Regole di internet

Il mondo accelera sull’internet governance

La dichiarazione di Montevideo a ottobre, da parte dei leader delle organizzazioni responsabili delle infrastrutture tecniche a livello mondiale, segna un cambio di passo per il futuro della rete. Si va verso una governance multi-stakeholder. Preoccupazioni per la sorveglianza pervasiva e le intercettazioni. Ecco l’analisi del noto esponente del Cnr, presidente dell’Internet Society

24 Ott 2013
Stefano Trumpy

Pioniere di Internet, Presidente onorario di Internet Society Italia 

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I leader delle organizzazioni responsabili per il coordinamento delle infrastrutture tecniche di Internet a livello mondiale si sono incontrati la scorsa settimana a Montevideo, in Uruguay per considerare le questioni attuali che riguardano il futuro di Internet

L’Internet e il World Wide Web hanno portato grandi benefici nello sviluppo sociale ed economico in tutto il mondo. Entrambi sono stati costruiti e governati nel pubblico interesse attraverso meccanismi unici di cooperazione multilaterale globale di Internet, che sono stati intrinseci al loro successo.

I leader hanno evidenziato la necessità di rafforzare continuamente e di fare evolvere questi meccanismi, in modo sostanziale, per essere in grado di affrontare le questioni emergenti incontrate dai soggetti interessati in Internet.

In questo senso essi hanno sostenuto con forza l’importanza delle operazioni di Internet coerenti a livello globale, e messo in guardia contro la frammentazione di Internet a livello nazionale. Hanno espresso forte preoccupazione per l’indebolimento della fiducia degli utenti di Internet a livello globale, a causa di recenti rivelazioni sul monitoraggio e la sorveglianza pervasiva. Hanno identificato la necessità di continuo sforzo per affrontare le sfide della Governance di Internet, ed hanno deciso di catalizzare sforzi di interesse della comunità verso l’evoluzione di una cooperazione in Internet multistakeholder e globale.

Hanno sollecitato di accelerare la globalizzazione delle funzioni di IANA e ICANN, verso un ambiente in cui tutte le parti interessate, tra cui tutti i governi, partecipino su un piano di parità.

Hanno inoltre chiesto che la transizione a IPv6 rimanga ad una priorità assoluta a livello mondiale. In particolare, i fornitori di contenuti Internet devono offrire i loro servizi sia in IPv4 che in IPv6 , in modo da essere pienamente raggiungibili sulla rete Internet globale .

Firmatari:

Adiel A. Akplogan, CEO African Network Information Center (AFRINIC)

John Curran, CEO American Registry for Internet Numbers (ARIN)

Paul Wilson, Director General Asia-Pacific Network Information Centre (APNIC)

Russ Housley, Chair Internet Architecture Board (IAB)

Fadi Chehadé, President and CEO Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN)

Jari Arkko, Chair Internet Engineering Task Force (IETF)

Lynn St. Amour, President and CEO Internet Society (ISOC)

Raúl Echeberría, CEO Latin America and Caribbean Internet Addresses Registry (LACNIC)

Axel Pawlik, Managing Director Réseaux IP Européens Network Coordination Centre (RIPE NCC)

Jeff Jaffe, CEO World Wide Web Consortium (W3C)

Seguono i miei commenti su quests posizione che ha rilevanza poltica / startegica molto notevole.

Dichiarazioni come questa sono state fatte in diversi ambienti e non sarebbero sorprendenti se non per la natura dei firmatari. In ambienti come gli Internet Governance Forum organizzati dalle Nazioni Unite, come i meeting dello ITU o altri consessi internazionali a forte partecipazione governativa, si distinguono normalmente due partiti a diversi livelli di contrapposizione: i sostenitori di uno statu quo evolutivo ed i sostenitori contrari a qualunque posizione che appaia anche blandamente favorevole allo statu quo.

Nel caso della dichiarazione di Montevideo, le firme che sono tutte di attori principali nella gestione di Internet. C’è la firma della Presidente della Internet Society, associazione nella quale sono inseriti molti dei fondatori di Internet e sotto il cui cappello opera lo Internet Engineering Task Force (IETF) che elabora gli standard della rete Internet e lo Internet Architectural Board (IAB) che supervede la evoluzione della architettura della rete Internet; c’è la firma dell’Amministratore Delegato del World Wide Web che sviluppa gli standard aperti che assicurano la crescita del WEB; c’è la firma dei leader dei 5 registri regionali che distribuiscono i numeri IP sulla rete Internet. Questo parterre quindi è formato dai leader delle organizzazioni che per loro natura dovrebbero essere fautori dello statu quo, se pure evolutivo. È evidente che questi signori non si sono trovati a Montevideo quasi casualmente per questioni tecniche da approfondire ma si sono dati un appuntamento per elaborare una dichiarazione che in qualche modo è di rottura degli equilibri esistenti, come spiego qui sotto.

Il concetto delle organizzazioni multistakeholder è abbastanza diffuso ed accettato in linea di principio mentre all’atto pratico viene vissuto in modo ben diverso a seconda della leadership. Lo ITU, per esempio, afferma di essere multistakehoder, nel senso che vengono ascoltate le voci del settore privato e della società civile; resta comunque il fatto che la leadership è governativa mentre in ICANN vi è una struttura multistakeholder dove sono rappresentati anche i governi (per inciso chi scrive è un rappresentante del nostro governo) e la leadership è del settore privato che media con tutte le altre constituency. Quindi gli statement che riguardano la cooperazione globale e la necessità di frare interagire tutte le comunità interessate, possono essere interpretati in modi diversi in altri consessi.

Nel penultimo capoverso si chiede di accelerare la globalizzazione delle funzioni di ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) e di IANA (Internet Assigned Numbers Authority) con la partecipazione di tutti gli stakeholder, inclusi i governi. Mentre la globalizzazione di ICANN è in corso, dopo la firma del “Affirmation of Commitments” siglato dal Dipartimento del Commercio del governo USA ed ICANN il 30 settembre del 2009 che ha spostato la valutazione generale sull’operato di ICANN dal governo USA alla comunità globale della rete, così non è per la funzione IANA che è tuttora controllata dal Dipartimento del Commercio del governo USA. Sinora il suddetto governo, che ha affidato ad ICANN di svolgere la funzione IANA con un contratto a zero dollari, non ha dato segnali di voler cedere questo controllo ad una organizzazione multistakeholder e multi-governativa. Da notare che, tra i firmatari di questa dichiarazione, c’è anche il Presidente di ICANN che gestisce il citato contratto. Alcuni commentatori si sono domandati se il Presidente di ICANN Fadi Chehadè abbia agito con un accordo con il Dipartimento del Commercio USA che, sollecitato da anni a rilasciare il controllo di IANA, sia pronto a rilasciare, o meglio a condividere con altri il controllo della gestione della radice di tutti gli indirizzi di Internet. In alternativa il Presidente di ICANN, insediato da un anno, potrebbe avere seri problemi di accettazione negli Stati Uniti. Fadi Chehadè è stato in Italia nel settembre scorso ed ha dato prova della sua intenzione di rendere accettato alla comunita’ globale il modo di funzionamento di ICANN; su tale modello ha avuto modo di relazionare con il Viceministro Antonio Catricalà e con il mister Agenda Digitale Francesco Caio.

Nell’ultimo capoverso si pone il problema della transizione al protocollo IPv6 che e’ importantissimo in questa fase dato che gli indirizzi di rete IPv4 sono ormai esuriti.

Da notare infine che il caso della sorveglianza da parte dei servizi segreti USA (rivelazioni Snowden) ha creato un problema serio alla reputazione degli Stati Uniti che viene segnalato anche da organizzazioni che hanno sede in quell paese.

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