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La rete è geopolitica: qui passa l’ultimo treno per l’UE



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Il Namex Annual Meeting 2026 (Nam) ha messo al centro il Geopolitical Network, tra cavi sottomarini, splinternet, Big Tech, AI e dipendenza europea. Dal Rapporto Draghi emerge l’urgenza di investimenti, integrazione politica e sovranità digitale per evitare l’irrilevanza dell’Unione

Pubblicato il 1 giu 2026

Giuseppe Ferrigno

Cybersecurity Consultant



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La rete internet è ormai intrisa di politica. Di più: è in sé stessa “geopolitica“.

Ecco perché lo storico Namex Annual Meeting 2026 (NAM), svoltosi a Roma il 27 e 28 maggio scorsi [1], ha posto il tema del “Geopolitical Network”, con l’intervento di molti qualificati esponenti del settore delle reti e della politica, e di relatori di rilievo del panorama internazionale (Paolo Gentiloni, Stefano Quintarelli, il padre dei Dns Paul Vixie, Lucrezia Busia della Commissione Ue e altri).

Il Geopolitical Network e la fine della rete neutrale al Nam 2026 del Namex

Quello che si è percepito, pur nella diversità delle visioni e partendo da posizioni politiche diverse, è che c’è ormai una coscienza condivisa di trovarsi di fronte ad un passaggio epocale nella storia delle infrastrutture tecnologiche, e che il mito della rete internet globale, aperta e neutrale sia ormai tramontato.

NAM2026 - The Geopolitical Network

La rete è oggi un terreno di competizione e di esercizio del potere, in un panorama internazionale sempre più polarizzato, intorno non solo alle grandi potenze, ma con attori industriali che ricoprono un ruolo di dominio, attraverso il controllo dei dati e delle applicazioni che gestiscono la rete internet.

Il riferimento è ai “Magnifici Sette” (M7) dominatori del settore tecnologico mondiale, le Big Tech americane: Microsoft, Apple, Google (Alphabet), Amazon, Nvidia, Meta, Tesla (o Netflix, a seconda delle declinazioni).

Cavi sottomarini e splinternet nel Geopolitical Network

Un fattore di notevole criticità infrastrutturale, citato anche da diversi interventi, è poi quello della sicurezza dei cavi sottomarini, come è stato evidenziato da recenti incidenti collegati ai teatri bellici attivi, come quelli nel Mar Baltico e nel Mar Rosso. Questo perché i cavi sottomarini sono oggi un’infrastruttura fondamentale nelle comunicazioni internazionali e rappresentano quindi delle infrastrutture critiche, da monitorare e da proteggere costantemente [2].

Figura – Cavi sottomarini connessi all’Europa By TeleGeography

Lo splinternet e i controlli nazionali

Un elemento importante, molto discusso nel convegno e ben spiegato da Doug Madory, Director of Internet Analysis presso Kentik, è quello dello “splinternet”, cioè della frammentazione della rete in vari centri di controllo e dominio regionale di internet, corrispondenti alle zone di influenza di alcuni stati nazionali, che esercitano un controllo normativo efficace sulla loro porzione di rete.

I casi delle “Primavere Arabe”, del Great Firewall cinese, e del recente oscuramento di internet in Iran, in seguito agli eventi bellici, dimostrano che quello esercitato dagli stati non è più solo un controllo basato sulle infrastrutture e sul routing BGP, ma è un controllo che sfrutta specifiche direttive nazionali, semplici da applicare e indipendenti dalla tecnologia, da imporre agli operatori locali. In sostanza, la ridondanza infrastrutturale nelle connessioni non protegge più dagli shutdown di internet, che vengono decisi in modo molto efficace e direttamente esecutivo, con degli approcci regolatori nazionali.

Sovranità digitale europea nel nuovo Geopolitical Network

Da queste analisi emerge con forza il tema della Sovranità Digitale dell’Europa, che sulle infrastrutture sta compiendo dei notevoli sforzi e dei concreti passi in avanti, con l’espansione della copertura in fibra ottica, l’apertura di nuovi data center, e la partecipazione ai progetti nello spazio, diventato un nuovo dominio anche infrastrutturale.

Cloud e Intelligenza Artificiale

Tuttavia, l’Europa è oggi quasi completamente dipendente dalle M7 americane per la gestione dei dati e delle applicazioni. Basti pensare ai servizi Cloud e alle piattaforme di Intelligenza Artificiale. Questa dipendenza solleva enormi problemi di sovranità, ma anche di sicurezza, di difesa e di indipendenza politica, in un panorama di completo rimescolamento delle priorità strategiche e di alleanze, risultando un fattore di sopravvivenza per l’Unione Europea stessa.

Tra le applicazioni più importanti, che ormai pervadono ogni settore dell’attività umana, sono da considerare i grandi modelli generativi di Intelligenza Artificiale, su cui l’Europa è quasi completamente assente (a parte l’eccezione della francese Mistral). Si tratta di un campo in cui la Cina ha quasi completamente recuperato lo svantaggio tecnologico da cui partiva sull’Intelligenza Artificiale, rispetto ai competitor statunitensi. Questo recupero è stato fatto non a spese degli USA, ma degli altri paesi avanzati, in particolare di quelli europei.

In questo campo sarà estremamente difficile per l’Unione Europea recuperare il gap tecnologico, non fosse altro che per fattori di scala, la mole di investimenti richiesta, ed il ritardo difficilmente recuperabile accumulato sul mercato. Un ulteriore fattore di condizionamento nella competizione sono anche le difficoltà a finanziare efficacemente le startup europee, come messo in evidenza da Stefano Quintarelli, venture capitalist, ex deputato al Parlamento italiano e fondatore di Rialto Venture Capital. Negli USA i fondi pensione e assicurativi sono determinanti nel fornire capitali di rischio all’ecosistema delle startup tecnologiche, mentre in Europa sono molto più regolamentati e vincolati nella gestione dei capitali. Un elemento che influisce molto sulla crescita delle startup.

Modelli generativi settoriali

Una possibilità importante, invece, è quella di sviluppare dei modelli generativi settoriali, puntando alle tante competenze specifiche, e di elevato valore internazionale, presenti all’interno dell’Unione Europea. Senza avere ambizioni di concorrenza con i grandi modelli generativi americani, e anche quelli cinesi molto orientati all’Open Source, ma sfruttando settori in cui l’Europa è leader di mercato, come l’agroalimentare, la moda, la manifattura, lo spazio, l’industria farmaceutica, la chimica ed altri settori in cui le competenze europee sono ampiamente riconosciute.

L’idea che l’Unione Europea sia ormai ad un bivio esistenziale nell’esercizio della sua sovranità (non solo digitale) è ormai chiara a tutti, anche ad esponenti di diversa estrazione politica.

Rapporto Draghi e ritardi europei nella rete geopolitica

Il punto di non ritorno in questa consapevolezza dei nostri ritardi è stato il “Rapporto Draghi” del 9 settembre del 2024, “The Future of European Competitiveness[3], che ha sancito un passaggio epocale nell’acquisizione della consapevolezza dei ritardi dell’Europa rispetto ad USA e Cina.

Il rapporto, in sostanza, ha rilevato che dopo aver perso la prima competizione sul digitale guidata dalle Big Tech statunitensi, l’Europa sta perdendo anche la seconda, sul Cloud e l’Intelligenza Artificiale. Su entrambi questi fronti l’Europa dipende dalle aziende americane, indipendentemente dalla localizzazione geografica dei data center, ma nella gestione dei dati e della sicurezza, di quelle che sono ormai diventate le nuove Infrastrutture Critiche del mondo di oggi.

Investimenti, cloud e dati strategici

Mario Draghi ha quindi indicato le strade su cui occorre recuperare gradualmente questa perdita di sovranità: investire circa 800 miliardi di euro all’anno, pari al 5% del PIL europeo, per i finanziamenti in infrastrutture, semiconduttori, energia, ricerca, cloud e Intelligenza Artificiale. Draghi sostiene che l’Europa deve avere l’ambizione di diventare leader nello sviluppo dei sistemi di Intelligenza Artificiale nei settori in cui è già forte, e deve recuperare il controllo sui dati e sui servizi Cloud strategici.

Il rapporto propone un piano ambizioso, ma necessario, per creare la nuova industria digitale europea, che renda l’Unione più resiliente nei confronti dello sconvolgimento geopolitico in atto e nell’accentramento del potere nei grandi blocchi contrapposti delle nazioni dominanti.

Nel rapporto è stato toccato anche il tema della regolamentazione, per cui Draghi sostiene che non si tratta tanto di contrapposizione tra regolamentazione e innovazione, ma che il limite che ha oggi l’Europa è nella frammentazione, nella difficoltà di applicazione concreta degli indirizzi normativi che riesce a darsi.

La frammentazione normativa e di mercato, nei settori tecnologici strategici delle reti e delle infrastrutture digitali, crea una incapacità di scala per competere alla pari con i grandi player internazionali, e impedisce uno sforzo congiunto di tutti i paesi dell’Unione orientato agli obiettivi indicati con chiarezza dal rapporto. Occorre quindi andare nella direzione di un superamento di questa frammentazione, uniformando un quadro normativo che le regole dei singoli stati, e le resistenze politiche, in certi casi ostacolano.

Il Rapporto Draghi ha costituito quindi uno spartiacque politico, con cui gli stati dell’Unione sono stati messi di fronte a delle responsabilità precise, nei confronti del futuro e delle scelte da compiere, con estrema urgenza.

Regole, AI Act e governance europea nel Geopolitical Network

Ci sono due considerazioni da fare, a mio parere, relativamente all’evoluzione del quadro normativo europeo. La prima è che con l’entrata in vigore della Direttiva NIS2 [4], insieme al Regolamento DORA (Digital Operational Resilience Act) [5], si sta compiendo un passo in avanti notevole verso l’uniformità della governance e dei controlli nel campo della cybersecurity europea. Uno sforzo che darà certamente i suoi frutti, nella gestione delle reti, della supply-chain nei settori critici e nella gestione degli eventi di sicurezza. Questo punto, tuttavia, è stato appena sfiorato nel convegno NAM2026.

Decreto Omnibus e normative digitali

La seconda considerazione riguarda le discussioni in corso con una contrapposizione tra l’approccio regolatorio dell’EU e le richieste di alcuni settori di mercato per una maggiore flessibilità operativa. Questa contrapposizione alimenta anche la discussione in corso al Parlamento Europeo sul cosiddetto “Decreto Omnibus”, che dovrebbe armonizzare alcuni adempimenti delle diverse normative europee, semplificandone l’applicazione [6]. La discussione è tuttora in corso.

Le due normative principalmente interessate alle modifiche sono il GDPR e l’AI Act [7], ma la revisione riguarda anche altri adempimenti, come quelli contenuti nel Digital Service Act, nel Data Act e nel Cyber Resilience Act.

Questa discussione parte da una situazione di mercato in cui molti critici sostengono, in modo molto semplificato, che “L’Europa regolamenta il lavoro degli altri”. E questa affermazione, nella sua crudezza, indica in effetti una situazione di fatto.

Ma contrapporre la regolamentazione degli Stati Uniti o della Cina, a quella dell’Unione Europea, è una operazione scorretta in partenza, come ha sostenuto Nicola Zingaretti, membro del Gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo, perché da un lato ci sono degli stati unitari, fortemente centralizzati o federati, dall’altra ci sono invece 27 diversi stati, con diverse opinioni e diverse visioni politiche.

Il disallineamento dei tempi europei

Il problema di fondo della governance europea è principalmente il notevole disallineamento dei tempi, tra la discussione sui programmi e le regole e la loro attuazione pratica, se si confrontano questi tempi con quelli di evoluzione della tecnologia. Basti pensare che l’AI Act arriverà gradualmente ad una completa applicazione solo nel 2028, mentre assistiamo a continui cambiamenti tecnologici nel giro di sei mesi o un anno.

Questo disallineamento non è eliminabile completamente, perché è il prezzo dovuto per la correttezza del processo legislativo democratico della EU e della sua legittimazione popolare. Quello che si può invece migliorare è l’esecuzione programmata delle fasi attuative, la rapidità di decisione e il superamento del diritto di veto da parte di ogni singolo stato (abolizione dell’unanimità).

Integrazione europea e sovranità nel Geopolitical Network al Nam 2026

E arriviamo infine al nodo vero dell’intera analisi sullo stato dell’Unione, che ha attraversato anche l’intera discussione del convegno di Roma: quello della mancata integrazione europea a partire da obiettivi strategici concreti, come la Difesa, l’Energia, le Reti e l’Intelligenza Artificiale, che sono ormai ampiamente chiari a tutti.

Dal Manifesto di Ventotene agli Stati Uniti d’Europa

Ci sono attualmente delle diversità di vedute sul concetto stesso di Unione Europea, così come formulato dai padri fondatori nel “Manifesto di Ventotene[8], per un’Europa “libera e unita”, che ha poi portato ai “Trattati di Roma” del 1957, con l’atto di nascita della CEE, e successivamente dell’Unione Europea.

La contrapposizione ideologica è attualmente molto accentuata tra due diverse concezioni di sovranità nell’ambito dell’Unione Europea. Una è quella legata alla prevalenza degli stati nazionali, rispetto ad un’Europa che dovrebbe occuparsi solo degli aspetti più generali, lasciando agli stati mano libera per la regolamentazione interna. L’altra è quella che invece punta ad una maggiore integrazione, e che vede nel proprio orizzonte ideale la realizzazione del sogno degli “Stati Uniti d’Europa”.

Questa contrapposizione tra le due concezioni, pur avendo una sua legittima validità dal punto di vista dei principi politici, risulta oggi completamente secondaria, a mio parere, rispetto all’emergenza imposta dai tempi attuali. Perché se è vero che la prospettiva degli Stati Uniti d’Europa potrà forse essere un obiettivo di lungo termine, se ce ne saranno le condizioni, è altrettanto vero che il tempo delle decisioni ormai stringe, per questioni di importanza fondamentale, come l’integrazione tecnologica, la sovranità digitale e la difesa comune. Questioni che non sono più gestibili dai singoli stati nazionali.

Figura – World Internet Exchange Points (IXP) and Submarine Cables Map 2019 –

Fonte: TeleGeography, pubblicata tramite ArcGIS Online.

L’ultimo treno dell’Europa nella nuova rete geopolitica

L’Europa si trova, molto probabilmente, di fronte a un ”Ultimo treno” da prendere, prima di perdere completamente la sua indipendenza tecnologica e politica, rinunciando del tutto alla sua sovranità.

E’ questione non più di ideologie, ma di sopravvivenza ormai, se non si vuole che l’Europa venga ridotta all’irrilevanza politica, rassegnandosi alla sua completa sudditanza verso un blocco egemone di turno nei prossimi decenni, che sarà quello guidato da uno dei due attuali competitors internazionali, USA e Cina.

Le alleanze tradizionali stanno gradualmente venendo meno, e la sopravvivenza geopolitica dell’Unione Europea si baserà sulla sua capacità di farsi elemento politico unitario, con una propria politica estera comune, con una difesa comune, e con una sovranità digitale che dovrà essere acquisita gradualmente. Non sarà un compito facile, ma i tempi stringono, perché o l’Europa sarà unita, o non ci sarà più Europa.

Occorre quindi non una integrazione progressiva che richieda degli anni, ma un vero e proprio “salto quantico” nell’integrazione, come sostenuto sempre da Nicola Zingaretti [9]. Non ci sarà probabilmente un’altra opportunità: “o si cambia, o si soccombe” come molti sostengono.

Rete geopolitica e futuro dell’Unione europea

Il messaggio finale è che il tema delle infrastrutture tecnologiche è oggi un elemento strategico di fondamentale importanza per mantenere la sovranità nelle comunicazioni e nella gestione delle informazioni, ma che la strategia sulle infrastrutture deve essere accompagnata da un cambio di passo sostanziale della politica europea, al di là delle concezioni ideologiche diverse, e delle politiche sovraniste di alcuni stati.

La diversità di vedute strategiche non deve ostacolare le decisioni sulle cose immediate da fare, e che sono da tutti ormai riconosciute urgenti e improrogabili, a partire dalle indicazioni del Rapporto Draghi.

La variabile critica è ora il fattore tempo, ed è qui che si giocherà il futuro dell’Unione.

NOTE

[1] Namex2026https://nam2026.namex.it/

[2] Mappa dei cavi sottomarini – https://www.submarinecablemap.com/

[3] The Draghi report on EU competitiveness

https://commission.europa.eu/topics/competitiveness/draghi-report_en?prefLang=it

[4] Direttiva Europea NIS2 – https://eur-lex.europa.eu/eli/dir/2022/2555/oj

[5] Regolamento Europeo per la resilienza operativa digitale del settore finanziario (DORA)

https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2022/2554/oj?eliuri=eli%3Areg%3A2022%3A2554%3Aoj&locale=it

[6] Giuseppe Ferrigno – AI Act, perché l’Europa prepara correzioni alla sua legge sull’IA – 13 aprile 2026 – https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/ai-act-perche-leuropa-prepara-correzioni-alla-sua-legge-sullia/

[7] Regolamento europeo sull’Intelligenza Artificiale – AI Act –

https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2024/1689/oj

[8] Manifesto di Ventotene – Senato della Repubblica Italiana –

https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg18/file/repository/relazioni/libreria/novita/XVII/Per_unEuropa_libera_e_unita_Ventotene6.763_KB.pdf

[9] Nicola Zingaretti – Verso la sovranità digitale europea. Digital Networks Act: investimenti, sicurezza e resilienzahttps://www.pdeuropa.eu/2026/03/16/zingaretti-riunisce-a-bruxelles-il-mondo-telco-italiano-ue-costruisca-propria-sovranita-tecnologica/

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