Il Biotech in Italia è un comparto in piena espansione, con radici antiche e uno sguardo rivolto al futuro. Dalle prime applicazioni agricole alle più sofisticate tecnologie di editing genetico, le biotecnologie attraversano oggi ogni settore produttivo, ridefinendo modelli industriali e aprendo nuove prospettive per la salute, l’ambiente e l’economia.
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Biotecnologie: dalle origini a pilastro dell’economia moderna
Le biotecnologie accompagnano l’uomo da millenni, fin dalle prime pratiche agricole e dalla produzione di alimenti come vino, birra, pane e formaggio. Il termine, coniato nel 1919 da Károly Ereky, le definisce come “la scienza e i metodi che permettono di ottenere prodotti a partire da materie prime attraverso l’utilizzo di organismi viventi“. Da allora, le biotecnologie sono diventate una straordinaria leva di innovazione, con applicazioni in ambiti che spaziano dall’agroalimentare alla salute, dall’energia all’ambiente, fino ai materiali avanzati, al punto da costituire un elemento chiave della produzione industriale e un pilastro dell’innovazione, strategico per la competitività nazionale ed europea.
Lo testimonia il recente report sul Biotech in Italia, realizzato da Assobiotec-Federchimica in collaborazione con gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, che offre una panoramica approfondita sullo stato del comparto, fornendo numeri chiave per comprenderne l’entità ed esaminando le sue principali sfide, i trend di innovazione e alcune esperienze imprenditoriali all’avanguardia.
Le sfide del Biotech: scalabilità, norme e competenze da affrontare
Le biotecnologie si distinguono per la loro natura intrinsecamente multidisciplinare e per le opportunità che offrono nel ripensare i modelli produttivi tradizionali. Tuttavia, il potenziale di questo settore è ancora in gran parte da sviluppare.
Le principali sfide che oggi contraddistinguono il Biotech riguardano:
- la scalabilità dei processi biotecnologici, che spesso faticano a fare il salto del trasferimento tecnologico, trasformandosi da prototipi di laboratorio a soluzioni industriali competitive ed economicamente sostenibili;
- la difficoltà dei cittadini a comprendere a fondo caratteristiche e benefici di queste tecnologie, che può generare resistenze e un senso di incertezza;
- la necessità di armonizzare le normative internazionali, ancora poco allineate alla rapidità dei progressi tecnologici e alle esigenze di un mercato guidato dall’innovazione;
- il supporto finanziario alle imprese, che devono affrontare investimenti particolarmente consistenti e di lungo periodo;
- e lo sviluppo di competenze altamente qualificate, indispensabili in un contesto in costante evoluzione tecnologica e caratterizzato da una crescente integrazione multidisciplinare.
Il ruolo delle politiche pubbliche nel sostenere il settore
Per affrontare queste sfide, le politiche pubbliche giocano e dovranno giocare un ruolo fondamentale. Risulta quindi necessario definire quadri normativi flessibili e adattabili, capaci di tutelare gli interessi pubblici senza ostacolare l’innovazione, e sviluppare maggiori capacità di trasferimento tecnologico, rafforzando la collaborazione tra ricerca, industria ed ecosistemi di innovazione, ma anche tutelando la proprietà intellettuale e garantendo l’accesso alle tecnologie avanzate a disposizione.
Altro elemento su cui l’apporto pubblico risulta cruciale è la disponibilità di risorse finanziarie per le realtà che operano nel settore, tramite strumenti di incentivazione e partnership pubblico-private, soprattutto a beneficio delle realtà di dimensioni minori. Infine, è urgente una riflessione sulle possibili azioni per colmare la carenza di competenze specialistiche sul mercato.
Biotech in Italia: i numeri del 2024 tra fatturato, imprese e occupazione
Attraverso un modello di quantificazione della diffusione delle biotecnologie nei diversi settori produttivi, sviluppato da Assobiotec-Federchimica, la ricerca svolta in collaborazione con gli Osservatori Digital Innovation ha potuto fornire una stima aggiornata del mercato del Biotech in Italia che nel 2024 contava 5.869 imprese, in crescita del 5% rispetto all’anno precedente.
In linea con la composizione del tessuto produttivo nazionale, il settore vede una predominanza di micro e piccole imprese. Il 65% delle aziende Biotech italiane opera nell’area agroalimentare e zootecnica, il 27% in quella industriale e ambientale e il 7% in quella biomedica e sanitaria.
Le imprese delle tre macroaree biotecnologiche si differenziano anche per le caratteristiche dimensionali: mentre nell’agroalimentare-zootecnico e nell’industriale-ambientale si osserva una forte prevalenza di microimprese, il settore biomedico-sanitario vede una maggiore presenza di imprese medio-grandi, soprattutto nella fabbricazione di prodotti o preparati farmaceutici.
La distribuzione geografica: il primato del Nord Italia
A livello geografico, le imprese del Biotech italiano si concentrano per il 47% nel Nord Italia, seguito da Sud e Isole (28%) e dal Centro (25%). Si stima che nel 2024 le imprese Biotech italiane abbiano generato un fatturato complessivo pari a 53,4 miliardi di euro, in aumento del 5%.
Di questi, oltre 27 miliardi derivano dal comparto agroalimentare, 20,8 miliardi dal biomedico e sanitario e oltre 5 miliardi dall’area industriale e ambientale. In questo caso, il comparto biomedico e sanitario si distingue per il fatturato medio per impresa, più elevato rispetto all’area agroalimentare-zootecnica e industriale-ambientale. A livello geografico, i ricavi si concentrano per il 71% nel Nord Italia, seguito dal Centro (18%) e da Sud e Isole (11%).
Occupazione e costi del personale: il peso del biomedico-sanitario
Sul fronte dell’occupazione, si stima che il settore Biotech italiano abbia impiegato 102.565 addetti nel 2024, in crescita del 4% rispetto al 2023.
La maggior parte di questi è impiegata nell’agroalimentare (51%), coerentemente con il peso di queste attività sul comparto, seguito dal biomedico e sanitario (34%) e dall’area industriale e ambientale (16%). Il 61% degli addetti opera in aziende con sede legale nel Nord del paese e, anche in questo caso, l’area biomedica-sanitaria si discosta per il più elevato fatturato medio per addetto. I costi del personale, stimati pari a 6,4 miliardi di euro nel 2024, si concentrano prevalentemente nell’area biomedica e sanitaria (47%) – trainata dalle imprese farmaceutiche che da sole sostengono circa il 40% dei costi – e nel Nord del paese (65%).
Startup e PMI innovative Biotech: la spinta imprenditoriale italiana
La Ricerca condotta ha dedicato un’attenzione speciale alle startup e PMI innovative Biotech italiane, perché considerate espressione dello spirito imprenditoriale e delle tendenze di innovazione del settore.
Si tratta, infatti, di imprese che – essendo in possesso di specifici requisiti in termini di spesa in ricerca, sviluppo e innovazione, di forza lavoro altamente qualificata e di brevetti o software registrati – sono censite in una sezione speciale del Registro delle Imprese e possono beneficiare di una normativa dedicata, volta a favorire la nascita e la crescita di imprese ad alto valore tecnologico. Si stima che nel 2024, le startup e PMI innovative Biotech italiane abbiano raggiunto quota 559, registrando una crescita rispetto all’anno precedente.
Molte di queste operano nell’area della Ricerca e Sviluppo sperimentale, con impatti significativi sull’area industriale-ambientale, ma anche sulla biomedica-sanitaria e sull’agroalimentare-zootecnica.
Il Nord Italia ospita il 52% delle imprese innovative, seguito da Sud e Isole (25%) e dal Centro (23%). Sul piano economico, queste realtà hanno generato nel 2024 249 milioni di euro di ricavi, impiegando oltre 1.800 addetti e registrando oltre 91 milioni di euro di costi del personale. Di questi costi, una quota particolarmente importante riguarda l’area biomedica-sanitaria, un segnale della forte specializzazione e dell’elevato livello di competenze presenti in queste realtà.
Imprese Biotech italiane: le storie di chi guida l’innovazione
La ricerca ha poi approfondito le esperienze di alcune imprese che stanno guidando l’innovazione Biotech italiana, attraverso lo svolgimento di interviste con startup e PMI innovative. Ciò ha permesso di comprendere le dinamiche e i fattori alla base dell’innovazione, evidenziando la vitalità del settore e raccontando testimonianze preziose con cui immaginare le nuove frontiere del Biotech.
Biomedica e sanitaria: dalle terapie RNA agli anticorpi monoclonali
In campo biomedico e sanitario, il dialogo con le imprese ha coinvolto AptaDir Therapeutics, impegnata nello sviluppo di terapie su base RNA per malattie genetiche rare, Arsenale Bioyards, che propone bioreattori modulari per il trasferimento tecnologico su scala industriale, passando per CheckmAb, attiva nella ricerca di anticorpi monoclonali per rinforzare la risposta immunitaria contro il cancro e, infine, IAMA Therapeutics, specializzata in terapie per i disturbi neurologici e del neurosviluppo.
Agroalimentare e ambiente: dal CRISPR ai biomateriali di micelio
Le nuove tendenze in ambito agroalimentare, ambientale e industriale sono state esplorate con EdiVite, che applica la tecnologia CRISPR-Cas9 alla viticoltura sostenibile, Exo Lab Italia, focalizzata sulla produzione di esosomi vegetali per applicazioni cosmetiche e farmaceutiche, coinvolgendo poi M3R, orientata al biorisanamento ambientale e, infine, due protagoniste nello sviluppo di biomateriali a base di micelio per i settori del packaging, design, architettura e moda, ovvero Smush Materials e SQIM.
Le testimonianze delle imprese innovative hanno confermato come il trasferimento tecnologico, la collaborazione tra università e imprese e il supporto di incubatori e fondi di venture capital siano fattori decisivi per la crescita del settore. Anche l’esperienza di Toseed & Partners, holding d’investimento a supporto di startup deep-tech agroalimentari, ha ribadito l’importanza di reti specialistiche e strumenti di accompagnamento per la scalabilità sul mercato.
I trend globali del Biotech: medicina di precisione, TEA e bioconversione
A livello globale, il Biotech si sta evolvendo seguendo trend di innovazione che ne determineranno il futuro. Tra questi, la medicina di precisione si configura come un approccio che mira a elaborare strategie preventive e terapeutiche personalizzate in base alle specifiche caratteristiche genetiche e molecolari di ciascun paziente, anche grazie all’integrazione con tecnologie come Intelligenza Artificiale, Big Data Analytics e Quantum Computing.
In campo industriale e ambientale, le biosoluzioni utilizzano enzimi e microrganismi per rendere i processi produttivi più efficienti e meno impattanti, costituendo una frontiera promettente nella riduzione di emissioni di CO2. In ambito agroalimentare, la fermentazione di precisione sta rapidamente diventando una tecnologia chiave, viste le opportunità che offre nella produzione di nutrienti in modo più efficiente e sostenibile.
A queste si aggiungono le Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), metodi avanzati di miglioramento genetico che agiscono sull’informazione genetica (DNA) per simulare i processi evolutivi naturali, configurandosi come un’area estremamente promettente delle biotecnologie applicate all’agricoltura, all’industria e, indirettamente, alla protezione ambientale.
Infine, la bioconversione permette di trasformare rifiuti organici in prodotti ad alto valore, come energia e altri composti utili, riducendo la dipendenza da risorse non rinnovabili e favorendo un’economia circolare.
Il futuro del Biotech italiano: politiche, ecosistema e Made in Italy
In conclusione, il Biotech italiano si conferma un settore solido e in crescita, trainato da capacità innovativa, spirito imprenditoriale e competenze specialistiche. Per favorirne lo sviluppo, restano cruciali il rafforzamento del trasferimento tecnologico e la costruzione di un ecosistema capace di sostenere la scalabilità e la competitività internazionale.
Le opportunità offerte dal Biotech sono di valore inestimabile, anche in relazione alla necessità di ripensare gli attuali metodi di produzione e consumo, ma il pieno sviluppo del settore passa da politiche mirate, un quadro normativo adeguato e la valorizzazione del capitale umano: elementi che potranno permettere al Biotech di affermarsi come pilastro economico e culturale del Made in Italy contemporaneo.

















