L’UE avanza la proposta legislativa EU Kids Act, il 17 settembre 2026, presentata dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen.
Le misure prevedono:
- niente social sotto i 13 anni;
- niente account personali sotto i 15 anni;
- tra 13 e 15 anni, solo account limitati creati e controllati dai genitori;
- obblighi di progettazione sicura per gli utenti tra 15 e 18 anni.
Il contesto in cui è maturata la scelta è fotografato dai dati della quinta edizione dello studio comparativo internazionale EU Kids Online 2026 “Children’s views, experiences, opportunities and risks in a digital world”, coordinato dalla professoressa Elisabeth Staksrud dell’Università di Oslo insieme alle docenti Sonia Livingstone (LSE) e Giovanna Mascheroni (Università Cattolica di Milano, referente per l’Italia). Emerge in particolare che per l’87% dei giovani europei tra i 10 e i 16 anni, essere perennemente connessi non equivale affatto a essere protetti o digitalmente alfabetizzati.
L’indagine offre una panoramica comparativa e statisticamente rappresentativa condotta su un campione di 28.465 bambini e ragazzi di età compresa tra i 10 e i 16 anni, residenti in 19 Paesi europei (Austria, Belgio, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Finlandia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Serbia, Slovacchia, Spagna e Svizzera). I dati, raccolti nelle scuole tra aprile 2025 e aprile 2026 tramite questionari autosomministrati, restituiscono un’analisi bilanciata che prende le distanze sia da allarmismi mediatici che da facili ottimismi tecnologici.
Indice degli argomenti
Intelligenza artificiale e competenze: nuovi rischi per i minori online
Circa due terzi dei ragazzi europei utilizzano regolarmente strumenti di intelligenza artificiale generativa, con uno spiccato orientamento verso le attività scolastiche e pratiche: il 34% la usa per riassumere o spiegare testi complessi, il 33% per redigere saggi o temi e il 24% per ottenere raccomandazioni commerciali o di intrattenimento.
Tuttavia, all’adozione entusiastica non corrisponde una piena consapevolezza critica. Nel test di conoscenza digitale, la media europea si attesta su appena 2,3 risposte corrette su 6: solo il 35% comprende che il primo risultato di un motore di ricerca non è necessariamente il migliore e appena il 28% sa che l’ordine dei post sui social non segue una cronologia neutrale ma è governato da algoritmi.
Il divario digitale di terzo livello
A ciò si aggiunge il rischio del cosiddetto “divario digitale di terzo livello”: nei Paesi in cui gli studenti provenienti da contesti socio-economici meno abbienti ricorrono maggiormente all’I.A. per svolgere i compiti (come in Italia, Irlanda ed Estonia), l’uso dell’I.A. come mera scorciatoia esecutiva rischia di innescare processi di dequalificazione delle competenze (de-skilling) e di riprodurre le disuguaglianze nel capitale culturale.
La ricerca evidenzia un paradosso centrale: gli adolescenti europei sono iper-connessi e adottano con disinvoltura le tecnologie più avanzate come i modelli linguistici, ma difettano delle competenze analitiche necessarie per decodificare la profilazione commerciale, i bias algoritmici e la disinformazione.
Sicurezza online dei minori in Italia: i dati più critici
I dati relativi all’Italia, basati su un campione rappresentativo di 2.146 minori di età compresa tra 9 e 16 anni, delineano un quadro nazionale drammaticamente contraddittorio: a livelli di utilizzo delle nuove tecnologie tra i più alti d’Europa corrispondono indicatori di percezione della sicurezza e di benessere relazionale ai vertici negativi delle classifiche continentali.
| Indicatore EU Kids Online 2026 | Media Europea (19 Paesi) | Dato Italia |
| Uso quotidiano di smartphone per andare online | 87% | Molto elevato (~90%) |
| Percezione di sicurezza online | 48% (in calo dal 65%) | 19% (Ultimo posto UE) |
| Vittime di bullismo e trattamenti ferenti (ultimo anno) | 39% | 51% (Primo posto UE ex aequo) |
| Capacità di verificare la veridicità delle notizie online | 52% dichiara di saperlo fare | 17% trova ‘molto facile’ |
Il dato più preoccupante dell’indagine riguarda il senso di protezione: solo il 48% dei ragazzi europei si sente al sicuro online, in netto calo rispetto al 65% registrato nel 2020. Gli episodi di disagio o turbamento mensile in rete sono triplicati, passando dal 7% al 23%. In questo scenario, l’Italia rappresenta il fanalino di coda europeo per sicurezza percepita: appena il 19% dei minori italiani si sente al sicuro in rete, con un crollo fino al 13% tra le ragazze.
Bullismo, contenuti d’odio e crisi della mediazione familiare
L’insicurezza trova triste conferma nei dati sulle prepotenze: l’Italia si attesta al primo posto in Europa (insieme a Malta) con il 51% dei minori che dichiara di essere stato trattato in modo ferocemente offensivo o ferente nell’ultimo anno. Inoltre, il 62% dei ragazzi italiani è esposto a contenuti d’odio e solo il 17% trova facile verificare se un’informazione online sia vera.
A fronte di questo disagio, la mediazione genitoriale sta mutando: le conversazioni abilitanti tra genitori e figli sono scese al 50% (dal 66% del 2020), sostituite da un aumento dei controlli tecnici (filtri al 38% e geolocalizzazione GPS al 42%). Di conseguenza, il 48% dei ragazzi italiani si confida unicamente con i coetanei e solo un terzo (30%) parla con la famiglia quando vive un turbamento online.
EU Kids Act: la risposta europea per proteggere i minori online
Di fronte ai dati inquietanti presentati dalla ricerca scientifica, ed in ultimo dal rapporto EU Kids Online, le istituzioni comunitarie hanno deciso di intervenire radicalmente.
Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato a Strasburgo il 16 settembre 2026, la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha denunciato con fermezza l’impatto nocivo delle piattaforme digitali e dei social media sulla salute mentale e sul benessere dei giovani, richiamando casi drammatici di cyberbullismo e dipendenza da internet, e ha annunciato il lancio dell’EU Kids Act. Basato sull’articolo 114 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), il regolamento stabilisce norme armonizzate per garantire che gli ambienti digitali rivolti o accessibili ai minori nell’UE siano sicuri, affidabili e responsabili fin dalla loro fase di concezione.
“Nessun account personale sotto i 15 anni. Niente social media sotto i 13 anni. Ciò significa solo ‘mini-account’ per la fascia d’età dai 13 ai 15 anni non compiuti, creati e supervisionati dai genitori, con funzionalità limitate e restrizioni di tempo”, ha dichiarato al Parlamento europeo durante il suo discorso sullo stato dell’Unione la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen.
Safety by Design, limiti alle piattaforme e sanzioni
- Sicurezza fin dalla progettazione (Safety by Design): L’architettura dei servizi digitali deve integrare proattivamente protocolli, impostazioni di default e funzionalità che diano priorità al benessere fisico, emotivo e mentale dei minori.
- Messa al bando del design che crea dipendenza (Addictive Design): Viene vietata l’implementazione di funzionalità e stimoli psicologici volti a massimizzare compulsivamente il tempo trascorso online, quali lo scroll infinito e la riproduzione automatica dei video (auto-play). Le piattaforme sono obbligate a fornire un’opzione chiara per fruire dei contenuti tramite feed cronologico non algoritmico.
- Verifica dell’età rigorosa e rispettosa della privacy: I fornitori devono adottare meccanismi di verifica o stima dell’età robusti, proporzionati e crittografati, vietando tassativamente la conservazione dei dati biometrici o personali per finalità di profilazione commerciale.
- Divieto assoluto di profilazione e sfruttamento commerciale: Si vieta la profilazione dei minori per pubblicità mirata e marketing comportamentale. Sono altresì banditi i dark pattern, le microtransazioni ingannevoli e le loot box (casse premio) all’interno dei giochi online.
- Governance e sanzioni severe: Nasce il Comitato Europeo per la Sicurezza Digitale dei Minori, con compiti di monitoraggio e indagini congiunte. In caso di inosservanza, le sanzioni per i colossi tecnologici possono raggiungere fino al 6% del fatturato globale annuo o il 5% del fatturato medio giornaliero globale.
Sicurezza digitale dei minori oltre i divieti: scuola e famiglie
L’integrazione tra la diagnosi scientifica di EU Kids Online e la risposta regolatoria dell’EU Kids Act dimostra come la sfida del digitale non si possa risolvere con semplici divieti di accesso o recinzioni anagrafiche. Come sottolineato dai ricercatori della rete EU Kids Online, un approccio puramente restrittivo rischia di ridurre le opportunità di apprendimento, partecipazione e sviluppo della resilienza online dei minori.
La vera svolta consiste nello spostare la responsabilità del rischio dalla vittima al design della tecnologia, obbligando le aziende fornitrici delle piattaforme ad abbandonare i modelli di business predatori. Parallelamente, occorre rilanciare un’alfabetizzazione algoritmica critica nelle scuole e sostenere i genitori nell’abbandonare la sola sorveglianza tecnica a favore di una mediazione dialogica fondata sull’ascolto. Solo così il mondo digitale potrà trasformarsi da luogo di vulnerabilità a spazio di cittadinanza consapevole per le giovani generazioni.



















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