I data center sono oramai un’infrastruttura critica tanto quanto autostrade e reti idriche. In Italia, la loro espansione accelerata, trainata dall’intelligenza artificiale, si scontra però con un sistema elettrico progettato per un’altra epoca: capire dove si trova il collo di bottiglia è il primo passo per scioglierlo.
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Data center Italia: boom dell’IA e colli di bottiglia nella rete elettrica
L’infrastruttura dei Data Center (DC) in Italia sta attraversando una fase di espansione accelerata, guidata principalmente dall’adozione dell’Intelligenza Artificiale (IA) e dalla domanda di servizi hyperscale. Al 2025, il settore presenta una marcata polarizzazione geografica, con la provincia di Milano che si conferma il fulcro nevralgico ospitando oltre un terzo delle strutture nazionali.
Tuttavia, questa crescita incontra ostacoli significativi legati alla rete elettrica: la concentrazione delle richieste di connessione nel Nord-Ovest sta creando colli di bottiglia infrastrutturali. Nonostante i piani di investimento miliardari di Terna per potenziare i collegamenti tra le zone di produzione energetica (Sud) e quelle di consumo (Nord), persiste un disallineamento temporale tra le esigenze immediate del mercato tecnologico e i tempi di realizzazione delle opere civili.
Il panorama italiano dei Data Center è caratterizzato da un’elevata densità nel Centro-Nord, con una concentrazione specifica in tre poli principali. Al 13 ottobre 2025, il territorio nazionale contava un totale di 209 Data Center.
Milano capitale dei data center: la mappa della distribuzione territoriale
Milano non è solo il leader per numero di strutture (73 nuovi data center, che rappresenta quasi il 35% del totale), ma rappresenta il centro gravitazionale delle nuove richieste di potenza, con una domanda in prelievo attiva di quasi 13 GW. Segue Roma con 21 DC e Torino con 11 (come vediamo nel grafico).

Alta tensione e continuità: i requisiti elettrici dei nuovi data center
Attualmente, la maggior parte dei Data Center operativi è connessa alla rete di media e bassa tensione a causa delle dimensioni ridotte degli impianti. Tuttavia, i nuovi progetti richiedono potenze significativamente superiori, rendendo necessaria la connessione diretta alla rete di alta tensione.
A differenza di altre infrastrutture, i centri destinati a cloud computing, intelligenza artificiale e servizi digitali richiedono:
- Costanza: Alimentazione elettrica ininterrotta 24/7.
- Stabilità: Assenza di fluttuazioni di tensione.
- Alta intensità: Singoli siti possono presentare richieste nell’ordine di centinaia di megawatt.
Una rete obsoleta sotto pressione: le criticità strutturali del sistema elettrico
L’attuale infrastruttura di rete risulta vulnerabile e obsoleta, mostrando criticità sistemiche, come ad esempio in occasione di eventi meteorologici estremi, quali ondate di calore che causano il surriscaldamento dei conduttori o temporali di forte intensità.
Inoltre, la crescente diffusione di impianti fotovoltaici ed eolici — concentrati prevalentemente nel Mezzogiorno — ha portato la rete verso la saturazione. Nata originariamente per un modello centralizzato (pochi punti di immissione e molti di prelievo), la rete fatica oggi a gestire la generazione distribuita, i cui numerosi piccoli impianti mettono a rischio un equilibrio già precario.
Inoltre, il surplus di energia verde prodotto in regioni come Puglia e Sicilia non riesce a fluire liberamente verso i rack dei server settentrionali a causa delle “zone di congestione“.
Il sistema elettrico nazionale affronta quindi una sfida importante di distribuzione.
44 GW di richieste e opere al 2040: i numeri della crisi e il piano Terna
I dati Terna aggiornati a maggio 2025 evidenziano una pressione senza precedenti sulla rete del Nord-Ovest:
- Richieste totali di connessione: 44 GW.
- Concentrazione nel Nord-Ovest: 80% delle richieste totali.
- Focus Lombardia: 26,2 GW richiesti (60% del totale nazionale) attraverso 188 pratiche.
Il Piano di Sviluppo Terna 2025 prevede investimenti per 23 miliardi di euro in dieci anni, ma la realizzazione delle opere strategiche richiede tempi lunghi:
- Tyrrhenian Link: Completamento previsto per il 2028. Si tratta di un cavo sottomarino che consentirà l’interconnessione elettrica tra la Sicilia e la Sardegna alla penisola italiana.
- Adriatic Link: Completamento previsto per il 2029. Il nuovo elettrodotto sottomarino collegherà Abruzzo e Marche e sarà lunga complessivamente 250 chilometri di cui 210 in cavo.
- Obiettivo 2040: Aumento della capacità di scambio tra zone di mercato dagli attuali 16 GW a 39 GW.
Il rischio evidenziato è che la velocità del mercato tech superi la capacità della rete di adeguarsi, “strozzando” lo sviluppo della Data Valley italiana per mancanza di potenza locale immediata e per costi energetici molto elevati.
Tre strade per uscire dall’impasse: efficienza, accumulo e decentralizzazione
Per garantire la sostenibilità della crescita, sono state identificate tre direttrici d’azione fondamentali:
Efficientamento e raffreddamento
Il calcolo IA genera un calore densissimo che i sistemi di raffreddamento ad aria tradizionali non riescono più a gestire se non a costi energetici esorbitanti. Abbassare il PUE (Power Usage Effectiveness) è diventato un imperativo non solo etico, ma economico. Il passaggio al Liquid Cooling (raffreddamento a liquido direttamente sui chip) permette di ridurre drasticamente i consumi accessori. Inoltre, emerge il tema del recupero del calore: i Data Center del futuro dovranno essere integrati nel tessuto urbano per riscaldare ospedali o quartieri tramite il teleriscaldamento, trasformando lo “scarto” termico in risorsa.
Sistemi di accumulo (BESS)
L’Italia ha raggiunto una capacità di accumulo di 4,5 GW a fine 2025. L’integrazione di batterie di grande taglia direttamente nei Data Center è vista come una soluzione chiave per gestire i picchi di calcolo senza sovraccaricare la rete locale. Le batterie infatti permettono di “caricarsi” quando c’è abbondanza di energia rinnovabile in rete e “scaricarsi” durante le ore di punta, riducendo lo stress sulla rete locale e garantendo quella stabilità di tensione (assenza di micro-interruzioni) che l’IA richiede.
Decentralizzazione geografica verso il Centro-Sud
Una strategia imperativa consiste nello spostare i nuovi insediamenti verso i nodi di produzione del Centro-Sud. In queste aree, la rete è meno congestionata e la disponibilità di energia rinnovabile è immediata, permettendo un bilanciamento più efficiente del sistema energetico nazionale.
Innovazione digitale e infrastrutture: la sfida italiana tra velocità e resilienza
In definitiva, la sfida italiana non è solo una questione di potenza di calcolo, ma rappresenta un complesso banco di prova per la resilienza del nostro sistema energetico. Il paradosso tra la velocità dell’innovazione digitale e i tempi tecnici dell’adeguamento infrastrutturale può essere risolto solo attraverso una sinergia tra investimenti pubblici e iniziativa privata.
Per evitare che i colli di bottiglia della rete diventino un freno strutturale, sarà fondamentale puntare su un approccio integrato che unisca l’adozione di tecnologie di frontiera a una gestione intelligente delle risorse rinnovabili. In questo contesto, il ruolo di partner esperti nella consulenza e nell’implementazione di soluzioni per l’efficienza energetica e la sostenibilità diventa determinante. Solo attraverso l’ottimizzazione dei consumi e l’integrazione di sistemi energetici d’avanguardia sarà possibile garantire che l’espansione del digitale in Italia non sia solo accelerata, ma anche realmente sostenibile e competitiva su scala europea.














