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Logistica intermodale: come ridurre congestioni e tempi di attesa



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La digitalizzazione della logistica italiana entra in una nuova fase: non basta connettere porti, interporti, terminal e aeroporti. La competitività dipende dalla capacità di sincronizzare dati, merci e trasporti attraverso piattaforme interoperabili, logiche predittive e modelli operativi condivisi

Pubblicato il 23 giu 2026

Luca Abatello

CEO di Circle Group



Competenze nella Supply Chain
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Nel percorso di digitalizzazione della logistica italiana, il vero punto critico non è più la semplice saturazione delle infrastrutture, ma la capacità di farle dialogare tra loro. Porti, interporti, terminal e aeroporti sono sempre più connessi e tecnologicamente avanzati, ma continuano spesso a operare in modo asincrono rispetto agli altri attori della filiera.

Il risultato è una logistica ancora frammentata, dove informazioni, mezzi e merci viaggiano su binari paralleli che raramente si incontrano nel momento giusto. È proprio su questo disallineamento che si gioca oggi la competitività del sistema.

Tre attori, un unico problema

Alla base della logistica intermodale ci sono tre soggetti fondamentali: il nodo logistico (porto, interporto, aeroporto, terminal), il caricatore, ovvero chi genera la domanda di trasporto (o il suo freight forwarder / MTO), e il trasportatore multimodale, che gestisce lo spostamento fisico delle merci.

Storicamente, questi attori hanno sempre operato con sistemi, tempi e logiche differenti. La conseguenza è un sistema in cui:

  • le informazioni non sono condivise in tempo reale;
  • le operazioni vengono pianificate su dati incompleti;
  • la gestione dei flussi resta reattiva e non predittiva.

Questo genera inefficienze strutturali con tempi di attesa elevati, congestione nei nodi, scarsa prevedibilità delle operazioni. Un limite che impatta direttamente sui costi, sostenibilità e capacità competitiva del sistema logistico nazionale.

La spinta normativa verso l’interoperabilità

Negli ultimi anni, il quadro normativo ha iniziato a indirizzare con decisione questo problema. Tra le iniziative più rilevanti si inseriscono il Regolamento eFTI e il Decreto Infrastrutture, che spingono verso una logistica sempre più digitale, interoperabile e basata su dati condivisi.

Questo implica un’evoluzione profonda in materia di dematerializzazione dei documenti di trasporto (come e-CMR/e-DDT), interoperabilità tra sistemi pubblici e privati e scambio dati strutturato lungo tutta la supply chain.

In questo scenario, le piattaforme digitali diventano così infrastrutture abilitanti, non più semplici strumenti operativi.

Dalla connessione alla sincronizzazione

Negli ultimi anni si è lavorato molto sulla connessione dei sistemi: Extended Port Community System, piattaforme di tracking, Terminal Operating System, connettori con ERP e TMS sempre più integrati. Oggi però questo non basta più.

Serve un salto ulteriore: passare dalla connessione alla sincronizzazione.

Le piattaforme più evolute stanno evolvendo verso modelli federativi, in cui sistemi diversi – porti, terminal inland, operatori logistici, autorità – condividono dati in tempo reale e coordinano le operazioni lungo l’intero ciclo logistico. Questo approccio consente di:

  • integrare informazioni provenienti da sistemi eterogenei;
  • coordinare prenotazioni, accessi e flussi di traffico;
  • migliorare la gestione operativa e ridurre i tempi di attesa.

In questo contesto si inserisce il “Node Connector”, concepito come un layer digitale che non sostituisce i sistemi esistenti, ma li mette in relazione, abilitando una sincronizzazione reale tra nodo, merce e trasporto, trasformando una catena frammentata in un sistema coordinato.

Il valore non risiede solo nella condivisione dei dati, ma nella capacità di renderli operativi, permettendo decisioni tempestive e una gestione più efficiente dei flussi.

Verso una logistica predittiva e dinamica

L’evoluzione più interessante riguarda l’introduzione di logiche predittive e dinamiche nella gestione dei nodi logistici.

Da un lato, sistemi di analisi avanzata consentono di anticipare possibili congestioni e criticità operative, migliorando la pianificazione e l’utilizzo delle infrastrutture. Dall’altro, si afferma il concetto di “appuntamento intermodale dinamico”, in cui l’incontro tra merce e mezzo avviene nel momento ottimale, riducendo tempi morti e inefficienze.

Questo approccio permette di aumentare la capacità del sistema senza necessariamente intervenire con nuove infrastrutture fisiche, ma valorizzando quelle esistenti attraverso un uso più intelligente dei dati. L’introduzione di algoritmi e strumenti di analisi avanzata consente infatti di trasformare il dato in decisione operativa, rendendo la supply chain più resiliente e adattiva.

Progetti in ambito portuale e intermodale stanno già sperimentando l’uso di AI e modelli previsionali per ottimizzare i flussi di traffico e migliorare la fluidità delle operazioni.

Un ecosistema già in evoluzione

Questa trasformazione non è solo prospettica, ma già concreta. In Italia, modelli di questo tipo stanno trovando applicazione su scala crescente, coinvolgendo un numero sempre più ampio di nodi logistici.

In questo contesto si inseriscono anche esperienze come quelle sviluppate da Circle Group, che oggi supporta la digitalizzazione e il coordinamento operativo di un ecosistema articolato composto da diversi porti, interporti, nodi logistici e aeroporti. Questo sistema testimonia come l’interoperabilità non sia più una visione teorica, ma una pratica già in corso: il paradigma del “Node Connector” si inserisce infatti come elemento abilitante capace di mettere in relazione sistemi e soggetti differenti, rendendo possibile un’armonizzazione reale tra il Nodo (l’Infrastruttura: porto, interporto, terminal, aeroporto), il Caricatore/Freight (Chi possiede la Merce) e il Trasportatore Multimodale (Gomma e Ferro) e tramite esso i Committenti.

Si tratta di un ecosistema che si sta progressivamente strutturando attorno a piattaforme interoperabili e modelli di cooperazione pubblico-privato, in linea con gli obiettivi europei di digitalizzazione del trasporto merci.

Dal “just in time” al “just in sync”

Il vero cambio di prospettiva è culturale, prima ancora che tecnologico. La logistica non può più essere interpretata come una sequenza di passaggi indipendenti, ma come un sistema integrato che deve funzionare in modo coordinato.

In questo senso, il passaggio chiave è da un modello “just in time” a uno “just in sync”, in cui il valore non deriva solo dalla velocità, ma dalla capacità di allineare perfettamente tutti gli attori coinvolti.

È in questa direzione che si gioca il futuro della logistica intermodale: non solo infrastrutture più moderne, ma un sistema finalmente in grado di parlare un linguaggio comune e predittivo.

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