Se pensiamo ai data center, potremmo immaginarli come enormi stanze piene di server, illuminate da luci fredde e percorse da un ronzio incessante. In realtà, queste infrastrutture sono il cervello pulsante della nostra società digitale: senza di loro, lo streaming si interromperebbe, le app smetterebbero di funzionare e persino i pagamenti con carta subirebbero blocchi.
FAQ: datacenter in italia
Qual è lo stato attuale dei datacenter in Italia?
Il settore dei datacenter in Italia è in forte espansione, con investimenti che stanno trasformando il Paese in un punto di riferimento europeo. Secondo i dati del Politecnico di Milano, tra il 2023 e il 2024 gli investimenti hanno raggiunto circa 5 miliardi di euro, con previsioni di ulteriori 15 miliardi nel biennio 2025-2026. Nel 2024, la potenza installata ha superato i 500 MW, con una crescita del 20% rispetto all’anno precedente. Milano è diventata il centro nevralgico di questa crescita, posizionandosi tra i primi 15 hub europei per capacità installata, superando mercati emergenti come Madrid e Varsavia. Ad agosto 2025, i datacenter italiani hanno registrato 342 richieste di connessione, in crescita del +1600% rispetto al 2020, totalizzando 55 GW di richieste di allaccio alla rete, metà delle quali in Lombardia e 7 GW nel solo capoluogo milanese.
Quali sono le principali sfide normative per i datacenter in Italia?
Le principali sfide normative per i datacenter in Italia riguardano la mancanza di un quadro legislativo specifico che definisca chiaramente questi impianti e stabilisca procedure autorizzative uniformi. Attualmente, l’iter autorizzativo è lungo e frammentato tra diverse amministrazioni, con tempi che possono durare anni e sono difficili da programmare. Una proposta di legge delega bipartisan, frutto dell’unificazione di cinque iniziative parlamentari, è in discussione alla Camera e mira a intervenire in modo sistemico su urbanistica, energia, ambiente, autorizzazioni e profili giuslavoristici. Parallelamente, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica sta valutando un intervento nel Decreto Energia per introdurre procedure autorizzative uniche e omogenee. Alcune regioni, come Lombardia e Puglia, hanno già iniziato a muoversi autonomamente con linee guida o leggi regionali, ma questo approccio non coordinato va in direzione opposta all’approccio organico necessario.
Quali sono le opportunità economiche legate ai datacenter in Italia?
I datacenter rappresentano una significativa opportunità economica per l’Italia, con investimenti previsti di circa 15 miliardi di euro nel biennio 2025-2026, dopo i 5 miliardi già investiti tra 2023 e 2024. Questi investimenti coinvolgono hyperscaler globali come Amazon e Microsoft, operatori nazionali ed internazionali come Tim Noovle, ma anche investitori infrastrutturali e fondi di private equity. L’Italia può contare su asset strategici rilevanti: un’ampia capacità energetica ancora lontana dalla saturazione, territori idonei e competitivi anche al di fuori dei grandi hub europei, e un tessuto di competenze tecniche diffuso che potrebbe trovare nuovo slancio attraverso una filiera nazionale più strutturata. A questo si aggiunge una posizione geografica particolarmente favorevole, sostenuta dalla rete di cavi sottomarini che collega il Mediterraneo ai principali snodi internazionali della connettività. La Sicilia, ad esempio, è uno dei principali punti di approdo dei cavi sottomarini che collegano l’Europa all’Africa, al Medio Oriente e all’Asia.
Quali sono le sfide energetiche dei datacenter in Italia?
Le sfide energetiche dei datacenter in Italia sono significative e in crescita. Ad agosto 2025, le richieste di connessione alla rete elettrica hanno raggiunto 55 GW, con un aumento del 1600% rispetto al 2020. Se tutte queste richieste venissero realizzate, il sistema elettrico italiano dovrebbe raddoppiare la sua capacità di generazione, uno scenario attualmente insostenibile. La Lombardia da sola concentra metà delle richieste totali. Il fenomeno della “saturazione virtuale” rappresenta un problema: molti sviluppatori bloccano capacità sulla carta senza realizzare effettivamente i progetti. Degli oltre 50 GW richiesti, si stima che meno di 2 GW potrebbero concretizzarsi entro il 2030. Per affrontare queste sfide, è essenziale promuovere l’efficienza energetica, l’uso di fonti rinnovabili e il recupero del calore prodotto dai datacenter. Alcuni esperti suggeriscono anche l’importanza del nucleare, in particolare dei mini-reattori (SMR), come potenziale soluzione futura per garantire uno sviluppo sostenibile del settore.
Come si distribuiscono geograficamente i datacenter in Italia?
I datacenter in Italia presentano una distribuzione geografica concentrata principalmente nel Nord, con Milano e la Lombardia come epicentro dello sviluppo. Metà delle richieste di allaccio alla rete (55 GW totali) si concentra in Lombardia, con 7 GW nel solo capoluogo milanese. Milano è entrata tra i primi 15 hub europei per capacità installata, superando mercati emergenti come Madrid e Varsavia. Oltre alla Lombardia, anche il Lazio rappresenta un polo significativo. Il Nord Italia sta andando verso la saturazione, mentre si stanno studiando le potenzialità del Sud Italia come hub del Mediterraneo. La Sicilia, in particolare, rappresenta un punto strategico essendo uno dei principali approdi dei cavi sottomarini che collegano l’Europa all’Africa, al Medio Oriente e all’Asia. Recentemente, è emerso un modello di “gigafactory divisa” tra Nord e Sud, come nel caso del progetto Leonardo-Eni che prevede un centro di calcolo distribuito tra Lombardia e Puglia, riconoscendo il potenziale del Mezzogiorno come protagonista della transizione digitale europea.
Quali sono le soluzioni sostenibili per i datacenter in Italia?
Per garantire la sostenibilità dei datacenter in Italia, diverse soluzioni stanno emergendo nel settore. Tra queste, l’efficienza energetica è prioritaria, con l’adozione di sistemi di raffreddamento innovativi che riducono significativamente il PUE (Power Usage Effectiveness). Il recupero del calore di scarto rappresenta un’altra soluzione importante: il calore generato può essere riutilizzato per il riscaldamento degli edifici circostanti o per altre applicazioni industriali, come dimostrato dal Data Center di Pont Saint Martin di Engineering che ha azzerato i consumi di metano recuperando il calore per gli uffici. L’integrazione con fonti rinnovabili è fondamentale, con datacenter che si stanno dotando di impianti fotovoltaici o stipulando accordi per l’approvvigionamento da fonti green. Il recupero di aree ed edifici dismessi è una pratica virtuosa adottata da operatori come Data4, che permette di bonificare e recuperare aree industriali abbandonate, riducendo fino ad annullarlo il consumo di suolo. Alcuni operatori stanno anche sperimentando soluzioni innovative, come la collaborazione tra Data4 e l’Università Paris-Saclay per implementare un prototipo che permette il riuso del calore prodotto per colture destinate all’innovazione agroalimentare.
Quali sono le prospettive future per i datacenter in Italia?
Le prospettive future per i datacenter in Italia sono caratterizzate da una crescita significativa ma anche da sfide da affrontare. Nel breve termine, si prevede un boom di investimenti, con 15 miliardi di euro previsti nel biennio 2025-2026. Tuttavia, esiste il rischio di una bolla speculativa, con molti progetti che potrebbero non concretizzarsi: degli oltre 50 GW richiesti in autorizzazione, si stima che meno di 2 GW potrebbero effettivamente realizzarsi entro il 2030. Nel lungo periodo, l’Italia ha il potenziale per diventare un hub europeo di riferimento grazie alla sua posizione strategica nel Mediterraneo e alla rete di cavi sottomarini. Il Mezzogiorno potrebbe evolversi da area di destinazione degli investimenti a laboratorio della nuova geografia digitale europea. Si stanno esplorando anche soluzioni innovative come i datacenter spaziali, con l’UE che sta accelerando su questo fronte. Per realizzare questo potenziale, sarà cruciale l’approvazione di un quadro normativo chiaro e uniforme, con procedure autorizzative semplificate, e lo sviluppo di infrastrutture energetiche adeguate, con particolare attenzione alle fonti rinnovabili e potenzialmente al nucleare.
Qual è il ruolo dei datacenter nella sovranità digitale italiana ed europea?
I datacenter svolgono un ruolo fondamentale nella sovranità digitale italiana ed europea, rappresentando l’infrastruttura fisica su cui si basa la capacità di gestire autonomamente i dati strategici. L’Italia, grazie alla sua posizione geografica strategica e alle infrastrutture tecnologiche avanzate, può interpretare il principio di sovranità dei dati come un’opportunità per diventare un riferimento europeo nel settore. La sovranità non coincide più con il luogo in cui il dato è custodito, ma con la capacità di determinare come quel dato viene trattato, riutilizzato, trasferito, controllato e protetto. L’Unione Europea ha delineato un quadro normativo avanzato con la European Data Strategy, il Data Act, l’AI Act, la Direttiva NIS2 e il Cyber Resilience Act, che costruiscono un ecosistema nel quale la responsabilità dei soggetti che trattano dati è un principio centrale. L’Italia ospita Leonardo, uno dei supercomputer più potenti al mondo, parte della rete EuroHPC, capace di sostenere applicazioni scientifiche, industriali e di sicurezza che richiedono potenze computazionali elevate. La Strategia Cloud Italia e il Polo Strategico Nazionale rappresentano un primo passo verso la gestione sovrana dei dati critici, ma la loro efficacia dipenderà dalla capacità di renderli interoperabili con il cloud qualificato, con gli hyperscaler e con le infrastrutture private.
Quali sono le principali aziende e organizzazioni coinvolte nel settore dei datacenter in Italia?
Il panorama dei datacenter in Italia vede coinvolti diversi tipi di attori. Tra gli hyperscaler globali spiccano Amazon Web Services (AWS) e Microsoft, che stanno realizzando significativi investimenti nel paese. Tra gli operatori nazionali e internazionali troviamo TIM Enterprise, che gestisce una delle reti di datacenter più rilevanti d’Italia con 17 strutture (8 di ultima generazione), Data4, colocator internazionale tra i primi ad entrare in Italia recuperando il vasto sito dismesso da Italtel tra Cornaredo e Settimo Milanese, e VIRTUS Data Centres, operatore europeo che sta espandendo la sua presenza in Italia. Engineering rappresenta un grande operatore italiano che eroga servizi digitali da tre suoi datacenter nel paese, tra cui quello di Pont-Saint-Martin. A livello associativo, IDA – Italian Data Center Association svolge un ruolo chiave nel coordinare il contributo del settore alla consapevolezza del legislatore e delle amministrazioni locali. Nel settore dell’ingegneria e progettazione, Deerns si distingue come società europea specializzata nella progettazione di edifici innovativi, inclusi i datacenter. Nel settore pubblico, il CSI Piemonte gestisce infrastrutture digitali per le pubbliche amministrazioni, mentre a livello istituzionale sono coinvolti il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e l’UMASI per facilitare l’approvazione di grandi investimenti.
Quali sono i rischi di una bolla speculativa nel settore dei datacenter in Italia?
Il rischio di una bolla speculativa nel settore dei datacenter in Italia è concreto e presenta diverse analogie con quanto avvenuto nel settore delle telecomunicazioni durante la bolla internet dei primi anni Duemila. Attualmente, le richieste di connessione alla rete elettrica hanno raggiunto 55 GW, con oltre 342 progetti in pipeline, ma si stima che meno di 2 GW potrebbero effettivamente concretizzarsi entro il 2030. Questo fenomeno di “saturazione virtuale” vede sviluppatori che bloccano capacità impegnandola sulla carta senza poi realizzare realmente i progetti o posticipandoli ripetutamente. Il contesto macroeconomico del biennio 2024-25 ha già iniziato a raffreddare gli entusiasmi: l’aumento dei tassi di interesse, insieme all’inflazione dei costi di costruzione e delle apparecchiature IT, ha fatto lievitare i budget medi del 20-25% rispetto ai livelli pre-pandemia. Se l’adozione dei servizi legati all’intelligenza artificiale, al cloud e all’IoT avanzasse più lentamente del previsto, o se la tecnologia evolvesse verso soluzioni più efficienti, nei prossimi anni potremmo ritrovarci con capannoni pieni di server sottoutilizzati o addirittura vuoti, generando pressioni al ribasso sui prezzi dei servizi di colocation e cloud e mettendo sotto pressione i margini operativi delle aziende coinvolte.















