AGENDA DIGITALE EUROPEA

Competenze digitali in Europa: troppo grandi i divari tra i Paesi

Sulle competenze digitali l’Europa si gioca il futuro. Ma continuano a mancare professionisti e competenze ICT e sulle competenze digitali i divari tra i Paesi sono ancora troppo marcati. E l’Italia è in retroguardia

29 Apr 2014
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Lo sviluppo delle competenze digitali è una delle sfide più importanti per l’Europa, perché è dalla presenza di adeguate competenze che dipende la capacità dei Paesi Europei di riuscire a beneficiare compiutamente delle opportunità del digitale. La Commissione Europea ha previsto che nel 2020 potrebbero mancare 900 mila professionisti ICT, una quantità enorme di competenze che i Paesi Europei devono riuscire ad acquisire rapidamente per poter rendere l’Europa competitiva a livello mondiale. E la chiave del futuro è in gran parte qui.

Lo sviluppo delle competenze digitali di una popolazione consente infatti di innescare un circolo virtuoso in cui

  • I cittadini chiedono sempre più servizi ad alto valore aggiunto digitale, perché ne comprendono i vantaggi e perché sempre più diventano creatori di destinazioni di uso “nuove” oltre che creatori di contenuti e co-progettisti;
  • Le organizzazioni (pubbliche e private) sono stimolate dalla domanda qualificata ad investire in modo creativo per la realizzazione di servizi sempre più rispondenti alle esigenze dei cittadini, anche nell’ottica di stimolo ulteriore per nuovi prodotti e servizi, e hanno sempre più bisogno di personale con competenze digitali elevate sia in termini specialistici ICT sia in termini di e-leadership, quindi tali da consentire una comprensione piena delle opportunità del digitale a livello marketing, organizzativo, produttivo.
  • Il sistema educativo viene sempre più stimolato alla formazione di studenti e lavoratori con elevate competenze digitali, ma d’altra parte può consentirsi di indirizzare modelli di sviluppo innovativi e quindi di essere non a traino ma stimolo a sua volta delle organizzazioni.

All’opposto, si può innescare un circolo vizioso in cui l’intero sistema economico si avvita in una spirale di regressione. In cui le organizzazioni non riescono a vincere la sfida del digitale perché non dispongono dei 900 mila nuovi professionisti ICT stimati dalla Commissione Europea, ma non sarebbero neanche nelle condizioni di trarne beneficio.

I principali indicatori dell’Agenda Digitale Europea

In quest’ottica, non è un caso che la maggioranza degli indicatori principali della Scoreboard dell’Agenda Digitale Europea siano relativi all’area delle Competenze digitali e che i target siano identificati con un orizzonte temporale breve (2015). Questo ci consente anche di poter effettuare una valutazione abbastanza affidabile dal punto di vista tendenziale.

In generale il valore della media UE si sta avvicinando all’obiettivo, questo vale sia per la popolazione che non ha mai usato Internet (che dovrebbe essere il 15% nel 2015, e che nel 2013 è ancora il 20%), per la popolazione che usa regolarmente Internet (72% contro un obiettivo del 75%), mentre l’utilizzo dei servizi egovernment per la semplice interazione (41% contro un obiettivo del 50%) e con anche la compilazione di moduli (21% contro un obiettivo del 25%) risulta sostanzialmente stabile e non più in ascesa. In ascesa è l’utilizzo di servizi di ecommerce (47% contro un obiettivo del 50%), tranne per quanto riguarda gli acquisti online crossfrontalieri, abbondantemente più bassi dell’obiettivo fissato (12% contro un obiettivo del 20%).

Il dato che risulta però preoccupante, e che non è specifico di questo pilastro dell’Agenda Digitale Europea, è l’enorme divaricazione tra i Paesi virtuosi e quelli che cercano di recuperare ma che sono oggi in grave ritardo. La divaricazione è, infatti, impressionante: su tutti gli indicatori, il gruppo di Paesi del Nord Europa raggiunge valori percentuali che sono spesso pari al doppio o anche più dei valori dei Paesi più in ritardo come l’Italia, la Grecia, la Bulgaria e la Romania, con un trend che continua ad incrementare il divario. Solo come esempio, la popolazione che non ha mai usato Internet è il 3% in Svezia, ma il 34% in Italia, chi acquista online è il 77% nel Regno Unito, ma il 20% in Italia; chi utilizza moduli di egovernment è il 46% in Svezia ma il 20% in Grecia (il 10% in Italia).

In altri termini, gli obiettivi della Scoreboard dell’Agenda Digitale Europea sono, mai come in questo caso, degli obiettivi da “media del pollo”, e quindi non assicurano, anche se raggiunti, che il livello delle competenze digitali della popolazione europea sia quello adeguato. Il ritardo di diversi Paesi, infatti, non “si compensa” con le migliori performance dei Paesi più virtuosi, ma semplicemente determina una situazione di separazione tra aree che vanno a velocità diversa.

La situazione tra l’altro negli ultimi anni sembra essersi stabilizzata anche sulla base degli indicatori specifici di competenza ICT: basta guardare l’andamento della percentuale di popolazione con medie-alte capacità di utilizzo del computer e di Internet, dove i Paesi del Nord Europa raggiungono valori intorno o superiori al 60%, e quelli delle aree di ritardo si situano intorno o sotto il 40%, con un divario minimo del 20% ormai da diversi anni.

Un divario che si riduce nelle fasce più giovani di età (16-25 anni) e in generale negli studenti, ma che è più elevato sulle rilevazioni differenziate per genere, dove nei Paesi in maggiore ritardo le competenze digitali sono più sviluppate nella popolazione maschile, mentre in quelli virtuosi la differenza è quasi irrilevante.

I sistemi scolastici non aiutano molto da questo punto di vista, con differenze notevoli sia nell’equipaggiamento (computer, banda larga) sia nel suo utilizzo per la didattica. È un dato rilevante che nell’UE oltre il 60% dei bambini di nove anni frequenta istituti scolastici non ancora dotati di tecnologia digitale.

Lo stato di avanzamento delle azioni dell’Agenda Digitale Europea

Per quanto riguarda lo stato delle azioni definite nell’Agenda Digitale Europea, quelle in carico alla Commissione Europea sono sostanzialmente state completate. Si tratta in particolare:

  • della direttiva sull’accessibilità sui siti web pubblici, adottata alla fine del 2012, e che definisce i requisiti di accessibilità che quei siti web pubblici, attraverso i quali sono resi disponibili i servizi principali di e-government, devono rispettare dal 2015;
  • dello sviluppo di una piattaforma interattiva con materiali didattici destinati a docenti e studenti della fascia 12-18 (sito web “Consumer Classroom”), lanciata a marzo del 2013;
  • dell’iniziativa finalizzata alla definizione di indicatori più specifici per la valutazione delle competenze digitali e mediali, che ha portato nell’aprile 2013 allo studio sull’ICT nelle scuole, con analisi di grande interesse rispetto alle modalità didattiche innovative;
  • dell’iniziativa diretta in modo specifico a stimolare lo sviluppo di professionalità ICT, a partire dalla definizione dei profili di competenza delle principali nuove figure professionali, e spingendo a piani di partnership pubblico-privato nei diversi Paesi per lo sviluppo dei lavori digitali, la “Grand Coalition on Digital Jobs”;
  • dell’iniziativa “Opening up Education” lanciata dalla Commissione Europea a settembre 2013, un piano di azione elaborato per affrontare i problemi di carattere digitale che impediscono a scuole ed università di fornire un’istruzione di elevata qualità e di trasmettere le competenze digitali che entro il 2020 saranno richieste dal 90% dei posti di lavoro. Il sito web dell’iniziativa consentirà tra l’altro agli studenti, agli operatori del settore e agli istituti di istruzione di condividere risorse educative aperte e liberamente utilizzabili.

Il principale punto dolente è rappresentato dal fatto che diversi Paesi non hanno ancora definito politiche e programmi per l’alfabetizzazione digitale ma, come rilevato per gli altri pilastri dell’Agenda Digitale Europea, l’analisi dello stato di avanzamento delle azioni lascia una discrezionalità molto ampia di valutazione, per cui risultano senza strategia sia la Danimarca (che in realtà ha una strategia complessiva sul digitale e non document specific sulle competenze digitali) sia la Slovenia, che invece una strategia non ce l’ha davvero, ma sì la Romania, che dichiara di aver definito una strategia sull’ICT per il suo sistema educativo pre-universitario.

La posizione dell’Italia

Come abbiamo rilevato, l’Italia è fermamente nelle posizioni di retroguardia su tutti i principali indicatori europei relativi a questo pilastro, con ritardi notevoli sia sul fronte dell’uso di Internet sia dell’utilizzo dei principali servizi di egovernment e di ecommerce. Anche la percezione di insufficienza della competenze ICT è molto più alta nel nostro Paese rispetto alla media europea. Gli unici elementi positivi si ritrovano in un divario meno accentuato nella fascia giovanile e nel fatto che la percentuale di popolazione con elevate competenze ICT è nella media europea.

Come abbiamo già analizzato in altri contesti, le ragioni di questa arretratezza sono profonde e molteplici, ma proprio per questo più urgente è la necessità di realizzare un salto di qualità nell’iniziativa nazionale.

Proprio in questo senso l’avvio del Programma Nazionale per la Cultura, la Formazione e le Competenze Digitali rappresenta un passo chiave per la ripresa italiana. Un programma che può svilupparsi e avere successo solo con il pieno e continuo committment governativo.

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