L’attuale panorama del commercio mondiale è segnato da una profonda instabilità che investe le rotte commerciali, genera ritardi sistematici e impone una pressione senza precedenti sui costi operativi. In un’epoca in cui la cronaca racconta di tensioni geopolitiche e rotte incerte, la capacità di ottenere una reale supply chain visibility non rappresenta più soltanto un vantaggio competitivo, ma una condizione necessaria per la sopravvivenza stessa delle imprese.
Le riflessioni di Paolo Giacobbe, ricercatore dell’Osservatorio Contract Logistics del Politecnico di Milano, e Lorenzo Bollani, Head of Product di Tesisquare, raccolte in occasione del webinar “La chiave per una Supply Chain più veloce e prevedibile Dati, coordinamento e controllo lungo tutta la filiera”, offrono una panoramica tecnica e analitica su come le aziende stiano tentando di passare da una gestione basata sulla reattività a una fondata sulla previsione e sul governo proattivo dei flussi internazionali.
Indice degli argomenti
Uno scenario di disruption permanente: costi e volatilità
L’incertezza che caratterizza i mercati odierni è alimentata da una serie di fattori definiti “megatrend”, come l’evoluzione demografica occidentale, la transizione green e un’innovazione tecnologica che sta riscrivendo i modelli di consumo. A questi elementi strutturali si sommano eventi critici che, fino a pochi anni fa, venivano considerati puramente accademici. Come sottolineato da Giacobbe, «Cosa potrebbe succedere se si interrompesse il traffico nel Mar Rosso, o se si chiudesse lo Stretto di Hormuz?» era una domanda frequente nei casi studio del passato, a cui spesso si rispondeva con un ottimistico «Sì, ma probabilmente non succederà». La realtà degli ultimi anni ha invece dimostrato che chiusure prolungate, incagliamenti di navi portacontainer e imposizioni repentine di dazi sono ormai parte integrante della normalità operativa.
Le conseguenze dirette di questa instabilità si riflettono in una crescita verticale dei costi logistici dal 2009 ad oggi. I dati presentati evidenziano aumenti significativi in diverse aree:
- La manodopera ha registrato un incremento del 16%.
- I costi di locazione degli spazi sono saliti del 30%.
- Il costo del denaro è aumentato di quasi il 120%, con ripercussioni pesanti sia sulle politiche di investimento sia sul mantenimento delle scorte.
- I prezzi energetici rimangono estremamente volatili a causa delle dinamiche internazionali.
Un esempio emblematico dell’impatto di tali dinamiche è rappresentato dall’annuncio dell’introduzione di dazi negli Stati Uniti. Tale annuncio ha spinto le aziende ad accelerare le importazioni prima dell’entrata in vigore normativa, causando un picco drastico nella richiesta di trasporto internazionale e un conseguente innalzamento dei noli marittimi per diversi mesi. Questi fenomeni dimostrano come la logistica sia diventata un elemento centrale della strategia aziendale, tanto che il 95% delle imprese la ritiene rilevante e il 65% la definisce strategica.
La centralità del monitoraggio dei flussi inbound
All’interno di questo quadro complesso, l’attenzione si sta spostando massicciamente verso la gestione dei flussi inbound, ovvero l’ingresso di materie prime e componenti necessari alla produzione. La supply chain visibility in questa fase è cruciale per garantire il servizio alle linee e sincronizzare correttamente l’intera catena logistica. Giacobbe evidenzia come alle aziende venga oggi richiesto il difficile equilibrio tra un’estrema flessibilità e il contenimento dei costi, una sfida che può essere vinta solo attraverso l’integrazione di strumenti digitali capaci di elaborare diversi scenari decisionali.
Il monitoraggio deve essere supportato da un sistema di KPI maturo e strutturato. Senza una base di dati solida e una chiara identificazione degli indicatori da monitorare, l’adozione di tecnologie avanzate rischia di fallire. «L’intelligenza artificiale rischia di essere un buco nell’acqua» se non preceduta da un lavoro rigoroso sui dati. Tuttavia, dove implementata con successo, l’AI ha già mostrato benefici tangibili nel miglioramento del servizio, nella riduzione dei costi e nella sostenibilità ambientale.
I pilastri tecnologici della supply chain visibility
Bollani descrive le moderne catene di fornitura come entità non più lineari, bensì articolate e globalizzate. In un mondo interconnesso, ogni evento geopolitico o socioeconomico ha un impatto immediato e diffuso. Secondo Bollani, «Le supply chain sono le prime funzioni all’interno dell’azienda a subire gli effetti di queste disruption» e le organizzazioni devono oggi confrontarsi con una “nuova normalità” fatta di discontinuità endemiche.
Per governare tale complessità, Tesisquare ha identificato quattro aree d’intervento fondamentali dal punto di vista IT:
- Supply Chain Governance: necessaria per selezionare, qualificare e mantenere il controllo sul proprio network di fornitori tier-n.
- Collaborazione: la capacità di scambiare informazioni bidirezionali con partner esterni, parlando “la lingua di tutti” attraverso canali multimodali come EDI, API e portali web.
- Informazioni in real-time: ottenute tramite la digitalizzazione integrale di processi e documenti.
- Governo dell’informazione: l’impiego di sistemi di Control Tower o Command Center per filtrare i dati, intercettare segnali deboli e reagire prontamente tramite workflow automatizzati e simulare scenari possibili.
L’obiettivo finale è l’integrazione di tutti i soggetti della filiera per passare da un approccio reattivo a uno preventivo. Le tecnologie digitali fungono da tessuto connettivo tra funzioni interne ed esterne, eliminando le barriere tradizionali tra le fasi di Source, Make e Deliver.
L’intelligenza artificiale e la gestione delle eccezioni
L’evoluzione tecnologica sta portando all’adozione di modelli di Intelligenza Artificiale, Machine Learning e Blockchain per scopi predittivi e prescrittivi. Ad esempio, l’AI viene utilizzata per calcolare con precisione i tempi stimati di arrivo (ETA) o per supportare le decisioni durante i tender di assegnazione dei trasporti. Un’applicazione di grande interesse riguarda la document recognition: la capacità di analizzare documenti PDF destrutturati, estrarre informazioni e trasformarle in dati strutturati aumenta drasticamente l’efficienza operativa.
Tesisquare ha sviluppato specifici AI Agent Documentali in grado di eseguire controlli di coerenza, ad esempio supportando i complessi processi doganali. Oltre a ciò, assistenti virtuali basati su linguaggio naturale permettono agli operatori di interrogare i dati in modo immediato, mentre algoritmi predittivi segnalano potenziali criticità future analizzando lo storico dei flussi.
Verso il 2030: normative e tracciabilità
La spinta verso la digitalizzazione è alimentata anche da un quadro normativo internazionale in continua evoluzione. Bollani cita scadenze imminenti e regolamenti stringenti che obbligano le aziende ad adottare standard digitali elevati:
- EUDR: il regolamento europeo sulla deforestazione che impone una tracciabilità granulare dei prodotti.
- eFTI ed eCMR: per la dematerializzazione dei documenti di trasporto.
- Dogana digitale: un percorso di trasformazione che culminerà nel 2030.
Questi obblighi normativi rendono l’informazione un asset vitale. In particolare, nella logistica upstream, dove il dato è spesso posseduto da soggetti esterni, la capacità di raccogliere e validare queste informazioni in tempo reale diventa discriminante.
Caso concreto di supply chain visibility
Un esempio tangibile di come la supply chain visibility possa essere implementata con successo è il progetto realizzato con Tesisquare insieme a un importante gruppo italiano, simbolo del caffè nel mondo.
L’azienda gestisce un network upstream globale estremamente complesso, integrando le soluzioni SRM (Supplier Relationship Management) e TMS (Transport Management System) di Tesisquare. All’interno di un’unica piattaforma collaborativa, attori interni come l’ufficio acquisti e la logistica inbound interagiscono con fornitori, trasportatori e compagnie marittime.
Questa orchestrazione permette non solo l’efficienza operativa, ma anche la conformità a normative come l’EUDR, gestendo i dati fino al livello di singolo lotto di produzione.
La piattaforma utilizzata, Tesisquare Platform, si configura come uno strato web multicanale che si integra con gli ERP aziendali, rendendo omogenei i dati provenienti da fonti eterogenee come tracking, avvisi di spedizione (ASN) e sistemi di magazzino. Questo permette una gestione centralizzata ma scalabile, adatta sia a contesti nazionali che internazionali.
Il gap digitale e la strada per il futuro
Nonostante l’evidente necessità di innovazione, i dati raccolti indicano che una parte significativa del mercato è ancora in una fase di transizione. Da un sondaggio condotto durante l’approfondimento tecnico, è emerso che:
- Il 42,9% delle aziende non dispone ancora di una piattaforma di monitoraggio.
- Un altro 42,9% non la possiede, ma dichiara l’intenzione di investire.
- Il 14,3% dispone di una soluzione ma sta valutando alternative.
Giacobbe sottolinea come questi dati rivelino un mercato ancora “indietro” dal punto di vista digitale, consigliando alle aziende di intraprendere con urgenza un dialogo con i fornitori tecnologici. «Se avete un problema sulle supply chain, esistono sicuramente svariati fornitori tecnologici che hanno una soluzione» afferma Giacobbe, suggerendo che l’identificazione del problema sia il primo passo per definire la risposta tecnologica più adeguata.
In definitiva, il digitale non deve essere visto come un fine, ma come un abilitatore che permette all’uomo di gestire l’incertezza. Come osservato da Giacobbe, l’AI e l’automazione servono a «liberare tempo prezioso ai manager affinché prendano decisioni strategiche per gestire e prevedere le crisi». La tecnologia non sostituisce il decision maker, ma ne potenzia la capacità di analisi in un mondo dove la velocità di reazione è l’unica difesa contro l’instabilità globale.
Articolo realizzato in partnership con Tesisquare












