Il 27% delle risorse del PNRR è stato destinato alla transizione digitale, con oltre 6 miliardi di euro per la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione (PA), di cui circa 2 miliardi destinati ai comuni.
A poco più di sei mesi dalla conclusione del piano è ormai tempo di iniziare a trarre le prime conclusioni, ben sapendo che gli effetti veri si vedranno a medio termine. In questo testo ci si concentra sulla spesa degli enti locali, osservandone l’evoluzione nel periodo 2019-2025 (primi 11 mesi dell’anno) e la distribuzione territoriale, per valutare se il PNRR sia stato in grado di chiudere eventuali gap di spesa tra territori.
I dati utilizzati provengono dal SIOPE (Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici). Si è proceduto a un’estrazione massiva, nel periodo considerato, di trenta codici rilevanti e alla loro riclassificazione in quattro macrocategorie di spesa (servizi IT, software, hardware e apparecchiature, materiale informatico).
I dati raccolti sono stati ricollegati a quelli ISTAT sulle caratteristiche geo-demografiche dei comuni. È bene notare che da questo esercizio non è possibile effettuare il collegamento rispetto agli enti locali sardi, in quanto non sono ancora del tutto affinate le anagrafiche rispetto alla suddivisione provinciale più recente.
Indice degli argomenti
Spesa IT dei comuni: quanto è cresciuta dal 2019 al 2025
Rispetto al periodo pre-Covid, la spesa in IT della PA è praticamente raddoppiata, passando da circa 500 milioni a oltre un miliardo di euro nel 2025 (anno per cui i dati sono, tra l’altro, ancora incompleti).
Come richiamato, le misure del PNRR destinate specificatamente agli enti locali valevano circa 2 miliardi di euro. È difficile dire quante di queste risorse siano effettivamente addizionali e quante invece vadano a sostituire risorse nazionali.
Come leggere la crescita per voci di spesa
La riclassificazione in quattro macrocategorie consente di seguire il peso relativo di servizi IT, software, hardware e materiale informatico.
Questa lettura è utile anche in prospettiva, perché segnala quanto la dinamica sia legata a voci che possono avere natura diversa sul piano contabile e sulla continuità negli anni.

Figura 1: evoluzione della spesa degli enti locali in IT (elaborazioni dell’autore su dati SIOPE)
Perché il PNRR potrebbe aver sostituito risorse nazionali
Andando anche semplicemente a proiettare il trend delle risorse 2019-2021 fino al 2025, le risorse “extra” sarebbero solo di 142 milioni di euro.
Questo porterebbe a ritenere che in realtà ci sia stato un forte elemento sostitutivo. Il che pone molti interrogativi sul futuro, dal momento che per sostenere lo sforzo di digitalizzazione le amministrazioni locali non solo dovrebbero mantenere la spesa sullo stesso livello raggiunto nel 2025.
In più, si troverebbero nella situazione di mobilitare risorse che nel frattempo probabilmente sono state destinate ad altre voci di bilancio, con effetti potenziali sulla capacità di continuare a finanziare interventi digitali.
Spesa IT dei comuni e divari territoriali: Nord, Centro, Sud
Il secondo punto dell’analisi riguarda i divari territoriali e quanto il PNRR sia stato in grado di chiudere questi gap.
Nel 2019 i comuni del Sud e Isole spendevano in media 6,3€ ad abitante in digitale, contro il 10,5€ dei comuni del Nord. Il PNRR, è bene ricordarlo, vincola il 40% delle risorse alle regioni del Sud.
Se si guarda al dato regionale, effettivamente i tassi maggiori di crescita in termini aggregati si raggiungono nelle regioni del Mezzogiorno.

Figura 2: variazione della spesa nei comuni per regione
Il recupero c’è, ma non basta a chiudere il gap
In termini assoluti la spesa dei comuni del Sud è passata a essere il 54% rispetto ai comuni del Nord, al 63%.
Ripetendo l’esercizio precedente, al Sud la spesa è più alta del 22% di quanto sarebbe stata in assenza del PNRR, contro un 15% del Nord e un 5% del Centro.
Quindi effettivamente c’è stato un effetto catching-up, che però non è sufficiente né a colmare il gap, né a recuperare i ritardi accumulati in passato.
Il vincolo del 40% al Sud e l’effetto catching-up
Andando ad analizzare i dati anche per dimensione dei comuni si nota come il divario Nord-Sud sia più accentuato nei centri urbani medio-grandi, mentre è più contenuto nei comuni piccoli.
Se nei centri sotto i 5.000 abitanti la spesa media pro capite degli enti locali del Sud nel 2025 si attesterebbe, pur su dati parziali, all’85% rispetto a quella del Nord (vs il 73% del 2019), i grandi centri urbani sarebbero ancora fermi al 45%.
Questa differenza di passo suggerisce che la riduzione dei divari può avvenire sulla scala “micro”, ma diventa più complessa quando entrano in gioco strutture amministrative e fabbisogni più articolati.
Spesa IT dei comuni per dimensione: piccoli centri e grandi città
I dati di spesa hanno un limite intrinseco: danno contezza dei livelli, ma non dell’efficacia o dell’efficienza della spesa stessa.
Per questo sono tanto più necessarie indagini come quella condotta da ANCI insieme al Dipartimento per la Transizione Digitale, per poter catturare la dimensione del risultato e non solo quella contabile.
Quel che si può dire da questa analisi, tuttavia, è che anche un programma straordinario come il PNRR non sembra essere sufficiente a chiudere i divari territoriali, se non sulla scala più minuta, quella degli enti più piccoli.
Dopo il PNRR: sostenibilità, spesa corrente e Piano triennale
In futuro serviranno, probabilmente, politiche maggiormente mirate per tipologia di ente e non solo per asse tematico di intervento.
Terminato il PNRR si porrà, inoltre, prepotentemente il tema delle risorse. Con l’ultimo Documento Programmatico di Finanza Pubblica (che sostituisce la NADEF) il governo si è impegnato a mantenere il livello di investimenti.
Tuttavia, come si vede dai dati iniziali, la maggior parte della spesa per l’IT è ormai per servizi e quindi di parte corrente, che sarà più vulnerabile rispetto a politiche di contenimento della spesa.
Per sostenere le azioni contenute nell’Aggiornamento 2026 del Piano Triennale per l’informatica nella PA e il futuro aggiornamento 2027-2030, senza più il supporto delle risorse europee (se non per i fondi di Coesione), in assenza di risorse fresche, sarà necessario rivedere seriamente la spesa pubblica.
L’obiettivo è far sì che le promesse di maggiore efficienza comincino a liberare risorse da reinvestire in innovazione e nel rafforzamento di servizi e processi.













