La proposta di Digital Networks Act (DNA) della Commissione europea segna un punto di svolta nel modo in cui l’Unione affronta la regolazione delle reti di comunicazione elettronica. A differenza dei precedenti interventi normativi, prevalentemente orientati alla gestione della concorrenza su infrastrutture legacy, il DNA si colloca esplicitamente in una logica di transizione strutturale verso reti ad altissima capacità, in particolare full-fibre, coerente con gli obiettivi del Decennio Digitale 2030.
L’elemento di maggiore discontinuità è il riconoscimento del fatto che la coesistenza prolungata tra reti in rame e reti in fibra non è più sostenibile, né dal punto di vista economico, né da quello ambientale e industriale. In questo contesto, il tema dello switch-off dal rame alla fibra assume un ruolo centrale, non più come scelta opzionale degli operatori, ma come obiettivo di policy esplicitamente legittimato a livello europeo.
Indice degli argomenti
Dal controllo del legacy alla regolazione della transizione
Il DNA nasce dalla consapevolezza che l’attuale assetto regolatorio, pur avendo garantito per anni concorrenza e tutela dei consumatori, rischia oggi di rallentare gli investimenti in reti VHCN. La frammentazione nazionale delle regole, la persistenza di obblighi legati al rame e l’incertezza sui percorsi di dismissione delle reti legacy rappresentano fattori di rischio per strategie di investimento di lungo periodo.
La proposta mira quindi a razionalizzare e armonizzare il quadro regolatorio europeo, riducendo asimmetrie tra Stati membri e fornendo maggiore certezza agli operatori. In questa prospettiva, la regolazione non è più concepita come strumento per preservare lo status quo, ma come abilitatore della migrazione tecnologica.
Lo switch-off come leva strutturale di modernizzazione
All’interno del DNA, la dismissione delle reti in rame viene esplicitamente collegata a tre obiettivi strategici:
- Efficienza economica: mantenere in parallelo reti legacy e reti in fibra comporta costi operativi elevati e riduce la capacità degli operatori di allocare risorse verso nuovi investimenti;
- Sostenibilità ambientale: le reti in rame presentano consumi energetici superiori rispetto alle architetture full-fibre;
- Competitività e resilienza: reti moderne, semplificate e basate su fibra garantiscono migliori performance, maggiore affidabilità e una base più solida per servizi digitali avanzati.
Il DNA riconosce quindi lo switch-off come condizione necessaria per una vera transizione verso un ecosistema fibre-centric.
Migrazione ordinata e tutela degli utenti
Un elemento chiave della proposta è l’equilibrio tra accelerazione dello switch-off e tutela degli utenti finali. Il DNA non promuove una dismissione indiscriminata del rame, ma un processo di migrazione strutturato, che garantisca continuità del servizio e disponibilità di soluzioni equivalenti o migliorative.
La protezione del consumatore viene reinterpretata in chiave evolutiva: l’obiettivo non è più preservare una specifica tecnologia, ma assicurare risultati in termini di qualità, affidabilità e accessibilità. Particolare attenzione è riservata agli utenti vulnerabili e ai servizi critici, come i sistemi di allarme o le applicazioni machine-to-machine legacy.
Implicazioni per la regolazione dell’accesso
Un ulteriore elemento di rilievo riguarda il rapporto tra switch-off e regolazione wholesale. Il DNA chiarisce che, laddove esistano reti in fibra disponibili e condizioni concorrenziali adeguate, gli obblighi regolatori legati al rame non dovrebbero costituire un vincolo alla sua dismissione.
Questo approccio apre la strada a un riallineamento progressivo della regolazione dell’accesso, spostando il baricentro da un modello copper-centric a uno fibre-centric, con implicazioni rilevanti per i modelli di business degli operatori wholesale e retail.
Tempi e fasi dello switch-off nel Digital Networks Act
Il Digital Networks Act introduce un orizzonte temporale esplicito di lungo periodo per il phase-out delle reti legacy, collocandolo entro il 2035. Tale data non è configurata come una scadenza automatica o giuridicamente vincolante per gli Stati membri, ma come orizzonte strategico di riferimento per la completa transizione verso reti a banda ultralarga e full-fibre.
Il DNA articola questo percorso in fasi successive, che devono guidare l’azione delle Autorità nazionali. In una prima fase, fino al 2030, la priorità resta il completamento della diffusione delle reti VHCN, in coerenza con gli obiettivi del Decennio Digitale. Solo in presenza di una disponibilità diffusa di reti in fibra, il DNA prevede una seconda fase in cui i regolatori nazionali sono chiamati a rimuovere gli ostacoli regolatori ingiustificati al phase-out del rame, favorendo procedure di switch-off trasparenti e prevedibili. Gli Stati membri dovranno presentare i rispettivi piani nazionali entro il 2029.
La fase successiva riguarda la migrazione ordinata degli utenti, che deve essere accompagnata da adeguati periodi di preavviso, dalla disponibilità di offerte wholesale su fibra e da misure di tutela per utenti vulnerabili e servizi critici. In questo contesto, la protezione del consumatore è esplicitamente orientata agli esiti della transizione – qualità, continuità e accessibilità del servizio – piuttosto che alla preservazione delle infrastrutture legacy.
Infine, entro l’orizzonte del 2035, il DNA legittima la dismissione definitiva delle reti in rame, chiarendo che il mantenimento prolungato di reti obsolete non è coerente con gli obiettivi di efficienza degli investimenti, sostenibilità ambientale e resilienza delle infrastrutture digitali europee. I tempi operativi dello switch-off restano demandati alle Autorità nazionali, ma all’interno di un quadro europeo che rende la transizione non solo possibile, bensì strutturalmente attesa.
La situazione di partenza e i possibili modelli
L’esperienza europea mostra che non esiste un unico modello di switch off, ma approcci differenziati riconducibili a tre archetipi principali:
- Modello regulatory led (es. Francia): caratterizzato da una forte orchestrazione del regolatore, da un quadro nazionale chiaro e da una pianificazione territoriale dello switch off;
- Modello operational led (es. Regno Unito): basato su stop sell progressivi e decisioni operative guidate dall’operatore di rete, con supervisione regolatoria leggera ma credibile;
- Modello market led (es. Spagna): in cui la migrazione è guidata prevalentemente da dinamiche competitive e dalla sostituzione naturale delle tecnologie.
Il DNA non impone un modello unico, ma legittima un approccio ibrido, purché fondato su criteri di trasparenza, prevedibilità e tutela degli utenti.
Fig. 1 – FTTH switch-off benchmarking

Fonte: Analisi PTS su report FTTH Council, 2025
Alla ricerca di una via italiana
Nel suo insieme, il Digital Networks Act rappresenta un passaggio da una regolazione orientata alla gestione del passato a una regolazione orientata al futuro. Lo switch-off dal rame alla fibra non è più trattato come un tema tecnico o operativo, ma come snodo strategico della politica industriale europea delle telecomunicazioni.
Il DNA non impone un modello unico di switch-off, ma legittima una pluralità di percorsi, a condizione che siano trasparenti, prevedibili e orientati alla transizione verso reti avanzate, nonché che siano accompagnati da strumenti di migrazione efficaci e da adeguate tutele per gli utenti. La sfida si sposta quindi dall’“if” al “how”: come progettare percorsi di switch-off credibili, ordinati e sostenibili, capaci di liberare risorse, accelerare l’adozione della fibra e garantire la competitività di lungo periodo delle reti europee.
Più che una replica dei modelli esteri, una via italiana potrebbe fondarsi su un approccio graduale e per iniziative, in cui la regolazione accompagna – e non precede – l’evoluzione industriale. Avviare fin da subito un confronto strutturato tra istituzioni, operatori e investitori, sperimentare aree pilota di migrazione accelerate su base volontaria e orientare gli strumenti di domanda verso l’abbattimento delle barriere all’adozione della fibra rappresentano passi concreti per trasformare il quadro europeo in azione nazionale.
In questo contesto, lo switch-off non sarebbe il punto di partenza, ma l’esito naturale di una strategia di adozione della fibra, sostenuta da segnali chiari e da una progressiva riduzione dell’incertezza regolatoria. La sfida per l’Italia non è decidere se dismettere il rame, ma come farlo in modo ordinato, sostenibile e coerente con il nuovo quadro europeo, trasformando la transizione tecnologica in una leva di politica industriale e di modernizzazione del Paese.
Il DNA è ancora una proposta e il processo di approvazione e recepimento è inevitabilmente lungo. Avviare in tempo il confronto tra tutti gli stakeholder, più che una priorità, è un’opportunità da non perdere per svolgere un ruolo attivo.













