sicurezza domestica smart

Casa connessa, casa più sicura? Dati, limiti e buone pratiche



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Il mercato della sicurezza domestica cresce nel 2025, trainato da allarmi e videosorveglianza. La smart home entra nei cantieri. Paure e percezione d’insicurezza aumentano. Sensori e telecamere aiutano, ma servono risposta umana, buone pratiche digitali e relazioni solide di comunità

Pubblicato il 19 feb 2026

Nicolò Grosoli

MD Sector Alarm Italia



Sicurezza domestica smart

La sicurezza smart sta diventando una componente strutturale dell’abitare contemporaneo: non riguarda più solo allarmi e telecamere, ma un ecosistema connesso che unisce tecnologia, progettazione edilizia e comportamenti quotidiani. I dati più recenti aiutano a capire perché.

Mercato in crescita e sicurezza dentro la smart home

Una ricerca dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano evidenzia che il settore della sicurezza domestica sta vivendo un periodo di forte espansione. Nel 2025, infatti, si è registrato un incremento del 28% rispetto all’anno precedente, con i sistemi di allarme e videosorveglianza che da soli costituiscono il 28% dell’intero mercato 1.

Questo dato assume un valore ancora più rilevante se inserito nel contesto dell’evoluzione tecnologica degli ultimi anni, che ha visto una crescente integrazione tra oggetti quotidiani e infrastrutture digitali. La sicurezza domestica infatti, non è più un comparto isolato, ma parte di un ecosistema connesso che comprende energia, comfort, mobilità e gestione intelligente degli spazi abitativi.

Da nicchia a standard: l’evoluzione culturale della sicurezza connessa

Non si tratta quindi di un dato casuale: tale crescita riflette una trasformazione profonda nel modo in cui gli italiani concepiscono la propria abitazione. Da un lato, la diffusione capillare di dispositivi connessi ha reso la sicurezza smart finalmente accessibile, abbattendo barriere economiche e tecniche che fino a pochi anni fa la relegavano a un segmento di nicchia. Dall’altro, stiamo assistendo a un cambio generazionale nelle aspettative: chi oggi acquista casa, o la ristruttura, considera la sicurezza connessa non più un optional, ma un componente naturale dell’abitare contemporaneo, alla stregua della connessione internet o del riscaldamento efficiente.

Questa evoluzione culturale è sostenuta anche da un’offerta sempre più ampia e diversificata, che permette di personalizzare i sistemi in base alle dimensioni dell’abitazione, allo stile di vita e al budget disponibile, rendendo la sicurezza un servizio modulare e adattabile.

Diffusione dei dispositivi smart e cantieri sempre più connessi

Lo confermano i numeri: secondo lo stesso Osservatorio, il 59% degli italiani possiede già almeno un dispositivo smart in casa e un consumatore su tre si dichiara interessato ad acquistarne di nuovi nei prossimi anni1. Ma il segnale più significativo arriva dal settore edilizio: si registra un aumento significativo di progetti e cantieri che integrano sistemi smart home fin dalla fase di progettazione 2, segno che la casa connessa sta diventando uno standard costruttivo, non un’aggiunta successiva. In questo scenario, progettisti e costruttori sono chiamati a ripensare il concetto stesso di abitazione, non più come semplice involucro fisico, ma come ambiente dinamico, capace di dialogare con chi lo abita e di adattarsi alle sue esigenze nel tempo.

Percezione d’insicurezza e harpaxofobia

C’è poi un fattore più profondo che alimenta questa domanda. Siamo quotidianamente esposti a notizie, programmi televisivi e racconti personali che ci ricordano quanto la criminalità sia una presenza reale nella nostra società. Questa esposizione costante, spesso amplificata da narrazioni più sensazionalistiche che informative, contribuisce a generare un clima di apprensione diffusa. Non a caso, sentimenti come l’harpaxofobia, ossia la paura di essere derubati, risultano in forte aumento. La percezione di insicurezza, indipendentemente dai dati statistici reali, ha un impatto diretto sulle decisioni delle persone, influenzando le scelte di consumo, le abitudini quotidiane e il modo in cui si vive lo spazio domestico.

Tecnologia alleata: sensori, telecamere e controllo da remoto

È comprensibile che molte persone cerchino nuovi strumenti per sentirsi più protette e recuperare quel senso di controllo sulla propria sicurezza e sul proprio spazio domestico.
Ed è qui che la tecnologia può diventare un’alleata preziosa, a patto di comprenderne il ruolo corretto. I dispositivi smart come sensori, telecamere, sistemi di allarme connessi, rispondono a un bisogno reale: restituire alle persone la sensazione di poter vigilare sulla propria casa anche quando sono altrove. La possibilità di accedere in tempo reale alle informazioni, di ricevere alert personalizzati e di intervenire da remoto rappresenta un cambiamento radicale rispetto ai sistemi tradizionali, basati esclusivamente sulla presenza fisica.

Perché la notifica non protegge: serve una risposta umana

Tuttavia, la tecnologia da sola rischia di trasformarsi in un semplice “cerotto emotivo” se non è inserita in un sistema capace di interpretare, valutare e, quando necessario, agire. Una notifica sullo smartphone mentre siamo in riunione, in viaggio o nel cuore della notte ci informa, ma non ci protegge. La vera efficacia nasce quando il dispositivo tecnologico è il primo anello di una catena che include anche una risposta umana, competente e tempestiva. Questo aspetto diventa fondamentale soprattutto nelle situazioni di emergenza, in cui il fattore tempo e la corretta valutazione del rischio possono fare la differenza tra un evento contenuto e una conseguenza grave.

Sicurezza fisica e sicurezza digitale: pratiche che completano i dispositivi

A questa risposta strutturata si affiancano comportamenti consapevoli che ciascuno di noi può adottare. Un sistema di allarme perde efficacia se la porta d’ingresso ha una serratura fragile: la solidità fisica dell’abitazione resta il primo livello di protezione, quello su cui la tecnologia si innesta.

Allo stesso modo, la sicurezza oggi ha una dimensione digitale che non possiamo ignorare: proteggere la propria privacy online, evitare di segnalare sui social quando la casa è vuota, mantenere il controllo sulle proprie tracce digitali sono pratiche che completano, e non sostituiscono, qualsiasi dispositivo smart. Si tratta di una responsabilità condivisa, che richiede attenzione, informazione e una minima educazione digitale, ormai indispensabile nella vita quotidiana: la tecnologia rileva, ma siamo noi a dover creare le condizioni perché quella rilevazione sia utile.

Complementarità tra algoritmi e giudizio umano

È proprio questo intreccio di innovazione e consapevolezza a fare la differenza. Nessun dispositivo, per quanto sofisticato, può replicare alcune capacità distintamente umane: interpretare un contesto ambiguo, distinguere un falso allarme da una minaccia reale, prendere decisioni in situazioni impreviste, attivare una risposta quando noi non siamo in condizione di farlo. Affidarsi ciecamente alla tecnologia significa rinunciare a una parte fondamentale del processo di protezione, che resta inevitabilmente legata al giudizio umano.

La tecnologia vede e segnala; l’essere umano comprende e agisce. È in questa complementarità che si costruisce una sicurezza autentica, non nella delega totale a un algoritmo né nella rinuncia all’innovazione.

Capitale sociale e comunità: la sicurezza che nessun device replica

Ma c’è un ultimo elemento, forse il più importante di tutti, che trascende sia la tecnologia sia i singoli accorgimenti pratici: la rete di relazioni umane che coltiviamo ogni giorno. Il capitale sociale, fatto di relazioni, attenzione reciproca e senso di comunità, rappresenta una risorsa spesso sottovalutata ma estremamente efficace nel prevenire situazioni di rischio.
Conoscere i propri vicini, mantenere rapporti di fiducia con chi vive accanto, poter contare su qualcuno che dia un’occhiata alla casa quando si è via o che noti qualcosa di insolito: questa è una forma di sicurezza che nessun dispositivo potrà mai replicare. In un’epoca in cui parliamo costantemente di connessioni digitali, il consiglio più prezioso resta investire nelle connessioni umane. Perché solo dall’equilibrio tra tecnologia, consapevolezza individuale e relazioni sociali può nascere un modello di sicurezza realmente sostenibile e duraturo e perché la vera sicurezza, alla fine, non è solo questione di sensori e algoritmi: è sapere di non essere soli.

Note


[1] Osservatorio Internet of Things, School of Management, Politecnico di Milano (2025). La ricerca sulla Smart Home, presentata al convegno “Nuove sfide per la Smart Home tra AI, dati e sostenibilità: mission (im)possible?”, 19 febbraio 2025.
[2] Nice S.p.A. (2024). Analisi dei trend di vendita Smart Home 2024, riportata in “Smart Home, le tendenze del 2024”, BitMat, marzo 2024.

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