La transizione verso il procurement digitale sta cambiando il modo in cui la Pubblica Amministrazione progetta gare, appalti e percorsi di sperimentazione, aprendo nuovi spazi per l’ingresso di soluzioni innovative. Tuttavia, processi ancora frammentati, criteri di valutazione poco adatti alle logiche startup e una cultura del rischio limitata rischiano di frenare l’accesso dei nuovi player tecnologici.
Vediamo come le startup possono orientarsi nel nuovo procurement digitale della PA: nell’interpretare bandi e criteri di valutazione spesso poco adatti alla loro natura, alla gestione dei requisiti di conformità e certificazione, fino alla costruzione di track record credibili.
Indice degli argomenti
Dal procurement tradizionale a quello digitale
La trasformazione digitale del procurement sta aprendo una finestra di opportunità inedita per l’incontro tra Pubblica Amministrazione e startup, ma perché diventi una corsia preferenziale per l’innovazione servono scelte di policy mirate, competenze nuove e strumenti davvero integrati.
In questo contesto, esperienze come il nuovo bando MePA dedicato alle startup innovative e la quota di subappalto del 10% prevista dalla legge sulla space economy, di cui parleremo nei prossimi paragrafi, mostrano che è possibile passare dalla retorica dell’innovazione a meccanismi concreti di accesso al mercato pubblico.
Il procurement digitale è l’uso di tecnologie e piattaforme integrate per gestire l’intero ciclo source-to-pay, sostituendo processi manuali e frammentati con workflow unificati, dati centralizzati e decisioni guidate dagli insight.
Rispetto all’impostazione tradizionale, consente maggiore velocità, visibilità su spesa e fornitori, migliore gestione del rischio e della conformità, oltre a integrare strumenti di analisi e intelligenza artificiale che rendono la funzione acquisti più strategica.
Per la PA, questo passaggio significa non solo digitalizzare gare e appalti, ma ripensare il modo in cui si cercano, selezionano e ingaggiano nuovi fornitori, aprendo i processi a player che fino a ieri erano di fatto esclusi, come le startup innovative.
Le sfide per le startup nel procurement pubblico
Nonostante il salto tecnologico, molte delle barriere che incontrano le startup hanno natura organizzativa e culturale: bandi scritti per grandi operatori, requisiti di track record difficilmente compatibili con realtà giovani e una bassa propensione al rischio innovativo da parte delle amministrazioni.
Processi frammentati, sistemi non integrati e visibilità limitata sui fabbisogni rendono inoltre complicato per le startup capire dove intercettare opportunità e come posizionare le proprie soluzioni lungo la catena del valore pubblica.
In parallelo, la gestione di conformità, certificazioni, requisiti ESG e sicurezza dei dati tende a replicare schemi pensati per grandi fornitori, creando un ulteriore filtro implicito all’ingresso delle realtà emergenti, pur in presenza di piattaforme digitali più evolute.
Il caso MePA: una vetrina dedicata alle startup
Un segnale di svolta è rappresentato dal nuovo bando del Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione che introduce una vetrina dedicata esclusivamente alle startup innovative sulla piattaforma Acquisti in Rete PA.
Questa sezione, organizzata in cluster merceologici dell’innovazione (AgriFood, Deep Tech, GovTech, Green e sostenibilità, Industria 4.0, Salute e Biotech, Turismo e Media), rende più semplice per le amministrazioni individuare soluzioni ad alto contenuto tecnologico e, per le startup, raccontare in modo strutturato il proprio valore.
InnovUp ha svolto un ruolo attivo nel promuovere l’inserimento di questa sezione dedicata alle startup nel MePA, lavorando perché la piattaforma di e-procurement pubblico diventasse un canale più accessibile e coerente con le caratteristiche del tessuto innovativo nazionale.
Il modello, che combina abilitazione semplificata e schede catalogo qualificate, rappresenta un primo passo verso un “procurement di innovazione” che potrebbe essere esteso anche ad altri ambiti di gara e ad altri verticali sector-specific.
Space economy: il 10% come benchmark per altri settori
La legge italiana sulla space economy introduce un meccanismo di riserva di almeno il 10% del valore del contratto, in caso di appalti non suddivisi in lotti, da eseguire tramite subappalto obbligatorio a favore di startup innovative e PMI.
Oltre alla quota minima di subappalto, la norma consente di valorizzare, nei criteri di aggiudicazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa, la percentuale di esecuzione che l’aggiudicatario intende affidare a startup e PMI, introducendo elementi premiali legati all’innovazione.
Questa architettura crea un precedente importante: non solo riconosce il ruolo delle startup nella filiera spaziale, ma configura un modello di politica industriale che potrebbe essere replicato in altri settori ad alta intensità tecnologica, come energia, mobilità, sanità digitale e difesa.
Per l’ecosistema rappresentato da InnovUp, l’obiettivo è portare questo approccio anche in altri verticali, facendo del vincolo di quota minima e dei criteri premiali un nuovo standard di riferimento per i bandi pubblici orientati all’innovazione.
Competenze e strumenti: cosa serve a PA e startup
L’esperienza del procurement digitale in ambito privato mostra che i team più maturi si basano su piattaforme source-to-pay integrate, automazione dei workflow e uso esteso di analytics e intelligenza artificiale per gestire rischio, compliance e performance fornitori.
Per la PA, adottare logiche analoghe significa dotarsi di strumenti che rendano più facile selezionare soluzioni innovative, monitorare l’impatto e governare in modo trasparente i rapporti contrattuali, senza appesantire la macchina amministrativa.
Dal lato delle startup, le competenze chiave sono la capacità di leggere bandi e criteri di valutazione, strutturare proposte tecniche e di impatto in linea con le esigenze pubbliche, costruire un track record documentabile e gestire in maniera sistematica aspetti come compliance, sicurezza, ESG e scalabilità.
In questo quadro, piattaforme digitali e modelli di procurement più aperti riducono il gap dimensionale, ma vanno accompagnati da percorsi di formazione e supporto mirati, su cui attori dell’ecosistema come InnovUp possono giocare un ruolo abilitante.
Verso gare e call come motori di innovazione pubblica
Se progettato con criteri orientati all’innovazione, quote minime per startup e PMI, punteggi premiali per subappalti innovativi, vetrine dedicate e sperimentazioni regolamentate, il procurement digitale può trasformare gare, call e sperimentazioni da semplici procedure di spesa in veri strumenti di policy industriale e innovazione.
L’evoluzione verso modelli di approvvigionamento più predittivi, basati su dati e AI, offre l’opportunità di identificare prima i fabbisogni, coinvolgere l’ecosistema in modo strutturato e ridurre il tempo che intercorre tra l’emersione di un problema pubblico e l’adozione di una soluzione tecnologica.
InnovUp intende continuare a promuovere l’estensione di meccanismi come la sezione startup del MePA e la quota di subappalti riservati ad altri settori strategici, affinché l’innovazione non sia un’eccezione episodica ma un criterio strutturale di progettazione delle politiche di acquisto pubblico.
In questa prospettiva, la collaborazione tra istituzioni, imprese innovative e grandi operatori diventa l’elemento decisivo per trasformare il procurement digitale in uno dei principali motori di innovazione pubblica del Paese.


















