere. La nostra analisi su oltre 600 siti web di provider europei mostra un settore che parla molto di efficienza, certificazioni e rinnovabili, ISO 14001, ISO 50001, LEED, sono citati da oltre la metà dei provider ma che racconta ancora poco degli impatti reali e delle metodologie che usa per misurarli [3].
Tra il 2022 e il 2024 cresce leggermente lo spazio dedicato a metriche e impronta ambientale, ma la comunicazione resta frammentata, poco trasparente, spesso incompleta sui temi più scomodi: consumi idrici, economia circolare, scope 3.
Riferimenti bibliografici
[1] IEA – International Energy Agency (2025), Energy and AI, Parigi, aprile 2025. Disponibile su: https://www.iea.org/reports/energy-and-ai
[2] European Commission – DG Energy (2025), In focus: Data centres – an energy-hungry challenge, 17 novembre 2025. Disponibile su: https://energy.ec.europa.eu/news/focus-data-centres-energy-hungry-challenge-2025-11-17_en
[3] Antonietti R., Bettiol M., Di Maria E., Vargiu L. (2025), Data Centers’ Sustainability in the EU, GEOTWIN Policy Brief 1/2025, Dipartimento di Economia e Management “Marco Fanno”, Università di Padova. Progetto PRIN 2022 GEOTWIN – CUP C53D23004950006. https://www.geotwin.it
[4] Unione Europea (2023), Direttiva (UE) 2023/1791 del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 settembre 2023 sull’efficienza energetica (rifusione) – Energy Efficiency Directive, GU L 231 del 20.9.2023. Disponibile su: https://eur-lex.europa.eu/eli/dir/2023/1791/oj
[5] Commissione europea (2024), Regolamento Delegato (UE) 2024/1364 della Commissione del 14 marzo 2024 relativo alla prima fase per l’istituzione di un regime comune di valutazione dei data center dell’Unione, GU L del 17.5.2024. Disponibile su: https://eur-lex.europa.eu/eli/reg_del/2024/1364/oj
[6] de Vries-Gao, A. (2025), “The carbon and water footprints of data centers and what this could mean for artificial intelligence”, Patterns (Cell Press), 6(12). https://www.cell.com/patterns/fulltext/S2666-3899(25)00278-8
[7] Bettiol, M, (2022), “La sostenibilità ambientale del digitale: il ruolo dei data center”, Padova University Press, https://www.padovauniversitypress.it/it/publications/9788869383625
[8] Li P., Yang J., Islam M.A., Ren S. (2024), Making AI Less “Thirsty”: Uncovering and Addressing the Secret Water Footprint of AI Models, arXiv:2304.03271. https://arxiv.org/abs/2304.03271
[9] Environmental and Energy Study Institute (EESI) (2025), Data Centers and Water Consumption. https://www.eesi.org/articles/view/data-centers-and-water-consumption
[10] Mytton, D., (2021), Data centre water consumption, npj Clean water, https://www.nature.com/articles/s41545-021-00101-w














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