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Insegnamento

Feedback studente-docente, così il digitale lo rende più efficace

Cos’è (e cosa non è) il feedback, a cosa serve, perché è tanto importante nel processo di apprendimento, come renderlo effettivo e in che modo il digitale può offrire un importante ed efficace supporto. Tutto quello che c’è da sapere

25 Gen 2019

Daniela Di Donato

Docente di lettere, Dottoranda di ricerca presso Sapienza Università di Roma-Dipartimento di Psicologia dei processi di sviluppo e socializzazione, Collaboratrice del Crespi


Imparare e insegnare sono due processi inseparabili a scuola: in mezzo c’è il feedback, a fare da ponte. Non è una di quelle parole che possiamo tradurre, solo per far pace con chi scalpita perché si usano troppi termini inglesi: infatti, il significato non sarebbe proprio lo stesso. Partiamo dunque con una definizione di feedback per arrivare quindi a comprendere quali sono le componenti chiave per renderlo effettivo e in che cosa il digitale può supportare queste pratiche.

Che cosa è il feedback?

In un’esperienza formativa sulla progettazione didattica, che ho proposto ai docenti di un Istituto professionale di Bologna, ho posto questa domanda, dialogando con loro per raggiungere una definizione condivisa. Mi hanno risposto in vari modi: il feedback è la reazione ad una azione, la risposta ad uno stimolo, l’effetto o la conseguenza di una domanda. In sostanza, si offre un input e si attende un output, qualcosa in cambio, ma non è un percorso chiuso, bensì circuitale come ogni processo. Alla risposta deve seguire qualcosa, e poi ancora, finché non si raggiunge l’obiettivo.

In effetti, quando uno studente sostiene una prova e il docente gli comunica che cosa manca perché raggiunga gli obiettivi e che cosa invece ha già compreso stiamo fornendo un feedback. La valutazione, soprattutto quella formativa che si nutre di feedback frequenti e precisi, è il cuore del processo di insegnamento/apprendimento. E questo lo si fa già: è il voto (molti penseranno questo).

Manca ancora qualcosa però perché il feedback sia completo ed efficace. Le informazioni che si danno devono includere giudizi di valore o raccomandazioni su come migliorare e attendere anche il contributo di chi ascolta (lo studente) per capire che cosa altro può e deve fare per procedere e progredire. Un feedback chiaro fornisce informazioni traducibili in azione. Quando noi docenti facciamo osservazioni come “Bel lavoro!” e “L’hai fatto male” oppure “6-“ o “8+” non stiamo dando feedback, così come dovrebbero essere comunicati in una valutazione che debba trasformare il processo di insegnamento/apprendimento e risultino veramente e concretamente utili sia all’insegnante che allo studente.

Un esempio? Immaginiamo di proporre in classe un compito di scrittura. Al di là della forma o del genere o del contesto, immaginiamo di dare alla classe elementi concreti, che ci aspettiamo di ritrovare nella loro prova. Il professor Dylan William ci dice che dovremmo esprimerci in modo diretto, con frasi come ad esempio: “Il punto di questo compito di scrittura è per voi far ridere i lettori. Così, quando rileggete la vostra brutta copia o volete un feedback dai compagni, chiedete: “Quanto è divertente? Dove potrebbe essere più divertente? Come potrei essere più divertente?”.

Il feedback e la valutazione formativa

Nel 1998, i due britannici Paul Black e Dylan Wiliam fecero una ricerca dalla quale emerse chiaramente che il feedback e la valutazione formativa sono gli elementi che più e meglio di altri incidono positivamente su apprendimento e insegnamento. Nella loro originaria definizione, la valutazione formativa è un processo utilizzato da insegnanti e studenti durante l’istruzione che fornisce feedback per regolare l’insegnamento e l’apprendimento in corso, per migliorare il raggiungimento degli obiettivi scolastici previsti dagli studenti. La valutazione di cui stiamo trattando è “in itinere”, quando ancora c’è tempo e spazio per imparare ancora. Non stiamo parlando né degli esami finali di un ciclo di istruzione, né della pagella di fine anno. In verità, tutte le altre valutazioni dovrebbero essere sempre formative.

Sventiamo alcuni fraintendimenti:

  • La valutazione formativa è un processo, non un test particolare.
  • È usata non solo dagli insegnanti, ma da insegnanti e studenti.
  • La valutazione formativa ha luogo durante l’istruzione.
  • Fornisce un feedback basato sulla valutazione a insegnanti e studenti.
  • La funzione di questo feedback è di aiutare gli insegnanti e gli studenti a fare aggiustamenti, che miglioreranno il raggiungimento degli obiettivi scolastici previsti.
  • Non si improvvisa: la valutazione formativa è un processo pianificato, in cui le prove di valutazione della situazione degli studenti vengono utilizzate dagli insegnanti, per adeguare le loro procedure didattiche in corso o dagli studenti per adeguare le loro attuali tattiche di apprendimento.

Questo significa che i risultati anche di un test possono essere utilizzati sia in chiave formativa che in chiave sommativa. Se lo scopo del test X è quello di fornire agli insegnanti e agli studenti le prove, di cui hanno bisogno per apportare eventuali modifiche al processo, allora quel test X sta svolgendo un ruolo nel processo di valutazione formativa.

Perché il feedback è tanto importante

Ecco le possibilità:

  • gli studenti ricevono una valutazione positiva e hanno lavorato molto per ottenerla. Senza alcun altro commento del docente al loro lavoro o indicazione concreta su che cosa debbano rendere evidente nella prova successiva quegli studenti potrebbero ritenersi saturi e non intravedere margini di miglioramento.
  • gli studenti studiano duramente per un test e ottengono un brutto voto. Che cosa potrebbero imparare? Che magari studiare non paga oppure che in quel contesto non si sentono motivati ad imparare oppure che l’insegnante non è adatto a loro.
  • gli studenti non studiano e ottengono un punteggio elevato: probabilmente pensano di essere così intelligenti, da non aver bisogno di lavorare sodo oppure che l’insegnante sia di manica larga.

A questo punto sarebbe doveroso chiedersi perché uno studente dovrebbe impegnarsi ad imparare? Perché dovrebbe studiare?

Gli studi sul comportamento ci dicono che il cervello umano è motivato a imparare quando lo studente ha qualche scelta (e ha un controllo su ciò che gli viene chiesto di fare), quando riceve feedback frequenti, quando gli vengono proposti compiti che non sono né noiosi né impossibili (che si trovano insomma nella zona dello sviluppo prossimale di Vigotskji), quando sanno come monitorare il loro apprendimento e autovalutarsi. Questa motivazione però viene sostenuta solo se la se la pratica è accompagnata da feedback, cioè le persone imparano nuove competenze e conoscenze molto più rapidamente quando ricevono feedback.

Lo ha scritto chiaramente Hattie, che ha esaminato oltre ottomila studi e ha concluso che “la singola modifica più potente che migliora il successo è il feedback. La prescrizione più semplice per migliorare l’istruzione deve essere una certa dose di feedback”. Quando la visualizzazione dei risultati viene presentata graficamente questo migliora le prestazioni degli studenti. Anche l’utilizzo di criteri conosciuti e condivisi, con i quali giudicare il lavoro degli studenti, migliora il loro rendimento.

Le componenti chiave per un effettivo feedback

  • Condividere i risultati della valutazione con gli studenti.
  • Fornire risultati tali che gli studenti possano apportare adattamenti e raggiungere gli obiettivi di apprendimento stabiliti.
  • Utilizzare più metodi per condividere il feedback.
  • Fornire un feedback specifico.
  • Dare un feedback in tempo utile affinché gli studenti possano utilizzarlo in modo produttivo (feedback tempestivo)
  • Collaborare con colleghi e studenti per perfezionare i metodi, con cui fornire feedback agli studenti.

Il digitale a supporto del feedback

  • Per la condivisione dei risultati si possono usare con una valenza formativa i risultati di test online, organizzati con strumenti come kahoot, socrative o plickers. Sono tutte applicazioni che permettono agli studenti e ai docenti di avere feedback in modo immediato, offrendo anche la possibilità di memorizzare e archiviare i risultati. Conservare gli esiti delle prove può far capire come il processo di apprendimento si evolva nel tempo oppure si modifichino alcune conoscenze. È essenziale qui che i docenti sappiano organizzare delle prove, i cui contenuti consentano questo uso.
  • Ancora non trova spazio stabile nella nostra scuola, nonostante molte ricerche ne sottolineino la significatività, la buona abitudine di consentire allo studente di riprendere in mano la prova già valutata e sistemarla, dopo il feedback e il dialogo formativo col docente o con i compagni. Salvati i punti di forza ed evidenziate le criticità, lo studente dovrebbe avere un tempo, limitato ma adeguato, per continuare a lavorare su ciò che non è andato bene ed ottenere una valutazione finale e definitiva, solo dopo le successive revisioni. Ci sono almeno due aspetti critici, che possono diventare un punto di forza: la libertà di apprendimento e il rischio di peggiorare la prova. Si accetti che lo studente che ha ottenuto un certo risultato possa scegliere di mantenerlo e di non lavorare più al miglioramento di quella prova. Posta allo studente la domanda:”Saputo che cosa puoi migliorare e come, vuoi lavorarci ancora un po’?” si deve essere disposti a rischiare di ricevere un no come risposta. È legittimo che lo studente interrompa il processo, anche accontentandosi del risultato raggiunto. Un’alternativa è regolare la possibilità di fermarsi. Ad esempio dire che in un anno si hanno solo tre occasioni per evitare successive revisioni, a patto che il risultato sia comunque sufficiente oppure proporre che in caso di diniego, nella prova successiva non potranno raggiungere il massimo della valutazione anche se facessero tutto bene. Lavorare in una piattaforma digitale o con programmi che consentano la collaborazione e la condivisione di testi o altri documenti facilita questa pratica e tiene memoria delle mutazioni nel tempo, documentando tutte le fasi del percorso. Ho sperimentato questa pratica, stringendo un patto di collaborazione con gli studenti, e ho osservato che la maggior parte di loro hanno raccolto la sfida di migliorarsi e ci sono riusciti. La piccola percentuale di allievi, che non ha voluto rimetter mano alla prova (15%), è stata rispettata e credo sia servito e li abbia resi più consapevoli che imparare è un diritto, prima ancora che un dovere. Credo li abbia sensibilizzati sulla responsabilità verso se stessi.
  • Utilizzare più metodi per condividere il feedback: portare gli studenti ad usare regolarmente piattaforme digitali di Learning Management System per sviluppare e condividere pensieri sulle prove, sulle lezioni e sulle attività in classe, sui loro risultati. Adoperare in modo più creativo strumenti digitali per le presentazioni, modellandoli per narrare i loro percorsi di apprendimento, far realizzare siti personali in cui si automonitorano, raccogliendo anche consigli e contributi dai compagni, creare repository di materiali, microblogging per lavorare anche con immagini e video alla narrazione all’autovalutazione. Si devono potenziare strumenti che consentano una comunicazione dialogica e non unilaterale, tra docente e studente.
  • Essere specifici: abolire gli aggettivi come bravo, buono, ottimo, noioso, impreciso oppure accompagnarli con frasi semplici, ma chirurgiche: “Buon lavoro: l’utilizzo delle parole è stato più preciso in questo testo che nell’ultimo che hai scritto e ho anche potuto chiaramente immaginare le situazioni che descrivevi. Hai usato metafore per convincermi della tua tesi e questo ha reso il discorso più interessante”. Meglio ancora porre domande, che aiutino a ripensare alle scelte compiute: “Perché pensi che la risposta sia questa? Dimmi di più su come sei arrivato a quella risposta oppure se dovessi sostituire questo termine con un altro più astratto quale useresti? Se la soluzione fosse sbagliata, quale sarebbe l’errore più grave che avresti fatto?”. Si può coinvolgere la classe, se il clima è di collaborazione e di inclusione, chiedendo agli altri studenti di commentare la risposta: “Chi ha avuto la stessa risposta? Quale strategia ha usato? Chi non è d’accordo? Perché?”. In questo sono molto utili tutti quegli strumenti anche iconici (basti pensare alle emoji), che possono accompagnare un commento e aiutare a focalizzare l’attenzione solo su alcuni aspetti del lavoro.

Tempestività e comunicazione chiara sono due aspetti che il digitale può concretizzare. Il digitale supporta con efficacia la progettazione di compiti, nei quali sia prevista:

  • la conservazione di varie forme della prova;
  • La ricezione di feedback, sia del docente che dei compagni;
  • La creazione di un portfolio con i vari tentativi e come si è arrivati alla prova definitiva.

Ultimi consigli. Limitare il feedback a ciò che lo studente può capire e non dare tutto il feedback correttivo in una volta: decidere che cosa è più importante e partire da lì, fugando la tentazione frequente degli insegnanti di dire tutto e subito. Insomma meglio esprimersi con tanti tweet, che con wikipedia.

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Bibliografia

Black, P. and Wiliam, D. “Inside the black box:  Raising standards through classroom assessment.” Phi Delta Kappan, 80 (2), 139-149.   October 1998.

Marzano, R. J.  “Designing a Comprehensive Approach to Classroom Assessment” in Reeves, D (Ed), Ahead of the Curve:  The Power of Assessment to Transform Teaching and Learning. Bloomington, IN:  The Solution Tree.  2007.

Pellegrino, J.W., Chudowsky, N. and Glaser, R. (Editors). Knowing What Students Know: The Science and Design of Educational Assessment. Washington, D. C.:  National Academy Press, 2001.

Popham, W. J. Transformative Assessment. Alexandria, VA:  ASCD, 2008.

Stiggins, R. J., Arter, J. A., Chappuis, J., and Chappuis, S. Classroom Assessment for Student Learning. Portland, OR: Educational Testing Service, 2006.

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